Storia di una embolizzazione nella sanità pubblica romana

E’ arrivato il lieto fine anche per Loredana di Palermo.

Riporto per intero le sue parole e mi rallegro per il felice epilogo.

Ciao a tutti sono di nuovo io Loredana quella con fibroma di 10 cm che era in attesa di essere embolizzata all’ospedale Cervello di Palermo.
Ebbene ,seguendo il consiglio di Antonella, ragazza eccezionale sotto tanti punti di vista ma soprattutto empatica e generosa , stanca dell’ attesa interminabile prospettatami a Palermo, contatto il dott.Morucci del San Camillo di Roma per effettuare l’ embolizzazione. Non ci sono parole per esprimere l’ eccellenza di questo dottore, persona squisitamente solare positiva ,cordiale e soprattutto umana e competente.
Mi inserisce immediatamente per il 5 agosto.
Felice anche se spaventata corro a prenotare volo e albergo e il 4 agosto parto alla volta della capitale.
Beh amiche il giorno dopo ho il piacere di conoscere personalmente il caro dott.Morucci che immediatamente mi rasserena e tranquillizza con la sua socievolezza e comunicativita’ .
Conosco anche la dolce Chiara compagna di embolizzazione, che condividera’ con me questa bellissima avventura che ci portera’ a sconfiggere lo spauracchio fibroma.
Che dire presto detto presto fatto il dott. Morucci con la sua carica di contagiosa serenita’ e allegria non perde tempo e in mattinata embolizza entrambe .
Finalmente! mi sembra un sogno essere riuscita ad embolizzarmi in brevissimo tempo , quando a Palermo mi avevano prospettato una lunga attesa con data da definirsi.E di questo grande sollievo con conseguente liberazione devo ringraziare il dott.Morucci eccellente medico e grande uomo.
Un ringraziamento speciale va anche alle ragazze del blog “Maledetto Fibroma” in particolare Antonella, che con le loro preziose informazioni hanno aperto un varco di luce nel buio totale.
Dispiace constatare che molte donne anche troppe ancora sono all’oscuro di questa pratica che consente con la sua poca invasività di risolvere il problema fibroma conservando l’ utero. Una riprova l’abbiamo avuta io e Chiara parlando, durante le nostre passeggiate nel corridoio dell’ospedale, post operazione,con una ragazza che aveva appena subito una laparatomia per piccoli fibromi , anche lei, purtroppo, all’oscuro dell’embolizzazione.

Ogni donna informata è un successo per tutte noi, un successo collettivo che si basa sulla condivisione di esperienze e soluzioni possibili.

 

Carlotta, Loredana, Chiara e Gaia dicono si all’embolizzazione uterina nella Sanità Pubblica di Roma

Quattro donne, quattro storie, quattro regioni. Lo stesso ospedale.

Carlotta, Loredana, Chiara e Gaia sono quattro donne accomunate dalla lotta al fibroma uterino, tanto diverse quanto simili nel loro percorso di vita costellato di sanguinamenti insopportabili, dolori e speranze perdute.

Carlotta si è subito rivelata una donna solare, nonostante avesse già subito una laparoscopia si è data da fare per individuare una soluzione per lei migliore che potesse essere un’alternativa a un secondo intervento di natura chirurgica. Bella come il sole, sempre sorridente nonostante tutto, dall’Emilia Romagna è approdata alla sanità pubblica di Roma e al San Camillo. In men che non si dica detto e fatto, embolizzata. Subito dopo ecco il suo primo ciclo post embolizzazione e, meraviglia delle meraviglie, non è più emorragico.  La sua simpatia contagiosa l’ha aiutata a non perdere la speranza di poter vincere la sua battaglia.

Loredana è una siciliana doc, racconto con un sorriso le nostre “importanti” discussioni sul catetere e su come poter ingurgitare cibo a volontà nonostante l’embolizzazione implichi una notte ferma, a letto.

Ma come faccio a mangiare se devo stare ferma nel letto, con il catetere?

Loredà, e mica devi mangiare con la vescica! Allunghi la mano e mangi!

Tante risate per alleggerire una situazione che, come spesso capita, non è leggera, affatto. Anche lei ha scelto la sanità pubblica di Roma, il nostro, ormai ben testato, San Camillo di Roma. Un volo aereo e la decisione di affidarsi alle sapienti mani della sanità pubblica. Loredana si sta per embolizzare, mancano pochi giorni, è tutto pronto, una sana ansia per l’attesa residua accompagna il suo percorso di vita ma anche tanta consapevolezza che questa possibilità è davvero valida e può dare concreti risultati.

Lo stesso giorno sarà il momento di embolizzare anche Chiara, la nostra povera Chiara dalla Toscana che tanto ha sofferto. Reduce da due laparotomie e da una gravidanza non arrivata al termine. Chiara è la mia spina nel cuore. La sua storia è davvero tanto triste e il suo bisogno di aiuto è imprescindibile. Una donna giovane, che potrebbe avere tutte le possibilità del mondo per essere felice, un bel matrimonio, una vita serena, invece i maledetti fibromi le hanno spezzato le ali per troppo, troppo tempo. Un uccellino ferito, Chiara mi ha sempre ricordato un uccellino ferito e noi che viviamo il problema del fibroma uterino possiamo ben capire questa figura allegorica.

Eppure anche Chiara è riuscita ad uscire dal limbo della disperazione e dell’incertezza, ha trovato il coraggio di dire no all’isterectomia e volare qui a Roma, ferita nell’anima, piena di timori, ma pur sempre convinta a tentare il tutto per tutto.

Concludo in bellezza, con Gaia. Gaia è stata la mia “paziente” impegnativa del mese di luglio 2017. Io stessa credo di essere stata impegnativa, a suo tempo. I suoi fibromi si sono fatti sentire anche da morti, essendo in zone molto innervate. Dalla Toscana a Roma per evitare l’isterectomia. Il momento più bello di questa storia è quando Gaia mi ha mandato un messaggio per dirmi che stava molto meglio, i dolori che aveva vissuto subito dopo l’embolizzazione erano quasi del tutto scomparsi e voleva aiutare me e tutte noi ad aiutare altre donne in difficoltà . Non c’è denaro, non c’è favore, non c’è vantaggio che possa eguagliare un messaggio di questo tipo. Il volontariato è questo: aiutare donne ad aiutare altre donne. Gaia ha diritto alla felicità, ha diritto a una vita serena, a vivere il suo nuovo amore appieno, Gaia ha diritto a non rinunciare al suo utero, la vita è bella e deve essere vissuta così. Buona vita Gaia, ora è tutto in discesa!

 

Angela, Federica e Laura dicono si all’embolizzazione del San Camillo di Roma

Questo post racchiude tre storie, tre donne decise a salvare l’utero, tre donne che non si fanno intimorire dalle previsioni fosche e irrecuperabili prospettate da qualche medico, forse, troppo sbrigativo. Angela, Federica e Laura hanno detto no all’isterectomia e si battono per la loro integrità fisica, il loro benessere psicologico e il loro diritto ad essere curate nel rispetto della loro identità di genere.

Angela è una simpatica donna molto pratica e concreta, per molto tempo ha sofferto a causa del suo utero fibromatoso. Si è messa alla ricerca di tecniche meno invasive rispetto all’isterectomia che le hanno proposto e si imbatte, fortunatamente, nell’Embolizzazione Uterina. Contatta subito chi, prima di lei, ha vinto la sua battaglia proprio grazie a quest’intervento. Subito manda un messaggio al dr Morucci del San Camillo. Velocemente riesce ad embolizzarsi e vince la sua battaglia.

Riporto qui il suo messaggio.

Ciao a tutte. Mi chiamo Angela, abito a Ferrara.                                                                    

La mia storia non è diversa da tante altre, ho scoperto i fibromi nel 2007 ma li ho trascurati, dal 2011 in poi mi hanno dato problemi. Ho cominciato a frequentare la categoria dei ginecologi pensando che il mio problema potesse essere di loro competenza. Avendoli trascurati sono cresciuti, dalle ecografie ne facevo almeno due all’anno, il fibroma principale è arrivato a 7,5 cm la diagnosi era sempre uguale ( forse sono 2 fibromi fra dentro e fuori l’utero ma non si può intervenire solo sul fibroma, dobbiamo togliere l’utero). Mi hanno consigliato di fare due volte all’anno i  pap test, per escludere tumori maligni, per fortuna non ero a rischio ma questo mi  faceva pensare al motivo principale “se non sono a rischio perché devo togliere una parte di me ??” Ho visto ginecologi in Friuli, in Veneto e in Emilia-Romagna e l’esito cambiava solo per le dimensioni del fibroma e la posizione, la cura era sempre isterectomia. In Veneto una ginecologa mi ha fatto fare una cura con il progesterone ma non ha avuto buon esito, quindi la abbiamo sospesa. La mia condizione negli ultimi anni era terribile, avevo dolori mestruali pari a doglie ed emorragie per 4 giorni del ciclo con una durata di 12/15 giorni al mese. Nel dicembre del 2016 ho avuto il ciclo più doloroso della mia storia e la sua durata è stata di 23 giorni, è finito e poi è ripartito come da calendario. Sono sempre stata regolare cosi sono andata in una altra clinica qui a Ferrara, consiglio del medico di famiglia, altri € 160 per tastarmi un pò e far finta di essere dispiaciuta, per dirmi che lei non opera ma mi manda all’ospedale di Cona da dei suoi colleghi. Vado a Cona (Fe) da un’altra dottoressa con due specializzande tutte alleate, non so se avete notato che parlano tutti/e con lo stesso tono, beh…. se ha tanto male e le da tanti problemi siamo tutte d’accordo che dobbiamo intervenire. Quel giorno me lo ricordo in modo orribile, mi sentivo in trappola, non avevo più via di scampo non potevo rimanere in quelle  condizioni e non avevo altre scelte, quindi mi hanno prescritto l’Esmya e messa in lista. Tutto questo accadeva mentre io cercavo di capire e loro non mi guardavano neanche in faccia, ho dato un colpo alla mano della dottoressa cercando il suo sguardo e le ho chiesto se io faccio questo cosa può capitare dopo? Ora era lei a non avere via di scampo quindi mi ha fatto un disegno e poi ha aggiunto negli anni si può andare in contro al prolasso della vagina, della vescica e le aderenze nell’intestino. Quando ho cercato in internet cosa fosse l’Esmya finalmente mi si è aperto un mondo che non ero riuscita a trovare prima, naturalmente non ho preso il medicinale avevo troppa paura, finalmente ho trovato delle donne meravigliose che come me non volevano accettare l’isterectomia, infatti quel medicinale mi ha condotta al blog del maledetto fibroma. Qui ho conosciuto Eleonora, Angela, Antonella, prima mi hanno spiegato cos’era e man mano che chiedevo mi indirizzavano alla persona più adatta per darmi le informazioni di cui avevo bisogno, le mie esigenze erano: ” fare l’intervento il prima possibile in SSN quindi sono diventata l’incubo di Antonella che è stata un vero angelo, è stata molto brava a spiegarmi e tranquillizzarmi. Antonella mi ha fatto conoscere il mio salvatore, DR. Maurizio Morucci.  Gli ho mandato la mia risonanza e potevo essere embolizzata. Per inciso è venuto fuori che dalla risonanza la posizione del fibroma era completamente dentro l’utero quindi operabile in laparascopia, volendo un ginecologo poteva operarmi senza togliere l’utero. Andrebbero tutti castrati così almeno i soldi che cercano tanto li prenderebbero dalla loro castrazione. Il Dr Morucci si è attivato subito, e ha cercato di introdurmi il prima possibile. Il primo aprile sono stata embolizzata da lui al San Camillo di Roma. Entrata il sabato e uscita il lunedì pomeriggio. Il 12 aprile ho avuto il primo ciclo mestruale senza emorragie e dolori quasi inesistenti. Oggi sono al terzo mese ed ho fatto la risonanza di controllo, ho già una piccola riduzione dell’utero e del fibroma principale quello che mi dava i problemi, ma anche uno esterno più piccolo ha subito l’attacco di Morucci. La mia vita è tornata normale. Prima dovevo organizzare la vita in base al mio ciclo, anche mio marito ne era condizionato ed ora posso uscire quando ho il ciclo. Vorrei ringraziare tutte le ragazze del maledetto fibroma, Antonella che ancora condividiamo traguardi, e il nostro Dottore Maurizio Morucci, un uomo umano, disponibile che ama il suo lavoro, anche quando non è di turno va a trovare le sue pazienti. Voglio anche ricordare alle Italiane che la sanità pubblica non è morta, che esistono dottori che fanno il loro mestiere, che si può fare questo intervento senza andare in cliniche private le quali non garantiscono sempre una riuscita migliore. Basta trovare la persona giusta.

Nella stessa regione un’altra donna sta combattendo la stessa guerra, con le stesse problematiche: le hanno prospettato l’isterectomia terrorizzandola con previsioni allarmanti e necessità impellente di procedere con l’amputazione. Federica è una donna spaventata ma rimane lucida, anche lei naviga su internet e viene a sapere che esiste l’Embolizzazione Uterina, nonostante la paura per ciò che le hanno comunicato lei resta ferma sulla sua decisione: non vuole perdere una parte del suo corpo. Si mette subito in contatto con il dr Morucci del San Camillo di Roma.

Condivido il suo messaggio.

Verso fine maggio ho scoperto, durante una visita, che i miei fibromi (asintomatici e che ho trascurato per 4 anni) erano notevolmente cresciuti (7 e 5 cm più altri più piccoli). La dottoressa dell ospedale Sant’Orsola cui mi sono rivolta per il piano terapeutico per l’Esmya, dopo il controllo (e dopo avermi chiesto se volevo figli… Bah…) mi ha paventato la possibilità che il più grande fosse un sarcoma, a suo dire per un’area di necrosi centrale. Fosse stato per lei, mi sarei dovuta sottoporre a isterectomia demolitiva nel giro di 1 mese. Solo a seguito della mia insistenza mi ha indicato di approfondire con una risonanza, specificando però che l’ esame non avrebbe tolto i dubbi. Mi sono sottoposta a risonanza e (di mia iniziativa senza supporto della dottoressa) a isteroscopia diagnostica con biopsia (nel corso della quale, peraltro, il medico mi dice che lui non avrebbe visto l’esigenza di questo esame); in attesa dei vari referti, su suggerimento di Antonella e Eleonora (che hanno sopportato parecchie mie mail e sfoghi) cerco altri pareri medici. Ho contattato il dr Morucci che mi ha cortesemente ricevuto a Roma, praticamente il giorno dopo aver ritirato il referto della risonanza (e prima, per mia fortuna, del secondo colloquio in ospedale con la ginecologa). Leggendo il referto il dottore mi ha subito rassicurato (d’altronde sul referto stesso c’era scritto che si tratta di “banali” fibromi con un area di colliquazione centrale, frequente in masse di accresciute dimensioni). Mi dice pure che, non essendo per ora sintomatici, non vede estrema urgenza per un intervento (salvo il fatto che il 7 cm spinge posteriormente e sta già dando qualche sintomo di compressione sulla schiena). Insomma posso, senza fretta, sottopormi a Embolizzazione. E soprattutto posso evitare un intervento demolitivo assolutamente non necessario. Dello stesso parere è, peraltro, una seconda ginecologa del Maggiore, che non si scompone minimamente di fronte alla “Terribile necrosi centrale”. Fortunatamente ho cercato altri pareri e non mi sono lasciata terrorizzare, perché la ginecologa numero 1 mi ha poi convocata con il referto in mano, abbandonando la tesi del sarcoma, ma continuando a sostenere che i miei fibromi hanno un “Aspetto non bello”. Per questo motivo mi proponeva miomectomia laparotomica da fare con urgenza entro luglio “Per vederli da vicino” (operazione che in un utero come il mio avrebbe scarse possibilità di successo e sarebbe convertita in demolitiva, stando a tutti gli altri specialisti). Per mia fortuna avevo già in mano i pareri di altri medici che dicevano esattamente il contrario! Insomma eliminata la paura, ora sono serena: per evitare che i fibromi crescendo inizino a dare seri problemi, mi sottoporrò con tutta calma all’ Embolizzazione salvando il mio utero. L’ unico velo di amarezza che mi resta è dovuto alla consapevolezza che purtroppo la demolitiva che non faranno a me, sarà subita probabilmente da un’altra donna, magari più spaventa, più stanca o semplicemente meno fortunata.

Da Verona una terza donna, Laura, dice no a un nuovo intervento di taglia & cuci. Una donna provata nell’anima ma forte, una guerriera che si ribella a un destino ormai segnato, così le hanno detto. Si  è già operata una volta in laparoscopia. Alla visita successiva, a 6 mesi dall’intervento, si ritrova un nuovo fibroma di 2,5 cm e si sente disperata. Teme che non ne uscirà mai da quest’incubo e anche lei ha paura delle prospettive future. Leggiamo insieme il suo messaggio.

Il fatto di essere venuta a conoscenza grazie a voi di questo nuovo sistema per poter eliminare definitivamente questi fibromi da un lato mi solleva veramente, perché so che c’è la possibilità di risolvere il problema non dovendo ricorrere nuovamente ad un intervento chirurgico, che a dir la verità, non sarei stata dell’umore di affrontare, di nuovo. Già quello prima non l’ho accettato molto bene (di solito sono una persona molto positiva e pratica, ma in questo caso mi sono veramente accorta di aver psicologicamente rifiutato l’intervento). D’altro lato un po’ di rammarico ce l’ho, per non averlo saputo prima, perché in 2 giorni avrei risolto invece di 40 di convalescenza e soprattutto non avrei avuto tutti i disturbi che ho ora con i dolori, il ciclo che ritarda o salta, gonfia come una palla…
Ecco, mi dispiace che la medicina a volte non veda oltre il proprio naso, io sono dell’idea che se ci sono delle soluzioni meno invasive, sia fisicamente che psicologicamente ,per la paziente, debbano essere  vagliate tutte! Poi magari non sono applicabili ma la persona deve avere diritto ad una scelta.
Poi dico di più, penserete che sono cattiva, ma è una cosa che penso veramente, penso che, poiché si tratta di problematiche femminili, la maggior parte delle volte c’è molta superficialità! Se la problematica riguardasse la parte maschile probabilmente i problemi li avremmo già risolti da tempo…. Ma questa ovviamente è solo una mia visione!!

Anche Laura si orienta verso l’Embolizzazione Uterina e fa tesoro del numero del dr Morucci del San Camillo di Roma.

Angela, Federica e Laura sono state fortunate, altre donne le hanno informate sulle tecniche mini invasive. Ma cosa ne sarà di chi, per sfortuna, non si imbatte in qualcuno che le dà le informazioni per scegliere consapevolmente?

L’utero, signori miei, non ha una scadenza.

 

 

 

 

 

 

 

Valentina da Brescia e Anna da Salerno scelgono l’embolizzazione

Valentina è una bella ragazza calabrese dai capelli ramati con tanta voglia di vivere.

Mentre si appresta a sposarsi, subito dopo essersi trasferita a Brescia, con il futuro marito, scopre di avere un fibroma. Il suo fibroma è di ben quattordici cm e per lei inizia un calvario. Isterectomia, a neppure quarant’ anni e senza figli, le viene prospettata la reale possibilità che sia necessaria l’asportazione dell’utero. Smarrimento e incredulità pervadono Valentina e il fidanzato, mai avrebbero pensato di trovarsi in una condizione così terribile, tutti i sogni di un futuro sereno e di una bella famiglia vengono offuscati da un torbido presagio di mutilazione. Valentina non aveva mai avuto sintomi, nessuna emorragia, ma, ahimè, in seguito, scopre che i fibromi sottosierosi, spesso, non danno quel tipo di sintomo. Spesso non danno alcun sintomo, finché la massa non è così ingente da dare problemi agli organi adiacenti.

Nonostante la sentenza terribile e irrevocabile Valentina non si scoraggia e cerca su internet una soluzione meno invasiva, una chiave di lettura migliore per una storia difficile che le possa permettere di sconfiggere il suo problema senza rinunciare al suo organo. Scopre, per fortuna, che da vari decenni i radiologi interventisti praticano l’Embolizzazione Uterina con ottimi risultati, si informa e capisce che l’isterectomia non è affatto l’unica via d’uscita, con l’Embolizzazione Uterina e la sua anestesia locale, con il suo taglio di pochi millimetri, anche Valentina può dire addio al suo fibroma.

Si mette subito in contatto con Eleonora che, prima di lei, si è embolizzata con il dr. Morucci. chi, prima di lei, si è embolizzata, contatta il dr Morucci e gli invia i suoi referti telematicamente. Senza alcun costo il suo caso viene valutato e si fissa una data per il mese di giugno, periodo in cui Valentina e il fidanzato avranno le ferie, decide così di partire da Brescia, embolizzarsi a Roma e scendere subito dopo in Calabria, per organizzare il matrimonio insieme ai parenti. Passano alcuni mesi di confronto, informazioni, organizzazione e tanta preoccupazione ma anche speranza. Finalmente arriva il giorno preposto, tutto è organizzato e tutto avviene, Valentina si embolizza. Cito testualmente il messaggio che mi manda il giorno successivo

“ Sono un po’ stanca e acciaccata ma il mostro è morto. Un grazie speciale al mitico dr Morucci che mi assiste, mi supporta da mesi e con la sua professionalità ed esperienza ha ucciso il maledetto fibroma. L’embolizzazione è la soluzione giusta per tutte quelle donne a cui viene prospettata l’isterectomia anche se giovanissime! Da adesso in poi aiuterò anch’io altre donne, non scorderò mai le splendide parole di Antonella che mi esortava a pensare a qualcosa di bello mentre facevo la risonanza magnetica , io l’ho fatto anche durante l’intervento e continuerò a farlo. Donne, non abbiate paura, non fatevi toccare l’utero!

Dopo pochi giorni Valentina mi scrive che aveva passeggiato per cinque chilometri, oggi Valentina è in Calabria e pensa al suo matrimonio.

Nello stesso momento Anna di Salerno, una bella signora dai capelli color oro,  si appresta a scegliere lo stesso intervento, nello stesso ospedale, con lo stesso medico. Anna ha un utero fibromatoso che le procura enormi disagi, le sue emorragie sono infinite e incontrastabili, i ginecologi non le prospettano una soluzione definitiva, le prescrivono Esmya e finché Anna può prenderla tutto sembra migliorare, le emorragie si bloccano, ma, purtroppo, Esmya non può essere presa per sempre e , quindi , appena deve smettere l’assunzione la situazione si palesa essere peggiore di prima. Riprendono le emorragie, i fibromi ricrescono. Anna ha già avuto problemi di salute in famiglia, ha capito che internet può essere un’enorme risorsa, ha già risolto i problemi di salute dei suoi famigliari grazie al web e agli incontri con medici conosciuti sul web, scovando quelle soluzioni che a  volte non ti vengono prospettate di persona. Il web ti può condurre da dottori che ti aiutano davvero. Scopre, quindi, che esiste l’Embolizzazione Uterina, contatta subito il dr Morucci e va a Roma per mostrare i propri esami. Anche lei è embolizzabile, non è necessario togliere l’utero, basterà embolizzare i fibromi, come sempre si fa con questa tecnica. Fissa una data, va via con le ricette delle analisi del sangue e dell’elettrocardiogramma e si prepara all’intervento, a quel punto manca meno di una settimana. C’è un posto libero, lei lo prende subito, ne approfitta.

Velocità ed efficacia in una calda estate.

Vi copio così come è avvenuto il dialogo tra me, Antonella, e la bella Anna.

Anna : “Ho letto il promemoria. Perché camicia da notte ?? Io non le ho usate nemmeno quando ho partorito. L’ assorbente… Con l’emorragia che ho .. Purtroppo è tutto il giorno che entro ed esco dal bagno, un solo assorbente non basterà.

Antonella: “Perché ti devono mettere 1. il catetere 2. una fascia all’addome molto stretta e con il pigiama eviterebbero di metterti la parte sotto. E’ altamente preferibile la camicia da notte, è più comoda, se tu hai il pigiama porta quello e poi , eventualmente, non ti mettono il pantalone, tanto sei coperta dal lenzuolo. Per le emorragie, se sono davvero devastanti, certo, un assorbente non ti risolve granché, in quel caso ci pensano loro, non ti preoccupare, sono equipaggiati per questi casi, tu, comunque , portati gli assorbenti. Poi potresti avere qualche piccola perdita”

Anna: “Io l ‘intervento lo farò  di pomeriggio. Dell ‘anestesia con il medico non ne avevo parlato, ma mi pare mi avevi detto che fanno la locale…Meglio così. .Avevo letto che qualcuno usa. anche l’ epidurale. Sai domani mi faccio 400 km per arrivare…

Antonella: “No, no lì solo la locale , la fecero pure a me la locale, basta quella, sono molto bravi a gestire il dolore con l’elastomero, credimi. Ma tu hai già preso Esmya, vero?

Anna: “Esmya durante l’ assunzione funzionava, stavo benissimo, il problema è  quando finisce il ciclo terapeutico, i fibromi  sono ricresciuti il triplo. Io di carattere sono positiva, sempre, in merito all’embolizzazione  mi aspetto i risultati positivi, ho preso informazioni, mi sono informata bene, sono convinta. Non ho nessun timore ad affrontare tutto ciò perché  sono convinta che sto salvando il mio utero !

Antonella : “ Non ti preoccupare, ora noi embolizzate stiamo tutte bene, abbiamo tutte risolto il nostro problema comune, vedrai che starai meglio anche tu. Vai serena, prepara le ultime cose, buon viaggio e fammi sapere!

 

Nel momento in cui state leggendo anche Anna di Salerno si è embolizzata al San Camillo di Roma , la sua vita, ora, è tutta in discesa. Le emorragie che le avevano impedito una vita felice saranno un brutto ricordo, anche lei ha salvato il suo utero, anche lei ha detto no al taglia e cuci, anche lei ha detto no alla mutilazione.

Sara, il suo fibroma di 15 cm e l’embolizzazione al San Camillo di Roma

La storia di Sara e il suo fibroma di 15 cm. Leggiamo insieme quello che ci scrive.

 

Mi chiamo Sara e credo di aver avuto il fibroma più veloce della storia (in realtà era lì nascosto da un po’, ma non lo avevo notato).

Per come sono fatta io, mi vergogno di parlare dei miei problemi, raccontare le mie cose “intime”….Ed è questo il motivo principale per cui non sono mai andata dal ginecologo.

Ma dato che sono certa che questa possa essere una storia comune ad altre donne, ho deciso di raccontarla nonostante l’imbarazzo, perché spero che questo racconto possa servire a qualcuna per risolvere il problema in maniera rapida e (quasi) indolore come ho fatto io.

Ma procediamo con ordine.

Sono arrivata felicemente ai 40 anni, senza nessun problema di salute, lavoro in ufficio, pratico molto sport, ciclo puntuale come un orologio svizzero ed assolutamente privo di dolore, sintomi, emorragie…Avete presente le tizie della pubblicità degli assorbenti, che si buttano dal paracadute e fanno la ruota “In quei giorni lì”? Ecco, così.

Tutto questo fino a martedì 9 maggio, primo giorno di ciclo. A pranzo, inizio ad accusare uno strano mal di reni, appena accennato, che nel pomeriggio aumenta, nonostante la mia mezza bustina di OKI (che è la panacea di tutti i miei rarissimi mali), tanto che alle 7 di sera, decido di andare al pronto soccorso perché non ce la faccio più.

La diagnosi è colica renale, ma la dottoressa del pronto soccorso chiede un consulto ginecologico perché non è del tutto convinta.

Inizia il panico: Ginecologo? Con il ciclo? Per la prima volta?

E devo dire che il ginecologo ce la mette tutta per confermare le mie più recondite paure! Ma signora, alla sua età com’è possibile che non si sia mai fatta visitare?

E dopo visita ed ecografia, la diagnosi: fibroma, anche abbastanza grande (sui 10 cm) e la drastica soluzione: isterectomia…Tanto lei non vuole figli!

Ed è vero: figli non ne voglio, ma non voglio nemmeno essere tagliata e ricucita con così tanta leggerezza!!

Il giorno dopo sono su internet e trovo questo fantastico blog. Titubante, faccio una domanda, e subito, nella risposta, trovo solidarietà ed incitamenti al coraggio da parte di ragazze che ci sono già passate, e che mi fanno sentire meno sola.

Antonella, l’angelo che mi ha accompagnato durante tutto il percorso, mi dice di non perdere tempo e chiamare il Dott. Morucci.

Non so perché, ma l’ho chiamato subito, fidandomi delle parole di una persona mai vista né sentita. E subito, chiacchierando con lui, ho sentito dall’altra parte del telefono non solo un dottore, ma soprattutto una persona di cui potermi fidare, tanto che ho prenotato una visita con lui per il lunedì successivo. (Nel frattempo ho dato buca al ginecologo che mi aspettava per fissare i dettagli dell’intervento!!).

Non me lo dimenticherò mai, l’incontro con il Dott. Morucci: mi racconta il suo lavoro, mi chiede di me e della mia vita e alla fine mi visita, confermando la diagnosi del ginecologo, con un’aggiunta: il fibroma non è uno ma sono tanti, non è da 10 cm ma almeno da 15 cm ed il dolore è dovuto al fatto che, avendo finito lo spazio a disposizione, preme contro i reni ( Ho scoperto dopo che rischiavo il blocco renale ed intestinale).

Nonostante questo, il Dottore non perde il sorriso e la calma: dice che posso pensare all’embolizzazione, decidendo il momento per me più comodo. Mi dà tutte le indicazioni necessarie e mi spiega che si tratta di un intervento tranquillo, in cui lui è specializzato e che mi rimetterebbe in piedi in qualche giorno.

Iniziano i dubbi: come incastrare il tutto nella mia vita? Mi ricovero venerdì, sabato e domenica? A giugno, luglio, agosto, dopo le ferie, dopo tutti gli impegni programmati ed irrinunciabili? Oppure subito e mi tolgo il dente al volo?

Il giorno dopo, la decisione: il dottore mi può inserire in un “buco” la settimana successiva (martedì 30 maggio) per cui evito di aspettare, rischiando di sentirmi ancora male.

Finalmente arriva il giorno fatidico ed iniziano i preparativi per l’embolizzazione.

In primis: catetere…attimi di panico!

Nonostante la gentilezza e la simpatia dell’infermiere che mi prepara e cerca in tutti i modi di mettermi a mio agio, niente da fare: la “pratica” non mi è proprio piaciuta!

E poi: camice, cappellino, calze…

Infine arriva il dottore e tutto ha inizio: anestesia locale ed antidolorifici a go-go…

L’intervento per me è stato un pò fastidioso, perché ho sentito forti bruciori, quando iniettavano la sostanza embolizzante. Mi ha spiegato il dottore che i miei fibromi erano grossi, molto vascolarizzati e di conseguenza molto innervati (quindi in sostanza, il dolore è stato più del normale).

Comunque nel giro di un’oretta, tutto finito.

Mi riportano su in camera ed inizia una notte movimentata: ogni paio d’ore scatta la chiamata per i poveri infermieri di turno, per “aumentare la dose” di antidolorifici.

Anche la mattina dopo non si annuncia delle migliori. Tra l’altro, scopro che uno degli effetti indesiderati della morfina è la nausea, quindi passo il tempo a metà strada tra il letto ed il bagno!!!

Però, già nel pomeriggio, la situazione si stabilizza ed il giorno dopo, rimane solo un po’ di stordimento, qualche dolore ed una quantità industriale di antidolorifici.

A casa, ancora qualche fastidio che comunque mi permette di riprendere la mia vita normale. E per normale intendo gente a pranzo, pulizie industriali post guerra chimica (la mia assenza di ben 2 giorni si è fatta sentire) e giardinaggio estremo con tanto di svasi e rinvasi, sistemazione orto e così via…

E, dal lunedì, di nuovo a lavoro.

La cura di antidolorifici ed antibiotici termina a distanza di 5 giorni, e penso bene di  passare la giornata seguente in montagna, attivata per la ricerca di un disperso! Devo dire che 8 ore di scarpinata all’inseguimento del mio cane concentrato sulla traccia, le ho pagate il giorno dopo con estrema fiacca e acciacchetti vari….

forse dovevo prendere più alla lettera il consiglio di riprendere l’attività fisica con moderazione e gradualità!!!

Ma il tutto succede ad un mese esatto dalla terribile scoperta!!!

Grazie ad Antonella di tutto il supporto, delle mappe per raggiungere l’ospedale, dell’elenco delle cose da fare e da portare, del suo modo di sdrammatizzare e farmi coraggio…

E grazie al Dottor Morucci, che una volta finito tutto mi ha detto: “Ho capito subito che dovevo conquistarmi la tua fiducia e fare tutto al volo, altrimenti non ti saresti decisa.” Non credevo che un dottore potesse prendere una paziente  così a cuore. In lui e nel suo team ho trovato non solo estrema professionalità, ma anche tantissima umanità.

È grazie a loro che il mio incubo è durato solo 30 giorni!