Come affrontare la paura nei confronti del Covid-19

Buongiorno a tutte, oggi, nel mio appuntamento mensile insieme a voi, avrei voluto parlarvi dell’importanza di condividere le emozioni con le persone che ci stanno accanto. Ma in questo momento storico, è un’altra l’urgenza: riflettere ed orientare al meglio i nostri pensieri, emozioni e comportamenti – individuali e collettivi – di fronte al problema Covid-19.

Per fare questo, ho scelto di condividere con voi alcuni spunti forniti dall’ORDINE NAZIONALE DEGLI PSICOLOGI.

La paura è un’emozione potente e utile. E’ stata selezionata dall’evoluzione della specie umana per permettere di prevenire i pericoli ed è quindi funzionale a evitarli.

La paura funziona bene se è proporzionata ai pericoli. Così è stato fino a quando gli uomini avevano esperienza diretta dei pericoli e decidevano volontariamente se affrontarli oppure no.

Oggi molti pericoli non dipendono dalle nostre esperienze. Ne veniamo a conoscenza perché sono descritti dai media e sono ingigantiti dai messaggi che circolano sulla rete. Succede così che la paura diventi eccessiva rispetto ai rischi oggettivi derivanti dalla frequenza dei pericoli. In questi casi la paura si trasforma in panico e finisce per danneggiarci.

Si ha più paura dei fenomeni sconosciuti, rari e nuovi, e la diffusione del Coronavirus ha proprio queste caratteristiche.

Pertanto, qui vi offro il piccolo decalogo anti-panico:

  1. Attenersi ai fatti, cioè al pericolo oggettivo.
    Il Coronavirus è un virus molto contagioso ma come ha sottolineato una fonte OMS su 100 persone che si ammalano 80 guariscono spontaneamente, 15 hanno problemi gestibili in ambito sanitario.
  2. Se il panico diventa collettivo molti individui provano ansia e desiderano agire e far qualcosa pur di far calare l’ansia, e questo può generare stress e comportamenti irrazionali e poco produttivi.
  3. Farsi prendere dal contagio collettivo del panico ci porta a ignorare i dati oggettivi e la nostra capacità di giudizio può affievolirsi.
  4. Pur di fare qualcosa, spesso si finisce per fare delle cose sbagliate e a ignorare azioni protettive semplici, apparentemente banali ma molto efficaci .
  5. In linea generale troppe emozioni impediscono il ragionamento corretto e frenano la capacità di vedere le cose in una prospettiva giusta e più ampia, allargando cioè lo spazio-tempo con cui esaminiamo i fenomeni.
  6. E’ difficile controbattere le emozioni con i ragionamenti, però è bene cercare di basarsi sui dati oggettivi. La regola fondamentale è l’equilibrio tra il sentimento di paura e il rischio oggettivo.
  7. L’indignazione pubblica sui media accentua alcune paure, come quelle per gli attacchi terroristici e i criminali armati, e induce a sottovalutare altri pericoli oggettivi a cui siamo abituati. Le caratteristiche del panico per coronavirus lo avvicinano ai fenomeni improvvisi e impressionanti che inducono panico perché sollevano l’indignazione pubblica.
  8. Siamo preoccupati della vulnerabilità nostra e dei nostri cari e cerchiamo di renderli invulnerabili. Ma la ricerca ossessiva dell’invulnerabilità è contro-producente perché ci rende eccessivamente paurosi, incapaci di affrontare il futuro perché troppo rinchiusi in noi stessi.

In conclusione: riduci la sovraesposizione alle informazioni dei media. Una volta acquisite le informazioni di base su che cosa succede e che cosa fare, è sufficiente verificare gli aggiornamenti sulle fonti affidabili, quali:
Ministero della Salute: http://www.salute.gov.it/nuovocoronavirus

Istituto Superiore di Sanità: https://www.epicentro.iss.it/coronavirus/

Si hanno così tutte le informazioni necessarie per proteggersi, senza farsi sommergere da un flusso ininterrotto di “allarmi ansiogeni”. E’ bene proteggere anche i bambini. Se ci interrogano, daremo sempre la nostra disponibilità a parlare serenamente di quello che possono aver sentito e li spaventa correggendo un quadro statisticamente infondato.

E’ meglio non esporli alle informazioni allarmistiche di cui sopra.

NON TI VERGOGNARE DI CHIEDERE AIUTO

Se pensi che la tua paura ed ansia siano eccessive e ti creano disagio non avere timore di parlarne e di chiedere aiuto ad un professionista. Gli Psicologi conoscono questi problemi e possono aiutarti in modo competente.

Tutti possiamo avere necessità, in certi momenti o situazioni, di un confronto, una consulenza, un sostegno, anche solo per avere le idee più chiare su ciò che proviamo e gestire meglio le nostre emozioni, e questo non ci deve far sentire “deboli”.

Non è debole chi chiede aiuto per aumentare le proprie risorse e quelle dei suoi cari.

Innamorati di te!

Buongiorno a tutte, in questo giorno dedicato agli innamorati e all’amore romantico, vorrei invece ricordarvi che la prima e più importante forma d’amore, che spesso dimentichiamo di coltivare, è l’amore per noi stesse.
Spesso mi sento domandare dalle mie pazienti: “E come dovrei agire con amore nei miei confronti? Come si fa?”.

Imparare ad amarsi, infondo, significa innanzitutto imparare ad amare.

Cosa fai quando ami?

1)Ascolti con interesse la persona che ti parla.
2)Perdoni un errore e cerchi di comprenderne le ragioni.
3)Trascorri del tempo con questa persona e vuoi conoscerla, capirla.
4)Rispetti le sue idee, accetti i suoi punti di vista anche se non condividi tutto.

Queste sono solo alcune idee, alcuni gesti che compiamo normalmente quando proviamo amore verso qualcuno.
La difficoltà è capire come rivolgerli verso noi stessi.

A)Resta in silenzio con te, ascoltati

Questa è una delle cose più semplici, più importanti e più temute da fare.

Prenditi cura di te, semplicemente ascoltando chi sei.
Scegli un posto adatto, in cui nessuno ti possa disturbare, elimina ogni distrazione, non pensare ai problemi che devi risolvere e resta li, da sola, con te.

Immagina di voler conoscere una persona che ti piace, cosa fai?
La incontri sempre e solo in presenza di altri?
Sicuramente uscirai con questa persona, da soli.

Non starete davanti alle televisione, ma parlerete, senza distrazioni.

Infondo, se ci pensi bene, tu potresti essere la persona, con cui trascorri meno tempo di qualità.

Quindi segui queste semplici indicazioni:
-Prendi appuntamento fisso ogni giorno con te e stessa.
-Fa che questo appuntamento non preveda ospiti.
-L’appuntamento deve essere qualcosa di intimo, scegli un posto adatto e comodo.
-Elimina musica, televisione, cellulare o altre distrazioni.


A me, ad esempio, piace passeggiare da sola nella natura, osservare i colori e i profumi degli alberi e delle foglie, ascoltare il rumore del vento

L’importante è che ci sia soltanto tu.

Niente distrazioni, niente fretta, non farti prendere da quello che farai dopo.
Devi semplicemente osservarti, ascoltare e rilassare la mente

B)Come essere se stessi: accetta i tuoi errori

Questo è un punto cruciale, forse non facile a pensarci bene.
Capire come essere se stessi e amarsi, significa accettare i propri errori, e per farlo è necessario capire bene come guardare ai tuoi errori.

Scrivi su un foglio gli ultimi errori che hai commesso, soprattutto quelli meno importanti.
Per ognuno scrivi i motivi per cui hai agito, o non agito, in quel modo.
Scrivi poi cosa ti ha spinto a fare queste scelte, cosa credevi, in cosa speravi, cosa temevi.
Infine scrivi quello che puoi fare per rimediare a quell’errore.

I primi punti ti servono a comprenderti meglio.
Spesso non riconosciamo le ragioni che ci spingo ad agire.

L’ultimo, invece, serve a fare qualcosa, anche di indiretto o parziale, per rimediare all’errore.
Se invece non puoi fare nulla, puoi cercare almeno di fare tesoro dell’esperienza.

Scrivi quindi cosa ti ha insegnato quell’errore:

Cosa hai imparato da questo errore?
Come cambia il modo in cui agirai in futuro, in una situazione simile?
Cosa potresti fare perché questa tua esperienza sia utile agli altri (insegnarla, condividerla, raccontarla)?
Come puoi essere sicuro, o sicura, che non ripeterai lo stesso terrore?


Rispondere a queste domande  diventerà una traccia a cui puoi accedere quando ti serve.

 

C)Come amare se stessi: conosci i tuoi punti di forza

La persona che ti conosce meglio sei tu.
Forse non sempre te ne rendi conto, ma questa è la verità.
Tuttavia puoi sempre migliorarti e diventare più consapevole del tuo rapporto personale.
Prova a seguire queste piccole indicazioni

Scrivi un tuo successo: dal più piccolo successo quotidiano alla laurea, una promozione, un trionfo sportivo.
Scrivi l’esperienza umana più bella che hai fatto.
Scrivi una tua giornata tipo, una di quelle assolutamente di routine.

Quando scrivi un successo pensa alle qualità che te lo hanno fatto raggiungere.
Non per sentirti migliore, ma per comprendere che sono una parte di te, che spesso viene dimenticata.

Quando scrivi un’esperienza umana toccante, osserva i valori umani che hai messo in campo, la capacità di comprensione e intesa.
Anche queste sono qualità che possiedi, sebbene spesso siano sottovalutate.

Quando poi scrivi la tua giornata tipo, osserva qualità, pregi o difetti, il modo in cui fai ogni cosa, l’atteggiamento, l’importanza del tuo lavoro o dei tuoi gesti.
Tutte quelle cose che sembrano ovvie o banali, sono una parte ricca di te.

Questo è un modo semplice per imparare a conoscerti meglio e a rispettare chi sei.

Amare se stessi è uno dei punti fondamentali per vivere al meglio la vita. Senza accettarci per quello che siamo, rispettarci ed essere consapevoli delle nostre potenzialità non potremo mai vivere come vogliamo, rischiando di farci sopraffare dagli altri.

Da oggi allora impariamo ad amarci!

“Hai aspettato troppo e il tuo fibroma è cresciuto”: come affrontare il senso di colpa?


Buongiorno a tutte, ho deciso di trattare insieme a voi, un tema che mi parso di cogliere più volte, nei vostri racconti: il senso di colpa che viene scatenato da alcune frasi pronunciate dai medici (che vi accompagnano in questo percorso difficile), dai datori di lavoro, dai familiari/amici che vi stanno accanto.

Leggendo le vostre storie e confrontandomi con Eleonora, ho notato come sovente il dolore e la rabbia, già presenti in questo cammino faticoso, vengano peggiorate da espressioni a cui siete sottoposte, quali :
Ha aspettato troppo, la colpa è sua”
“Si presenta con questo utero a questa età!”
“È solo un ciclo più forte, il ciclo ce l’hanno tutte”

” Tu sei un po’ lagnosa, ti assenti spesso dal lavoro per un ciclo un po’doloroso

Frasi, che fanno sentire in colpa ed inadeguate per aver scelto di attendere o per aver scelto un modo, oppure un altro, per fare fronte alla vostra problematica e ai sintomi connessi.
Queste frasi sono “figlie” della nostra società, una società dove si attribuisce all’individuo, un maggior controllo personale, durante un evento stressante o che causa  sofferenza, più di quanto realmente ne abbia.
Se credete di avere il controllo di tutte le variabili, che in realtà sono fuori dal vostro controllo, potreste pensare che in qualche modo è colpa vostra se è successo l’inevitabile.

Provate a pensare, invece, come alcune delle parole più compassionevoli nei vostri confronti (“non è colpa tua nessuno sarebbe riuscito ad agire in tempo” “non hai potuto farci nulla, ma hai dato il massimo” “neanche il miglior medico del mondo avrebbe potuto prevederlo, come potevi farlo tu?“) hanno la forza di minimizzare il senso di controllo da voi percepito, e pertanto ridurre il senso di colpa.

Ma veniamo a noi, proviamo ad analizzare come affrontare insieme le situazioni più difficili, nelle quali il confronto con l’altro, che sia un medico, un amico, un parente, un collega, peggiora la nostra condizione emotiva e ci fa sentire inadeguate e in colpa.

1) CHIAMALA RESPONSABILITÀ
Assumersi la responsabilità, questo è il primo passo, che si tratti di qualcosa che si dovrebbe fare e non fai, o di qualcosa che hai fatto realmente o presumibilmente, non fermarti a dare la colpa a te stessa, ma trasformala in responsabilità: cioè compiere delle azioni, fare delle scelte e osservarne le conseguenze.

2) IDENTIFICA LE RAGIONI PER LE QUALI TI SENTI IN COLPA
La colpa è mescolata con convinzioni personali e principi rigidi. Chiediti: Cos’è che mi infastidisce di ciò che il mio interlocutore mi ha detto? Cosa ho fatto in passato? C’è una parte di me, che pensa che l’interlocutore abbia ragione ed è per questo che non riesco a lasciare andare le sue parole?
Identifica le ragioni per cui ti senti in colpa. Se ti senti colpevole di qualcosa, è importante comprendere di cosa si tratti e perché. Identificare la fonte del tuo senso di colpa e scoprire le ragioni per cui provi quei sentimenti, può aiutarti a determinare se stai sperimentando delle emozioni sane o dannose. Di fatto quello di analizzare le ragioni del proprio senso di colpa, è un passo inevitabile per tutti coloro che desiderano riuscire a superarlo.

3) RICONSIDERA IL TUO SISTEMA DI VALORI E ASPETTATIVE
Quali sono i valori in cui davvero credi profondamente? Mantieni questi, ma lascia andare gli altri, quelli magari indotti dai colleghi, medici o dalla famiglia, valori in cui però non credi davvero.

4) IMPARA A TOLLERARE IL DISAPPUNTO E LA DISAPPROVAZIONE DEGLI ALTRI

Talvolta  il timore di essere disapprovato è ciò che ti tiene legata ai sensi di colpa. Spesso si pensa di non poter sopportare di deludere gli altri, perchè si ritiene che non si tollererebbe  il loro giudizio negativo, ma è importante imparare ad essere fedeli a noi stessi e alle nostre idee, al fine di rafforzare la nostra personalità.Questa è la strada per essere orgogliosi di sé stessi.
Tenta di spiegare agli altri i tuoi motivi. Se capiranno, avremo la prova di aver incontrato qualcuno aperto e rispettoso delle idee altrui, con cui probabilmente, sarà piacevole continuare a confrontarsi, qualcuno che vuole imparare a conoscerti e a capirti. In caso contrario, se la persona dovesse offendersi o arrabbiarsi, perchè non siamo stati in grado di aderire alle sue aspettative, probabilmente, in futuro, l’avremmo persa comunque, perché non è possibile né sano aderire sempre alle aspettative altrui.

5) ACCETTA DI ESSERE UMANA E DI FARE DEGLI SBAGLI
Noi esseri umani facciamo errori costantemente. A volte, agiamo d’impulso, senza considerare le conseguenze che possono derivare.
Tutti noi possiamo sbagliare, violare regole e precetti, e qualche volta non ci comportiamo con integrità e correttezza. E’
auspicabile dare il meglio di noi stessi, ma non siamo macchine programmate per comportarci in serie. Accettiamo di non essere perfetti, ripartiamo da lì per cambiare il futuro: Albert Einstein affermava “Se fai le stesse cose e nello stesso modo otterrai gli stessi risultati”, quindi per modificare i risultati occorre o fare cose diverse oppure fare le stesse cose, ma con modalità differenti.

6) PERDONATI
È Possibile che ognuno di noi porti un peso a tempo indeterminato, per tutti i suoi passi falsi?La parola chiave per liberarsi del peso del passato è solo questa: il perdono.
In primo luogo, è necessario imparare a perdonare noi, e poi, naturalmente, anche gli errori degli altri, partendo dal principio prima esposto che nessuno è perfetto.

7) SII CONSAPEVOLE CHE IL PASSATO È QUALCOSA DI IMMUTABILE
Per quanto ti possa struggere non lo potrai cambiare, perciò dì a te stessa: “sentirmi in colpa non cambierà le cose e non mi renderà migliore”. Osserva ciò che è successo, comprendi, impara, perdona e poi agisci.
Quando sei riuscita a perdonare, puoi alzare la testa e continuare a camminare.

8) COSTRUIRE LA SENSAZIONE DI ESSERE MERITEVOLI

Il modo migliore per PREVENIRE il senso di colpa e sentire di meritare davvero qualcosa, è quello di PREPARARSI al meglio nella vita, nelle relazioni, nello studio, nello sport e in ogni ambito: fare tutto quello che è nelle nostre possibilità per ottenere il miglior risultato. Questo è il “segreto” per eliminare il senso di colpa, anche se dovesse andare male, perchè saremo certi di aver fatto tutto ciò che era nelle nostre umane possibilità.

Come si può gestire l’emozione della rabbia?

Quando si sperimenta l’emozione della rabbia, molto spesso, ci si sente sopraffati da ondate d’ira, che ci portano a dire cose che, non vorremmo mai comunicare al nostro interlocutore, cose che, addirittura, non pensiamo. Sovente, dopo queste esplosioni, si è pervasi dal senso di colpa.
Ma ogni persona con problemi di rabbia, probabilmente, sperimenta situazioni in cui la rabbia è una risposta adeguata ed appropriata.

È importante non cadere in errore, con il tentativo di bloccare qualsiasi reazione aggressiva, piuttosto occorre esplorare i significati appropriati ed efficaci dell’espressione di rabbia nelle varie occasioni.
I metodi maggiormente utilizzati sembrano essere interventi basati sul rilassamento, sulla terapia cognitivo-comportamentale e sull’apprendimento di abilità comportamentali.

Vi lascio alcuni piccoli consigli per la gestione della rabbia, applicabili nella quotidianità :

1) Accettare la rabbia: la rabbia non è da demonizzare, è un emozione utile alla nostra sopravvivenza, ci avvisa che qualcosa non va e ci dà l’energia per cambiare.

2) Time-out: appena possibile allontanarsi dalla fonte di rabbia.
Riprendere o iniziare attività che ci tengano concentrati su quel lavoro e ci distraggano dal resto. Prendersi una pausa mentale. È una strategia talmente ovvia che ci dimentichiamo del suo effettivo potere, puoi incrementare questa tua abilità  sviluppando “pazienza”.

3) In seconda battutta, è importante Esplorare i reali motivi, che hanno scatenato la nostra ira, chiedendoci “che cosa realmente ci ha feriti?“, analizzando minuziosamente ciò che è accaduto. E’ utile scrivere l’episodio e rileggerlo a mente fredda.

4) Essere Espliciti: dopo che ci si è calmati, è importante comunicare le motivazioni della rabbia, nel modo più chiaro, diretto e tranquillo possibile. A questo scopo può essere utile sviluppare la nota ”assertività”, cioè la capacità di far valere i propri diritti e bisogni, senza calpestare quelli degli altri.

5) Prima di parlare è necessario Riflettere su ciò che è successo e anche su come si è sentito l’altro, cercando di mettersi nei suoi panni, in modo autentico.

6) Comunicazione IO: nella comunicazione con l’altro è utile iniziare le frasi con la prima persona singolare “io”, per assumersi le proprie responsabilità ed evitare  la tendenza, troppo comune, a “puntare il dito verso gli altri”. E’ buona norma utilizzare la prima persona singolare, ognivolta, che si esprimono le proprie ragioni e motivazioni.

7) Soluzioni: la maggior parte delle persone pensa “per problemi”, soprattutto mentre sperimentano delle emozioni negative, come la rabbia. È proficuo “pensare per soluzioni” invece che per problemi, cercare quali possano essere le soluzioni al problema che ha provocato l’attacco di rabbia.

8) Rancore: portare rancore significa che i “non ci è ancora passata” ed è un vero e proprio dispendio di energie. In questo modo soffriamo più volte, è importante lasciar andare dopo essersi chiariti con il nostro interlocutore.

9) Può essere una buona strategia utilizzare  l’Umorismo per stemperare il clima, evitando l’ironia ed il sarcasmo che possono ferire.

10) Meditare: una delle tecniche più consigliate in assoluto per gestire la rabbia è quella della meditazione. La meditazione è di certo la tecnica più scientifica che la psicologia abbia studiato sino ad oggi per la gestione delle emozioni.

11) Rivolgersi a professionista: la rabbia protetta nel tempo può danneggiare la mente ma anche il corpo, con la nascita di diversi sintomi (mal di stomaco, mal di testa, problemi di pressione). Ecco perché, quando non si riesce a controllare l’ira ed essa supera certi limiti, quando inizia a limitarci la vita, è necessario rivolgersi a un professionista che sia in grado di aiutarti.

Provate ad applicare questi principi, ma se la rabbia continua a tormentarvi, allora la scelta di chiedere uno spazio d’ascolto ad un professionista potrebbe evitarvi fastidiosi problemi.

L’EMOZIONE della RABBIA: le sue origini

Leggendo i vostri racconti, ho colto come la rabbia sia una delle emozioni più frequenti espresse tra le righe: la rabbia per ciò che è capitato o sta ancora capitando al vostro corpo, la rabbia per non essere state comprese, aiutate e sostenute, da chi avrebbe dovuto farlo, per professione o per legame affettivo.
Per tale ragione, ho pensato di scrivere qualcosa che possa aiutarvi a capire questa emozione primaria.


La rabbia, o l’ira, sono sentimenti intesi e primordiali. La letteratura, la storia, i miti antichi e la religione associano spesso questa emozione a figure potenti, giuste, nobili o divine (ricordiamo l’ira di Achille, la furia di Orlando). Arrabbiarsi è una condizione che è intrinsecamente legata al senso di giustizia, alla violazione di leggi e norme, è quindi  l’idonea reazione ai torti e alle offese. Chi si ribella viene ritenuto forte, coraggioso e di animo generoso.


E poi c’è la visione opposta, anche in questo caso si ritrovano esempi nella religione e nella filosofia! Arrabbiarsi diviene allora inaccettabile, pari ad un peccato, non ammissibile neppure quando giustificato.
E’ così che si forma in noi, il conflitto tra espressione ed inibizione della rabbia. Ci si domanda spesso sia più giusto sfogarsi, manifestare il proprio disappunto, o piuttosto mantenere la calma, farsi scivolare le cose addosso.


Esistono centinaia di libri e trattati, da quelli psicologici a quelli orientali basati sullo zen, su come controllare i propri impulsi aggressivi.


È abbastanza risaputo che arrabbiarsi non fa bene alla salute, ma non è solo per questo che si cerca di gestire questo sentimento. Tutte le emozioni espresse in maniera eccessiva non sono funzionali, adattive.
Ma perché ci si concentra così spesso a gestione della rabbia?
Sembra abbastanza ovvio: la rabbia fa paura. La rabbia ci carica di energia, di forza, di coraggio e decisione. Porta all’azione e accieca la vista. In preda alla furia, potremmo essere capaci di fare cose pericolose e perdere il controllo di noi stessi.

Tuttavia arrabbiarsi è umano, sano e necessario.

Dal punto di vista psicologico, la rabbia è spesso provocata dalla frustrazione, cioè dall’essere ostacolati nel raggiungimento di un nostro obiettivo, in modo temporaneo o permanente. Possiamo essere frustrati per non aver ottenuto un riconoscimento legittimo, per non essere stati capiti, per essere stati umiliati, e così via.

Ci si può quindi arrabbiare per un’ingiustizia (subita personalmente o accaduta ad altri) ma anche per frustrazione. E poi ci si arrabbia per condizioni sgradevoli di tipo fisico o materiale che minacciano l’integrità personale (come malattie fisiche). Queste situazioni danno luogo ad immediate irritazioni ma possono arrivare a provocare manifestazioni di rabbia anche più forti.

La rabbia come qualsiasi altra emozione, è stimolata spesso da un evento esterno che fa da “miccia all’esplosione”, ma tale evento viene percepito, valutato, analizzato tramite una “lente personale”, in maniera soggettiva; per cui può succedere che, di fronte ad uno stesso evento, una persona reagisca con uno scoppio d’ira mentre un’altra rimanga indifferente.

Ci capita di domandarci: Quand’è che la rabbia da normale diventa “patologica”?

Ciò che emerge dalle ricerche è che quello che le distingue non sono la forza e l’intensità del sentimento.
Di fronte ad un affronto ingiusto, una trasgressione, un’offesa la reazione potrebbe essere di intensità simile.
E’ invece il livello qualitativo a fare la differenza. La rabbia espressa con l’intenzione di nuocere l’altro(in forma aggressiva) messa in atto in molteplici occasioni e per svariati motivi, cioè una rabbia diffusa e generalizzata, è questa ad essere patologica.
Uno scoppio d’ira, anche se violento, ma con lo scopo di riequilibrare una relazione, a modificare il comportamento del trasgressore o in ogni caso avente l’intento di risolvere il problema, è da considerarsi come una rabbia sana.

Nel prossimo post affronteremo alcuni tra i possibili metodi utili a gestire la rabbia.