L’embolizzazione dei fibromi uterini: intervista al dr Rampoldi


Il Dr. Antonio Rampoldi è nato a Como nel 1954. Nel 1980 si è laureato in in Medicina e Chirurgia presso Università Statale di Milano. Nel 1985 ha conseguito la Specializzazione in Radiologia presso l’Università Statale di Milano e nel 1990 quella in Oncologia, presso la medesima università. Dal 2004 è professore a contratto presso l’Università Statale di Milano. Dal 2008 è Direttore della Struttura Complessa di Radiologia Interventistica dell’Ospedale Niguarda di Milano.

Preciso e puntuale, il dr Rampoldi ha risposto a tutte le nostre domande sull’embolizzazione e mi ha permesso di condividere qua la sua intervista.

“Dottore, da quanto tempo si occupa di embolizzazione? Quante embolizzazioni ha effettuato durante la sua carriera?”
Da circa 15 anni. Se parliamo di embolizzazioni uterine per fibromi circa 200, se parliamo di embolizzazioni a tutti i livelli circa 2.000.

“All’embolizzazione si arriva dopo aver valutato altre opzioni (isteroscopia, laparoscopia o laparotomia) o può essere la prima scelta da seguire?”
Può essere la prima scelta soprattutto per fibromi multipli o singoli voluminosi.

“C’è un limite nelle dimensioni di un fibroma embolizzabile? Lei ha trattato anche fibromi di dimensioni molto grosse? Fino a quanti centimetri?”
Si pone un limite superiore a 10 cm, tuttavia ho trattato anche fibromi fino a 15 cm con ottimi risultati.

“Chi in passato si è sottoposto a radioterapia può comunque sottoporsi ad embolizzazione? E in caso di allergia al liquido di contrasto per la risonanza magnetica, come si agisce?”
Alla prima domanda la risposta è si, anche se l’efficacia dell’embolizzazione può essere inferiore all’attesa per un impoverimento della vascolarizzazione indotto dalla Radioterapia. Alla seconda domanda rispondo che per le pazienti allergiche esiste una opportuna preparazione farmacologica pre-esame. Se non fosse possibile questa soluzione anche una
Risonanza Magnetica senza mezzo di contrasto può essere sufficiente.

“Relativamente alle dimensioni delle particelle utilizzate per l’embolizzazione dei fibromi, ho letto (e mi corregga se sbaglio) che queste possono misurare dai 150 ai 900 micron e che non esiste un comportamento univoco da parte dei diversi operatori.
In letteratura si legge inoltre che le particelle di piccole dimensioni favoriscono regressioni volumetriche più marcate del fibroma, ma al contempo aumentano il rischio di complicanze ischemiche delle ovaie, della cervice o del miometrio sano (Siskin et al., 2000b; Abulafia et al., 1999). Qual è il suo parere al riguardo? Lei come si comporta? Sceglie sempre una stessa metodologia o varia a seconda della paziente da trattare?”

L’utilizzo di particelle con diametro inferiore a 500 micron è da evitare per i rischi da lei riferiti. Io utilizzo particelle sferiche di trisacrile (EMBOSFERE) che risultano comprimibili ma mantengono la loro sfericità e pertanto il livello di embolizzazione è prevedibile. Il calibro utilizzato è da 500-700 micron con possibile incremento a 700-900 micron in caso di
evidente comunicazione con rami ovarici ( le particelle piu’ voluminose non possono superare questa comunicazione).

“Quali sono i tempi di recupero dopo un intervento di embolizzazione?”
5-7 giorni per riprendere una normale attività lavorativa.

“Il radiologo che esegue l’embolizzazione è sempre affiancato da un ginecologo?”
No. Il ginecologo non è presente in sala.

“Come viene gestito il dolore dopo l’intervento di embolizzazione?”
Dimettiamo la paziente il giorno dopo l’intervento prescrivendo terapia antibiotica per 7 giorni per bocca e terapia antidolorifica sempre per bocca a dose piena per 3 giorni e poi a scalare.

“A distanza di tempo dall’intervento è possibile che il fibroma embolizzato provochi dolore?”
NO “Dopo l’embolizzazione è possibile che si verifichino delle infezioni? Con quale frequenza questo accade? Quanto possono essere gravi queste infezioni? Cosa possono comportare?”
Ho avuto un solo caso di ascesso uterino, ma in una paziente HIV+ (AIDS). La paziente fu isterectomizzata.

“In caso di infezioni o altre problematiche, come si comporta il radiologo? Segue la sua paziente anche dopo o questa deve rivolgersi ad un ginecologo?”
Nel postoperatorio la paziente ha la Radiologia Interventistica come riferimento telefonico o diretto. Dopo il controllo Risonanza Magnetica a 6 mesi cessiamo di seguire la paziente.

“Quali sono i tempi di recupero dopo un intervento di embolizzazione?”
Dimissione il giorno dopo l’intervento e recupero completo dopo 5-7 giorni.

“Quando il fibroma si sarà ridotto di molto, il tessuto necrotico che rimane all’interno dell’utero può causare dei problemi?”
NO. Continua ad essere riassorbito.

“A chi può rivolgersi chi desidera valutare la fattibilità di un intervento di embolizzazione?”
Ad un centro di Radiologia Interventistica pubblico con esperienza nelle embolizzazioni di
fibromi uterini. In Lombardia l’Ospedale Niguarda di Milano; in Piemonte l’ospedale Molinette di Torino.

Grazie mille al dr Rampoldi per la dua disponilbità e per la chiarezza dellle sue risposte. Soprattutto, sono contenta di aver iniziato ad affrontare questo discorso dei micron delle particelle utilizzare per l’embolizzazione. Non avevo mai pensato a questo aspetto e “ci sono arrivata” grazie alle domande e alle considerazioni di alcune di voi. Credo che il dr Rampoldi abbia ben chiarito la questione, ma se avete altre domande non esitate a postarle nei commenti!


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