Prova a capire se sei un bersaglio emotivo nelle relazioni e impara a difenderti

Se sei una persona molto sensibile, la tua vita è fatta di emozioni che ti colpiscono direttamente il cuore, emozioni belle e frizzanti, e altre più cupe, più pesanti. Se sei una persona molto sensibile, quelle emozioni che ti colorano la vita potrebbero diventare fastidiose, dolorose, e a volte potrebbero condizionare pesantemente il tuo modo di vivere le relazioni, trasformandoti in un bersaglio emotivo.

Se sei circondato dalle persone sbagliate, questa grande sensibilità potrebbe diventare il tallone d’Achille che ti porterà alla sofferenza interiore. Ecco perché è importante imparare a prendere le distanze emotivamente.

Alcune persone non hanno problemi a prendere le distanze, altre invece sì, e sono soprattutto queste ultime che dovrebbero imparare a farlo, a maggior ragione se si sentono come un bersaglio emotivo, intento a farsi strada sotto una pioggia di frecce infuocate che provano di colpirlo nel profondo.

Prendere le distanze a volte è una questione di sopravvivenza

Le emozioni possono regalarci dei momenti indimenticabili, ma quando sono troppe o troppo pesanti da gestire, prendere le distanze può essere la decisione giusta da prendere. Non si tratta di diventare insensibile ma semplicemente di aumentare la propria intelligenza emotiva, imparando a gestire le emozioni in modo tale da non soffrire della troppa sensibilità ed evitare di minare la propria integrità psico-fisica.

Cosa significa prendere le distanze emotivamente? Hai presente quando, con una determinata persona, le discussioni finiscono sempre per degenerare e ti senti in balia di un tiranno emotivo che non fa altro che tirare fuori il peggio di te?

È probabile che tu abbia già incontrato questo tipo di persone, il genere di tiranno energetico che ti fa provare delle emozioni talmente forti e fuori controllo da farti sentire male, sia interiormente che fisicamente. In questi casi, proteggerti dall’influenza di questi tiranni, grazie al distacco emotivo, ti aiuterà a non ricadere nelle loro trappole e a non esaurirti inutilmente.

Con alcune persone, arrabbiarsi non serve a nulla, l’unica soluzione è allontanarsi; a volte basta farlo emotivamente; altre volte, invece, la lontananza fisica sarà la tua unica via di salvezza.

Accettare di essere un bersaglio emotivo significa lasciarsi fare del male

Prima di tutto, è importante che tu capisca che proteggerti emotivamente non significa diventare una persona insensibile, ma semplicemente che tu decidi volontariamente di non permettere alle tue emozioni, e alle persone, di avere potere su di te senza il tuo consenso.

Permettere alle persone che ti fanno sempre provare rabbia, tristezza e frustrazione di usarti come bersaglio emotivo, senza fare nulla per ostacolarle, significa che dai loro il tuo tacito accordo ad esssere manipolato.

Cosa può spingere una persona ad usarti come bersaglio emotivo?

  1. HAI A CHE FARE CON UN TIRANNO RELAZIONALE

Capita di ritrovarsi in una dinamica relazionale tossica nel quale un nostro blocco inconscio trova un degno supporto per venire alla luce; è il caso dei tiranni che ci fanno da specchio contrario, comportandosi in modo proporzionalmente opposto a noi.

È un po’ come giocare a Tetris con i blocchi interiori: i tuoi si incastrano alla perfezione con quelli dell’altro e vi ritrovate entrambi bloccati nel gioco del tiro alla fune, salvo poi rendersi conto che l’unico modo di “vincere”, è smettere di tirare.

  1. L’ALTRO TI CONSIDERA LA SUA PATTUMIERA EMOTIVA

“LASCIA ANDARE LE PERSONE CHE SI AVVICINANO SOLO PER CONDIVIDERE LAMENTELE, PROBLEMI, STORIE TRAGICHE, PAURE E GIUDIZI SUGLI ALTRI. SE QUALCUNO STA CERCANDO UNA PATTUMIERA IN CUI BUTTARE LA SUA SPAZZATURA, NON PERMETTERGLI DI TROVARLA NELLA TUA MENTE”.
— DALAI LAMA

Può darsi che tu abbia a che fare con una persona talmente carica di emozioni negative da cercare negli altri una via di spurgo. Il problema è che, quando tu sei molto sensibile e quindi emotivamente aperto, non riesci a filtrare ciò che ti arriva e ti ritrovi sommerso/a dalla spazzatura dell’altro.

Se già fatichi a gestire le tue emozioni, ritrovarti incastrato in questo ruolo rischia di portarti una grande insofferenza interiore, ecco perché è meglio prendere le distanze.

Lavorare su di te per sistemare i tuoi problemi non implica che tu debba sorbirti pure il lavoro degli altri: ognuno, le sue. Patti chiari, amicizia lunga.

Come smettere di essere un bersaglio emotivo?

  1. RESPIRA

Respirare è il PRIMO riflesso che ti deve venire in mente quando senti le emozioni prendere il sopravvento. Respirando in modo profondo, calmerai il tuo cuore e la tua mente sarà più lucida, evitandoti di farti prendere la mano.

Se la tua mente è lucida, sarà più difficile per l’altro manipolarti.

  1. LA MIGLIORE PROTEZIONE È ESSERE CENTRATI SU DI SÉ

Per smettere di essere un bersaglio emotivo, devi imparare ad essere più centrato/a e sicuro/a di te, ridimensionando ciò che gli altri possano dire nei tuoi confronti.

Immagina di essere giudicata da una persona che tu ritieni importante. Le parole che escono dalla sua bocca sono ingiuste, acide e poco rispettose nei tuoi confronti. Che fare? Immagina che quel veleno ti scivoli letteralmente di dosso, come l’acqua sulle piume di un cigno.

Ciò che dice l’altro non riguarda te, anzi! Quelle parole ne dicono di più su chi le pronuncia che su di te. Se ne sarai consapevole, riuscirai a ridimensionare il vostro scambio di parole e non sarai più un bersaglio, perché l’altro non avrà potere su di te, non sarai in una posizione inferiore a lui: sarai al suo stesso livello.

  1. ALLONTANATI

Se la battaglia è persa già in partenza perché di fronte a te c’è una persona che rifiuta di ragionare, allontanati. Rimanere lì, immobile, non sarà d’aiuto né a lei, né a te. Non si discute con chi non ha orecchie per intendere, è tempo perso.

“NON RIMPIANGO LE PERSONE CHE HO PERSO COL TEMPO, MA RIMPIANGO IL TEMPO CHE HO PERSO CON CERTE PERSONE, PERCHÉ LE PERSONE NON MI APPARTENEVANO, GLI ANNI SÌ.”
— CARL GUSTAV JUNG

Monica segue il suo istinto, dice no al Decapeptyl e sceglie la laparotomia

Leggete con attenzione la storia di Monica, che ha deciso di seguire il suo istinto e non fidarsi di ciò che le avevano consigliato i primi medici che l’hanno visitata. Si è fidata di sè stessa e ha cercato un terzo ginecologo, un terzo parere, perchè non era convinta di ciò che le proponevano .. e ha fatto benissimo!

Come dico sempre, è fondamentale sentire più pareri se qualcosa non vi convince. Due, tre, quattro, ma anche di più, perchè no. Del resto, stiamo parlando della vostra salute, della vostra pelle, e vale davvero la pena di considerare l’opinione di diversi medici e di cercare un professionista che vi ispiri fiducia al 100%.

 

Ciao a tutte. Voglio raccontarvi la mia esperienza in merito al mio intervento di rimozione fibromi, perchè è stato un lungo percorso che mi ha portato a stare bene e perchè so che tante donne devono ancora affrontare questa esperienza, ci terrei a rincuorarle e dar loro dei consigli.

Ho 41 anni, il primo fibroma si è formato che ne avevo 25, ma ho iniziato ad avere grandi problemi in paio di anni fa: bisogno urgente di fare pipì, gonfiore addominale, massa solida e dolente nella zona pubica, mal di schiena, oltre che mestruazioni abbondanti e dolorose.

Sono sposata da 11 anni e io e mio marito non abbiamo cercato figli, ma nemmeno sono arrivati quando abbiamo lasciato tutto al caso. L’ anno scorso sono andata dal mio ginecologo perchè volevamo provare a concepire e per vedere perchè stessi così male; mi ha detto che il mio fibroma era cresciuto più grande di un pompelmo e che andava assolutamente tolto (oltre che avermi detto che se ne erano formati altri due più piccoli). La gravidanza era da escludere fin quando non mi sarei operata. Mi ha prospettato un intervento tradizionale con taglio e ripresa dolorosa.

Allora, sotto consiglio di un’ amica, a settembre sono andata da un altro ginecologo (molto rinomato) che di solito opera in laparoscopia. Lui (persona freddissima e di poche parole) mi ha detto che il fibroma era di 9 cm e che non mi assicurava la laparoscopia. Oltretutto i tempi di attesa nel suo ospedale erano di minimo 6 mesi e mi ha consigliato di fare tre mesi di Decapeptyl, da iniziare a gennaio, per mettermi in menopausa temporanea e sperare nella riduzione del fibroma. Io sono uscita dal suo studio molto amareggiata, un po’ dal suo atteggiamento per niente empatico e soprattutto per la questione delle punture che non mi andava giù.

A inizi di quest’anno, arrivato il momento di fare la puntura, sono stata assalita da una sensazione strana…che ora amo chiamare destino perchè mi ha cambiato la vita… Quel giorno sono andata dal mio medico di famiglia (persona molto comprensiva e precisa), non mi vergogno a dire che ho pianto e gli ho parlato dei miei dubbi in merito alle punture di Decapeptyl, non volevo farle … (oltretutto dall’ospedale mi avevano detto che i tempi di attesa si erano allungati a un anno quindi ne avrei dovute fare 6 e non 3). Il mio medico mi ha detto che secondo lui, data l’ età e il non aver ancora avuto figli, era meglio non farle e mi ha dato ragione. Mi ha detto che aveva un suo caro amico ginecologo a Parma, un professore molto stimato, e mi ha consigliato di sentire anche il suo parere. Se anche lui mi avesse dato il suo parere positivo in merito al Decapeptyl, allora avrei deciso serenamente.

So che state pensando… che andare un terzo ginecologo è esagerato, che bisogna fidarsi… Lo stesso mi ha detto anche mio marito, ma oggi mi continua a ripetere: “Meno male che hai detto retta a quella sensazione quel giorno!”. Ecco…quella sensazione e il ginecologo di Parma mi hanno CAMBIATO LA VITA. Il giorno che sono andata a visita da lui, a febbraio 2020 sono entrata angosciata e sono uscita col sorriso. Lui, una persona pacata, gentile, sorridente, mi ha visitato e mi ha detto che avevo l’ utero ingrossato come una donna incinta di 6 mesi, il fibroma era quasi 10 cm ma che lui mi avrebbe operato in laparoscopia (sarebbe intervenuto col taglio solo in caso di estrema necessità. Ha detto che non dovevo fare nessuna puntura di Decapeptyl. Ha fatto entrare anche mio marito e ci ha spiegato dettagliatamente tutta la prassi dell’intervento e del ritorno a casa, ci ha illustrato i rischi, ci ha detto TUTTO quello che c’ era da sapere e soprattutto mi ha trattato come UN ESSERE UMANO e non come un numero.

Era fissato tutto per fine marzo, ma per l’ emergenza Covid è slittato tutto a metà maggio.

Ora vi racconto: mi sono ricoverata il lunedì, mi hanno fatto subito il prelievo, il tampone per il Covid, la visita cardiologica, i raggi al torace, la visita con l’ anestesista e la visita col ginecologo (che ancora una volta mi ha rassicurato e rincuorato). Mi sono sistemata in camera (vi consiglio, per il ricovero, di portare camicie da notte in cotone coi bottoni davanti, io ho preso quelle da parto e sono comodissime! E di portare salviette umidificate e un rotolo di carta assorbente da tenere sul comodino). Il pomeriggio mi hanno fatto la puntura di Eparina (antitrombo) sulla pancia. La sera è venuta l’ infermiera e mi ha fatto il clistere (sensazione per niente piacevole ma è passato subito). La notte ho dormito pochissimo per la paura… per me era tutto nuovo, non avevo mai fatto un intervento, un ricovero o un’anestesia totale e poi ero completamente sola perchè a causa dell’emergenza Covid in ospedale non facevano entrare nessuno.

Al martedì mattina alle 5.30 altro clistere, ho fatto la doccia, ho messo il camice e le calze elastiche antitrombo (che mi aveva detto di portare il ginecologo) e mi hanno portato in sala operatoria. Ero terrorizzata, ma una volta arrivata lì ho trovato un ambiente sereno, tutti sorridenti e gentili, che mi hanno rassicurato e calmato. L’ infermiera mi ha messo la flebo sulla mano (pensavo peggio, solo un pizzichino), mi hanno portato sul lettino e ha iniziato a girarmi tutto (mi sembrava di essere sulle montagne russe ubriaca), mi hanno messo la mascherina e…buonanotte!

Quando mi sono svegliata ho visto subito la faccia sorridente del medico che mi ha detto: “Signora, l’ intervento è riuscito benissimo, abbiamo fatto la laparoscopia, abbiamo tolto tutti i fibromi (ne hanno trovati 4 )e il più grande pesava 600 g.!” Io ero felicissima anche se sentivo molto freddo e avevo una forte nausea. Mi hanno riportato in camera, messo la coperta e la flebo antivomito e mi sono addormentata.

La sera l’ infermiera mi ha lavato e mi ha fatto alzare per cambiare le lenzuola e ho provato fortissimi dolori nella pancia, sembrava di avere dei vetri nell’utero. La mattina dopo mi hanno già tolto il catetere per ” costringermi” ad alzarmi sia per fare pipì ma soprattutto per camminare, visto che dovevo espellere l’ aria del gas messo per la laparoscopia. L’ infermiera (molto dolce anche lei, ma un po’ tutto il personale) mi ha detto di sforzarmi perchè camminando l’ intestino si sarebbe rimesso subito in moto e non avrei avuto problemi. Questa cosa mi ha dato coraggio (mi spaventava andare male di corpo visti i punti interni) e allora ho passato quasi tutto il mercoledì a camminare avanti e indietro il corridoio, con la bottiglietta del drenaggio in mano (ero piegata in avanti perchè sentivo dolore, ma ho camminato). Andavo anche a fare pipì da sola e non ho chiesto nessun antidolorifico (a parte la sera dell’ intervento).

Ho tirato fuori un coraggio che non credevo di avere, ma ciò è stato reso possibile dal personale medico sempre rassicurante e gentile che mi faceva sentire tranquilla. Il giovedì mattina il ginecologo mi ha visitato e mi ha detto che era tutto ok, mi ha spiegato come medicarmi e fare le punture di eparina (sulle braccia) per i 10 giorni successivi, che i primi due cicli sarebbero stati dolorosi e abbondanti e che ci saremmo rivisti dopo il secondo ciclo. Poi l’infermiera mi ha tolto il drenaggio dalla pancia…quello è stato il momento più brutto… una sensazione fastidiosa e dolorosa che per fortuna è durata poco! Il giovedì pomeriggio ero a casa, finalmente. I primi 10 giorni sono stati duri tra dolori, punture e medicazioni.

Per fortuna ho avuto mio marito sempre vicino perchè ho fatto fatica ad alzarmi dal letto da sola e camminare. Ho preso le bustine di ferro per 20 giorni, sono riuscita ad andare in bagno già il sabato (ho mangiato brodino e patate lesse, come in ospedale ed è servito) e il primo ciclo è stato sì abbondante e un po’ doloroso, ma ne ho avuti di ben peggiori. Ed oggi…a distanza di poco più di un mese IO STO BENE!!!

Sono felice, sono tranquilla e piena di gioia per aver superato questo ostacolo. A me ci è voluto un mese pieno per riprendermi perfettamente, sono stata in malattia e ho dato tempo al mio corpo di riprendersi come doveva. Non ho fatto (e non faccio) sforzi, non sollevo pesi e se mi accorgo che alcuni movimenti mi danno fastidio, evito di ripeterli. Faccio delle brevi passeggiate e mangio bene. A metà luglio andrò a controllo e il ginecologo mi dirà quanto dovremo aspettare per provare ad avere un figlio (che nel caso, farà nascere col taglio cesareo per evitare il rischio di rottura utero per il travaglio).

Voglio dire a tutte quelle che devono affrontare o stanno affrontando questa situazione di avere fiducia e di non perdere la speranza. Andate anche da 10 medici se non vi ispirano fiducia, perchè trovare quello giusto è fondamentale! Fidatevi dei segnali che vi dà il vostro corpo e delle sensazioni che mente e cuore vi trasmettono… io l’ho fatto e ora sto bene.
Monica

Francesca operata in laparoscopia dal dr Benatti

Ecco il lieto fine di Francesca, operata meno di una settimana fa in laparoscopia. Grazie mille Francesca per la tua preziosa testimonianza, e buona nuova vita senza fibromi!

Ero terrorizzata e disperata all’idea di dover fare questo intervento, anche perché reduce da un altro intervento ad un braccio per un incidente 7 mesi fa.

L’ho rimandato più che potevo e nel frattempo il fibroma era cresciuto, anche a causa di stimolazioni ormonali fatte nel frattempo.

Sono stata operata dal Dott. Roberto Benatti di Parma, ginecologo a cui mi sono rivolta dopo aver avuto esperienze negative con molti ginecologi di Bologna.

Mi sono fidata di lui e delle rassicurazioni che mi aveva dato sull’intervento che poi si sono rivelate tutte corrette. Lui ed il suo anestesista Dott. Tedeschi sono stati bravissimi e molto pazienti.

Intervento in laparoscopia per fibroma intramurario di 6 cm posteriore che è durato un oretta.

Sono stata operata venerdi e rientrata a casa la domenica, dal lunedi non ho più avuto dolore né perdite né febbre e non prendo più medicine. L’unica cosa un po’ più impegnativa è stata l’anestesia totale che richiede qualche ora per essere smaltita ma il recupero di un intervento in laparoscopia è molto veloce ed indolore.

Il mio consiglio è quindi quello di non rimandare troppo questo intervento perché i fibromi crescono velocemente e vi assicuro che non è un intervento impegnativo, se fatto in laparoscopia.

Filomena operata in laparotomia a Napoli dal dr Pellicano

Ecco la testimonianza di Filomena, operata in laparotomia a Napoli dal dr Pellicano.

Salve, mi chiamo Filo e sono della provincia di Benevento.

La mia storia con i maledetti fibromi inizia drammaticamente e dolorosamente a settembre 2019, quando mi procurano un aborto, o meglio un parto prematuro al quarto mese.

Non sapevo di averli. Gonfiore addominale, da sembrare incinta al 5 mese anche prima della gravidanza e pressione sulla vescica sono stati sintomi sempre snobbati dai vari medici e ginecologi. Una settimana di contrazioni da parto giorno e notte e un mese di sofferenze fisiche post aborto.

Fu così che iniziai a pellegrinare tra strutture ospedaliere di eccellenza del centro Italia e medici per avere conferma o smentita di quanto detto dagli illustri dottori della mia città. Ero già in attesa di intervento a dicembre da parte di un primario che mi aveva preventivato un taglio addominale enorme data la grandezza di 11 cm del più grande dei miomi, ma col grande rischio a 37 anni di perdere l’utero. Nessuna parola aggiunta e nessuna rassicurazione.

Mi reco di nuovo al Gemelli di Roma, già visitata un mese prima per la gravidanza e per tentare di portarla quanto più avanti possibile, quando ancora non avevo nessun sintomo se non la preoccupazione che quegli enormi mostriciattoli mi avrebbero creato problemi. Così ho conferma che l’intervento è tipo cesareo e che la mia condizione era al quanto delicata. Cominciare un iter lungo ed un giro di controlli a Roma senza avere un nominativo di riferimento mi ha destabilizzata.

Poi arriva quel consiglio da una amica operata a Napoli qualche anno fa dal Dott. Pellicano, che mi invita vivamente a prendere un consulto con questo ginecologo garantendomi di essere un medico sempre aggiornato e ricercatore in ambiti molto delicati quali endometriosi e miomi uterini. Fiduciosa dall’idea di poter incontrare direttamente chi mi avrebbe operata, fisso un appuntamento. Il giorno dopo il mio compleanno.

Unico medico a chiedermi cosa pensassi della mia situazione, quale idea mi fossi fatta e quali fossero i miei dubbi e preoccupazioni. Appurato che cercavo il medico a cui dare fiducia per farmi “mettere le mani addosso” mi prescrive quella benedetta cura di Esmya che tutti gli altri si erano rifiutati di farmi provare.

I tempi di attesa al Policlinico Federico II erano lunghi e non avevo un’assicurazione per coprire l’intervento in una struttura privata. Mi rincuora che l’attesa non sarà vana perché mi farà fare controlli ed il ciclo di Esmya servirà almeno a cercare di migliorare la struttura fibrosa dell’utero ed evitare emorragie durante l’Intervento.

Il primo mese si riducono i miomi di un cm in media poi restano stabili. Dalla prima visita, essendo lui specializzato anche in endometriosi mi individua subito una cisti di quasi 5 cm all’ovaio sx, da togliere anche quella. Possibile che prima di lui nessuno se ne sia accorto?
Ultima visita a fine febbraio, ci si vede all’intervento mi dice. Poi il lockdown e le crisi, la psicosi di vedere crescere i miei miomi, perché nel frattempo il secondo ciclo per mantenere stabile la crescita è vanificata dal ritiro del farmaco.

A maggio vengo ricontattata dall’ospedale per ripetere il day hospital pre operatorio già fatto a novembre e avere le mie disponibilità all’intervento. Poi il nulla, fino a quando risentendo il Dott. Pellicano al cellulare mi rincuora dicendomi che farà il possibile per operarmi entro l’estate, comprendendo bene il mio stato d’animo ansioso tra fare l’Intervento il prima possibile e la paura dell’Intervento stesso.

Nel frattempo fisso un appuntamento di controllo a distanza di 3 mesi dall’ultimo. Vengo chiamata all’improvviso dal Policlinico, ricovero mercoledì 27 maggio ed il 28 verrà operata. Mi crolla il suolo sotto i piedi, ma la visita col dottore il 25 mi tranquillizza molto. Avrebbe voluto a tutti i costi evitarmi il taglio ma la vicinanza dei miomi, la loro grandezza e la cisti lo fanno propendere per la laparotomia, mini taglio mi dice.

In ospedale, causa covid, il ricovero è blindato. Niente visite, solo il post operatorio è potuta esserci mia mamma per la notte. Tutti gentili e attenti a tranquillizzarmi. Io che avevo terrore dell’anestesia. Epidurale + generale, spiegato tutto passo passo unite sempre alle parole: stia tranquilla e rilassata non è niente. Mi fanno distendere in posizione da visita ginecologica prima che le gambe non rispondano più, una respirata di aria fresca nella mascherina e non vedo più nulla. Mi risveglio fuori dalla sala operatoria con il flebo di morfina già in corso, il tempo che facciano effetto e non sentirà più dolore mi dice lo stesso infermiere di prima, abbi fede Signora. Il tempo di arrivare in camera e la pace dei sensi dalle fitte sentire appena sveglia.

Il Dott. Pellicano dopo le rassicurazioni un minuto prima dell’intervento, passa a farmi visita in camera il giorno dopo per garantirsi che stia bene. Mi dice che mi ha rimessa a nuovo, togliendomi quei grossi brutti mostriciattoli e la cisti anch’essa grandicella. La pancia è sgonfia finalmente e morbida al tatto, mi commuovo nel raccontarlo al dottore della mia prima scoperta tastando la pancia, nonostante fossi ancora stordita dalla anestesia e addormentata dal bacino in giù. Il Dottore come promesso passa a salutarmi la domenica sera nonostante non fosse in servizio e la mattina del lunedì prima della dimissione. La sera scherzosamente mi dice che sta andando benone e che continuando così nel giro di un mese sarei tornata a casa. Impallidita mi conferma le dimissioni del giorno dopo, ha voluto tenermi un giorno in più in osservazione per suo scrupolo.

Dopo una settimana sono tornata nel suo studio per togliere i punti. In realtà mi ha tirato solamente un filo, e tolto il punto del drenaggio, non ho sentito nulla pur avendo paura. Anche qui mi rassicura dicendo: “ah sì la rimozione dei punti è dolorosissima”. Con le dovute osservazioni, una cura per tenere a riposo l’utero, tra 6 mesi potrei già pensare ad un’altra gravidanza. Gli altri medici che mi hanno visitata prima di lui mi mettevano ansia per l’Intervento perché poi avrei dovuto aspettare almeno 1 anno.

Io consiglio questo Dottore ho avuto commenti favorevoli anche da altre pazienti degenti nel reparto. Tra cui una mamma che continuava a ripetermi di essere in ottime mani, aveva salvato le ovaie della figlia 24enne, mentre altri medici ormai la davano per spacciata.

Mi sento di dire che l’intervento, almeno in laparotomia, non è una passeggiata ma tutto è sopportabile se si affronta con serenità, soprattutto se si ha fiducia in chi opererà. Cercare e chiedere pareri fino a quando non si sente di aver trovato il medico giusto per se stessi. Non è cosa ci dicono a il come a fare la differenza. Ce la dobbiamo fare a sconfiggere il maledetto!

Tanti auguri cara Filo, e buona nuova vita senza maledetti fibromi!

Liliana in cerca di consigli: togliere l’utero o no?

Liliana combatte un fibroma di 6cm che le causa un ciclo molto abbondante. Ha contattato il dottor Muratore ma pare che le visite siano bloccate fino al 15 giugno. Vorrebbe quindi contattare il dottor Camanni, e intanto raccogliere pareri ed esperienze di donne che vivono una situazione simile alla sua..

Oggi ho terminato la lettura del libro, Maledetto Fibroma….che ventata di speranza.

È iniziato tutto 1 anno fa…perdite da due mesi, poi diventate più abbondanti, forse cistite, insomma avevo un peso misto bruciore nel basso ventre, emorroidi e infine blocco della vescica.. dopo una giornata a bere parto per il pronto soccorso. Ricoverata in ginecologia, mi viene diagnosticato vescica dilatata, mioma IM/SS di mm 45. Mi consigliano subito di togliere utero e ovaie, inoltre ferro e ferritina bassi.

Dopo 2 giorni biopsia, per sospetto tumore.. Esito negativo. 3 mesi Esmya. Ripartenza dopo alcuni mesi del ciclo, abbondante e ultimamente scarso ma continuo. Visita da un nuovo ginecologo fibroma diventato di 6 cm. Mi consiglia togliere tutto tanto a 54 anni che ne faccio ancora dell’utero (così mi viene detto.)
Mi sapete consigliare..Vorrei provare a contattare il Dott. Camanni.