Martina che ha eliminato il suo fibroma in Culdotomia con il dr Rolli

Sono sempre tanto tanto felice di ricevere le email con i vostri lieti fine e le pubblico sempre con immenso piacere, e anche con soddisfazione.

Martina mi ha scritto più di un mese fa, e mi spiace di condividere con voi la sua bella storia così in ritardo, ma non sono riuscita a fare diversmente. Leggete, leggete!

Cara Eleonora, ho letto molto nel tuo forum per tanti anni e mi ha aiutato a comprendere e orientarmi rispetto la problematica che ci accomuna. Non mi piace espormi, ma ho deciso di scriverti perché ho scelto la tecnica rispetto la quale ci sono meno testimonianze: la culdotomia.

Volevo quindi far sapere ad altre donne che è un’opzione valida e mini-invasiva. Io sono stata operata dal dottor Rolli mercoledì scorso ad Adria e sinceramente scrivo anche nella speranza che possano emergere anche altri nominativi di dottori che la praticano, visto che ormai il bravissimo dottor Rolli va verso la fine della sua carriera.

Io ho scelto questa tecnica e non l’embolizzazione anche per avere la possibilità di effettuare un esame istologico del fibroma rispetto al quale sono in attesa. Questo su suggerimento della mia ginecologa. Tutto è andato benissimo, dal giorno dopo è stato come non essermi operata. Unica complicazione: un terribile mal di collo in posizione eretta che ancora mi tormenta, ma questo è un effetto collaterale dell’anestesia spinale.
Letta la notizia della tua dolce attesa ti faccio tanti auguri!

Tanti auguri a te cara Martina! E buona nuova vita senza fibroma!

Il grosso fibroma di Vanessa, che nessuno riusciva a diagnosticare

Vanessa mi ha scritto mentre ero in vacanza, per raccontarmi la sua bella storia. Vi lascio direttamente alle sue parole, e direi che non c’è bisogno di aggiungere altro!

Vanessa: pittrice, scrittrice, è una ragazza di 26 anni che vive a Colleferro, una cittadina a sud di Roma. Piccola ma tosta, dall’aspetto di una dolce bambolina, ma forte dentro (così dicono di lei), con determinazione e un pizzico di fortuna è riuscita a trovare la strada dell’embolizzazione e desidera raccontare la sua avventura.

“Ho un forte desiderio di raccontare la mia storia affinché un giorno qualsiasi ragazza come me che si trovi in questa spiacevole situazione possa essere informata, possa trovare un aiuto e un incoraggiamento per risolvere questo maledetto problema comune in molte donne.
Tutto è incominciato la sera della Vigilia di Capodanno. Mi sono recata al pronto soccorso della mia cittadina in quanto accusavo strani e fastidiosissimi dolori nella parte inferiore dell’addome da ben due giorni. Visto il periodo dell’influenza il mio medico di base mi aveva detto di prendere Buscopan e tutto sarebbe passato. Ne ho prese quattro, ma niente. Sono stata visitata dal medico di turno del PS (di cui sottolineo la professionalità, la gentilezza e lo ringrazio), il quale subito mi ha sottoposta a un’ecografia e a diversi esami del sangue, con successivo consulto ginecologico presso un altro ospedale.

Ho scoperto di avere un grosso fibroma di 10 cm all’interno dell’utero e tutti i valori dell’emocromo sballati! Non ho assolutamente mai avuto sintomi prima di allora! Non mi sono mai accorta di niente. È stato la sorpresa di Capodanno. Scoprirlo per me è stato come cadere dalle nuvole.
Diciamo che avrei potuto scoprirlo prima quando ho iniziato a sentirmi male… Ma facciamo un passo indietro.

Nel mese di Novembre dopo aver trascorso una piacevole serata al cinema con una mia amica e aver bevuto una cioccolata calda, durante la notte mentre dormivo ho avuto delle fortissime fitte intrecciate sotto la pancia e sono svenuta. Sono stata portata al pronto soccorso, dove una dottoressa mi ha “visitata” e non mi ha fatto nessun esame, dicendomi che il malessere era stato causato dalla cioccolata. Mi ha dimessa e mi ha consigliato di fare un elettroencefalogramma, una risonanza e una visita neurologica. Trascorro tutto il periodo precedente al Natale ad eseguire questi accertamenti, che mi sarei potuta benissimo risparmiare! Un dottore mi diceva che avevo la Sindrome di Stendhal, un altro mi ha detto che devo controllare i miei stati d’animo e lo stress e addirittura mi ha prescritto delle gocce antidepressive. Neanche fossi pazza!!! E così ho strappato la ricetta perché capivo che la causa del mio svenimento non era quella. Ogni tanto mi sentivo stanca e davano sempre colpa che studio troppo, che lavoro tanto. Ma negli ultimi mesi ho notato le mie mestruazioni un po’ abbondanti, nonostante ho sempre avuto il ciclo regolare. Non ho mai avuto alcun sintomo che poteva farmi pensare a un problema di tipo ginecologico.

Presa dalla disperazione e dal forte spavento dopo essere stata allarmata in ospedale, io e i miei non sapevamo cosa fare e dove andare visto che a Colleferro non c’è più nulla di Ginecologia. Così il giorno seguente chiamo mia zia a Roma che subito mi indirizza da una ginecologa. Mi viene fissato un appuntamento nel giro di una settimana. Mi reco in visita nello studio da questa luminare al centro di Roma e mi conferma la diagnosi: il fibroma è grandissimo e va tolto subito! Un bel taglio e si toglie. Forse avrei dovuto fare l’intervento in due volte. Ma sono piccola e devo salvare il mio utero se vorrò avere dei figli.

Il terrore e i pensieri dentro di me aumentavano sempre di più. Sentivo qualcosa di strano, che non dovevo fare ciò che mi veniva proposto. Qualcosa non mi convinceva, avevo molti dubbi. Non c’era più la serenità in me. Ero frastornata da mille domande. Mi chiedevo “Ma perché devo ritrovarmi un taglio così grosso nella pancia (con tutte le conseguenze) come si faceva cinquant’anni fa, con la Scienza avanzata di oggi? Sarei diventata una tela di Lucio Fontana!”

Nel frattempo ho dovuto posticipare la mia tesi di laurea in Accademia prevista a Marzo.
Pochi giorni dopo mi trovo a scuola a raccontare la mia storia alla mia professoressa che, molto disponibile e sempre cordiale, è comprensiva e mi mette in guardia sulle nuove tecniche di chirurgia mininvasiva. Io non capivo perché la ginecologa non mi aveva informata. Così con la pulce nell’orecchio mi metto a investigare su internet e trovo un mondo di informazioni. Solo da un disegno leggo la parola Embolizzazione che subito mi fa ritornare alla mente Eleonora, una mia amica di scuola che nei mesi scorsi ha fatto proprio questo tipo di intervento per lo stesso identico problema!
Decido con molta ostinazione di fare questa cosa. Riesco a reperire moltissime informazioni su internet riguardo questa tecnica e soprattutto tutti i suoi vantaggi!
Lei mi spiega tutto, mi incoraggia e mi manda dal mitico Dottor Morucci del San Camillo. Lo contatto telefonicamente e mi fissa un appuntamento nel giro di pochissimi giorni. Sono stata in visita da lui il 14 febbraio con gli esami che avevo fatto, gli racconto tutta la storia e lui mi mette subito in lista per l’intervento. Sembrava una cosa che andava per le lunghe. Poi ci siamo sentiti diverse volte, mi ha fatto fare gli altri esami. Ho fatto l’intervento il 15 Maggio! Ed eccomi qua, a distanza di poco più di un mese ho visto dei miglioramenti. Felicissima e grata al Dott. Morucci, un medico professionale, una persona amorevole e speciale, a tutta la sua equipe che lavorano ogni giorno con amore per il proprio lavoro, dedizione, istaurando un rapporto di empatia con i pazienti!

Nonostante abbia incontrato molta superficialità nei dottori precedenti, e anche quelli che spesso tendono a spingerti sul privato, ho trovato anche la professionalità e la sensibilità dei medici con tutto il personale dell’Ospedale San Camillo. Mi sono trovata veramente bene! In particolar modo ci tengo ad evidenziare l’efficienza delle Strutture Pubbliche!
Lascio tempo al tempo… attendo con molta pazienza i risultati effettivi nei prossimi mesi. È tornata la serenità e intanto volo alla tesi di Luglio…

Grazie alla mia amica, alla mia prof., ai dottori che mi hanno aiutata. Grazie ad Eleonora Manfrini che ha avuto la saggia idea di creare questa pagina e a tutta questa tecnologia, ai validi mezzi di comunicazione che permettono di divulgare tante informazioni, ci danno la possibilità di scrivere le nostre esperienze a quante più persone possibili.
Questo mio quadro nella foto, che intitolai A passo di danza, vuole essere un inno alla femminilità: siamo passi, tracce, storie, con la speranza di raccontare sempre tante storie di noi donne, di progredire facendo conoscere a tutti questa innovativa e validissima tecnica e ascoltare solo musica di gioia!”

Vanessa Flamini

Emma che tiene a bada il suo fibroma con la pillola Cerazette

Appena tornata da una bellissima a lunghissima vacanza a zonzo tra le Sporadi, cerco di combattere il caldo torinese e lo shock da rientro aprendo subito il blog, leggendo i vostri commenti e le vostre ultime email (piano piano recupero e rispondo a tutte!) e, soprattutto, preparando due bei pacchetti con i due libri Maledetto Fibroma che tra poco raggiungeranno due di voi.

Ho in testa tanti nuovi contenuti da condividere con voi, e inizio col raccontarvi il bel lieto fine di Emma, che mi ha scritto pochi giorni fa. Emma ha 47 anni, abita a Torino, e ha scoperto il suo fibroma 6 anni fa. All’inizio era piccolo, misurava solo 1,9cm. La sua ginecologa di allora non l’aveva ritenuto preoccupante poichè sosteneva che Emma fosse vicina alla menopausa (a 41 anni). Adesso il fibroma di Emma è arrivato a misurare a 4,5cm di diametro e lei non ha intenzione di aspettare che cresca ancora.

Le sue mestruazioni non sono eccessive, se non il 2° e 3° giorno di ciclo. Per fortuna al momento non c’è stato bisogno di prendere farmaci. Emma non vuole optare per una terapia ormonale, tipo Esmya.
Ha provato u po’ di tutto del mondo della “medicina alternativa”: agopuntura, kinesiologia, costellazioni famigliari, meditazione, fitoterapici, omeopatici. Ma nulla ha avuto effetti sul fibroma.

Volevo solo ringraziarti per avermi suggerito di andare anche dal Dott. Camanni qui a Torino per sentire il suo parere. Oggi sono stata in visita da lui e mi è piaciuto moltissimo. Finalmente un ginecologo che mi ha spiegato tutto per bene, gentilmente e concretamente! E’ stato delicatissimo anche per l’ecografia transvaginale, spesso fastidiosa, se fatta un po’ bruscamente.
Ho pensato a te e ho pensato a ringraziarti moltissimo per il consiglio e per il tuo lavoro di informazione e di sostegno alle donne che soffrono di questa patologia.

Emma mi aveva scritto la prima volta a settembre, dopo aver incontrato un radiologo interventista e valutato la strada dell’embolizzazione. Per qualche ragione però era rimasta dubbiosa e non era convinta di farsi operare da lui. Ed ecco poi cosa è successo:

Sempre grazie al blog di Eleonora, leggo che ora anche alle Molinette di Torino c’è la possibilità di fare l’embolizzazione, anche se il post-operatorio sembra ancora non ben collaudato. Mmm.
A marzo di questo anno sono stata in Germania per un mese e si presentano perdite ematiche continue. Vado in ospedale, mi faccio controllare e mi dicono di non preoccuparmi. Prendo il Dufaston e per fortuna cessano. 
Al mio ritorno, vado di nuovo dalla mia ginecologa storica, che mi consiglia di prendere la pillola Cerazette, solo progestinica. Sto da dio. Niente mestruazioni. Purtroppo, sono anche un’ipertesa, e combinazione, dopo circa 1 mese che la prendo, si ripresentano valori pressori decisamente alti. La sospendo. Faccio esami del sangue, elettrocardigramma, cardioecografia. Tutto ok, tranne il mio solito problema di iperaldosteronismo (il motivo della mia ipertensione). I valori pressori scendono, ma alla sera continuano ad essere alti.
Provo ad andare da un altro ginecologo, per avere un altro consulto. Decisamente da depennare dalla lista: mi dice che se si presenterà un’eventuale emorragia, ci sarà da valutare il  “Togliamo tutto, tanto alla sua età…”. La storia la conosciamo tutte. 
Nel frattempo, si presentano di nuovo le mestruazioni, abbondanti e mi durano 15 giorni! Mi preoccupo e non so come fare. Anche perché a fine luglio ho un gruppo da accompagnare in giro per i monti per una settimana e lì dovrei avere le mestruazioni. Terrore! 
Per fortuna mi viene in mente il consiglio di Eleonora e prendo appuntamento con il Dott. Camanni. Posso davvero dire solo “Grazie!” Il mio fibroma intramurale non è aumentato di dimensioni: il Dottore mi spiega (e mi fa vedere!!) che dipende come lo si misura, dipende dalla posizione in cui si fa l’ecografia. Mi dice che un fibroma come il mio non ha bisogno di chirurgia e che difficilmente darà grossi problemi. Bisogna solo agire sui sintomi, che sono le mestruazioni abbondanti. Ma mi spiega anche il perché: questo tipo di fibroma rende l’utero meno elastico e quindi si contrae meno durante la mestruazione. Ecco le mestruazioni belle rosse e abbondanti. Mi suggerisce di provare di nuovo a prendere Cerazette, visto che mi trovavo bene se non per l’aumento della pressione, che secondo lui, è proprio “di mio” e non dovuta alla somministrazione di questa pillola. Ma mi dà anche un’altra opzione se dovessi riscontrare di nuovo valori pressori alti: pastiglietta per la pressione (che non interferisce in nessun modo con la pillola Cerazette) e poi in autunno si può valutare l’inserimento di una spirale progestinica.
Finalmente soluzioni e proposte e non solo: “Torni tra 6 mesi per un controllo, vediamo se il fibroma aumenta la sua dimensione, prenda il Tranex se dovesse arrivare un’emorragia, togliamo tutto, attendiamo”. Insomma, ieri sono uscita dallo studio del Dott. Camanni serena e con delle soluzioni concrete! 
Ora attendo le prossime mestruazioni (ma perché non vado in menopausa?!) e comincerò a prendere di nuovo Cerazette. Spero funzioni, ma il mio cervello sa già che ci sono altre soluzioni e io sono molto più tranquilla. Non più l’incubo di pensare a cosa sarà, non sapere cosa fare e vivere con l’ansia che possano venire mestruazioni a fiumi. Beh, è un altro vivere!
Nel frattempo continua il mio lavoro sull’alimentazione, che credo davvero di fondamentale importanza. In qualche modo, secondo me, aiuta. Non risolve, certo.
Cara Eleonora, grazie di cuore ancora, il tuo lavoro di informazione è davvero di fondamentale importanza!
Vi auguro una buona e serena estate e spero che tutte noi possiamo avere un po’ di serenità nei nostri pensieri e nel nostro corpo.
Vi abbraccio,
Emma
Buona estate anche a te cara Emma, e grazie per la tua testimonianza!

L’intervento in laparotomia di Alessia all’Ospedale Sant’Anna di Torino

Ecco la storia di Alessia, reduce di un intervento di laparoscopia per la rimozione di un fibroma. Grazie di cuore per aver condiviso con noi la tua bella testimonianza, e un gigantesco in bocca al lupo per il tuo futuro!

Ciao,

volevo raccontare la mia recente esperienza per fare in modo che più donne possano venire a conoscenza di questi “maledetti fibromi”.
Sono una donna di Torino di 33 anni senza figli e ho sempre goduto di buona salute. Dai 23 anni fino allo scorso anno prendevo Lybella, più che altro per rendere sopportabile un ciclo altrimenti invalidante (dolori, nausea e febbre).
Nel corso del 2017 ho avuto parecchi episodi di candida, che fino a quel momento non sapevo neanche cosa fosse. Dopo aver preso diversi medicinali sono riuscita a debellarla ma era chiaro che c’era qualcosa che non andava…mi era rimasta una fastidiosa leucorrea e il mio ciclo era cambiato. 
Nonostante la pillola, ero tornata ad avere dolori e tensione mammaria durante il ciclo e a cicli alterni delle fortissime emorragie nel primi due giorni di ciclo. La ginecologa decide di prescrivermi una pillola simile ma diversa, pensando che magari semplicemente mi fossi assuefatta alla pillola precedente. Ma mi invita a prenotare un’ecografia transvaginale, anticipandomi che avrei potuto avere un fibroma o un polipo.
Ovviamente vado nel panico…cos’è un fibroma?? È grave? Si può curare? ANSIA…
Faccio l’ecografia circa un mesetto dopo e ovviamente viene fuori lui, il MALEDETTO FIBROMA di 6×6 cm. Tralascio il fatto che la dottoressa ecografa (non so se si dice così) ha avuto il tatto di un elefante in una cristalleria, arrivando a incolparmi di non essermene accorta…ma si può??
Comunque a questo punto mi tocca fare una radiografia con contrasto per capire posizione, dimensioni esatte e quanto è vascolarizzato. 
E sono così arrivata al 2018. 
Non sapendo dove rivolgermi mi faccio consigliare dal mio medico: la cosa migliore è rivolgersi agli ospedali, nello specifico qua a Torino al Sant’Anna che è un ospedale universitario ostetrico-ginecologico.
Una volta alla settimana fanno visite ambulatoriali con un normale ticket, così prenoto per la fine di gennaio. Durante la visita mi fanno un’ecografia approfondita, e ammetto anche un po’ dolorosa, e il responso è: MIOMA SOTTOMUCOSO DI 6×7 cm (ebbene sì è crescito nel giro di pochi mesi) con deformazione della cavità uterina. Ecco spiegate le emorragie, i dolori lancinanti, la pancia perennemente gonfia, la cattiva digestione e il bisogno di urinare ogni ora.
Il ginecologo che mi sta visitando in ospedale mi consiglia di operarmi e mi invita a fare subito le procedure per il pre-ricovero da loro per poter calendarizzare tutte le visite prima dell’operazione. Come si può immaginare io alterno momenti di panico a momenti di rassegnazione…tenermelo e continuare a soffrire o buttarmi sulla chirurgia? L’intervento si prospetta in LAPAROSCOPIA con anestesia totale, un po’ complesso date le dimensioni del fibroma e il mio utero che è retroverso (praticamente adagiato sul tratto finale dell’intestino).
Alla fine combatto la paura e prenoto tutto al Sant’Anna (ovviamente gratuitamente perché a carico del servizio sanitario nazionale). Così dopo esami del sangue, ecografia più approfondita e visita anestesiologica mi viene comunicata la data…a soli due mesi dalla prima visita in ospedale!
Durante l’ultima visita il chirurgo che mi avrebbe operato mi consegna un plico esplicativo dell’operazione che dovrò affrontare, il quale mi toglie praticamente tutti i dubbi che avevo…e mi ordina tutta una serie di cose da fare prima dell’operazione: dieta senza fibre, prendere il carbone vegetale, lavande vaginali disinfettanti e nel giorno precedente prendere un flacone di lassativo.
Arriva la mattina del giorno dell’operazione, mi metto le calze antitrombo, prendo la borsa con vestaglia e cambio e mi reco in ospedale con la mia famiglia. Arrivo alla 7 ma scendo in sala operatoria solo alle 12 perché in lista sono l’ultima della giornata. Nonostante le mie pulsazioni a mille, l’operazione fila liscia anche grazie al personale molto gentile, disponibile e soprattutto preparato.
Quando mi sveglio dall’anestesia noto che ho il catetere e la sacca di drenaggio del sangue uterino. L’operazione è durata quasi 2 ore e il chirurgo mi rassicura che è andato tutto bene. Posso rilassarmi finalmente. 
Il reparto dove vengo portata è piccolo e pensato per brevi degenze quindi c’è una particolare atmosfera rilassante, forse proprio perché tutti sanno che presto se ne andranno a casa. Le infermiere e infermieri sono tutti gentili e premurosi. La prima notte passa tranquilla, poi decidono di tenermi ancora un giorno visto la mia consistente perdita di sangue e conseguente anemia. A posteriori mi dico meno male…la laparoscopia mi presenta il conto: forti dolori al petto, alla spalla e in generale molta aria nell’intestino. Quando ti fanno la laparoscopia ti gonfiano la cavità addominale per poter lavorare megliosui tessuti interni e poi parte di quell’aria ti rimane dentro e deve essere riassorbita. Il che avviene per ognuno in tempi diversi ma il dolore è abbastanza normale. Se fossi tornata a casa avrei sicuramente chiamato il 118, invece rimanendo in ospedale mi hanno tranquillizzato e somministato del buscopan per flebo, che mi ha aiutato a sopportare le coliche.
Dopo due notti in ospedale torno quindi a casa, dove ho passato circa una settimana praticamente tra letto e divano, poi man mano mi si sono rimarginati i 4 taglietti e adesso ho solo delle piccole cicatrici rosa che sto trattando con il Bio-oil (una nell’ombelico e tre appena sopra la zona del pube)
Ora devo fare la visita di controllo ma mi sento veramente benissimo, come non mi sentivo da tanto tempo! Mi si è riappiattita la pancia, il ciclo è normale  e mi sento decisamente più “leggera”.
Posso quindi sostenere che ne è valsa decisamente la pena. Se tornassi indietro lo rifarei. Certo non è una passeggiata, ci sono tanti ostacoli e situazioni ansiogene da superare, ma visto che finora ho notato solo risultati positivi posso dire che vale la pena di affrontarli.
Spero che questo racconto possa essere di aiuto per chi sta vivendo una situazione simile, se non altro per capire che non è un problema irrisolvibile. Per me è stato fondamentale confrontarmi con alcune amiche che, chi in prima persona e chi come familiare, ci erano già passate. E poi questo forum, dove ho letto tante testimonianze affini alla mia.

Un abbraccio a tutte!!!

Letizia che ha scoperto come stare bene nonostante i fibromi

Letizia ha 41 anni, abita a Bolzano, e mi ha scritto per condividere con tutte voi la sua esperienza. Letizia non è riuscita a liberarsi di tutti i suoi fibromi, e non è diventata mamma, ma ha scoperto che la sua vita può comunque essere meravigliosa.

Leggete leggete!

 

Ciao. Sono Letizia. Ho 41 anni. Ho passato la vita a lottare contro fibromi, anemia e dolori costanti.

Un primo intervento a 28 anni. Laparotomia con asportazione di 9 fibromi, il più grande di 6 cm. La ripresa è stata lunga e fisicamente impegnativa. La laparotomia mi ha lasciato cicatrici e aderenze successivamente rimosse, assieme a ulteriori 7 fibromi, in un secondo intervento in laparoscopia effettuata nel 2015.

In tutti questi anni ho provato senza successo ad avere un figlio, sottoponendomi anche ai protocolli per la procreazione assistita presso strutture specializzate. Con il secondo intervento non è stato possibile, per il chirurgo, rimuovere tutti i fibromi. L’utero era compromesso ed il rischio chirurgico di asportazione di tutti i fibromi giudicato superiore rispetto ai benefici. Nonostante l’esito parziale di questo intervento ho avuto l’opportunità di conoscere un medico chirurgo eccellente che ha saputo guidarmi in una riscoperta del valore del mio benessere come donna a prescindere dalla possibilità di diventare madre. Questa esperienza mi ha aperto una visione diversa ed incentivato ad una ricerca di una qualità di vita superiore a quella cui ero abituata.

Lo scorso anno ho assunto esmya per 2 cicli di 3 mesi. Ho tollerato bene il farmaco ed i benefici che posso testimoniare annullank decisamente i pochi effetti collaterali che ho ricontrato nel periodo di assunzione del farmaco. Al momento la situazione è decisamente migliorata, un solo fibroma residuo che ha ridotto comunque le sue dimensioni ed il ciclo è meno doloroso.

Vivo meglio e voglio godere questi 40 anni, consapevole che indietro non si torna, ma non più diminuita da senso di frustrazione, lacrime e dolore. Complimenti per la vostra iniziativa. Penso possa essere veramente utile a tante donne.