Buona convalescenza a Sara, operata in laparotomia

Sara ha 39 annie e un anno fa ha scoperto di avere un fibroma uterino intramurale di circa 5 cm. Ha sempre avuto un ciclo regolare ma abbondante, ma nell’ultimo anno è diventato troppo troppo abbondant, proprio a causa del fibroma.

Sara si è sottoposta ad un ciclo di tre mesi esmya. Tre mesi senza ciclo ma con l’effetto collaterale più fastidioso in assoluto: le scappava la pipì ogni tre minuti!

Non potevo più permettermi una passeggiata se non mi accertavo che ci fossero bagni nei paragi; ma se serviva a salvarmi dall’operazione potevo sopportare. Niente!! Il fibroma nn si è ridotto di un millimetro, così altri tre mesi di ESMYA, altra pipì ma nessun risultato.

Dopo Esmya Sara ha cominciato ad avere perdite quotidiane, a volte anche emorragiche, intervallate da giorni più tranquilli.. e sono già passati tre mesi da quando ha smesso la terapia. Mi ha scritto infatti per sapere se anche ad altre ragazze Esmya aveva causato ciò.

Sara ha poi deciso di operarsi. In preda ad un’emorragia che non le dava tragua nemmeno con il Tranex e con Primolut Nor, ha deciso di acconsentire alla laparotomia, anche perchè il suo fibroma era in una posizione tale da non consentire altri tipi di interventi.

Sono tornata a casa ieri dopo un ricovero di 5 giorni, l’operazione ( in laparotomia) non è stata proprio una passeggiata ma sono già in fase recupero e finalmente non ho giá più perdite, questa per me è la cosa più bella!!
Forse è un po’ presto per tirare le somme ma  per ora sono contenta di aver preso la decisione di operarmi.
Grazie mille per la risposta, seguo sempre il tuo blog.. mi fa sentire meno sola.
Un grosso aiuto per la tua convalescenza da parte di tutte noi cara Sara! Coraggio, che sei pronta per la tua nuova vita senza maledetto fibroma.

L’embolizzazione all’Ospedale Molinette di Torino di Clementina

Clementina si è sottoposta la settimana scorsa ad un intervento di embolizzazione presso l’Ospedale Molinette di Torino. E’ ancora in convalescenza e mi ha scritto per condividere con noi la sua testimonianza, e per offrirci qualche consiglio basato sulla sua esperienza.

 

Buongiorno, mi chiamo Clementina ed ho 43 anni. Nel 2010 ho subito un intervento in laparotomia per asportazione dei fibromi (3). Purtroppo negli anni se ne sono riformati 5 dandomi sempre più problemi, cicli a 20 giorni, metrorragie forti, dolori…

Dopo mesi di ricerche, grazie anche al vostro sito, ho deciso di informarmi sull’embolizzazione. Mi sono recata a Torino dal dott Gregori che, con il dott Muratore e il dott Gobbi, esegue questa tecnica alle Molinette di Torino. Dopo aver programmato l’intervento per settembre, sono poi passata d’urgenza al 15 maggio a causa di una metrorragia forte e dolorosa durata 19 giorni.

A pochi minuti dall’ingresso in sala operatoria l’intervento è stato rimandato al giorno successivo in quanto, essendo io soggetta allergica e dovendo assumere il liquido di contrasto per le radiografie interventiste, in sede di colloquio con l’anestesista del Sant’Anna (dove si fa la degenza) non mi era stata prescritta la profilassi antiallergica. Questo “disguido” oltre ad aver fatto slittare di un giorno l’intervento (mi avevano già posizionato il catetere epidurale), mi ha tolto la possibilità di essere operata dal dott Muratore, radiologo interventista del team, che il giorno dopo partiva per un convegno.

Sono stata operata il 16 maggio da un altro ottimo radiologo, intervento pare eseguito con successo alle Molinette (bisognerà attendere qualche mese per i risultati definitivi)!
Sono stata poi portata (da programma) all’Ospedale Ginecologico Sant’Anna per la degenza post operatoria. Qui purtroppo sono stata mal seguita nella fase di dolore post operatorio. La carenza di personale (e di un protocollo chiaro di intervento) ha dato luogo ad attese infinite, in fasi di dolore acuto, dei vari anestesisti di turno che erano sempre impegnati altrove (sala parto). Attese di 1 ora, a volte più, per ricevere l’autorizzazione e la somministrazione del “bolo” epidurale (anestetico+morfina) a sostegno dell’elastomero che a volte non bastava.
Il dolore dura pochi giorni (2-3) ma dev’essere gestito al meglio, io ho sofferto molto.

Consiglio a tutte le donne che vogliono sottoporsi a questa tecnica di informarsi bene non solo su chi esegue l’intervento (nel mio caso molto bravi) ma anche su come viene gestita l’importantissima fase post operatoria. Il dolore c’è e può essere di entità notevole, se gestito bene si affronta senza problemi. Il dott Gregori sta cercando di definire un protocollo chiaro di trattamento analgesico con gli anestesisti ma per ora non ci siamo…
Ora finalmente ne sono quasi fuori, spero mi dimettano domani, ho patito tanto, spero ne sia valsa la pena, ma vi assicuro che non è necessario patire così… non spaventatevi, solo informatevi bene sulle procedure post operatorie!

Un grosso in bocca al lupo a Clementina per la sua convalescenza, e tanti cari auguri per la sua salute.

Daniela che cerca una gravidanza dopo l’intervento in laparotomia

Daniela ha 36 anni e ha deciso di condividere con noi il racconto del suo intervento in laparotomia per la rimozione di fibromi.
Daniela si è appena sposata e il suo sogno è di diventare presto mamma. Mi ha scritto quindi alla ricerca di testimonianze di donne che sono rimasta incinta dopo un intervento di laparotomia. Naturalmente le ho subito ricordato la mia storia (di cui leggerà il seguito nel libro Maledetto Fibroma) visto che io sono rimasta incinta 5 mesi dopo aver subito una laparotomia.
Leggete la storia di Daniela, e fatele sapere se siete diventate mamme dopo un intervento di rimozione dei fibromi!
Ho scoperto di avere i fibromi nel 2015, ho capito che qualcosa non andava perché dopo lo sport avevo sempre perdite abbondanti, che lo sforzo fisico mi stimolavano… Allora sono andata a visita e il medico mi ha detto di averne trovati 2, sui 5 cm, ma che dovevo stare tranquilla perché erano esterni all’utero. Non mi ha prescritto nulla, anche perché io non avevo né mestruazioni emorragiche né nulla. Mi disse soltanto di tenere un atteggiamento di “ragionevole attesa”.
Nei mesi successivi però ho notato pian piano che le cose cambiavano, ho cominciato ad avere mestruazioni abbondanti e la pancia si è gonfiata. Dopo 6 mesi sono tornata dal ginecologo… E abbiamo scoperto che uno dei 2 era cresciuto in modo incredibilmente veloce, diventando 11 cm.
A questo punto lui mi disse che andava operato, ma non in laparoscopia, bensì in laparotomia. Mi ha prescritto il primo ciclo di Esmya e così ho cominciato.
La pancia intanto gonfiava sempre di più… finito il ciclo di Esmya torno dal ginecologo. La terapia non ha avuto effetto, il mostro adesso misurava 13 centimetri. Dunque secondo ciclo di Esmya, il dottore ha detto che spesso i risultati si vedono al secondo ciclo. Intanto mi dice che deve mettermi in lista d’attesa per la mioectomia laparotomica.
Io avevo le mie nozze di lì a poco, e preferivo operarmi dopo il matrimonio e il viaggio di nozze. Che devo dirti Ele… Ho passato i preparativi con quel mostro addosso, e poi il matrimonio… È stata dura nascondere la pancia, ma sembra che io ci sia riuscita guardando le foto…
Ho fatto il viaggio di nozze, e lui era sempre con me. Ero così felice che quasi me ne ero dimenticata… Lui non ce l’ha fatta a rovinarmi quel momento!!!
Tornata alla vita reale ritorno anche dal ginecologo, ed ecco la data dell’intervento: 6 novembre 2017.

Io faccio intanto vedere i miei referti a uno zio medico che lavora a Bologna… Ma non è il suo campo la ginecologia, allora mi consiglia, prima di operarmi in laparotomia, di farmi vedere al più presto da un ginecologo eccellenza per la tecnica laparoscopica, che insegna la materia anche all’università di Bologna. Il Prof. Seracchioli Renato. Lui non ha posto per visitarmi a breve, e la data dell’intervento è vicina. Telefono ogni giorno alla sua segretaria, e sembra che io l’abbia impietosita. Vado a visita, in intramoenia… 10 giorni prima dell’intervento programmato. Mi sono detta: se c’è la possibilità di operarmi in laparoscopia lo preferisco, aspetto un po’ di più magari. Solo lui può dirmelo, è il migliore.

Il Prof. Seracchioli mi disse che dalla sua ecografia il mostro misurava 16 cm e che non c’era assolutamente possibilità di fare l’intervento in laparoscopia. Era troppo grande. Mi disse anche che a Rimini noi abbiamo un ottimo centro e che molti dei giovani medici che operano lì sono stati suoi allievi. Mi disse di andare tranquillamente all’intervento del 6 novembre, e mi ha dato la sua mail per qualsiasi cosa io avessi bisogno.

Ed ecco, Ele… Che arriva quel giorno. Non ti nego che avevo una paura incredibile, paura di non vedere più mio marito, paura che mi dovessero togliere l’utero, e che io a 36 anni avrei perso la mia possibilità di diventare mamma.
L’operazione non è stata una passeggiata: ho avuto una grossa anemizzazione, ho fatto 4 sacche di trasfusione e mi hanno tenuto in ricovery room per 7 ore dopo l’intervento. Alla fine si è scoperto che il mio fibroma era di 20 cm (sì! davvero!) e me ne hanno tolto anche un’altro più piccolo, sui 5 cm. Il chirurgo disse che l’operazione era stata molto pesante, perché il mio mostro, in seguito alla cura con Esmya, era diventato “molliccio” e hanno fatto fatica ad esportarlo. Aggiunse anche, molto sinceramente, che nel mio caso la cura con Esmya non avesse giovato in termini di facilità di rimozione del fibroma, ma anzi, avesse reso tutto complicato.
E anche che quella mattina nessuno voleva mettersi in turno con lui per l’intervento, perché non erano sicuri di riuscire a fermare il sanguinamento. E per salvarmi sarebbero stati costretti a togliermi l’utero… Mi ha detto che è una cosa terribile che nessun medico vuole affrontare con la paziente. Che con la mia anemizzazione il rischio lo hanno corso davvero… Ma non so come sono riusciti a fermare l’emorragia.
Ho passato due giorni difficili in ospedale, perché avevo epidurale attaccato, drenaggio e catetere…e in più la ferita chirurgica faceva male, e ogni 6/8 ore dovevano mettermi la flebo di antidolorifici. Ciononostante non ho un brutto ricordo del ricovero (che in tutto è durato 5 giorni), anzi: sono davvero felice perché, nel reparto degenza di ginecologia dell’Ospedale Infermi di Rimini sono stata trattata con dolcezza e cura estrema. Da tutto il personale, soprattutto da infermieri e operatori socio sanitari. Avevano sempre un sorriso e una parola di conforto, quei ragazzi fanno un lavoro meraviglioso in quel reparto! Me lo ricorderò sempre.
Sono stata un mese a casa in malattia, ed è andato tutto bene, non ho avuto nessun problema.
Adesso sono passati quasi 6 mesi dall’intervento e nell’ultimo controllo, pochi giorni fa, il ginecologo mi ha detto di cominciare subito a provare a cercare la cicogna. Perché non solo ho 37 anni quasi, ma anche un utero fibromatoso che potrebbe sviluppare facilmente altri fibromi. Io e mio marito siamo felici di avere avuto il via del medico per cominciare a cercare un figlio, perché lo desideriamo tanto.
Vorrei dire, a tutte le ragazze che hanno dubbi se fare o meno l’intervento, di farlo se necessario… E se i sintomi sono ingestibili. Perché la mia vita dopo l’intervento è cambiata in meglio. Mi sono sentita fin da subito più energica, più serena, più bella, più magra. Ho ricominciato subito a fare sport, a viaggiare, mi sono sentita liberata da un mostro enorme… Davvero io prima sembravo incinta di 6 mesi!
Vorrei avere testimonianze di donne che hanno avuto una laparotomia e dopo sono diventate mamme, mi aiuterebbe molto.

Ti ringrazio per ogni cosa che fai col tuo blog… Noi siamo donne forti, alla fine credo siamo capaci di sopportare più di quello che crediamo.

Ci stiamo provando ad avere la gravidanza, abbiamo appena cominciato, e spero di realizzare il mio sogno di maternità al più presto. Adesso però mi preoccupa l’età… Quasi 37. Però la vita è andata così… Ho incontrato l’amore della mia vita più tardi, e una volta sposati… ho dovuto aspettare almeno un’anno per pensare alla gravidanza.

Grazie per aver condiviso con me la tua storia, e… adesso prenderò anche il libro. Congratulazioni anche! Grazie ancora del supporto Ele, e in bocca al lupo a tutte!!!
Daniela

La rimozione dei fibromi di Federica in laparoscopia

Federica ha 39 anni, abita a Padova e si è appena sottoposta ad un intevento di laparoscopia per la rimozione dei fibromi.

Ci ha scritto per raccontarci la sua esperienza, che magari potrà essere utile a molte di voi, e per sottolineare che troppo spesso il problema dei fibromi viene sottovalutato perché considerato di serie B rispetto a disturbi più gravi, mentre invece i fibromi costituiscono comunque un problema invalidante per molte donne, e bisognerebbe parlarne molto molto di più .. be’ .. noi siamo qui per questo!

Ciao a tutte,
Mi chiamo Federica e ho 39 anni. Sono reduce da un intervento di laparoscopia per la rimozione dei fibromi che stavano rendendo la mia vita un inferno. Ne avevo tre, almeno, questo dicevano le ecografie, una volta aperto però, il chirurgo ne ha trovati ben otto.
Ho già due figli e non ho intenzione e di averne altri, mi avevano proposto l’isterectomia ma mi sono opposta fermamente perché a neanche 40 anni, non me la sento di rinunciare al mio utero.

La laparoscopia non è stata la passeggiata che tutti raccontano.
Forse perché ci sono arrivata senza essere seguita adeguatamente, ero stata messa in terapia con esmya per tre mesi in previsione dell’intervento e poi nulla per altri tre mesi, in cui hanno continuato a posticipare l’intervento per problemi tecnici e il mio ciclo è tornato e con lui la mia fortissima anemia. Sono arrivata all’intervento con un valore di emoglobina piuttosto basso e questo non mi ha aiutato, soprattutto nella ripresa.
Senza contare il digiuno prolungato a cui mi sono dovuta sottoporre, i clisteri e tutto il resto…sono arrivata sotto i ferri che ero già devastata. Per fortuna mi hanno effettuato delle flebo di ferro dal giorno successivo all’intervento, ma se dovessi tornare indietro, non trascurerei il fatto che una persona deve arrivare a quel punto adeguatamente preparata e fisicamente in forze.

Sono contenta di essermi operata, anche se temo le recidive perché con un utero come il mio, penso ci sia poco da cantar vittoria. Il mio fibroma piu grande era di quasi 7 cm, seguiva uno da 4, altri da 3 e altri da un paio di cm. Ora cercherò un ginecologo che mi segua e mi possa accompagnare in questo viaggio che temo non sia finito con la laparoscopia. Grazie per le preziose informazioni che date. Buona continuazione e buona battaglia.

Leggere le sofferenze di Federica mi ha fatto pensare al mio primo intervento in laparotomia e soprattutto al fatto che è necessario che il protocollo ERAS si diffonda sempre più, fino a diventare il normale modus operandi di tutti gli ospedali. Ragazze chiedetelo, pretendetelo anche, perchè ne va davvero del vostro benessere!

Annalisa e la cicatrice dell’intervento di miomectomia laparotomica

Annalisa mi ha scritto subito dopo aver subito un intervento di miomectomia laparotomica e io mi sono un po’ ritrovata nelel sue parole perchè, come credo sia successo a molte (purtroppo), vedere la cicatrice dopo l’intervento è un piccolo (grande) shock.

Io ad esempio non ero minimamente preparata quando ho subito il primo intervento. Non ero preparata a ciò che avrei subito, al dolore, alla conovalescenza, ecc, ma non ero nemmeno preparata a quell’enorme taglio sul basso ventre, visto che il mio ginecologo di allora aveva parlato di un piccolo taglietto, quasi invisibile ..

Ogni tanto penso ancora che avrei dovuto avere il coraggio di dire quello che pensavo .. ma era come se in qualche modo dovessi essergli grata perchè lui mi aveva tolto il fibroma e dato la possibilità, che tanto desideravo, di tentare una gravidanza. Il mio dolore, quella cicatrice enorme, e tutto il resto erano solo dettagli e sembrava un po’ da bambina capricciosa lamentarsi .. E invece avevo ragione!! Solo che ci vuole tanto tempo per capire certe cose, per metabolizzarle, e poi per “farci pace” ..

Ma torniamo ad Annalisa, che è in piena convalescenza e ha bisogno del nostro supporto e dei nostri consigli.

 

Ciao Eleonora,

Ho scoperto solo ora il tuo blog. Se l’avessi conosciuto prima, le mie decisioni sarebbero state certamente diverse.

Sono stata operata (miomectomia laparotomica) lunedì 16 aprile. Il mio fibroma, di circa 8 centimetri, non mi dava nessun fastidio. Essendo però cresciuto di molto in un solo anno, il mio ginecologo mi ha consigliato la rimozione. L’ho fatto a cuor leggero e tutto è andato bene.

È passata una settimana, tra due giorni toglieranno i punti. Mi ritrovo con un rigonfiamento nella parte bassa dell’addome, proprio sopra alla cicatrice (tra l’ombelico e la cicatrice). Ho iniziato a leggere online e molte donne scrivono che dopo l’intervento la loro pancia non è più tornata com’era prima. Mi rendo conto che questo non è un grosso problema. Ma volevo confrontarmi con te e con le atre donne nel blog, per capire quali sono le tempistiche di ripresa e se devo rassegnarmi alla mia pancia gonfia e dura per sempre.

Quali sono nella realtà gli step per recuperare al meglio dopo l’intervento?

 

Io le ho scritto che dopo il mio primo intervento la mia pancia è stata gonfia a lungo ma poi è tornata come prima. La cicatrice era brutta (è stata migliorata poi dal dr Camanni, che mi ha operata la seconda volta) e anche adesso non è che sia poi così “piacevole” (o almeno per me). Ha due piccole gobbette, sopra e sotto, che negli anni si sono attenuate ma che comunque ci sono. Però è in basso, come credo sia anche la cicatrice di Annalisa, e non si vede nemmeno in costume..

Le ho conisgliato di massaggiarsi con olio più spesso che può perchè è l’unica cosa che fattibile ora. Voi avete altri consigli?