Caratteristiche e modalità di assunzione di Esmya: risponde il dr Uccella

Come vi avevo promesso, il dr Uccella, Primario di Ostetricia e Ginecologia presso l’ospedale di Biella, mi ha aiutata a fare un po’ di chiarezza su Esmya, rispondendo alle domande preparate per lui con il vostro contributo.

Ho diviso la sua intervista in due parti, perchè era lunghissima. In questa prima parte troverete informazioni ulle caratteristiche e modalità di assunzione di Esmya. Nei prossimi giorni pubblicherò poi la seconda parte (forse quella che più vi interessa!), relativa agli effetti collaterali di Esmya e a quello che succede dopo la terapia.

Intanto, una premessa da parte del dottore..

Innanzitutto, oltre ai ringraziamenti ed ai complimenti per il suo sito (che mi sembra
fatto con molta precisione e grande competenza), desidero fare quella che si chiama “intellectual disclosure”, ovvero spiegare brevemente il mio punto di partenza (o di vista): ciascuno di noi ha una sua storia e dalle proprie convinzioni che inevitabilmente influenzano il proprio modo di vedere e di pensare. Io mi occupo principalmente (anche se non solo) di chirurgia e spesso a me le donne si rivolgono per risolvere in modo chirurgico i loro problemi. Detto questo, prescrivo
Esmya, in quanto si tratta di un farmaco che può rappresentare una alternativa
all’intervento e spesso lo evita.

Funzionamento e Assunzione di Esmya

Che cos’è Esmya?
Esmya è un farmaco che si assume per bocca sotto forma di compresse, tutti i giorni, per periodi (ripetibili) di tre mesi.

Come funziona e a cosa serve?
Tecnicamente si tratta di un “modulatore selettivo dei recettori del progesterone”. Al di là di queste parole, che possono sembrare tecniche ed oscure, è un farmaco selettivo che blocca il legame del progesterone (che rappresenta uno dei migliori “carburanti” per la crescita del fibroma) con il fibroma stesso. Bloccare questo legame, significa togliere potenzialità di crescita al fibroma.
La sua utilità principale è quella di ridurre, fino spesso ad azzerare il flusso mestruale quando lo si assume. Sappiamo che le emorragie sono uno dei segni più frequenti dei fibromi. Questo farmaco blocca tale condizione in un’elevata percentuale di casi.
Un altro effetto positivo è la riduzione del volume del fibroma.

Perché usarla? Quali sono i vantaggi?
I vantaggi sono il controllo dei
sintomi principali del fibroma (emorragie e senso di peso o compressione legata alla massa del fibroma) attraverso l’assunzione di una compressa per bocca. A mio modo di vedere (e sebbene io sia un chirurgo) il vantaggio principale del farmaco è quello di evitare la chirurgia in una buona percentuale di casi (dal 30 al 70% a seconda delle casistiche). Gli effetti di Esmya poi, si mantengono in molti casi per diverso tempo dopo la cessazione del farmaco.

Oltre all’efficacia clinica, quali altri benefici/vantaggi è importante considerare per la
donna? (es. qualità di vita, possibilità di avere un figlio, voglia di mantenere l’utero sano)
I dati scientifici disponibili ci dicono che con Esmya la qualità della vita migliora rispetto al non eseguire terapia o alle principali alternative disponibili. Si tratta di una terapia conservativa, che permette di mantenere l’utero e sono descritte molte gravidanze dopo terapia con Esmya.

Può essere usata come terapia per “mantenere sotto controllo la situazione”?
Personalmente non mi piace utilizzare l’espressione “mantenere sotto controllo…”. Io sono profondamente convinto del fatto che la medicina è una scienza e quindi dovremmo dare sempre risposte scientifiche, comprovabili e ripetibili alle nostre pazienti. Le armi che abbiamo a disposizione per combattere le patologie sono i farmaci, la chirurgia, la terapia fisica e gli integratori. Ciascuna categoria ha pro e contro, vantaggi, svantaggi e potenziali rischi. Esmya va dato se c’è una chiara indicazione (i fibromi uterini sintomatici) e laddove non vi sia alcuna controindicazione (ovvero una patologia nota a livello del fegato)

Quante speranze ci sono che Esmya riduca le dimensioni dei miei miomi quando sono
molto grossi (7-10cm)?
Esmya riduce il volume dei fibromi in modo significativo in circa il 70% dei casi. Se però si pensa che da 10 cm il fibroma possa passare a 0, questo è decisamente poco probabile. Tuttavia bisognerebbe contestualizzare la faccenda: i fibromi affliggono circa l’80% delle donne prima della menopausa. L’Italia è il paese europeo con la più alta prevalenza di fibromatosi. Ma per fortuna solo un quarto delle donne con fibroma è sintomatica. Sono queste le donne che hanno bisogno di una qualche terapia, che sia farmacologica, chirurgica o fisica. Tante altre hanno un fibroma ma stanno bene. Se un fibroma passa da 10 a 4 cm ma la donna ha ancora sintomi, il problema non è risolto. Se invece passa da 10 a 6 cm ma la donna non ha più sintomi, questo è decisamente un ottimo risultato.

Come agisce Esmya in presenza di fibromi colliquati? E sulle cisti?
L’Esmya non ha alcuna efficacia sulle cisti. E’ un farmaco che ha effetto solo sui fibromi, di qualunque tipo essi siano (inclusi quelli colliquati).

E come va assunta? Si prende senza giorni di interruzione da un mese all’altro? Per
quanto tempo va assunta?
E’ un farmaco che va assunto tutti i giorni. Non è una pillola contraccettiva e quindi non va interrotta. Peraltro, la pillola contraccettiva con estrogeni e progesterone non è una terapia per la fibromatosi uterina, sebbene essa venga spesso prescritta in tale condizione. Esmya va assunto per tre mesi e poi si esegue una pausa di 2 mesi, durante la quale si effettua un controllo clinico.

Se il ciclo scompare del tutto durante la terapia, come comportarsi?
Uno degli obiettivi della terapia per la fibromatosi uterina è sospendere il ciclo
temporaneamente, soprattutto in quelle donne che hanno mestruazioni eccessivamente abbondanti. In queste situazioni, sospendere il ciclo in donne che spesso hanno purtroppo una grave anemia per colpa della fibromatosi, porta ad un miglioramento netto dell’emoglobina e dei depositi di ferro.
Molto spesso le donne sono spaventate dal non avere il ciclo o associano l’assenza della mestruazione al fatto di essere in menopausa. Ma non è assolutamente così.
Nell’antichità le donne mestruavano pochissime volte nel corso della vita (prevalentemente a causa delle gravidanze e dell’allattamento, ma non solo). E ci sono diverse prove scientifiche che ci fanno verosimilmente pensare che patologie come l’endometriosi e la fibromatosi fossero molto poco frequenti proprio grazie alla correlazione che esiste tra assenza di ciclo e assenza di tali condizioni.

E’ normale che si presentino delle perdite ematiche?/ Possono presentarsi delle perdite
ematiche?
Le perdite ematiche durante assunzione di Esmya sono più ferquenti all’inizio della terapia, per poi solitamente ridursi via via.

E’ normale avere delle perdite dopo un rapporto?/Possono verificarsi delle perdite dopo un
rapporto?
Le perdite dopo i rapporti (sia durante terapia con Esmya che non) dovrebbero essere sempre un sintomo che impone alla paziente di rivolgersi al Ginecologo.
Non ha a che fare con Esmya bensì con lo screening delle patologie displastiche
del collo dell’utero.

Durante la terapia con Esmya si possono assumente antinfiammatori? Antidolorifici? Ci
sono farmaci in particolare che devono essere evitati?
Non vi sono limitazioni né per quanto riguarda gli anti-infiammatori né gli antidolorifici. Allo stesso modo, non vi sono al momento interazioni descritte con altri farmaci.

Sedute psicologiche gratuita per le amiche di Maledetto Fibroma

Vi avevo già raccontato tempo fa della collaborazione intrapresa con la dottoressa Simona Tomasi Cont, psicologa e psicoterapeuta. Credo abbiate anche letto i suoi articoli a proposito della gestione della rabbia.

Come ho già preannunciato a qualcuna di voi, sono felice di dirvi oggi che la dottoressa Tomasi Cont mette a disposizione di tutte le amiche di Maledetto Fibroma che necessitano mezz’ora di consulenza gratuita! Dato che siete sparse per l’Italia (anzi per il mondo!) la consulenza verrà effettuata tramite Skipe o Hangouts.

Non si preoccupino le meno tecnologiche perchè sarà semplicissimo e comunque vi darò tutte le istruzioni del caso.

Con la dottoressa potrete affrontare tematiche legate al fibroma ma non solo, o meglio non per forza. Potrete chiederle aiuto per sbrogliare la matassa dei vostri pensieri, per superare un trauma, per elaborare un dolore, per affrontare un momento di difficoltà. Con lei potrete parlare a cuore aperto, come ad un’amica, e potrete ricevere consigli professionali ed efficaci.

Potrete parlarle solo una volta, per affrontare un problema, piccolo o grosso che sia, o intraprendere un vero e proprio percorso psicoteraputico. Obiettivo finale, ovviamente, il vostro benessere!

Sono certa che il supporto della psicologa sarà utile a molte di voi e felicissima oggi di offrirvi questa preziosa opportunità.

Potete prenotare la vostra mezzora di consulenza gratuita qui sotto nei commenti o anche su Facebook, sempre commentando l’articolo. La dottoressa raccoglierà le richieste e io fornirò il vostro contatto affinchè lei possa scrivervi e accordarsi per la seduta.

Non vedo l’ora di partire con questo nuovo progetto, tutto per voi! Prenotatevi!

 

L’EMOZIONE della RABBIA: le sue origini

Leggendo i vostri racconti, ho colto come la rabbia sia una delle emozioni più frequenti espresse tra le righe: la rabbia per ciò che è capitato o sta ancora capitando al vostro corpo, la rabbia per non essere state comprese, aiutate e sostenute, da chi avrebbe dovuto farlo, per professione o per legame affettivo.
Per tale ragione, ho pensato di scrivere qualcosa che possa aiutarvi a capire questa emozione primaria.


La rabbia, o l’ira, sono sentimenti intesi e primordiali. La letteratura, la storia, i miti antichi e la religione associano spesso questa emozione a figure potenti, giuste, nobili o divine (ricordiamo l’ira di Achille, la furia di Orlando). Arrabbiarsi è una condizione che è intrinsecamente legata al senso di giustizia, alla violazione di leggi e norme, è quindi  l’idonea reazione ai torti e alle offese. Chi si ribella viene ritenuto forte, coraggioso e di animo generoso.


E poi c’è la visione opposta, anche in questo caso si ritrovano esempi nella religione e nella filosofia! Arrabbiarsi diviene allora inaccettabile, pari ad un peccato, non ammissibile neppure quando giustificato.
E’ così che si forma in noi, il conflitto tra espressione ed inibizione della rabbia. Ci si domanda spesso sia più giusto sfogarsi, manifestare il proprio disappunto, o piuttosto mantenere la calma, farsi scivolare le cose addosso.


Esistono centinaia di libri e trattati, da quelli psicologici a quelli orientali basati sullo zen, su come controllare i propri impulsi aggressivi.


È abbastanza risaputo che arrabbiarsi non fa bene alla salute, ma non è solo per questo che si cerca di gestire questo sentimento. Tutte le emozioni espresse in maniera eccessiva non sono funzionali, adattive.
Ma perché ci si concentra così spesso a gestione della rabbia?
Sembra abbastanza ovvio: la rabbia fa paura. La rabbia ci carica di energia, di forza, di coraggio e decisione. Porta all’azione e accieca la vista. In preda alla furia, potremmo essere capaci di fare cose pericolose e perdere il controllo di noi stessi.

Tuttavia arrabbiarsi è umano, sano e necessario.

Dal punto di vista psicologico, la rabbia è spesso provocata dalla frustrazione, cioè dall’essere ostacolati nel raggiungimento di un nostro obiettivo, in modo temporaneo o permanente. Possiamo essere frustrati per non aver ottenuto un riconoscimento legittimo, per non essere stati capiti, per essere stati umiliati, e così via.

Ci si può quindi arrabbiare per un’ingiustizia (subita personalmente o accaduta ad altri) ma anche per frustrazione. E poi ci si arrabbia per condizioni sgradevoli di tipo fisico o materiale che minacciano l’integrità personale (come malattie fisiche). Queste situazioni danno luogo ad immediate irritazioni ma possono arrivare a provocare manifestazioni di rabbia anche più forti.

La rabbia come qualsiasi altra emozione, è stimolata spesso da un evento esterno che fa da “miccia all’esplosione”, ma tale evento viene percepito, valutato, analizzato tramite una “lente personale”, in maniera soggettiva; per cui può succedere che, di fronte ad uno stesso evento, una persona reagisca con uno scoppio d’ira mentre un’altra rimanga indifferente.

Ci capita di domandarci: Quand’è che la rabbia da normale diventa “patologica”?

Ciò che emerge dalle ricerche è che quello che le distingue non sono la forza e l’intensità del sentimento.
Di fronte ad un affronto ingiusto, una trasgressione, un’offesa la reazione potrebbe essere di intensità simile.
E’ invece il livello qualitativo a fare la differenza. La rabbia espressa con l’intenzione di nuocere l’altro(in forma aggressiva) messa in atto in molteplici occasioni e per svariati motivi, cioè una rabbia diffusa e generalizzata, è questa ad essere patologica.
Uno scoppio d’ira, anche se violento, ma con lo scopo di riequilibrare una relazione, a modificare il comportamento del trasgressore o in ogni caso avente l’intento di risolvere il problema, è da considerarsi come una rabbia sana.

Nel prossimo post affronteremo alcuni tra i possibili metodi utili a gestire la rabbia.

Sarcoma uterino: è diagnosticabile con sicurezza attraverso risonanza magnetica

Ultimamente torna spesso, nelle vostre email e nei vostri messaggi, il discorso relativo agli esami istologici effettuati sui fibromi dopo l’intervento chirurgico di rimozione degli stessi.

L’esito dell’esame istologico fornisce poi la certezza riguardo la natura benigna del fibroma.

Quando ci si sottopone invece ad embolizzazione, come si può essere certi che il fibroma trattato non sia in realtà un sarcoma? Come ho scritto spesso l’insorgenza di un sarcoma uterino è davvero un’eventualità rarissima, tuttavia un birciolo di preoccupazione è legittimo..

Ho chiesto quindi al dr Rampoldi e al dr Magnano di aiutarci a capire come può, chi sceglie l’embolizzazione, sentirsi rassicurata sotto questo punto di vista.

Dr Rampoldi

La risoluzione diagnostica della Risonanza Magnetica (con mdc) permette una diagnosi di sicurezza.

Dr Magnano

Le tecniche interventistiche percutanee come l’embolizzazione non consentono l’asportazione dell’organo del nodulo quindi l’esame istologico non è possibile a meno che non si proceda ad una biopsia ecoguidata.
La biopsia non si fa praticamente mai in quanto la possibilità che ci sia un sarcoma è davvero remota.
Si tratta di un tumore molto raro, mentre i fibromi sono molto frequenti.
Si stima una incidenza di 3 casi di sarcoma uterino ogni milione. In Italia ci sono poco più di 100 casi l’anno mentre una donna su 4 ha almeno un fibroma.

Nonostante la statistica sia favorevole, comunque non si può correre il rischio di embolizzare per errore un sarcoma scambiandolo per un fibroma.
Occorre quindi un esame preliminare completo con ecografia e raccolta di anamnesi, sintomatologia e studio dell’evoluzione della malattia nel tempo.
Nei casi di crescita rapida si esegue la risonanza.
Molti radiologi interventisti chiedono la risonanza sempre prima dell’embolizzazione. Questo non è sempre necessario, in molti casi le donne con i fibromi prima di arrivare ad una decisione di farsi trattare sono seguite per molti anni con ecografia sia interna che esterna. In questi casi è praticamente certo che non ci siano “sorprese”.

Nei casi di prima insorgenza e crescita rapida si deve invece indagare.

Direi quindi che l’embolizzazione è una scelta sicura anche quando qualcuno può avervi messo in testa che forse avete un sarcoma! E’ veramente pazzesco leggere che la risonanaza magnetica permette una diagnosi certa quando io per prima mi sono sentita dire che l’unico modo per stare davvero tranquilli era togliere l’utero.

SavetheUterus: l’ambulatorio di Verona per la cura di fibromi con tecniche ultramininvasive

Tempo fa avevo ricevuto la mail del dottor Stefano Scarperi, che si occupa di ginecologia presso l’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona.

Il dottore voleva informarmi riguardo il fatto che presso il suo Ospedale era partito un progetto che si chiama “SavetheUterus” con un ambulatorio dedicato per la cura di fibromi/adenomiosi con tecniche ultramininvasive come radiofrequenza e MRgFUS che permettono di trattare i fibromi con efficacia senza dover essere sottoposti a chirurgia maggiore o demoliva.

Ho ricevuto da poco nuovi ed interessantissimi aggiornamenti riguardo il suo progetto, che condivido con piacere.

Cara Eleonora,

come richiesto, ti illustro il progetto “SavetheUterus” per le pazienti affette da fibromi uterini ed adenomiosi. Questo progetto nasce dall’impegno di dotarsi all’interno della Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona di tutte le tecnologie attualmente esistenti per il trattamento ultramini-invasivo dei fibromi e lo sviluppo delle relative competenze per utilizzarle: MRgHIFU (ablazione mediante l’uso di ultrasuoni sotto guida della risonanza magnetica), termoablazione mediante radiofrequenze e microonde, embolizzazione delle arterie uterine oltre che asportazione chirurgica laparoscopica dei fibromi uterini.

L’ultima arrivata è la “MRgHIFU” una tecnica che usa gli ultrasuoni: questi vengono indirizzati direttamente nella zona da trattare con una precisione al decimo di millimetro. L’intervento viene eseguito in paziente sveglia sotto la guida della risonanza magnetica non produce cicatrici e non richiede ospedalizzazione. Gli ultrasuoni “bombardano” i fibromi uterini e ne inducono la necrosi, cioè la morte dei tessuti, che avviene nell’arco di un paio di mesi.

La termoablazione mediante radiofrequenza “RFA” si base sull’inserimento sotto visione laparoscopica (due o tre incisioni di 5 millimetri sulla cute dell’addome) di un ago all’interno del fibroma in grado di aumentare la temperatura del tessuto da trattare con precisione a 98° per un tempo di pochi minuti. Anche in questo caso il danno termico prodotto determina una graduale trasformazione in tessuto fibroso inerte dal punto di vista biologico.

Infine l’embolizzazione delle arterie uterine (EAU) è una procedura chirurgica minimamente invasiva che viene utilizzata per trattare sia gli uteri di volume aumentato per fibromatosi o adenomiosi. L’embolizzazione delle arterie uterine ha lo scopo di bloccare il flusso sanguigno all’interno dei vasi che portano sangue all’utero riducendo quindi il volume ed i sintomi dell’adenomiosi. Viene effettuata da un radiologo interventista dedicato che opera consultandosi con il ginecologo. L’intervento si esegue in anestesia locale eseguita a livello inguinale per permettere l’introduzione di un microcatetere (un tubicino del calibro di un ago da puntura intramuscolare) che viene fatto avanzare fino alle arterie uterine sotto controllo radiografico.

Ovviamente nei casi non candidabili per le tecniche descritte in precedenza l’asportazione chirurgica dei fibromi viene eseguita generalmente per via laparoscopica attraverso accessi da 5 mm sulla cute.

Mi auguro di poter esserVi stato d’aiuto.

Un caro saluto.

Dott. Stefano Scarperi