Ultrasuoni focalizzati per la rimozione di fibromi: intervista al Dott. Napoli

Ecco, finalmente, l’approfondimento relativo alla terapia con ultrasuoni focalizzati, che pubblico grazie alla disponibilità di Daniela Mancinelli, la Patient Manager del Dott. Napoli del Policlinico Umberto I di Roma, che ha risposto in maniera esaustiva e puntuale a tutte le mie domande.

In cosa consiste la terapia con ultrasuoni focalizzati per la rimozione di un fibroma uterino?
Come funziona?

“La terapia con ultrasuoni focalizzati sfrutta l’energia delle onde acustiche (ultrasuoni) per distruggere i fibromi in modo del tutto non-invasivo, senza quindi ricorrere a tagli o incisioni. L’energia degli ultrasuoni viene infatti focalizzata in un punto specifico ove determina un aumento della temperatura fino a bruciare il tessuto patologico senza tuttavia determinare danni alle strutture limitrofe. Ciò è possibile grazie alla guida delle immagini di Risonanza Magnetica che permette la pianificazione del trattamento oltre che il controllo in tempo reale del trattamento stesso.

La terapia con ultrasuoni focalizzati ha come effetto principale quello di ridurre la sintomatologia sia legata al sanguinamento che alla sensazione di peso; in generale il tessuto del fibroma viene distrutto e il corpo lo riassorbe in un tempo variabile di soggetto in soggetto, riducendone conseguentemente le dimensioni .Questo trattamento innovativo è eseguito in regime di Day-Hospital utilizzando una sedazione cosciente e si è dimostrato sicuro ed efficace nel controllo del fibroma e dell’adenomiosi, senza effetti collaterali severi.

Un vantaggio maggiore di questa terapia, oltre alla già citata totale non-invasività, è la possibilità di preservare la fertilità nelle donne che ne fossero desiderose.”

 

La terapia con ultrasuoni focalizzati è indicata per alcune tipologie di fibromi in particolare o può essere utilizzata per il trattamento di tutti i fibromi uterini?
C’è un limite nelle dimensioni dei fibromi uterini trattabili?

“Per determinare la fattibilità del trattamento con ultrasuoni focalizzati è necessaria preliminarmente una valutazione individuale che si esegue principalmente attraverso un esame di Risonanza Magnetica della pelvi con mdc. In nessun modo possiamo porci limiti e tipologie di fibromi se prima non abbiamo visto l’esame diagnostico di risonanza.”

E’ una terapia dolorosa?

“Il trattamento prevede una leggera sedazione fatta dall’anestesista per limitare il dolore.”

Quante donne si sono già curate, con successo, con la terapia degli ultrasuoni focalizzati?

“Molte donne visto che sono ormai 4 anni che utilizziamo questa tecnica in Italia.”
 

La terapia degli utlrasuoni focalizzati viene effettuata solo all’ospedale Niguarda di Milano?

“Questa nuova tecnologia che stiamo utilizzando viene effettuata presso:
– l’Ospedale Niguarda di Milano
– il Policlinico Umberto I di Roma

A chi possono rivolgersi tutte le interessate? 

“Per quanto riguarda il Policlinico Umberto I le interessate possono scrivere direttamente alla mail : milella.veronica@gmail.com”

Date un’occhiata anche al sito del dr. Napoli, in particolare alla sezione dedicata ai fibromi:

http://www.alessandronapoli.it
http://www.alessandronapoli.it/fibroma-uterino

Grazie Daniela!

Al Policlinico per incontrare il Dott. Napoli

Sono appena tornata dall’incontro con il Dott. Alessandro Napoli, presso il Policlinico Umberto I di Roma.

Purtroppo le mie speranze di utilizzare gli ultrasuoni focalizzati per distruggere il mio Maledetto Fibroma sono sfumate appena il Dott.Napoli ha aperto il mio referto.
La struttura del mio fibroma, liquefatto in alcune parti e purtroppo non molto fibroso (non so se sono questi i termini esatti per descriverlo, ma almeno rendo l’idea), non consente l’utilizzo degli ultrasuoni focalizzati.
Questa terapia, nel mio caso, sarebbe completamente inutile.

Come mi ha esaustivamente spiegato il Dott.Napoli, infatti, i fibromi trattabili con questa metodologia devono essere più compatti, più duri.

Sicuramente quella degli ultrasuoni focalizzati è una terapia assolutamente all’avanguardia, che viene utilizzata anche per curare altre patologie (in altri punti del corpo) e l’impossibilità di sperimentarla per “guarire” mi ha piuttosto demoralizzata.

Anche se il mio percorso con Esmya, più o meno, procede positivamente, nutrivo forti speranze riguardo gli ultrasuoni e speravo tanto di tornare a casa, questa mattina, con una nuova opportunità, o magari già con un appuntamento fissato per provare a distruggere il Maledetto.

Il Dott.Napoli è comunque stato gentilissimo, disponibile a spiegarmi nel dettaglio come agiscono gli ultrasuoni e perchè non sono adatti nel mio caso. Nonostante avesse fretta perchè doveva partecipare in mattinata ad una conferenza, ha dedicato al mio caso tutto il tempo necessario e mi ha anche mostrato alcune slide che hanno reso la spiegazione ancora più chiara.

Mi ha consigliato di provare con l’embolizzazione. Pratica però, ahimè, alquanto dolorosa, che vedrò di approfondire in uno dei prossimi post.
O altrimenti potrei valutare anche la rimozione per via isteroscopica (sempre piuttosto invasiva), informandomi presso l’ospedale Molinette di Torino. Il Dott.Napoli ha inoltre completamente escluso la possibilità di poter intervenire in laparotomia e mi ha sinceramente detto che nelle mie condizioni è davvero difficile rimanere incinta anche se, ha sottolineato, “in medicina nulla è impossibile”.

Sono uscita dal Policlinico perciò abbastanza demoralizzata, quasi in preda ad una crisi di pianto.
Ho vagato per un po’ intorno all’ospedale, decisa a farmi quei 40 minuti di passeggiata che mi separavano da casa. Il mio scarsissimo senso dell’orientamento ha però preso il sopravvento e, quando mi sono accorta di aver perlopiù girato in tondo per almeno 20 minuti, ho chiesto indicazioni ad un ragazzo per tornare verso l’Altare della Patria con i mezzi. Lui, che pur essendo romano evidentemente in quanto ad orientamento è messo peggio di me, mi ha mandata nella direzione opposta!
Insomma ad un certo punto ero proprio disperata.

Dopo un lungo girovagare tra metro e autobus, sono scesa dal 40, finalmente, in prossimità dell’Altare della Patria, ma in mezzo ad una rumorosissima manifestazione! Mi allora sono rifugiata in un negozio di giocattoli meraviglioso. Quando sono uscita da lì era spuntato il sole. Ho imboccato Via del Corso, colorata e piena di persone, e mi sono voltata a guardare ancora l’Altare della Patria. Ho mangiato una ciambellina al vino che avevo in borsa e mi sono immersa nella fiumana di gente.

Piano piano è passato tutto. Ho pensato alla mia cucciolotta, che nessun fibroma al mondo potrà portarmi via, e ho ringraziato con tutto il cuore per la sua esistenza.

Sono tornata leggera, felice, fiduciosa.
In qualche modo si farà.

Distruggere il fibroma con la terapia ad ultrasuoni focalizzati

In questi giorni di permanenza romana ho avuto modo di approfondire la conoscenza di una terapia nuova (nuova per me, perchè in realtà è già praticata con successo da ben 4 anni) che sfrutta gli ultrasuoni per distruggere i fibroma.
I Maledetti, dunque, soccombono senza che la poveretta che li ospita debba sottoporsi a dolorosi tagli (o imbottirsi di ormoni, come stò facendo io).

A fornirmi dettagli in merito sono il Dott. Napoli, del Policlinico Umberto I di Roma, e la sua gentilissima Patient Manager, Daniela.

Riporto direttamente ciò che mi scrive il Dott. Napoli:

Questa tecnologia si effettua in Risonanza Magnetica perché siamo in grado prima di identificare il fibroma e le strutture sensibili da evitare e poi durante la terapia monitoriamo la temperatura (sia che sia sufficiente alla distruzione del fibroma sia che non giunga in aree sensibili).
Di seguito alcune informazioni generali su questa nuova tecnologia che stiamo utilizzando presso il Policlinico Umberto I di Roma, da circa 4 anni.
 
La terapia con ultrasuoni focalizzati ha come effetto principale quello di ridurre la sintomatologia sia legata al sanguinamento o al dolore che alla sensazione di peso; in generale il fibroma dopo esser stato distrutto, viene riassorbito dal corpo in un tempo variabile di soggetto in soggetto, riducendone conseguentemente le dimensioni.
 
Questo trattamento innovativo è eseguito in regime di Day-Hospital (SSN) utilizzando una sedazione cosciente e si è dimostrato sicuro ed efficace nel controllo sia del fibroma che dell’adenomiosi, senza effetti collaterali severi (a volte possono verificarsi ustioni cutanee ma sono estremamente rare). Un vantaggio maggiore di questa terapia, oltre alla già citata totale non-invasività, è la possibilità di preservare la fertilità nelle donne che ne fossero desiderose.

Domani mattina avrò la fortuna di incontrare il Dott. Napoli e di sottoporgli (forte della mia recentissima risonanza magnetica con tanto di liquido di contrasto, i cui esiti sono stati inviati direttamente in ospedale tramite wetransfer dal mio tecnologicissimo padre) il mio caso. Chissà che venga fuori una nuova possibilità di liberarmi del Maledetto!

Fibroma o adenomiosi?

Sono appena tornata dalla visita all’ospedale Mauriziano di Torino.

Quella che attendevo da mesi, per poter prendere Esmya. Quella che il bighi attendeva speranzoso, convinto di scoprire che il Maledetto Fibroma era regradito.

Sono di pessimo umore. Scocciata. Arrabbiata. Delusa. Stanca. Non lo so bene neanche io. E non so neanche perchè, dal momento che io non mi aspettavo grandi cose da questa ecografia, solo il MIO via all’inizio della terapia con Esmya.

Ebbene, il mio fibroma non è regradito. E’ uguale o forse cresciuto un pochino, non è stato possibile definirlo con certezza visto che sono al sesto giorno di ciclo (che per me significa ancora piena bufera).Dovrò tornare il 6 novembre in ospedale per effettuare una risonanza magnetica che almeno “ci aiuterà a capire di cosa stiamo parlando .. se si tratta di fibroma o adenomiosi” (cito la ginecologa che mi ha visitata oggi).

Mah .. Prima di tutto già a luglio ero andata al Mauriziano perchè la numero 7 riteneva opportuna una risonanza magnetica, che poi al team che mi aveva visistata era sembrata superflua. E poi io non mi stavo affatto chiedendo se a farmi dannare così sia un fibroma o un’adenomiosi. Cioè, non pensavo proprio che qualcuno si stesse ponendo questo dubbio.

Questa è una news. Una news che però non cambia un bel nulla di questa brutta situazione.

Poi la visita è stata velocissima e il referto mi è stato consegnato fuori, in corridoio. Due parole e mi hanno liquidata. Devo tornare a fare la risonanza a stomaco vuoto e con le analisi del sangue della creatinina (credo sia questo il nome corretto, visto che non era scritto da nessuna parte nei documenti dell’ecografia che mia hanno lasciato).

Ovviamente ho pagato, come sempre, un esoso ticket (€48 e qualcosa).

Al di là di tutto ciò stò cercando di capire cosa mi abbia infastidita così tanto e perchè ora vorrei solo starmene da sola a pensare ai cavoli miei.

Cercherò di concentrarmi sul fatto che, stabilite le dimensioni del Maledetto, posso partire all’attacco con Esmya e misurare con precisione i risultati tra tre mesi.