Sara, il suo fibroma di 15 cm e l’embolizzazione al San Camillo di Roma

La storia di Sara e il suo fibroma di 15 cm. Leggiamo insieme quello che ci scrive.

 

Mi chiamo Sara e credo di aver avuto il fibroma più veloce della storia (in realtà era lì nascosto da un po’, ma non lo avevo notato).

Per come sono fatta io, mi vergogno di parlare dei miei problemi, raccontare le mie cose “intime”….Ed è questo il motivo principale per cui non sono mai andata dal ginecologo.

Ma dato che sono certa che questa possa essere una storia comune ad altre donne, ho deciso di raccontarla nonostante l’imbarazzo, perché spero che questo racconto possa servire a qualcuna per risolvere il problema in maniera rapida e (quasi) indolore come ho fatto io.

Ma procediamo con ordine.

Sono arrivata felicemente ai 40 anni, senza nessun problema di salute, lavoro in ufficio, pratico molto sport, ciclo puntuale come un orologio svizzero ed assolutamente privo di dolore, sintomi, emorragie…Avete presente le tizie della pubblicità degli assorbenti, che si buttano dal paracadute e fanno la ruota “In quei giorni lì”? Ecco, così.

Tutto questo fino a martedì 9 maggio, primo giorno di ciclo. A pranzo, inizio ad accusare uno strano mal di reni, appena accennato, che nel pomeriggio aumenta, nonostante la mia mezza bustina di OKI (che è la panacea di tutti i miei rarissimi mali), tanto che alle 7 di sera, decido di andare al pronto soccorso perché non ce la faccio più.

La diagnosi è colica renale, ma la dottoressa del pronto soccorso chiede un consulto ginecologico perché non è del tutto convinta.

Inizia il panico: Ginecologo? Con il ciclo? Per la prima volta?

E devo dire che il ginecologo ce la mette tutta per confermare le mie più recondite paure! Ma signora, alla sua età com’è possibile che non si sia mai fatta visitare?

E dopo visita ed ecografia, la diagnosi: fibroma, anche abbastanza grande (sui 10 cm) e la drastica soluzione: isterectomia…Tanto lei non vuole figli!

Ed è vero: figli non ne voglio, ma non voglio nemmeno essere tagliata e ricucita con così tanta leggerezza!!

Il giorno dopo sono su internet e trovo questo fantastico blog. Titubante, faccio una domanda, e subito, nella risposta, trovo solidarietà ed incitamenti al coraggio da parte di ragazze che ci sono già passate, e che mi fanno sentire meno sola.

Antonella, l’angelo che mi ha accompagnato durante tutto il percorso, mi dice di non perdere tempo e chiamare il Dott. Morucci.

Non so perché, ma l’ho chiamato subito, fidandomi delle parole di una persona mai vista né sentita. E subito, chiacchierando con lui, ho sentito dall’altra parte del telefono non solo un dottore, ma soprattutto una persona di cui potermi fidare, tanto che ho prenotato una visita con lui per il lunedì successivo. (Nel frattempo ho dato buca al ginecologo che mi aspettava per fissare i dettagli dell’intervento!!).

Non me lo dimenticherò mai, l’incontro con il Dott. Morucci: mi racconta il suo lavoro, mi chiede di me e della mia vita e alla fine mi visita, confermando la diagnosi del ginecologo, con un’aggiunta: il fibroma non è uno ma sono tanti, non è da 10 cm ma almeno da 15 cm ed il dolore è dovuto al fatto che, avendo finito lo spazio a disposizione, preme contro i reni ( Ho scoperto dopo che rischiavo il blocco renale ed intestinale).

Nonostante questo, il Dottore non perde il sorriso e la calma: dice che posso pensare all’embolizzazione, decidendo il momento per me più comodo. Mi dà tutte le indicazioni necessarie e mi spiega che si tratta di un intervento tranquillo, in cui lui è specializzato e che mi rimetterebbe in piedi in qualche giorno.

Iniziano i dubbi: come incastrare il tutto nella mia vita? Mi ricovero venerdì, sabato e domenica? A giugno, luglio, agosto, dopo le ferie, dopo tutti gli impegni programmati ed irrinunciabili? Oppure subito e mi tolgo il dente al volo?

Il giorno dopo, la decisione: il dottore mi può inserire in un “buco” la settimana successiva (martedì 30 maggio) per cui evito di aspettare, rischiando di sentirmi ancora male.

Finalmente arriva il giorno fatidico ed iniziano i preparativi per l’embolizzazione.

In primis: catetere…attimi di panico!

Nonostante la gentilezza e la simpatia dell’infermiere che mi prepara e cerca in tutti i modi di mettermi a mio agio, niente da fare: la “pratica” non mi è proprio piaciuta!

E poi: camice, cappellino, calze…

Infine arriva il dottore e tutto ha inizio: anestesia locale ed antidolorifici a go-go…

L’intervento per me è stato un pò fastidioso, perché ho sentito forti bruciori, quando iniettavano la sostanza embolizzante. Mi ha spiegato il dottore che i miei fibromi erano grossi, molto vascolarizzati e di conseguenza molto innervati (quindi in sostanza, il dolore è stato più del normale).

Comunque nel giro di un’oretta, tutto finito.

Mi riportano su in camera ed inizia una notte movimentata: ogni paio d’ore scatta la chiamata per i poveri infermieri di turno, per “aumentare la dose” di antidolorifici.

Anche la mattina dopo non si annuncia delle migliori. Tra l’altro, scopro che uno degli effetti indesiderati della morfina è la nausea, quindi passo il tempo a metà strada tra il letto ed il bagno!!!

Però, già nel pomeriggio, la situazione si stabilizza ed il giorno dopo, rimane solo un po’ di stordimento, qualche dolore ed una quantità industriale di antidolorifici.

A casa, ancora qualche fastidio che comunque mi permette di riprendere la mia vita normale. E per normale intendo gente a pranzo, pulizie industriali post guerra chimica (la mia assenza di ben 2 giorni si è fatta sentire) e giardinaggio estremo con tanto di svasi e rinvasi, sistemazione orto e così via…

E, dal lunedì, di nuovo a lavoro.

La cura di antidolorifici ed antibiotici termina a distanza di 5 giorni, e penso bene di  passare la giornata seguente in montagna, attivata per la ricerca di un disperso! Devo dire che 8 ore di scarpinata all’inseguimento del mio cane concentrato sulla traccia, le ho pagate il giorno dopo con estrema fiacca e acciacchetti vari….

forse dovevo prendere più alla lettera il consiglio di riprendere l’attività fisica con moderazione e gradualità!!!

Ma il tutto succede ad un mese esatto dalla terribile scoperta!!!

Grazie ad Antonella di tutto il supporto, delle mappe per raggiungere l’ospedale, dell’elenco delle cose da fare e da portare, del suo modo di sdrammatizzare e farmi coraggio…

E grazie al Dottor Morucci, che una volta finito tutto mi ha detto: “Ho capito subito che dovevo conquistarmi la tua fiducia e fare tutto al volo, altrimenti non ti saresti decisa.” Non credevo che un dottore potesse prendere una paziente  così a cuore. In lui e nel suo team ho trovato non solo estrema professionalità, ma anche tantissima umanità.

È grazie a loro che il mio incubo è durato solo 30 giorni!

 

Ilaria che non si arrende al parere dei medici e da alla luce la piccola Soraya

Ilaria ha 29 anni , vive a Torino e la sua mail mi ha fatta piangere. Ilaria ha scoperto il suo maledetto durante un ecografia nel 2011. All’epoca il fibroma era piccolo, meno di 2 cm, quindi la sua ginecologa le aveva consigliato di aspettare per vedere come si sarebbe evoluta la situazione

Nel 2014 Ilaria si ritrova in ospedale per dei dolori alle ovaie e scopre che il suo fibroma era cresciuto arrivando a misurare 4 cm. I medici le consigliano l’intervento in laparoscopia, ma Ilaria non ha cicli abbondanti nè altri sintomi evidenti, perciò decide di evitare l’intervento… anche perchè i medici le avevano detto che se durante l’intervento avessero imcontrato complicazioni avrebbero valutato anche l’isterectomia (Ma siamo pazzi??? Per un fibroma di 4cm?? Scusate ma io sono sempre più indignata .. quando leggo le vostre mail mi sale una rabbia pazzesca..).

Nel 2015 Ilaria durante un nuovo controllo scopre che il suo fibroma era ancora cresciuto, arrivando a 6cm. A quel punto arrivano anche i primi fastidi, come il ciclo abbondante. Ilaria si rassegna e si mette in lista per l’intervento. L’operazione viene fissata per il 31 maggio, ma una settimana prima, con sua grande gioia, Ilaria scopre di essere incinta.

Ovviamente, data la sua decisione di portare a termine la gravidanza nonostante il fibroma, il suo ginecologo le da dell’incosciente: “Signora con un fibroma così grande portare a termine una gravidanza è impossibile.. e se non avrà problemi oggi ne avrà in futuro.

Passano i giorni, e i mesi, e a 39 settimane nasce con parto cesareo la piccola Soraya! Come scrive Ilaria “uno schiaffo a tutti quei ginecologi .. compreso il mio, che mi dicevano che non ce l’avrei fatta..

Il fibroma di Ilaria oggi misura 9 cm e purtroppo non è più asintomatico. Ilaria è arrivata in pronto soccorso spaventata da una emorragia ed è stata pure derisa dal suo ginecologo, come se lei fosse una pazza fifona. Lei, con una bambina di 2 mesi, e dopo 9 mesi di preoccupazioni, non può certo allarmarsi per dei coaguli di sangue! Dopo una flebo di Tranex Ilaria viene rispedita a casa, dove inizia la terapia con Esmya.

Poi Ilaria inizia a cercare su internet, trova il mio blog, compra il libro Maledetto Fibroma e inizia a cercare una soluzione alternativa all’isterectomia, prospettata con insistenza dal suo ginecologo. Scopre l’embolizzazione e contatta il dr. Muratore dell’ospedale Molinette di Torino.

Adesso Ilaria è in lista per l’intervento di embolizzazione, che dovrebbe avvenire entro luglio. E’ stanca, spaventata e demoralizzata. Ha il terrore che le torni il ciclo (stai tranquilla Ilaria, con Esmya non accadrà).

Mi scrive:

Volevo ringraziarvi anticipatamente..perche le vostre esperienze mi hanno dato il coraggio di guardare oltre..di capire che non esiste solo la miectomia o la laparoscopia o l’isteroscopia per guarire dai fibromi..se non fosse stato per voi non avrei mai contattato il dott muratore e mi sarei sottoposta a l’ennesimo intervento senza utilità. La mia unica rabbia sta nel fatto di non averlo scoperto prima..di sicuro ora sarei felice e con un problema in meno..ma meglio tardi che mai..!! Volevo chiedere a voi del gruppo come sono stati i cicli dopo esmya..e cosa fate ogni giorno per combattere con il sorriso le emorragie..avete dei metodi naturali? Avete sperimentato qualcosa per diminuire il flusso e avere quindi una vita apparentemente normale? Avrei bisogno di consigli…ringrazio tutte voi..e spero che la mia storia sia una delle tante che leggo finire con “è vissero felici e contenti” vi aggiorno presto su km andrà l’embolizzazione. e vi ringrazio ancora di cuore per aiutare donne come noi..con le palle di affrontare ogni giorno questo problema con il sorriso e con la voglia si farcela sempre!!

 

Il dr. Muratore a Ilaria è sembrato gentile e disponibile però è ancora piena di dubbi. Soprattutto Ilaria è preoccupata perchè la degenza dopo l’operazione sarà all’ospedale San Anna, dove lavora il suo ginecologo, che non appoggia la sua decisione e che quindi, teme Ilaria, non la seguirà più di tanto durante la degenza.

Ti ringrazerei infinitamente se parlassi della mia esperienza sul tuo blog e su fb ..uno per capire se qualcuna ha avuto a che fare con Muratore se lo conoscono..o se per lo meno hanno fatto l’embolizzazione a Torino.. due..perchè credo che la mia esperienza di gravidanza possa dare conforto e fiducia a tutte quelle donne a cui viene detto che è impossibile avere un figlio con un fibroma.. spero che la mia testimonianza possa aiutare le altre donne come tu con il tuo libro hai aiutato me..a farmi forza in questi mesi difficili..a capire quale strada avrei potuto prendere..e a sapere che al mondo non siamo sole..!!

Grazie Ilaria! La tua storia per me è già nei lieti fine. Un augurio di cuore a te e alla tua piccola principessa Soraya.

La testimonianza di Maria Elena embolizzzata dal dr. Lupattelli

Pubblico con piacere, così com’è, la testimonianza di Maria Elena. Maria Elena aveva un piccolo fibroma di 2cm che le causava un ciclo molto abbondante. Dopo il consueto pellegrinaggio, che ben conosciamo, tra vari ginecologi, Maria Elena ha incontrato il dr. Lupattelli e si è sottoposta ad embolizzazione.

Ecco com’è andata!

 

Buonasera,
la mia esperienza con un maledetto fibroma è nata qualche anno fa, quando ho iniziato a monitorare il piccoletto (appena 2 cm). Il maledetto, seppur di dimensioni ridotte, mi causava emorragie importanti che mi avevano ultimamente limitato parecchio il vivere quotidiano e ridotto drasticamente le energie. Ho peregrinato fra vari ginecologi: l’ultima mi ha riempito di ormoni che non hanno giovato davvero a nulla, anzi, chissà cosa mi sono ingerita… Mi ricordo bene quella domenica pomeriggio di fine gennaio: non ce la facevo davvero più a sostenere questi enormi sanguinamenti e, purtroppo, nessuno mi stava aiutando a trovare una soluzione.

Passato l’attimo di scoramento, ho pensato ad Internet, la Dea Variabile, che mi ha aperto le porte al mondo dell’embolizzazione. Ho approfondito il tema e mi sono chiesta perché i ginecologi non me ne avevano mai parlato. Per loro l’unica soluzione era un intervento chirurgico, con tutte le conseguenze del caso, aggiungo io. Era indescrivibile la rabbia che ho provato per non averne saputo nulla prima d’allora. Non ho avuto indecisioni: ho fissato un appuntamento con il dott. Lupattelli a Milano e, di lì a poco, sono stata embolizzata a Catania. Non ho assolutamente sentito alcun dolore per un paio di giorni dopo l’intervento, mentre è stato un po’ faticoso e doloroso il viaggio di rientro, con il Toradol giustamente stivato in valigia (sono bresciana e ho scelto Catania per l’immediata disponibilità). Ho ripreso il lavoro dopo qualche giorno: per stare meglio mi ci sono voluti una decina di giorni.

Ora sto davvero bene, le emorragie sono scomparse, ho una vitalità che non sapevo di avere! Sono diventata una paladina dell’embolizzazione: ne parlo a chiunque, non si sa mai, magari conosce qualche persona che ha quella problematica e che può trarne giovamento. Durante il mio breve “soggiorno” a Catania ho conosciuto, tra le altre, una giovane donna del sud con un trascorso rocambolesco tra trasfusioni, interventi chirurgici e tante altre sofferenze. Siamo in contatto da qualche mese: lei mi ha tenuto monitorata e io l’ho incoraggiata ad interrompere Esmya ed a farsi embolizzare. Sono contenta che questa mia nuova Amica abbia da qualche giorno deciso di interrompere la cura devastante che le avevano prescritto e di farsi embolizzare.

Ho sempre saputo che nella vita non bisogna mai arrendersi e questa ne è una prova. La riconoscenza nei confronti del dott. Lupattelli è indubbiamente infinita; sono certa che riuscirà a vincere la battaglia che consentirà di affermare la tecnica dell’embolizzazione. Grazie per avermi ospitato in questo prezioso blog! L’unione fa la forza!

Maria Elena

Lina operata per un fibroma e 3 cisti ovariche

Lina ha 42 anni e soffre a causa di 3 cisti ovariche grosse e di un fibroma. Ha trovato il blog cercando informazioni sul dr. Camanni. Per fortuna posso già pubblicare il suo lieto fine, che non ha bisogno di alcun commento ..

sabato 25 febbraio
Ho cominciato ad avvertire dolori nel basso ventre. Assomigliavano al dolore che si prova durante le mestruazioni, alla colica renale, a tante cose. Ho aspettato un po’ di giorni, sperando che passasse ma il dolore c’era eccome.

giovedì 2 marzo
Vado dal medico della mutua che non vede niente di particolare e mi dice di prendere buscopan. Passano alcuni giorni e non mi sento affatto meglio.

domenica 5 marzo
Decido di andare al pronto soccorso. Lì specifico che secondo me il problema è di ordine ginecologico perché quando è iniziato tutto era il giorno dell’ovulazione – è da un po’ di mesi che seguo il mio ciclo con il clearblue. Mi mandano in ginecologia e con l’ecografia vaginale scopriamo 3 cisti ovariche grosse e un fibroma. Devo fare l’esame del marcatore ca 125 e andare il prima possibile dalla ginecologa per capire cosa fare. Mi sono preoccupata tanto. Facevano certe facce e mi hanno parlato di asportare le ovaie. E poi sono andata a vedere cosa era il ca 125. Ma perché l’ho fatto? perché sono curiosa e volevo risposte. Essendo sprovvista di gine, per fortuna ne avevo di recente già individuato una con cui potrei trovarmi bene. Sentivo di dover fare un check up. A volte l’intuito! E invece mi sono presentata già con una cartella clinica sotto il braccio.

martedì 7 marzo 
esame del marcatore CA 125

mercoledì 8 marzo
Esito esame CA 125. nella norma. pffiut

venerdì 10 marzo
La mia nuova ginecologa mi esamina. Altra eco vaginale. Tutto benigno. Ma la tegoletta c’è: sospetta l’endometriosi che avrebbe causato cisti e fibroma, che sembrano un ciccinin ridotti rispetto all’esame fatto al pronto qualche giorno fa. Ho sempre avuto le mestruazioni dolorose ma tutte le volte mi dicevano di prendere la pillola per non soffrire più. Senza andare più a fondo. Conseguenza non ho più reputato utile andare da ginecologi se era per farmi dire la stessa cosa. E io la pillola non la volevo. Volevo mantenere il ritmo naturale del mio corpo. La ginecologa mi chiede di fare l’esame della riserva ovarica, al mio compagno la capacitazione del seme, e poi ancora un’ulteriore ecografia con un esperto che dovrebbe confermare la diagnosi e chiudere il cerchio degli accertamenti. 

Perché ora si inizia a parlare di tempo. Ho quasi 43 anni. lo voglio un bimbo? sS sì non devi perdere tempo e fare l’intervento. L’intervento???  L’alternativa potrebbe essere di prendere la pillola per 6 mesi/1 anno e vedere se le cisti vanno via o si riducono ma non è sicuro. “Alla tua età il tempo è prezioso” mi dice la gine, e se vuoi un bimbo non bisogna rimandare di mesi.

sabato 11 marzo
Esame del sangue per la carica ovarica.

venerdì 31 marzo
Ecografia tv 2d.  Confermate le 3 cisti all’interno delle ovaie : ovaio sinistro ciste 5 cm e ovaio destro 5 cm + 8 cm. Per un totale di 18 cm! però si allontana l’ipotesi dell’endometriosi. Le cisti sono abbastanza chiare. E poi un piccolo mioma e non fibroma. Meno di 2 cm per cui nessuno vuole parlarne. Confermata la diagnosi, è altrettanto confermata la soluzione: laparoscopia. La pillola non può risolvere niente nello stato in cui sono. Troppo grosse.

mercoledì 5 aprile
Incontro con i chirurgi per l’intervento. Mi avvisano dei rischi che possono subentrare e io crollo. e piango. Possibile che io debba affrontare tutto ciò? io una fifona. L’operazione è prevista per il 2 maggio. Ho un mese per allargare i confini. Per domare la paura. Paura dell’anestesia, paura che qualcosa vada storto, paura di non tornare come prima.

giovedì 27 aprile
Esami preoperatori: sangue, elettrocardiogramma, radio del torace.

sabato 29 aprile
Incontro con l’anestesista

martedì 2 maggio
D-Day: l’intervento. 
Ce l’ho fatta! 

Ho passato il mese di marzo a soffrire per il male e a capire cosa avevo. A chiedermi mentre trascorrevano i giorni se la prossima ovulazione, le prossime mestruazioni mi avrebbero stesa. Ho passato il mese di aprile a soffrire per il male, a domare la paura e ad aspettare l’intervento. Così ben presto navigo su internet e a parte qualche forum di discussione molto interessante, capito sul blog di Eleonora. E all’improvviso mi sento meno sola. Mi si apre un mondo, tutto al femminile. Comincio a capire che non è poi così colpa mia se mi ritrovo con quelle cisti. “Ma da quanto tempo non si è fatta visitare??” Per trovarle bisognava essere un medico attento. E non ce ne sono molti. Solo ora ho fatto le mie prime eco transvaginali! Nessuno si è mai preso la briga di capire perché avevo le mestruazioni dolorose. Basta prendere la pillola no? che poi è vero che prendendola forse non avrei avuto cisti e simili ma non lo dicevano per questo motivo, lo consigliavano per evitare il dolore. C’è tantissima disinformazione. L’attenzione alle varie problematiche dell’apparato genitale femminile è parecchio recente. Insomma per il 2 maggio sapevo tutto. Avevo due chirurghi. Uomo e Donna  (Il Dr. Camanni e la dott.ssa Del Piano). Ying e Yang. Mi aspettavo ad un po’ di umanità, almeno così erano stati dipinti. Lei dopo l’intervento è passata a trovarmi. Mi ha detto che pensava sarei stata l’ultima persona a riprendermi. E invece ero già in piedi a camminare. E dice che sono un po’ “mattarella”, che solo i “mattarelli” sono anche i più veloci nella ripresa. Ma “mattarella” sta per il fatto che quando ci siamo incontrati la prima volta il 5 aprile mi sono messa a piangere? O sta per il fatto che in sala operatoria prima di dormire le ho preso la mano chiedendole conforto e supporto morale? La prego mi dica che andrà tutto bene? Ma certo! E ci voleva così tanto per dirlo!? Sono stata così fuori luogo?? Anche lui è venuto in camera a confermarmi che era tutto ok. L’ovaio sinistro era davanti a quello destro schiacciato e girato su sé stesso. Ha tolto un bel po’ di roba. 

Ora sono convalescente. Ho la pancia enorme. Sono stata fortunata. Lina

 

 

Dal Tranex all’embolizzazione: storia di una rinascita

Pubblichiamo con piacere la testimonianza di Barbara.

Mi chiamo Barbara, ho 43 anni e il mio calvario è cominciato due anni fa.

Avevo cicli abbondantissimi che duravano sei giorni, non potevo più usare i normali assorbenti ma dovevo indossare direttamente i pannoloni. Ad un’ecografia mi hanno riscontrato un utero fibromatoso e, in particolare, un fibroma anteriore intramurale di sei cm. Mi hanno detto che o toglievo l’utero o facevo una miomectomia . Ho scelto la seconda, ovviamente, non volendo affatto rinunciare al mio utero, la miomectomia è stata praticata con taglio simil cesareo. Dopo l’intervento anziché stare bene ho cominciato ad avere emorragie senza interruzione,  non mi davano spiegazioni, andavo avanti a Tranex e dopo due trasfusioni di sangue mi hanno dato l’ Enantone, per tre mesi .

Passati i tre mesi ho ricominciato ad avere il ciclo e, di nuovo, in modo emorragico.

Non era cambiato nulla, ho rifatto un’ ecografia e mi hanno riscontrato ancora l’utero fibromatoso e un fibroma intramurale sottosieroso di 5 cm più un altro piccolo, dietro.

Il 21 aprile ho cominciato ad avere emorragie continue, sono andata dal ginecologo e mi ha dato come cura 6 Tranex al giorno più 5 giorni di Primolut , due al giorno.

L’ emorragia, malgrado tutto ciò, continuava, arrivavo a prendere 8 Tranex al giorno.

Il ginecologo allora mi ha dato Esmya, una al giorno, per cercare di far ridurre il fibroma e praticare di nuovo una miomectomia, oppure, se non si fosse ridotto, togliere direttamente tutto l’ utero, tanto ormai, a parere suo, sono vecchia, a 43 anni.

Malgrado l’ Esmya l’ emorragia continuava e lui mi ha detto di continuare a prendere il Tranex.

Sono arrivata ad avere l’emoglobina a sei, ero  sempre stanca e debole e avevo giramenti di testa.

Non mi sono arresa e spulciando su internet ho trovato delle informazioni su una tecnica che mi nessuno mi aveva mai proposto, l’Embolizzazione Uterina.

Ho visto la testimonianza di Antonella e le ho scritto.

Fortunatamente mi ha chiamata la sera stessa e mi ha parlato della sua esperienza e mi ha dato il numero del dottor Morucci al San Camillo di Roma.

L’ ho chiamato sul numero di cellulare e mi ha dato l’appuntamento per il sabato stesso, immediatamente. Devo dire che è un medico meraviglioso, disponibile, gli ho portato gli esami e mi ha programmato l’intervento per il sabato dopo, vista l’ urgenza della situazione.

Sono stata operata il 6 maggio alle 17, Antonella mi è stata vicina tutto il tempo e il medico mi ha supportata tutto il tempo.

Non ho sentito nulla durante l’operazione e neppure dopo, la domenica stavo bene e mi hanno dimessa.

Dal giorno dell’ intervento non ho più avuto perdite e fortunatamente ho ancora il mio utero e la possibilità di dare un fratellino o una sorellina a mia figlia.

Adesso sto bene, ho ripreso finalmente a vivere la mia vita e tutto ciò lo devo a due persone fantastiche ad Antonella che mi ha aiutata in questo percorso e al dott Morucci, che è veramente un medico unico e di cuore.

Ho perso due anni della mia vita perché nessuno mi ha mai parlato dell’ Embolizzazione.

Ho sofferto tantissimo.

Adesso posso sorridere.

 

Barbara