L’intervento in laparoscopia di Veronica

Veronica ha 30 anni e quando mi ha scritto era in attesa del suo intervento in laparoscopia per la rimozione di un fibroma di 6cm..

Ciao! Mi chiamo Veronica ed ho da poco compiuto 30 anni…sono capitata per caso su questo blog e ho pensato di raccontare anche io la mia storia,che sta aspettando una fine! È poco più di un anno che il mio ciclo diventa sempre più abbondante,tanto da costringermi a restare a casa appena arriva…niente lavoro,niente uscite e per l’estate niente mare o piscina in quei giorni…è diventato un incubo, quindi a Marzo scorso ho deciso di andare dalla ginecologa della asl (non ne avevo una che mi seguiva, e non facevo una visita da parecchio tempo).

Quella mattina, una dottoressa scorbutica e sbrigativa dopo la visita mi comunica che probabilmente avevo un fibroma…”ma tanto lo sapeva no?” Eh no che non lo sapevo…non sapevo nemmeno cosa fosse… mi invita quindi a farmi un’ecografia transvaginale e di tornare appena avessi il risultato. Mi sale il panico…la prima cosa che penso è se potrò mai avere figli…sono quasi due anni che ho accanto la persona più meravigliosa del mondo e il nostro sogno è quello di costruire una famiglia…parliamo spesso di questo e quel giorno mi è caduto il mondo addosso. Con l’appoggio di mia madre e del mio fidanzato mi faccio forza e vado a fare l’ecografia transvaginale. Questa dottoressa è più stronza (si può dire stronza? No perché è anche riduttivo ;D ) di quella precedente…mi fa male e mi tratta come se la colpa fosse mia…mi dice che è un fibroma di 6cm, che è enorme e che non capisce come io possa non essermene accorta…esco da lì in lacrime!

Sono disperata e non so cosa aspettarmi…qualche giorno dopo però la ginecologa mi riceve e mi indirizza verso l’ospedale San Carlo di Nancy di Roma.Prendo appuntamento e ad aspettarmi trovò una struttura ineccepibile e un personale magnifico! Faccio la prima visita con il Dott. Lovoi,che mi rassicura e mi spiega tutto nel dettaglio: mi opererà con laparoscopia. Mi da tutte le informazioni e risponde a tutte le mie domande…qualche giorno dopo mi fa un’isteroscopia diagnostica grazie alla quale scopro di non avere nient’altro oltre al maledetto fibroma! Il primo Giugno ho fatto la preospedalizzazione e la mia emoglobina è risultata bassa, quindi sabato 17 mi rifaranno l’emocromo, domenica 18 mi ricoverano e il lunedì 19 Giugno farò la laparoscopia per rimuovere il fibroma…ho paura…tanta…mi faccio vedere forte ma piango di nascosto… Spero di darvi un lieto fine come quelli che ho letto qui!
Grazie in anticipo per avermi letto e ogni consiglio è bene accetto! 🙂

Purtroppo la sua mail mi è sfuggita .. si è persa tra tutta la posta (qualche volta gmail accorpa le mail che arrivano nello stesso giorno più o meno alla stessa ora e così io me ne perdo qualcuna..), e io non le ho risposto per tempo. Mi è dispiaciuto davvero tanto scoprire di non aver risposto a Veronica e ci sono rimasta malissimo … per fortuna appena le ho scritto lei mi ha risposto, e mi ha raccontanto il suo bel lieto fine|

Domenica 18 Giugno accompagnata dai miei genitori e dal mio fidanzato mi ricovero all’Ospedale San Carlo di Nancy di Roma, dove incontro nell’attesa quella che sarebbe stata la mia unica compagna di stanza, una ragazza poco più grande di me di nome Laura che avrebbe dovuto subire anche lei una laparoscopia il giorno dopo come me. Il primo giorno passa così, ci raccontiamo la nostra vita e tra una risata e l’altra riesco a distogliere i pensieri.
La mattina dopo, Lunedì 19 Giugno, Laura viene portata via intorno alle 7.00 e io scoppio in lacrime perché non sapevo quando avrebbero chiamato me…nel frattempo arriva mia madre che non fanno entrare in stanza quindi faccio la sponda tra la sala d’attesa e la mia stanza mentre aspetto di essere portata via. Intorno alle 10.30 riportano Laura e, anche se lei doveva fare l’intervento per una motivazione diversa, la vedo bene e mi racconta tutto…ho subito pensato “bene,lei è abbastanza in forma e quindi anche io uscirò bella sorridente”.
Dopo ore di attesa, alle 14.15,un’infermiera mi fa mettere il camice e le calze antitrombo (compagne inseparabili ormai…) mi fanno salire sulla barella e passo in lacrime davanti a mia madre che mi abbraccia.
Due infermieri, mentre cercano di tranquillizzarmi, mi spingono fino a uno stanzino dove avrei aspettato di entrare in sala operatoria e dove ho incontrato l’anestesista e i medici che mi avrebbero operato, il Dottor Lovoi  (il ginecologo che mi segue) e il Dottor Russo, tutti e 3 meravigliosi! Mi fanno la pre anestesia per calmarmi e salgo sul lettino operatorio. 
Il mio risveglio è stato orribile,non riuscivo a smettere di tremare, cercavo il mio fidanzato e mia madre…chiedevo disperatamente di essere portata da loro mentre mi controllavano tutti i valori…l’anestesista mi comunica che è andato tutto bene e che erano le 19.30… i medici vengono a salutarmi informandomi che avevano asportato il fibroma intramurale all’utero e che l’intervento era durato 3 ore.Il maledetto fibroma non c’era più!!!!
Nella più totale agitazione mi portano in camera e vedo finalmente il mio fidanzato e i miei genitori che poverini mi tengono la testa e il corpo mentre vomito l’anestesia…Le infermiere quella notte non permettono a nessuno di restare con me e così resto sola con la mia compagna di stanza che mi consola e mi appoggia! 
Il giorno dopo un’infermiera viene a farmi alzare,insistendo perché io faccia tutto da sola…perciò dopo 10 minuti di tentativi mi alzo,vado in bagno e lei se ne va…inizio a sentirmi male e esco dal bagno con la vista offuscata, completamente nuda ( è stato in quel momento in cui ho capito come fare a perdere ogni briciolo di pudore ahahahah). Due infermieri mi rinvengono e mi vestono, così finalmente riesco a fare colazione. Poco più tardi un medico mi informa che vista la mia debolezza (emoglobina bassa,ferro basso e chissà che altro) forse sarei uscita il giovedì, ma sempre se fossi stata in grado…quindi passo la giornata a farmi forza, cammino e aspetto l’orario di visita quando vedo il mio amore, i miei genitori meravigliosi e i miei suoceri venuti a rallegrare quelle due ore. La mattina dopo, con il braccio livido dalle numerose analisi del sangue e la mano gonfia per la canula, il mio ginecologo mi dimette, inaspettatamente, imponendomi il riposo assoluto…mentre finiva di dirmi questo ero già al telefono con i miei per farmi venire a prendere!
È finito tutto così…il 19 Luglio avrò il la visita di controllo dove mi diranno anche i risultati dell’esame istologico…spero vada tutto bene! Sono in fase di ripresa…devo prendere il ferro per un mese, delle bustine per l’energia e delle capsule vaginali…ho le mie inseparabili calze antitrombo e vedo miglioramenti giorno dopo giorno…mi tirano un pochino i 4 punti e devo stare attenta ai punti interni, ma sono a casa e mi godo le persone che amo! Ho passato dei momenti bruttissimi e ho giurato che tornerò in un ospedale solo quando avrò un bimbo…speriamo presto 🙂
 
Sarò sempre grata a mia madre che ha sofferto  insieme a me, a mio padre che è sollevato dal fatto di poter diventare nonno prima o poi, al mio fidanzato che è la persona più importante della mia vita. Un ringraziamento speciale a Laura, la mia compagna di stanza…letto 21 io e letto 22 lei…se non l’avessi avuta al mio fianco non so come avrei fatto! Grazie a quell’infermiera bionda che mi ha aiutata e incitata! Grazie al prete dell’ospedale che con la sua unzione degli infermi mi ha portato fortuna! Grazie al Dottor Lovoi e al Dottor Russo! 
Grazie a te Eleonora e grazie a tutte le donne che combattono, che anche se sono deboli come me… ma che poi ce la fanno!!!
Un abbraccio a te e a tutte voi!
Buona convalescenza cara Veronica! E poi, soprattutto, buona vita!

Valentina da Brescia e Anna da Salerno scelgono l’embolizzazione

Valentina è una bella ragazza calabrese dai capelli ramati con tanta voglia di vivere.

Mentre si appresta a sposarsi, subito dopo essersi trasferita a Brescia, con il futuro marito, scopre di avere un fibroma. Il suo fibroma è di ben quattordici cm e per lei inizia un calvario. Isterectomia, a neppure quarant’ anni e senza figli, le viene prospettata la reale possibilità che sia necessaria l’asportazione dell’utero. Smarrimento e incredulità pervadono Valentina e il fidanzato, mai avrebbero pensato di trovarsi in una condizione così terribile, tutti i sogni di un futuro sereno e di una bella famiglia vengono offuscati da un torbido presagio di mutilazione. Valentina non aveva mai avuto sintomi, nessuna emorragia, ma, ahimè, in seguito, scopre che i fibromi sottosierosi, spesso, non danno quel tipo di sintomo. Spesso non danno alcun sintomo, finché la massa non è così ingente da dare problemi agli organi adiacenti.

Nonostante la sentenza terribile e irrevocabile Valentina non si scoraggia e cerca su internet una soluzione meno invasiva, una chiave di lettura migliore per una storia difficile che le possa permettere di sconfiggere il suo problema senza rinunciare al suo organo. Scopre, per fortuna, che da vari decenni i radiologi interventisti praticano l’Embolizzazione Uterina con ottimi risultati, si informa e capisce che l’isterectomia non è affatto l’unica via d’uscita, con l’Embolizzazione Uterina e la sua anestesia locale, con il suo taglio di pochi millimetri, anche Valentina può dire addio al suo fibroma.

Si mette subito in contatto con Eleonora che, prima di lei, si è embolizzata con il dr. Morucci. chi, prima di lei, si è embolizzata, contatta il dr Morucci e gli invia i suoi referti telematicamente. Senza alcun costo il suo caso viene valutato e si fissa una data per il mese di giugno, periodo in cui Valentina e il fidanzato avranno le ferie, decide così di partire da Brescia, embolizzarsi a Roma e scendere subito dopo in Calabria, per organizzare il matrimonio insieme ai parenti. Passano alcuni mesi di confronto, informazioni, organizzazione e tanta preoccupazione ma anche speranza. Finalmente arriva il giorno preposto, tutto è organizzato e tutto avviene, Valentina si embolizza. Cito testualmente il messaggio che mi manda il giorno successivo

“ Sono un po’ stanca e acciaccata ma il mostro è morto. Un grazie speciale al mitico dr Morucci che mi assiste, mi supporta da mesi e con la sua professionalità ed esperienza ha ucciso il maledetto fibroma. L’embolizzazione è la soluzione giusta per tutte quelle donne a cui viene prospettata l’isterectomia anche se giovanissime! Da adesso in poi aiuterò anch’io altre donne, non scorderò mai le splendide parole di Antonella che mi esortava a pensare a qualcosa di bello mentre facevo la risonanza magnetica , io l’ho fatto anche durante l’intervento e continuerò a farlo. Donne, non abbiate paura, non fatevi toccare l’utero!

Dopo pochi giorni Valentina mi scrive che aveva passeggiato per cinque chilometri, oggi Valentina è in Calabria e pensa al suo matrimonio.

Nello stesso momento Anna di Salerno, una bella signora dai capelli color oro,  si appresta a scegliere lo stesso intervento, nello stesso ospedale, con lo stesso medico. Anna ha un utero fibromatoso che le procura enormi disagi, le sue emorragie sono infinite e incontrastabili, i ginecologi non le prospettano una soluzione definitiva, le prescrivono Esmya e finché Anna può prenderla tutto sembra migliorare, le emorragie si bloccano, ma, purtroppo, Esmya non può essere presa per sempre e , quindi , appena deve smettere l’assunzione la situazione si palesa essere peggiore di prima. Riprendono le emorragie, i fibromi ricrescono. Anna ha già avuto problemi di salute in famiglia, ha capito che internet può essere un’enorme risorsa, ha già risolto i problemi di salute dei suoi famigliari grazie al web e agli incontri con medici conosciuti sul web, scovando quelle soluzioni che a  volte non ti vengono prospettate di persona. Il web ti può condurre da dottori che ti aiutano davvero. Scopre, quindi, che esiste l’Embolizzazione Uterina, contatta subito il dr Morucci e va a Roma per mostrare i propri esami. Anche lei è embolizzabile, non è necessario togliere l’utero, basterà embolizzare i fibromi, come sempre si fa con questa tecnica. Fissa una data, va via con le ricette delle analisi del sangue e dell’elettrocardiogramma e si prepara all’intervento, a quel punto manca meno di una settimana. C’è un posto libero, lei lo prende subito, ne approfitta.

Velocità ed efficacia in una calda estate.

Vi copio così come è avvenuto il dialogo tra me, Antonella, e la bella Anna.

Anna : “Ho letto il promemoria. Perché camicia da notte ?? Io non le ho usate nemmeno quando ho partorito. L’ assorbente… Con l’emorragia che ho .. Purtroppo è tutto il giorno che entro ed esco dal bagno, un solo assorbente non basterà.

Antonella: “Perché ti devono mettere 1. il catetere 2. una fascia all’addome molto stretta e con il pigiama eviterebbero di metterti la parte sotto. E’ altamente preferibile la camicia da notte, è più comoda, se tu hai il pigiama porta quello e poi , eventualmente, non ti mettono il pantalone, tanto sei coperta dal lenzuolo. Per le emorragie, se sono davvero devastanti, certo, un assorbente non ti risolve granché, in quel caso ci pensano loro, non ti preoccupare, sono equipaggiati per questi casi, tu, comunque , portati gli assorbenti. Poi potresti avere qualche piccola perdita”

Anna: “Io l ‘intervento lo farò  di pomeriggio. Dell ‘anestesia con il medico non ne avevo parlato, ma mi pare mi avevi detto che fanno la locale…Meglio così. .Avevo letto che qualcuno usa. anche l’ epidurale. Sai domani mi faccio 400 km per arrivare…

Antonella: “No, no lì solo la locale , la fecero pure a me la locale, basta quella, sono molto bravi a gestire il dolore con l’elastomero, credimi. Ma tu hai già preso Esmya, vero?

Anna: “Esmya durante l’ assunzione funzionava, stavo benissimo, il problema è  quando finisce il ciclo terapeutico, i fibromi  sono ricresciuti il triplo. Io di carattere sono positiva, sempre, in merito all’embolizzazione  mi aspetto i risultati positivi, ho preso informazioni, mi sono informata bene, sono convinta. Non ho nessun timore ad affrontare tutto ciò perché  sono convinta che sto salvando il mio utero !

Antonella : “ Non ti preoccupare, ora noi embolizzate stiamo tutte bene, abbiamo tutte risolto il nostro problema comune, vedrai che starai meglio anche tu. Vai serena, prepara le ultime cose, buon viaggio e fammi sapere!

 

Nel momento in cui state leggendo anche Anna di Salerno si è embolizzata al San Camillo di Roma , la sua vita, ora, è tutta in discesa. Le emorragie che le avevano impedito una vita felice saranno un brutto ricordo, anche lei ha salvato il suo utero, anche lei ha detto no al taglia e cuci, anche lei ha detto no alla mutilazione.

Paola può tentare una gravidanza con un fibroma di pochi millimetri?

Paola ha 37 anni e abita a Tricase, in provincia di Lecce, e non vede l’ora di diventare mamma.

Paola ha un piccolo fibroma di 1,5cm, che potrebbe ostacolare la gravidanza e che il suo medico vorrebbe, per la seconda volta, rimuovere in isteroscopia. A Paola la situazione non è ben chiara e vorrebbe potersi confrontare con chi vive una situazione simile alla sua.

Vi racconto brevemente la mia esperienza: ho 37 anni e sono alla ricerca di una gravidanza con mio marito. Dopo 3 mesi di tentativi andati a vuoto, nel mese di dicembre 2016 decido di fare una visita ginecologica di controllo, dalla quale apprendo di avere un piccolo fibroma uterino di 1,8 cm definito “intramurale-sottomucoso”. Io sono una persona molto attenta alla salute, e l’ultimo controllo ginecologico risaliva a meno di un anno prima, per cui sono certa che il mio fibroma sarà comparso negli ultimi mesi, più o meno da quando ho iniziato a notare alcune anomalie nel mio ciclo mestruale, improvvisamente più abbondante e più doloroso del solito.

Comunque in occasione della visita di dicembre 2016 la mia ginecologa mi dice che avrei potuto tranquillamente continuare a cercare una gravidanza, nonostante la presenza del fibroma, e così è stato. Di fatti, appena un mese dopo, il test di gravidanza era positivo, così come le beta. Purtroppo però alla quinta settimana sono comparse delle perdite, ripeto le beta e apprendo che la mia gravidanza non era andata avanti. A quel punto presa dallo sconforto più totale decido di cambiare ginecologo e di approfondire la questione del fibroma. Il secondo ginecologo mi dice sin da subito che molto probabilmente l’aborto era stato causato dal fibroma, da lui stimato in 1,5 cm, che avrebbe ostacolato l’impianto dell’embrione nell’utero, e che avrebbe avuto bisogno di fare un’isteroscopia diagnostica per valutare meglio il da farsi.

A seguito dell’isteroscopia, la diagnosi fu che era necessario rimuovere il mio fibroma, non prima però di averne tentato una riduzione mediante l’assunzione per almeno 2 mesi di Esmya, nel tentativo di ridurre quanto più possibile la cicatrice e preservare la mia fertilità. Dopo 2 mesi mi reco a controllo, e con grande sorpresa del mio ginecologo, il mio fibroma non si era sostanzialmente ridotto nelle sue dimensioni, ma era diventato quasi tutto “endocavitario”, cioè sporgente nella cavità dell’utero, il che avrebbe a suo dire facilitato l’intervento e ridotto notevolmente il post operatorio. Pertanto mi prescrive un terzo mese di Esmya al fine di farlo “uscire completamente”, per usare le sue parole.

In data 19 giugno ho eseguito l’intervento di resezione endoscopica del mio fibroma con anestesia spinale (intervento non da poco…) alla fine del quale mi dicono che non era stato possibile rimuoverlo completamente, perchè contrariamente a quanto pensavano il mio fibroma continuava ad avere una parte intramurale che non era stato possibile valutare prima, e per non rischiare di bucare l’utero non avevano voluto continuare a “scavare”. Pertanto era stata tolta soltanto la parte endocavitaria. Mi scuso se non sto usando i termini medici corretti, ma spero di aver esposto in maniera comprensibile la situazione. Il giorno dopo l’intervento sono stata dimessa, devo dire in ottime condizioni di salute, cioè senza dolori nè eccessive perdite di sangue, e il mio dottore mi ha detto una cosa che non ho capito molto bene (non so se sono io che non ho capito o lui che non si è spiegato) e cioè che tra 30-40 giorni dovremmo fare un’altra isteroscopia per decidere il da farsi, e valutare se fare un altro intervento come quello che ho già fatto (spero di no) per togliere il residuo del mio fibroma, oppure per vedere se il mio utero lo avrà espulso da solo…..

Ora la mia domanda è la seguente: possibile tutto questo casino per un fibroma di appena 1,5 cm che ora dovrebbe essere appena di qualche millimetro???? E’ proprio necessario che io debba sottopormi ad un altro intervento per toglierlo, oppure posso tentare una gravidanza senza che questo piccolissimo frammento causi problemi? Che cosa vuol dire che il mio utero può espellerlo da solo, che non servirà un altro intervento?? Mi piacerebbe confrontarmi con chiunque abbia avuto un’esperienza simile alla mia, perchè io veramente non ci sto capendo più niente…ma l’unica cosa che vedo è che si allungano i tempi per poter tentare serenamente una gravidanza e onestamente mi chiedo se è questa l’unica strada da seguire.
Grazie a chi mi risponderà.

 

Paola, la terapia con Esmya e la rimozione dell’endometrio

Paola ha 38, ha un fibroma cui ha addiruttura dato un nome e stà prendendo Esmya. Pubblico per intero la sua mail

Cara Eleonora,

ho passato giorni a piangere e disperarmi e poi ho trovato il tuo blog e ho trovato te e grazie alle tue parole mi sono fatta forza ed eccomi qui.

Parto dal principio: ho 38 anni e ho da sempre odiato il mio ciclo.
Vissuto come un impedimento alla vita, ho lottato durante la mia adolescenza a volte di più e a volte di meno contro il suo arrivo, per 7 giorni l’incubo di indossare almeno 2 assorbenti super ultra ecc.. per volta. Un suplizio insomma, ma ero fatta cosi’, anche mia mamma era cosi’, si lottava con questi cicli abbondanti ed era normale.

Poi con la pillola si è normalizzato tutto. Un solo assorbente con le ali per volta o un tampax e via, che pacchia!

Il tempo passa e mi sposo, ma purtroppo la vita mi riserva una sorpresa. Niente figli per noi. A questo punto ovviamente la pillola non mi serve piu’ e smetto di ingurgitare ormoni x niente.

Passano un paio di anni e incomincio ad avere spotting pre-mestruale, 3 giorni prima, 5 giorni prima, una settimana prima, ma posso conviverci. Il mio ciclo torna nel tempo ad essere abbondante, molto abbondante fino ad essere ingestibile.
Segue visita ed eccolo li’ la causa di tutto, il mioma è li che ci guarda e pure posizionato malino eh! Facciamo una sonoisterografia cosi’ si vede meglio… e infatti sono 3!

Devo toglierli per ricominciare a vivere. Ho paura, tanta, dell’intervento, dell’anestesia ma ormai sono stremata, il ciclo è uno tsunami, 10-15 giorni al mese preceduti e seguiti da spotting.. I valori del ferro sotto i piedi.

Mi preparo all’intervento assumendo il Cerazette e per due mesi ho sempre avuto ciclo. Sono uno straccio a livello fisico e psicologico., non mi va più di fare nulla, ho sempre un Tena lady super in mezzo alle gambe, non ce la faccio più!

Arriva dicembre 2014 e finalmente la miomectomia! Mi sento subito bene, il ciclo si normalizza, oddio ho il ciclo come le donne normali!!! Incredibile. 5 giorni di ciclo senza avvisaglie e senza code.
Ma dopo nemmeno 1 anno il ciclo ritorna abbondante, e tornano i primi giorni di spotting, di nuovo! Ho paura a farmi visitare. Tiro avanti ma poi mi decido, vado e ta taaan!! Un fibromino piccolino c’è. E si…

Però non ho voglia di andare di nuovo sotto i ferri e allora lotto con assorbenti di varie marche e dimensioni durante i 7 giorni della piena.
Poi trovo e provo la coppetta. La Luv L che è la più capiente in commercio. E cosi tiro ancora un po’ avanti, il mio flusso è anormale, ad ondate e nei primi giorni del ciclo la coppetta mi dura 2 ore. Ed è troppo rischioso anche abbandonare l’assorbente pur con la coppetta. Passano i mesi e io mi impratichisco, riesco a destreggiarmi con i cambi ravvicinati nei primi giorni di ciclo e negli altri vado tranquilla per un bel po’ di ore. Anche di notte, che meraviglia non avere piu’ una “sella” tra le gambe. Mi basta un mini con ali.

Arriviamo ai giorni nostri: Il mese scorso ho avuto 2 cicli con i fiocchi, e in mezzo sempre spotting. Ciclo doloroso con fitte penso come doglie… immagino… Oltre a mal di testa insopportabili. E torno a farmi vedere.

Il fibroma è cresciuto, gli ho dato anche un nome, si chiama Falco. Il ginecologo mi prescrive il piano terapeutico con esmya e alla fine dei 3 mesi mi dice che devo decidere se oltre a togliere il fibroma voglio rimuovere anche l’endometrio. Questo mi causerà l’amenorrea a vita e la non possibilità di concepire ma questo discorso ormai l’ho affrontato anni or sono.

Ed è qui che ti ho incontrato.
Cercando le controindicazioni a questa cura mi spavento e non poco. Non sapevo cosa scegliere: se la fine delle emorragie o tutto il resto.
Grazie a te ho preso la prima pastiglia con più coraggio. Spero di continuare di questo passo. Oggi sono alla 4° pillola e il ciclo sembra stare terminando. Non lo voglio più vedere per i prossimi 3 mesi. Spero di stare bene. Spero di trovare il coraggio di prendere una decisione sull’intervento.

Domani arriverà il libro, mi rincuora averti a fianco se pur in modo virtuale.

Penso di averti detto tutto, mi dispiace non avere il dono della sintesi ma spero di aver reso l’idea sulla mia esperienza.
 Un abbraccio

 

Paola è seguita dal Dott. Massimo Luerti, Responsabile Dell’Unità Operativa di Ginecologia dell’Istituto Clinico Città Studi di Milano e Segretario Nazionale della Scuola Italiana di Chirurgia Mini Invasiva Ginecologica.
E’ stato lui ad operarla la prima volta, proprio tramite isteroscopia è riuscito a rimuovere 3 miomi e pulire bene tutto.
E adesso le ha prescritto lui Esmya per darle tregua dalle emorragie. Le ha inoltre consigliato, una volta terminata la terapia con Esmya, di procedere alla rimozione del piccolo fibroma (2cm) e anche con l’asportazione della parete uterina (sempre in isteroscopia).

A me non è ben chiaro perchè Paola debba accettare anche l’asportazione della parete uterina, e in realtà non so nemmeno bene cosa significhi. Qualcuna ha un’idea più precisa?

Intanto .. un grosso in bocca al lupo a Paola. Siamo tutte con te!

La testimonianza di Cristina, embolizzata a Catania dal Prof. Magnano

Cristina è stata embolizzata qulche giorno fa a Catania, dal dr. Magnano, e ha voluto condividere con noi la sua bella storia a lieto fine. Grazie Cristina, auguroni di cuore per la tua convalscenza, e bravo Professor Magnano!

Mi chiamo Cristina, ho 38 anni compiuti da poco, sono di Reggio Calabria e anch’io sono una “fibroma fighter”. Ho sempre avuto coscienza del fatto che, prima o poi, avrei dovuto fronteggiare questo problema e per una ragione ben precisa: mia madre, mia zia e mia nonna prima di me, loro malgrado, hanno subito un intervento di isterectomia.

Ho scoperto di avere due fibromi, dopo una visita ginecologica svoltasi due anni fa, e che avevo fatto perché avevo un polipo al collo dell’utero (scoperto in seguito a una visita fatta, anzi, mal fatta, in ospedale) che mi provocava continui sanguinamenti. In quell’occasione, fatta presente l’ereditarietà del problema, la ginecologa che ha asportato il polipo, mi conferma la presenza di due fibromi che, però, se asintomatici, andavano soltanto tenuti sotto controllo con visite semestrali e così ho fatto. Ciclo regolarissimo, niente fastidi.

Tutto inizia a prendere una certa piega nl momento in cui, al controllo, mi si prospetta l’intervento di rimozione degli stessi (tecnica che chiamerò “taglio sotto la pancia”), che sarebbe stato tutto sicuro e che avrei ripreso in breve tempo la mia vita normale. Io, che ho paura persino dell’ago per fare il prelievo presso il laboratorio di analisi, non la sto a sentire, perché non ho fastidi di sorta e mi sento bene.

Purtroppo, a causa di vicende familiari, con conseguente stress, inizio a star male e ad avere stanchezza cronica, affaticamento, depressione. Ho toccato il fondo il giorno in cui, praticamente non mi sono alzata dal letto, se non per il tempo necessario a fare colazione. Faccio le analisi e mio padre mi porta dal medico curante. Verdetto: ferro a 3 e rotti e globuli rossi bassissimi; di corsa in ospedale per forte anemia e ricovero con trasfusioni.

Non dimenticherò mai l’arrivo al pronto soccorso e chi guardava me, continuando a guardare i valori dicendomi che ero una morta che camminava. Tre giorni di trasfusioni che mi hanno cambiato la vita e in cui il ginecologo del reparto che ha provato a visitarmi, mi ha guardata con disprezzo dicendomi: ”Non vede che pancia che ha? Sembra incinta! Lei deve eliminare questifibromi!”

Per fortuna, i valori si alzano, mi danno una cura, ma mi dicono che non ho molto tempo per agire, perché, con due cicli abbondanti, potrei perdere le trasfusioni fatte, vanificando tutto.

Avevo letto dell’embolizzazione, perché mi rifiutavo di rassegnarmi al fatto che la scienza non avesse fatto passi avanti in tal senso, ma ciò che non sapevo, era che la tecnica esisteva, ma non era minimamente contemplata dai ginecologi della mia città, dato che sarebbe stato difficile per loro spartire una torta così ghiotta. Il primo luogo che mi viene in mente è Roma e, sebbene i medici mi avessero sconsigliato un viaggio, mia sorella decide di telefonare in mia vece, per conoscere i tempi di attesa, che si riveleranno poi lunghi. Il Dott. Lupattelli, lavora solo in clinica privata, per me dispendiosa, e quindi, ormai rassegnata al “vecchio metodo”, chiedo a mia sorella di fare un ultimo tentativo a Catania col Prof. Magnano. E lì, grazie alla segretaria del dottore, che fissa subito un appuntamento, inizio a intravedere un lumicino in fondo al tunnel: sarà per me possibile effettuare una visita, durante la quale lo specialista dirà se possa avvalermi anch’io di questa tecnica o meno.

Col cuore in gola e piano d’ansia, vado a Catania (lontano da casa mia, ma non come Roma). La segretaria si accorge subito che sono ultra spaventata ma, piano piano, mi mette a mio agio e mi rassicura (dirle grazie sarà sempre troppo poco). Il Dott.Magnano, dopo la visita, mi conferma che la tecnica può essere utilizzata per il mio caso e che sarà anche possibile usufruire del Sistema Sanitario Nazionale, per i costi dell’intervento. Ha ascoltato la mia storia, ha visto le mie analisi recenti e non, con la cura datami dall’ospedale e ha sgranato gli occhi nel sentire le parole sprezzanti rivoltemi dal ginecologo del reparto. Ma a me non importava più nulla: potevo fare l’intervento.

Sempre grazie alla solerte segretaria, potrò embolizzarmi il 27 giugno, praticamente un tempo piccolissimo rispetto alle attese che mi erano state dette, e quello che inizialmente era un lumicino, inizia a diventare una luce che prende corpo sempre di più, ma le sorprese non finiscono qui. La segretaria del dottore, che considero insieme a lui mia benefattrice, mi telefona nuovamente dicendo che il professore è disponibile all’intervento il 20 giugno e che posso recarmi in clinica a Catania per espletare tutte le procedure di rito. Il 18 parto alla volta di Catania e il 19 mattina presto, a digiuno, eccomi presso la clinica per gli esami preparatori e il colloquio con l’anestesista (tutte persone di un’umanità mai vista, che non smetterò mai di ringraziare).

Il 20 mattina, di buon’ora, il personale paramedico (che mi ha sostenuta alla grande) viene “a prendermi”. Se sei fifona come me, avrai il terrore di vedere aghi, bende et similia, ma l’anestesista e i suoi collaboratori sono stati grandiosi nel cercare di farmi rilassare, di farmi ridere, perché avevo addosso tanta, tanta paura.

L’intervento dura in tutto 15 minuti, a seconda del numero di fibromi e della loro grandezza (nel mio caso, uno intramurale da 7 cm e uno sottomucoso da quasi 4); io ero vigile, sebbene mi fosse stata fatta un’anestesia locale dal punto vita fino alle gambe, e ho visto come il professore, con mano esperta, procedesse a “tagliare i viveri” a quei maledetti.

Il post operatorio e le reazioni, dipendono da persona a persona: io ho chiesto una dose di antidolorifico forte, perché mi conosco e so di non avere tolleranza, per cui l’anestesista ha applicato una “pompa” elettronica contenente un mix di farmaci a rilascio programmato (ogni ora) e che mi hanno consentito di tollerare molto bene i dolori. Una volta terminato questo ciclo, ho avuto dei crampi, anche importanti, tenuti a bada da altri antidolorifici e antibiotici. Sono stata dimessa dalla clinica il 22 giugno e sono tornata a casa con un foglio in cui il dottore ha prescritto la cura da fare.

Durante tutto il post operatorio, non mi ha mai lasciata sola; è sempre venuto a trovarmi per chiedermi come stessi, mi ha rassicurata e mi ha spiegato anche che, laddove avessi avuto degli effetti collaterali, quale ad esempio, un’abbondante sudorazione o un po’ di febbre, il tutto rientrava pienamente nella normalità e che non avrei dovuto aver paura.

Ora sono a casa: ho delle perdite (normali, in questi casi), che guarda un po’ coincidono col ciclo che doveva arrivare, ma non somigliano minimamente ai cicli abbondanti di prima e ammetto che la cosa per me è strana, abituata com’ero. Il dottore mi ha detto anche che potrebbe giungere anche due volte in un mese, e che sarebbe normale, dato lo sconvolgimento ormonale in atto, ma in due mesi, tutto tornerà alla normalità. Tra un mese ci sarà il primo controllo e allora saprò se i maledetti stiano iniziando a “seccarsi”, come spero. Vi terrò aggiornate.

Di certo, ho trovato nel Dott. Magnano e nella sua segretaria, due benefattori che mi hanno salvata da una situazione molto seria, senza i quali mi sarei dovuta arrendere alla chirurgia tradizionale, rischiando tanto.