Sveglia a notte fonda, vi racconto una bella storia …

Visto che i superpoteri di Gufetta sono tornati (e questa la capirà, temo, solo chi ha dei bambini), mentre aspetto che la lavatrice finisca di girare e il quadretto e i gessetti che stò preparando per il battesimo di Vittoria di domenica prossima si asciughino, e in attesa di decidere se mettermi a stirare, preparare dei biscotti o aspettare l’alba a letto piuttosto che sul divano, vi racconto una bella cosa che mi è successa ieri, mentre tornavo dalla piscina con Giorgia.

In ascensore ho incontrato Enza (ma ancora non sapevo si chiamasse Enza), che è una bella ragazza bionda che abita nel mio palazzo, due piani sotto casa mia. Forse in cortile parcheggia anche la macchina poco distante dalla nostra (me l’ha detto il Bighi, io in realtà dopo anni ancora non saprei dire quale posto appartiene a chi).

Non ci incontriamo molto spesso, comunque di solito ci salutiamo e basta, o al massimo diciamo qualche parola di circostanza, di quelle “da ascensore”…

Invece l’altro giorno lei mi ha guardata e mi ha detto: “Sei tu quella che ha scritto il libro?” e insomma scopro che lei ha letto il mio libro circa un anno fa, che è stata operata in laparotomia all’ospedale Mauriziano di Torino e che ci siamo anche sentite via email e dovevamo incontrarci una volta in centro, ma poi la cosa era saltata perché lei non era stata bene.
Non ci potevo credere!!

Enza mi ha ringraziata e mi ha detto che il mio libro le ha tenuto tanta compagnia nei momenti difficili, anche perché (come mi scrivete in molte) chi non ci passa in prima persona molto spesso non capisce bene la situazione, o comunque tende a sottovalutarla. Sono sempre tanto felice di sapere che il mio libro vi è stato utile, o ancor meglio “vi ha tenuto compagnia” in un momento di sofferenza.

Ovviamente io ed Enza ci vedremo quanto prima per un caffè, o al sesto piano o all’ottavo, e chissà che non si possa diventare amiche anche nel quotidiano oltre che sul blog!
Davvero una bellissima sorpresa incontrare una di voi nell’ascensore del mio palazzo!

E così poi ho aperto la porta di casa con gli occhi lucidi e ho raccontato al Bighi il tutto super commossa .. spero di rivedere Enza presto e di poter incontrare un giorno, chissà, tutte ma proprio tutte voi!

L’isteroscopia è indicata solo per donne che hanno già avuto figli? Non è vero!

Ringrazio Federica che mi ha offerto oggi lo spunto per pubblicare un altro interessante approndimento per la sezione ‘Non è vero’ (che avevo un pochino abbandonato, ahimè).

Federica ha un piccolo fibroma di 3cm e le hanno detto che l’isteroscopia è consigliata a chi è in menopausa o ha già avuto figli. Subito le ho risposto che di certo non è eseguibile solo su donne in menopausa (io ne ho subite ben due, una diagnostica e una operativa) ma prima di confermarle che fosse fattibile anche su chi non ha mai avuto figli ho chiesto al dr Camanni, che mi ha confermato la cosa.

Più che altro Federica dovrà scoprire di che tipo è il suo fibroma, visto che l’isteroscopia è indicata in caso di fibromi sottomucosi.

L’isteroscopia è mio avviso di gran lunga la tecnica da preferire, se possibile. Viene effettuata in day hospital, di solito in anestesia totale (l’isteroscopia diagnostica in realtà può avvenire anche con anestesia locale, e anche presso lo studio del ginecologo e non per forza in ospedale), e non comporta grosse sofferenze (nessun taglio, nessun dolore, nessun tempo di “ripresa”). La sera si torna a casa e la mattina dopo è come non fosse successo nulla. O almeno, per la mia esperienza è stato così.

Non è vero, quindi, che è indicata solo per le donne in menopausa. E non è vero che è indicata solo per donne che hanno già avuto figli. Sappiatelo!

 

 

 

Paola che si chiede quale sia il momento giusto per una gravidanza

Paola ha 28 anni, abita in provincia di Padova e mi ha scritto la prima volta ad agosto quando, dopo una colica renale, le hanno diagnosticato mediante la risonanza magnetica un fibroma sottosieroso peduncolato di 50x52x35 mm.

I medici le hanno subito detto che era necessaria una laparoscopia per toglierlo e Paola si chiedeva se dopo l’intervento potrà pensare di avere dei figli e anche se la pillola che prende, lestronette, può aver influito sull’insorgenze dei fibromi.

Si chiedeva se ascoltare i consigli del ginecologo e sottoporsi a laparoscopia o se cercare un’alternativa. Si chiedeva se fidarsi dei medici dell’ospedale di Schiavonia, in provincia di Padova, o se cercare soluzioni altrove.

Purtoppo lei non può sottoporsi ad embolizzazione perchè ha familiarità di trombosi. Ha inoltre familiarità da parte di madre di fibromi e anche tumore ovarico.

Insomma Paola mi ha scritto in uno stato di forte confusione.

Quando mi ha riscritto, pochi giorni fa, mi ha detto di aver deciso per l’intervento in laparoscopia, anche perchè ha effettuato una seconda visita durante la quale hanno riscontrato un secondo fibroma a sinistra. A visitarla è stato il Dott. A Fif all’Ospedale Merai di Schiavonia, il quale l’ha già messa in lista d’attesa per l’intervento.

Il medico le ha anche detto che trascorsi 6 mesi dall’intervento se desidera un figlio potrà provare a rimanere incinta. Questo anche pensando alla familiarità di tumore a seno, utero e ovaie presente nella famiglia di Paola.

Paola desidera fortemente avere una bammbino ma non vorrebbe doversi dare una scadenza. Non ha un lavoro stabile e il suo fidanzato guadagna a suo avviso troppo poco per poter avere un figlio. E quindi lei si chiede, e ci chiede, come fare per capire se decidere di compiere questo importante passo dopo l’operazione o piuttosto aspettare ancora.

Le ho risposto che in realtà non sono io a poterle suggerire quando sarà il momento giusto per lei (ammesso che ce ne sia uno!!). Certo è che non dovrebbe cercare una gravidanza solo perchè l’ha detto il ginecologo o perchè c’è chi le mette fretta.
Quello che posso consigliarle però è di affrontare una cosa alla volta. Ora Paola deve pensare all’intervento, e il resto si vedrà dopo. Da qui a 6 mesi secondo me potrebbe anche avere le idee chiarissime in un senso o nell’altro. Tra un mese o due, anche, potrebbe vedere le cose in modo diverso, o “sentire” ciò di cui ha bisogno, in un verso o nell’altro.

Ho riflettuto molto sulle tue parole, e convengo che un figlio va fatto perchè lo si vuole, lo si desidera e non tanto per fare. I miei dubbi nascono proprio da questo, e forse il tempo come dici può aiutare. Ho 28 anni e di certo ho ancora un pò di tempo per fare questo passo. Passo che fino ad ora non ho fatto per problemi economici. Ho già sentito molte volte volte la frase “tanto se aspetti di sistemarti non lo fai mai”, ecco mi risparmio i commenti a riguardo, ma senza soldi un filgio difficile crescerlo. Preciso inoltre che se non riesco a sostenermi da sola un figlio meglio anche di no.

In ogni caso dei pareri mi farebbe piacere sentirli.

In ogni caso ora sono presa con il lavoro che non sto nemmeno pensando all’operazione, non ho il tempo materiale per pensare e per me è un bene perchè mi sento stanca, ma indaffarata che mi distolgo da questa cosa, e sono serena.

L’unica cosa che mi preoccupa un pò sono gli sforzi nell’alzare pesi, o prendere bambini in braccio visto il mio lavoro.

Poi una cosa riguardo l’operazione, ho letto di calze elastiche per l’operazione, ce bisogno anche di pancere? Di solito che si porta? Oltre a pigiama e cose per l’igene scontate.

Ringrazio per la risposta ci sentiamo presto impegni di entrambe permettendo.

Penso che a Paola potrebbe far davvero bene anche sentire i consigli o il vissuto di altre donne, perciò amiche scatenatevi con i vostri meravigliosi e sempre utili consigli!

Il miracolo di Francesca, incinta con la spirale Mirena

Leggete l’incredibile storia di Francesca e ditemi se non è un miracolo questo.. Io penso che il suo destino fosse proprio questo e che per lei, per qualche ragione che al momento ignoriamo, dovesse andare per forza così..

Il mio problema inizia a novembre 2016. Dopo 40 giorni di ciclo mi reco dal ginecologo e a dicembre arriva la maledetta diagnosi: un fibroma.

Il ginecologo mi dice ci riaggiorniamo tra un mese magari sparisce da solo, sono andata a gennaio 2017 e sembrava invariato, ad un successivo controllo ad aprile i fibromi sono diventati 2, allora il ginecologo mi consiglia di andare da una specialista per iniziare esmya.. a giugno inizio esmya e dovrei finirla il 24 agosto, il 14 agosto inizio il ciclo con emoraggie e lo finisco il 31 ottobre, faccio il controllo e la dottoressa quasi quasi pensa di operarmi ma tentano a fare un secondo tentativo di esmya la stessa sera ricomincio esmya ma anche stavolta il 27 dicembre ricomicio il ciclo e esmya finiva il 22 gennaio.

Contatto ancora la specialista e decide di operarmi con isteroscopia per andare a pulire questa grande massa di sangue che vedono e sembra che un fibroma si sia staccato ma io non riesca ad espellerlo. Durante l’intervento effettuato il 14 febbraio mi puliscono e mi impiantano Mirena la spirale per non avere il ciclo. Dopo una settimana ho delle perdite ancora di tessuto ma l’ospedale mi dice che sono normale… finito questo io non ho più il ciclo fino ad aprile dove inizio a stare male dolore al seno e forte nausea, leggo le controindicazioni della spirale e riportano gli stessi effetti collaterali.

Dopo qualche giorno vado dal medico di base e mi prescrive il test di gravidanza dove tutti avevamo la certezza che fosse negativo avendo la spirale, invece è positivo! Il 9 aprile mi confermano che c’è stato un grande miracolo non si sa come ho perso la spirale e non me ne sono accorta ed ero rimasta incinta! L’unica paura era la situazione dei fibromi. Oggi ti dico sono di 27 settimane sto benissimo a dicembre sarò mamma di una bambina. I fibromi sono molto lontani rispetto alla placenta quindi non abbiamo Anche il test del dna è andato benissimo..e ora posso gridarlo al cielo.

Auguri anche per te che sei in dolce attesa.
Tanti tanti tantissimi auguri cara Francesca, con tutto il cuore! Non vedo l’ora di pubblicare sul blog il tuo bel fiocco rosa e grazie di aver condiviso la tua bella storia che, sono certa, darà nuova speranza a molte amiche!

I risultati a lungo termine dell’embolizzazione del fibroma: gli esiti di uno studio americano

Teresa è una ricercatrice universitaria che lavora all’estero. Qualche tempo fa è intervenuta nei commenti dell’articolo in cui Alessandra si chiedeva se per evitare la recidiva fosse meglio scegliere una laparotomia o una laparoscopia.

Teresa ha accesso a migliaia di ricerche e statistiche mediche che, in sintesi, dicono (riporto le parole di Teresa): le recidive possono verificarsi per tutti i tipi di operazioni, dipende da quanto tu sia predisposta. In particolare, per l’embolizzazione e la miomectomia laparoscopica, le statistiche sono pressocchè uguali in termini di recidiva. La morcellazione (non applicata in America, per esempio) potrebbe causare “danni” maggiori in caso di cellule maligne.. il che e’ altamente improbabile.

Teresa mi ha inviato 2 tra le decine di articoli che ha letto e consultato. Sono interessanti ma , come scrive lei, sono una goccia nell’oceano delle pubblicazioni scientifiche.

L’idea che si è fatta Teresa è più il frutto di mesi di letture e ricerche che di un articolo (o due, o tre) in particolare. Inoltre, anche le ricerche scientifiche (come i medici e l’intera medicina) possono “pendere” in una direzione piuttosto che un’altra a seconda degli interessi che ci sono dietro (economici, di carriera, chi sponsorizza, ecc.).

Come suggeritomi da Teresa ho quindi pensato di pubblicare entrambi gli studi, ricordandovi però di non considerarli come risultati oggettivi e definitivi.

Il primo studio è stato pubblicato sull’European Journal of Obstetrics&Gynecology and Reproductive Biology con l’obiettivo di valutare la soddisfazione delle pazienti sottoposte ad embolizzazione e la progressione dei sintomi dopo embolizzazione dell’arteria fibrosa uterina (UAE).

Volevo allegare il documento in inglese ma Teresa mi ha inviato un file .htm che non riesco ad inserire nell’articolo, nè a trasformare in pdf (ma ci rirpoverò!). Di seguito trovate una traduzione/riepilogo.

Esiti intermedi e a lungo termine in seguito all’embolizzazione del fibroma dell’arteria uterina

Obiettivo

Valutare la soddisfazione dei pazienti e i modelli intermedi e di lungo termine della progressione dei sintomi dopo embolizzazione dell’arteria fibrosa uterina (UAE).

Metodologia

  • Questionario intermedio di follow-up intermedio (2 anni e 6 anni) e di lungo termine (9 anni) per le donne che hanno subito gli EAU nel periodo 1996 – 2000, presso un centro di riferimento terziario.
  • Questionario intermedio di follow-up intermedio (2 anni e 6 anni) e di lungo termine (9 anni) per le donne che hanno subito gli EAU nel periodo 1996 – 2000, presso un centro di riferimento terziario.

Risultati

L’età media delle donne al momento dell’embolizzazione era di 43 anni. Un totale di 142/197 (72,1%) donne ha subito l’embolizzazione in vista di periodi mestruali pesanti, mentre 87/197 (44%) ha indicato il desiderio di mantenere la fertilità. 160/197 (81,7%) donne che hanno completato il Q1 hanno riportato un miglioramento dei sintomi mestruali rispetto al 41/80 (51,2%) per il secondo trimestre.

La maggioranza ha indicato che raccomanderebbe la procedura ad un amico (Q1: 165 (83,8%), Q2: 62/80 (77,5%)).

Il 23/80 (28,8%) ha richiesto un ulteriore trattamento chirurgico in seguito agli EAU, e all’interno di quest’ultimo gruppo solo 7/23 (30,4%) erano soddisfatti dell’embolizzazione. 22/80 (27,5%) ha tentato una gravidanza dopo la procedura e di questi 3/22 (13,6%) l’ha portata a termine, partorendo un bambino vivo.

L’età media della menopausa per le donne che hanno restituito il Q2 è stata di 49,1 (4,91 anni).

 

 

*I grafici non fanno parte dello studio. Li ho aggiunti io perchè mi pareva dessere un’idea più chiara.

Conclusioni

La maggior parte delle donne era soddisfatta dell’embolizzazione e notava un miglioramento dei sintomi mestruali. Tuttavia, questo miglioramento è diminuito nel tempo a seguito dell’embolizzazione e oltre un quarto delle donne ha richiesto un ulteriore intervento chirurgico. I risultati di questo studio possono fornire informazioni utili nel counseling alle donne che si sottopongono agli EAU e aiutano a guidare i clinici nei loro criteri di selezione dei pazienti quando discutono della procedura.

Detto ciò, non sono riuscita a capire con esattezza chi è il committente dello studio (forse Teresa potrà aiutarmi). Non è specificato inoltre cosa è successo a quell’86,4% di donne che non sono riuscite a diventare mamme. Non sono rimaste incinta o non sono riuscite a portare a termine la gravidanza? Lo studio non lo specifica. E non specifica cosa ha fatto quel quarto di donne per le quali è stato necessario un nuovo intervneto chirurgico: di nuovo l’emebolizzazione? O qualcos’altro?

Appena possibile guarderò nel dettaglio l’altro documento che mi ha mandato Teresa e lo condividerò sul blog.