Fibromi e Alimentazione: i consigli di salute del dr Vaccaro

Qualche tempo fa Sole mi ha chiesto informazioni sui libri del dr Vaccaro e nello specifico quale trattasse il tema dell’alimentazione in presenza di fibromi uterini.

Pubblico interamente la risposta del dr Vaccaro, che è molto dettagliata. Oltre a riportare informazioni sui suoi testi, infatti, il dottore ha preparato per noi una serie di consigli relativi ad alimentazione, attività fisica e tempo all’aria aperta.

Che voi siate d’accordo o meno riguardo il suo pensiero relativo alla guarigione dal cancro, che è riportato nel suo scritto, i consigli su abitudini alimentari ed in generale di vita mi paiono ottimi e pienamente condivisibili.

 

SERVE A TUTTI UN TUFFO NELLA CULTURA IGIENISTICA

Sono sicuramente utili i miei due testi Alimentazione Naturale e Alimentazione Naturale 2, per farsi un’idea generale e sommaria del problema, per entrare mentalmente nella visuale igienista della cura e della non cura, visuale che si contrappone spesso in modo drastico a quanto pensa e fa la medicina convenzionale odierna, e a quando pensa la maggioranza della gente inquadrata e diseducata dal nozionismo medico di regime, dai concetti dominanti imposti in modo esclusivo e monopolista a partire dal rapporto Flexner del 1910 dall’accoppiata Carnegie-Rockefeller.

OLTRE AI LIBRI NON MANCANO SCRITTI DA STUDIARE E DA RISCOPRIRE

Ci sono però decine e decine di miei articoli specifici su tale argomento. Basterà digitare valdo: tumore, valdo: cancro, valdo: fibromi, valdo: tumore al seno, per ottenere i titoli più rilevanti e poi scaricarli in forma cartacea per un approfondimento. Ad esempio “Cure naturali del fibroma uterino” del 10/10/18 e “Testimonianze di guarigione da fibroma” del 26/3/12. Vale tuttora uno dei miei primi articoli come “Zona timore, zona cancro” del 28/1/2009, e vale pure “Tumore barriera e strumento del sistema immunitario” del 23/9/11.

PERCHÈ MAI STUDIARE GLI SCRITTI DEI SALUTISTI NON MEDICI?

Perché mai tutte le donne dovrebbero leggersi e studiarsi in dettaglio gli articoli di un non medico come Valdo Vaccaro (e ovviamente quelli dei liberi ricercatori non medici come lui, tipo Marcello Pamio, Michele Manca, Pietro Bisanti, Carmelo Scaffidi), e cestinare nel contempo i dogmi e le profonde paure loro instillate in modo cinico ed arrogante dalla Medicina Ufficiale? Il motivo è molto semplice. Nessun medico, nessuna persona formatasi nell’ambito sanitario e nella visuale medica prevalente è in grado, salvo pochi casi, di affrontare il problema tumorale alla radice, a mente sgombra, a mente limpida, chiara e trasparente. Non dovrei essere io a fare certe affermazioni, ma lo faccio per chiarezza e non per presunzione o per contro-arroganza. Non chiedo poi di essere creduto. Mi stanno benissimo la critica il raffronto, purché avvengano senza i soliti banali pregiudizi. La cultura medica dei nostri giorni non è assolutamente cultura divina e intoccabile come troppa gente continua a pensare. La laurea in medicina è sicuramente indispensabile e preziosa per la medicina ricostruttiva e di emergenza.

ASSOLUTA PRIORITÀ AL BENESSERE DELLA DONNA

La medicina dei nostri giorni non è profondamente sorretta dalle giuste motivazioni, non è interessata genuinamente alla salute della donna, ma piuttosto alla difesa del suo inviolabile fortino di interessi, di collusioni, di connivenze. Togliere la benda agli occhi di questa medicina e svelare a tutti l’Imperatrice Nuda, come seppe mirabilmente fare il grande Hans Ruesch, non è un lavoro adatto ai medici. Sarebbe come chiedere all’oste se il suo vino fa bene. Il medico comune, fatte le debite eccezioni che per fortuna esistono, ha un impedimento caratteriale e professionale. Non è tagliato per la verità sulla salute. Tende a nascondere e a non dare risposte franche e risolutive. Il medico chirurgo comune rimane soprattutto un ottimo ingegnere votato però a rimuovere i sintomi e non a ridare salute ai malati, cosa che soltanto la natura sovrana protagonista e medicatrice di tutti i mali sa fare in tutte le circostanze possibili. Il ricercatore extra-medico e il medico olistico, quando sono dotati di esperienza e di cultura salutistica adeguata, sanno invece allinearsi con umiltà al ruolo di assistenti a Madre Natura.

FIBROMI E NODULI CONTINUANO A DISTURBARE I SONNI DEL MONDO FEMMINILE

La questione qui affrontata è un problema all’ordine del giorno, visto che oltre 3 milioni di donne italiane, ovvero il 60% delle femmine in età fertile, sono affette da fibromi e fibro-miomi uterini. Da rilevare poi che a oltre 50.000 donne italiane ogni anno viene diagnosticato il tumore al seno, per cui non sorprende che il mondo femminile stia sul chi va là, in fibrillazione e in subbuglio, e viva i disagi tipici dell’ansia e dell’insicurezza, due stati d’animo che contribuiscono poi a incrementare i rischi di insorgenza tumorale.

FOLATI E GRUPPO B DA VERDURE BEN MASTICATE

Ribadisco in ogni caso che l’assunzione giornaliera di insalate verdi, cicoria, radicchio, bietole, cavoli, spinaci, crescione, rucola, aglio, cipolla, porri, ravanelli, erba cipollina, salvia, piantaggine, malva, carote, cetrioli, zucchini, carciofi, finocchi, avocado, più condimento con crauti crudi, con olio extravergine di qualità e limone, oppure aceto madre di vino o di mele, rappresenta una valida prevenzione e una preziosa salvaguardia delle delicatissime cellule mammarie e uterine strettamente interconnesse, grazie ai folati B9 e al gruppo B di cui sono ricche le verdure. Lo stesso olio extravergine crudo e di qualità, assunto nella misura di 5 cucchiai al giorno riduce il rischio tumorale del 68%.

TRIPTOFANO, GLUTATHIONE, CISTEINA E BIOFLAVONOIDI

Occorre anche fare incetta, per così dire, di frutta dai diversi colori. Serve un pieno di colore viola (more, mirtilli, prugne, uva), uno di colore giallo (arance, melone, albicocche), un pieno di colore rosso (mele rosse, fragole, pomodori, lamponi), e uno di bianco (banane, pere). Ovvio che non bisogna gonfiarsi ma usare sempre testa e buonsenso, visto che la dieta deve saper rispettare le regole di semplicità, leggerezza, digeribilità ed innocenza. Questo garantisce una gamma completa di molecole naturali protettive come antocianine, carotenoidi, quercetina, fisetina, oltre che una buona scorta di glutathione, di triptofano, di cisteina, di bioflavonoidi. Sempre lontano dai due pasti principali bisognerà dare massima priorità ai succhi vitali freschi (uva, mirtilli, bietole, carote, rape, sedano, cavolo, acetosa, crescione). Chiaro che va messa nel dimenticatoio una serie di cibi e bevande spazzatura che vanno dai latticini, alle carni, agli zuccheri lavorati, ai dolciumi, ai tè, ai caffè, alle cole e al fumo.

RIDURRE L’ACCORCIAMENTO DEI TELOMERI

Le attività di contorno sono pure della massima importanza. Sole innanzitutto senza riserve, regolare attività fisica moderata almeno un’ora al giorno per 5 giorni, tipo camminata, jogging, marcia, ballo, bicicletta, pallavolo, basket, calcio, sci di fondo, ginnastica yoga. Questo sistema riduce l’accorciamento dei telomeri, la parte finale dei cromosomi. Accorciamento e depauperazione che comportano invecchiamento cellulare ed insorgenza tumorale. Cena leggera non oltre le 20 di sera e colazione consistente ma ripulitiva ed acquosa nel contempo, con un occhio di riguardo ai cicli circadiani, e uno stacco di 10 ore tra cena serale e colazione del mattino. Il ricorso a 2-3 giorni di digiuno, soprattutto secco e intermittente, fa parte integrante di qualsiasi buon programma igienistico.

IL COMPETENTE PARERE DI UN MEDICO INNOVATIVO E CORAGGIOSO

Come conferma magnificamente uno dei più agguerriti e coraggiosi oncologi innovativi italiani, e mi riferisco a Mirco Bindi da Siena, il cancro può essere guarito in qualsiasi momento, ma per ottenere questo obiettivo è necessario che la persona compia uno sforzo tale da coinvolgere corpo, mente ed anima. Bindi ha appena fondato in Thailandia il Vegan Institut (www.mircobindi.com, http://www.oncologia.bio), a coronamento di una vita dedicata a questo tema, e in coerenza con una solida amicizia e condivisione con la nostra HSU-Health Science University.

TRABOCCHETTI CHE MINANO IN MODO SUBDOLO LA SALUTE

La società occidentale, sono parole testuali sue che condividiamo in toto, è piena di trabocchetti che in modo subdolo minano la salute di una persona. I migliori risultati contro il cancro si ottengono con la prevenzione, cioè con la rimozione delle cause alimentari e ambientali che lo sviluppano. Quando il cancro è manifesto il corpo deve essere disintossicato dall’accumulo delle tossine e del malfunzionamento metabolico. Il cancro necessita in media 9 anni prima di svilupparsi. Molte persone non hanno questo tempo davanti per cui devono attuare tutte le cure conosciute capaci di fermare la malattia. La guarigione non è conseguita nel 50% dei casi. Per queste persone “sfortunate” è necessario un atto di volontà che azzera le abitudini ed istaurare un “modus vivendi” tale da ripristinare nel minor tempo possibile la salute del corpo e della mente.

Intervista al Professor Magnano su embolizzazione dei fibromi: chi ha delle domande?

Di embolizzazione dei fibromi abbiamo parlato tante volte, anche intervistando vari medici, però direi che le informazioni raccolte non sono mai troppe e che ogni occasione è buona per qualche approfondimento, perciò oggi vorrei proporvi di raccogliere ancora una volta le vostre domande su questo tipo di intervento per girarle al Professor Magnano.

Il dr Marco Magnano si occupa di embolizzazione dei fibromi a Catania e mi hanno parlato di lui alcune ragazze, in primis Ksenia già un bel po’ di tempo fa.

Perciò come sempre potete postare nei commenti le vostre domande. Io senz’altro gli chiederò di approfondire per noi il tema della gravidanza dopo l’embolizzazione e anche qualche informazione riguardo le dimensioni delle particelle utilizzate per l’embolizzazione. Sarà inoltre interessante sapere quante pazienti ha trattato durante la sua carriera e quanti sono stati  le donne, se ce ne sono, per le quali poi si sono verificate delle complicanze.

Il professor Magnano è a nostro disposizione, scatenatevi con le vostre domande sull’embolizzazione dei fibromi!

 

 

La Morcellazione dei fibromi è pericolosa? Risponde il dr Camilli

Tempo fa avevamo aperto sul blog la questione della ‘morcellazione dei fibromi‘ e quindi della pericolosità di questa pratica in presenza di un sarcoma.

Avevo chiesto delucidazioni in merito al dr Camilli, che mi ha risposto pochi giorni con una lunga e dettagliatissima spiegazione sulla morcellazione dei fibromi. Ha inoltre aggiunto anche un approfondimento sull’incidenza dei fibromi maligni (altro argomento che ci stà particolarmente a cuore). Condivido con voi con piacere quanto illustrato dal dr Camilli. Per rendere più facile la fruizione di questo contenuto, piuttosto corposo, ho deciso di dividerlo in due articoli, il primo focalizzato sulla morcellazione ed il secondo sui sarcomi.

Naturalmente il dr Camilli, che ringrazio molto, è a dispozione per rispondere ad eventuali altre vostre domande.

La morcellazione è una tecnica laparoscopica mediante la quale, alla fine di un intervento, l’intero utero o i fibromi da esso asportati vengono ridotti di frustoli di tessuto ed asportati dalla cavità addominale.

Il morcellatore è rappresentato da una cannula cava al cui interno ruota una lama; il tessuto, passandovi attraverso, viene trasformato in “trucioli” e portato fuori dell’addome. Il diametro del morcellatore è di circa 1,5 cm (variabile tra i vari modelli in commercio tra 1,2 e 2 cm) e questo consente di farlo passare attraverso la parete addominale mantendo le stesse incisioni utilizzate per le altre fasi dell’intervento. Durante questa procedura piccoli frustoli di tessuto o anche solo delle cellule possono staccarsi dal tessuto che viene morcellato e ricadere nell’addome.

Normalmente i frustoli di tessuto, anche se piccoli, vengono poi rimossi nelle fasi finali di lavaggio e pulizia dell’addome, ma le cellule possono rimanere. Questo non sarebbe un grosso problema nel caso di benignità della patologia rimossa, ma in caso di malignità può aumentare il rischio di disseminazione della malattia e peggiorare la prognosi.
Attualmente sono disponibili dei “sacchetti” endoscopici che vengono utilizzati per evitare il rischio di dispersione di eventuali cellule maligne durante la morcellazione. Il mioma, dopo essere stato asportato dall’utero, viene inserito all’interno del sacchetto creando una zona sicura in cui si può morcellare rimanendo separata dall’addome. Bisogna però considerare che alcuni studi hanno dimostrato la presenza di cellule maligne nel liquido peritoneale anche in assenza di morcellazione in quanto già la sola asportazione del mioma potrebbe essere causa della disseminazione di eventuali cellule maligne. Questo vuol dire che in caso di miomectomia non esiste una tecnica che elimina completamente il rischio di disseminazione di un eventuale patologia maligna misconosciuta.

La morcellazione in laparoscopia è una tecnica che nasce negli anni 90’ mentre il dibattito sulla sua pericolosità nasce nel 2014 in seguito all’esito di un intervento di isterectomia per fibromatosi uterina effettuato negli Stai Uniti; alla fine dell’intervento l’utero veniva morcellato disseminando nell’addome le cellule di un leiomiosarcoma misconosciuto. A seguito di questo evento l’FDA (US Food and Drug Administration) sconsigliava di effettuare procedure di morcellazione (in particolare in pazienti in peri e postmenopausa) in attesa di valutazioni sulla pericolosità della procedura.

Da allora numerosi articoli hanno analizzato la tecnica e sono state pubblicate molte linee guida ma senza avere una chiara evidenza del corretto comportamento da tenere.
Le principali patologie che potrebbero essere misconosciute e quindi implicate nel rischio di
morcellazione sono principalmente l’adenocarcinoma dell’endometrio ed i sarcomi dell’utero.
Per quanto riguarda l’adenocarcinoma dell’endometrio il rischio è presente nel caso di morcellazione di tutto l’utero ma può essere notevolmente ridotto, se non azzerato, effettuando una isteroscopia diagnostica ed eventualmente una biopsia endometriale prima dell’intervento e controllando, quindi, l’eventuale presenza di patologia dell’endometrio.

Nel caso dei sarcomi dell’utero le difficoltà sono maggiori. Il fibroma dell’utero rappresenta la neoplasia benigna più comune in età fertile. I sarcomi dell’utero rappresentano il 7-8% di tutte le patologie maligne dell’utero e ad oggi non esiste un metodo che ne consenta una diagnosi preoperatoria accurata.

Fatte tutte queste considerazioni le principali raccomandazioni sull’utilizzo della
morcellazione sono:

  • La morcellazione è una tecnica efficace nella gestione chirurgica delle pazienti con
    miomi uterini trattate laparoscopicamente.
  • Le pazienti, durante la compilazione del consenso informato, devono essere informate sul rischio di morcellazione di un sarcoma misconosciuto; tenendo in considerazione le difficoltà di fornire un rischio specifico per ogni paziente.
  • La valutazione preoperatoria delle pazienti deve comprendere una anamnesi accurata con particolare attenzione all’eventuale evidenzia di fattori di rischio specifici.
  • L’ecografia pelvica deve sempre essere effettuata in tutti i casi di miomi uterini; devono essere dosati i livelli di LDH, LDH3, CA125 e deve essere effettuata una isteroscopia diagnostica ed il pap test.
  • Nei casi sospetti deve essere effettuata una risonanza magnetica con mezzo di contrasto.
  • La morcellazione non deve essere effettuata nel caso in cui ci sia sospetto o evidenza di patologia maligna.
  • Il chirurgo che effettua la morcellazione deve aver effettuato un training adeguato sull’uso del morcellatore.
  • L’uso di specifici sacchetti durante la morcellazione può ridurre il rischio di disseminazione.

Direi che il dr Camilli ha fornito una risposta precisa e molto dettagliata alla nostra domanda. Soprattutto vi consiglio di focalizzarvi sull’ultima parte dell’articolo, quella nell’elenco puntato, e di fare attenzione che ogni procedura descritta venga eseguita a dovere.

A breve pubblicherò anche quanto ha spiegato il dr Camilli realtivamente ai sarcomi.

Isteroscopia operativa per la rimozione di fibromi: intervista al dr Camilli

Il dottor Federico Maria Camilli è un chirurgo ginecologo di Roma specializzato in isteroscopia e laparoscopia per la rimozione di fibromi.

Qualche tempo ho chiesto la sua disponibilità a rispondere alle nostre domande su isteroscopa operativa. Ecco quindi quanto spiega il dottore.

 

Quando parliamo di miomi uterini dobbiamo fare una premessa fondamentale: la standardizzazione è molto difficile. I miomi possono variare per sede, per dimensione e per numero. Le pazienti differiscono per età, desiderio o meno di gravidanza e possono avere altre patologie (ginecologiche o sistemiche) associate.

Questo risulta ben evidente dall’ultima classificazione proposta dalla FIGO:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

E da questa immagine:

 

 

Questo vuol dire che ogni paziente ed ogni mioma devono essere valutati singolarmante all’interno di un adeguato “Counceling preoperatorio” e sono necessari indagini preoperatorie quanto più accurate per definirne la sede e le dimensioni: (ecografia pelvica transaddominale e transvaginale, isteroscopia diagnostica ed eventualmente una risonanza magnetica della pelvi).

 

 

 

 

Quali sono le indicazioni al trattamento chirurgico?:

  1. Infertilità con alterazione della cavità endometriale, occlusione tubarica o cervicale
  2. Sanguinamento uterino anomalo non responsivo alla terapia medica
  3. Sospetto di malignità
  4. Crescita in menopausa (in pazienti non sottoposte ad HRT)
  5. Dolore o senso di peso che riducono la qualità di vita
  6. Sintomi urinari od intestinali da ascrivere alla presenza dei miomi
  7. Anemia sideropenica sicuramente dovuta al sanguinamento uterino e resistente ad altre terapie.

 

Ecco, nello specifico, le risposte alle nostre domande:

Come funziona l’isteroscopia?

L’isteroscopia operativa è una tecnica chirurgica endoscopica mini-invasiva utilizzata per il trattamento delle patologie endouterine.

L’isteroscopio viene introdotto all’interno della cavità uterina passando per le vie naturali (cioè attraverso la vagina ed il canale cervicale che nella prime fase dell’intervento viene dilatato per consentirne il passaggio).

L’isteroscopio al suo interno ha un’ottica (che viene collegata ad una fonte di luce ed ad una telecamera per consentire la visualizzazione della cavità) e delle “anse elettrificate” che tagliano la patologia endouterina e la portano all’esterno.

Quando si effettua una miomectomia isteroscopica si utilizzano anche delle anse non elettrificate che servono a scollare e quindi separare il mioma dal tessuto miometriale sano in modo che venga resecato in maggiore sicurezza.

 

 

In particolare riguardo la miomectomia isteroscopica:

  • La tecnica meno invasiva per l’asportazione dei miomi
  • Raccomandata per miomi sottomucosi < 5 cm
  • Maggiore efficacia per miomi G0 e G1
  • Maggiore difficoltà e rischio di reintervento per miomi G2
  • Eventuale terapia preoperatoria con Analoghi GnRH
  • Rischio intraoperatorio di intravasazione e perforazione uterina (miomi G1 e G2)
  • Rischio di sinechie intrauterine fino al 7,5% dei casi

In particolare:

  • G0: Mioma completamente intracavitario
  • G1: Mioma intramurale per meno del 50%
  • G2: Mioma intramurale per almeno o più del 50%

Il limite maggiore dell’isteroscopia operativa è rappresentato dalla durata dell’intervento. Durante la procedura la cavità uterina viene dilatata con un liquido che ha una pressione maggiore di quella venosa e quindi tende ad entrare nel circolo sanguigno della paziente. Durante l’intervento bisogna monitorare continuamente la quantità di liquido che sta “intravasando” e raggiunto certi limiti l’intervento deve essere interrotto per evitare che possa verificarsi una “sindrome da intravasazionie” che può avere conseguenze molto gravi”. Questo rischio aumenta all’aumentare del volume del mioma e della sua porzione intramurale.

 

E nello specifico, come avviene la rimozione di un fibroma embolizzato?

La tecnica chirurgica è la stessa che viene utilizzata per i fibromi non embolizzati. L’embolizzazione dovrebbe averne ridotto la vascolarizzazione e conseguentemente il sanguinamento ed il rischio di intravasazione intraoperatori ma potrebbe averne alterato la consistenza ed i rapporti con il tessuto sano rendendolo più difficile da rimuovere.

 

Quali sono i fibromi che possono essere rimossi in isteroscopia?

Le linee guida indicano come trattabili isteroscopicamente i miomi sottomucosi < 5 cm. Per i miomi intramurali deve anche essere valutato attentamente il “margine libero miometriale”, cioè la distanza tra il mioma e la parete uterina esterna (tanto più è sottile tanto più è elevato il rischio di perforazione durante la procedura)

Bisogna però considerare che la rimozione di un mioma di 5 cm G2 è un intervento molto complesso con elevati rischi di: sanguinamento intraoperatorio, intravasazione, perforazione uterina e trattamento in due tempi chirurgici distinti. Questi rischi possono essere ridotti mediante un trattamento farmacologico preoperatorio ma rimangono comunque elevati. Per questo in alcuni casi può essere preferibile trattare questi miomi (anche se sottomucosi) per via laparoscopica.

 

L’isteroscopia è un intervento doloroso? Che tipo di anestesia richiede? E dopo comporta dolori?

Normalmente l’intervento di isteroscopia operativa viene effettuato in anestesia generale. Può comunque essere effettuato anche con anestesia periferica in quei casi in cui l’anestesia generale fosse controindicata.

L’isteroscopia operativa, essendo una procedura endoscopica mini-invasiva, non è un intervento particolarmente doloroso. Durante l’intervento vengono somministrati antidolorifici per la copertura del dolore postoperatorio. Al risveglio può essere presente qualche dolore crampiforme simile a quello mestruale che tende a scomparire in circa mezz’ora e che non si ripresenta più.

 

Quali sono i tempi di recupero di un intervento di isteroscopia?

Dipendono molto dalla dimensione del mioma rimosso che condiziona a sua volta la durata dell’intervento ed il sanguinamento intraoperatorio. Oltra a questo anche le pazienti hanno tempi di ripresa molto diversi tra loro. Per piccoli miomi (1-2 cm) la normale ripresa può avvenire anche in 1-2 giorni ma per miomi più voluminosi può arrivare ad una settimana.

 

Perchè l’isteroscopia non viene proposta come “prima scelta” per la rimozione di un fibroma, mentre si parla molto più spesso di laparoscopia, laparotomia e, ahimè, isterectomia?

Non è possibile dare una risposta esaustiva a questa domanda, le variabili in gioco sono troppe:

  • Caratteristiche dei miomi
  • Caratteristiche della paziente
  • Esperienza del chirurgo

L’importante è rivolgersi a professionisti qualificati ed esperti in tutte e tre le tecniche (isterosopia, laparoscopia, laparotomia) e che possano, quindi, usarle indifferentemente caso per caso.

 

Per le donne che desiderano una gravidanza, qual è il tipo di intervento più indicato?

Come già specificato in precedenza sono soprattutto le caratteristiche del mioma che pongono l’indicazione ad utilizzare una tecnica piuttosto che un’altra.

I miomi interferiscono con la gravidanza a più livelli:

Infertilità:

  • Alterazione della vascolarizzazione miometriale
  • Alterazione dell’endometrio (infiammazione ed ambiente ormonale)
  • Distorsione cavità endometriale
  • Alterazione contrattilità uterina
  • Occlusione tubarica o cervicale
  • Patologia ostetrica:
    • Presentazioni fetali anomale, emorragie post-partum ed aumento dei tagli cesarei
    • Aumento del rischio di aborto, parto pretermine, distacco di placenta, rottura prematura delle membrane e ritardo di crescita (impianto placentare in prossimità di un mioma)

Soprattutto nei casi di voluminosi miomi intramurali e di miomi multipli è difficile standardizzare ed avere studi clinici.

Sicuramente l’isteroscopia operativa è la tecnica meno invasiva e che consente tempi di ripresa e di attesa prima di programmare una successiva gravidanza più brevi.

 

Le donne sottoposte ad isteroscopia, quanto tempo devono aspettare per tentare una gravidanza? I tempi di attesa si riducono se invece si preferisce una laparoscopia?

Anche in questo caso è difficile standardizzare. Tutto dipende dai tempi in cui la parete uterina si ripara.

Se trattiamo un mioma per via isteroscopica i tempi di attesa sono sicuramente inferiore a quelli delle tecniche addominali (laparotomia e laparoscopia) dato che l’incisione del miometrio è praticamente assente ma anche un mioma peduncolato trattato per via addominale ha un’incisione sull’utero molto piccola.

Normalmente se si effettua una isteroscopia diagnostica a 3 mesi da un intervento di isteroscopia operativa la cavità è già tornata normale e quindi si può iniziare a tentare una gravidanza. Per gli interventi addominali bisogna aspettare almeno 6 mesi ma i tempi possono allungarsi in base alle caratteristiche dei miomi.

 

L’isteroscopia è soggetta a recidiva? Se un fibroma rimosso in isteroscopia dovesse tornare, dopo quanto tempo ci si può sottoporre ad una nuova isteroscopia?

Se un mioma è stato rimosso completamente non recidiva.

Se si ripresenta la patologia in tempi brevi vuol dire che si è formato un altro mioma (più difficile in tempi brevi, due tre mesi per esempio…) o che un mioma già presente prima dell’intervento in una sede più intramurale (e quindi non visibile), si è “spostato” in una sede sottomucosa a seguito delle modificazioni plastiche che l’utero ha messo in atto dopo l’intervento.

Una nuova isteroscopia operativa presuppone comunque una nuova diagnostica preoperatoria con ecografia pelvica ed isteroscopia diagnostica. I tempi necessari per queste procedure (2/3 mesi) è già sufficiente come attesa per un nuovo intervento.

Lo stesso vale nel caso in cui il mioma non sia stato rimosso completamente durante il primo intervento e sia necessario effettuarne un altro per completarlo.

 

E quante isteroscopie per la rimozione di fibromi si possono subire? C’è un numero massimo di interventi praticabili su un’unica paziente?

Non c’è tecnicamente un numero massimo. Bisogna però ad un certo punto valutare i costi/benefici della procedura e valutare, se compatibili con i desideri (soprattutto di gravidanza) della paziente, le altre alternative terapeutiche.

 

Ripetendo l’intervento, c’è il rischio che si verifichino delle aderenze?

E’ descritto un rischio di formazione di aderenze fino al 7,5% dei casi per singolo intervento. Per questo si consiglia sempre di effettuare una isteroscopia diagnostica dopo 2/3 mesi dalla procedura operativa per controllarne l’eventuale formazione prima che diventino fibrose ed più difficili da trattare.

 

Chi soffre di anemia può sottoporsi ad isteroscopia? Sono necessarie delle trasfusioni di sangue prima o dopo l’intervento?

Nei casi in cui il fibroma abbia causato forti metrorragie che hanno anemizzato la paziente è possibile effettuare delle terapie preoperatorie che riducono o arrestano il ciclo in modo che l’anemia possa essere, nel frattempo, correttamente curata.

L’intervento d’elezione deve essere effettuato con livelli di emoglobina adeguati. La trasfusione, come per altri interventi, è una necessità rara ma possibile in sede postoperatoria.

 

L’età di una donna incide sulla riuscita di un intervento di isteroscopia? Ed il fatto di non aver avuto figli può influenzare l’operazione?

L’intervento di isteroscopia operativa per la rimozione di miomi viene normalmente effettuato su pazienti in età fertile, la riuscita non ne viene influenzata. In altri casi, quando viene effettuata su pazienti in menopausa, potrebbero esserci piccole difficoltà in più per la maggiore fragilità dei tessuti, le minori dimensioni dell’utero e la maggiore difficoltà nella dilatazione del canale cervicale; ma non è assolutamente la regola. Anche la parità non influisce sulla riuscita.

 

Dopo un’ intervento di isteroscopia ho avuto problemi con lo stomaco per ben 1 mese ( nausee e mancanza di appetito). Secondo lei, quale è stata la causa? L’intervento? L’anestesia? Ho risolto con il Plasil, ma mi è durato 1 mese questo malessere (ed ero alla mia 3 isteroscopia!).
La mia 2 isteroscopia era andata male: ho avuto un’emorragia e il dottore ha interrotto in tempo (per salvarmi, avrebbe potuto togliere l’utero, senza che io avessi optato per questa scelta). Il problema era che i miei fibromi risultavano tanto vascolarizzati, infatti ero fortemente anemica e perdevo enormi quantità di sangue con il ciclo.
Bisogna prendere prima dei medicinali per evitare queste possibili emorragie? Appena il dottore ha toccato un fibroma è schizzato tanto sangue……
Il secondo intervento in isteroscopia l’ ho fatto dopo aver preso Esmya ( che ha bloccato il sanguinamento e la possibile emorragia durante l’ intervento). Quando ho fatto la prima isteroscopia avevo preso il Decaptyl ( e non si sono verificati questi problemi).
Riassumendo, se una paziente ha gravissime emorragie prima dell’intervento deve assumere dei farmaci per bloccare il ciclo?

 

La terapia farmacologica preoperatoria viene prescritta per ridurre il volume dei miomi (generalmente >3 cm e soprattutto nei casi di miomi G1 e G2), la loro vascolarizzazione (e quindi ridurre l’emorragia intraoperatoria e l’intravasazione) oppure per consentire alla paziente di guarire dall’anemia.

Un mioma piccolo ma completamente intracavitario può causare maggiore sanguinamento mestruale di un mioma più grosso ma più intramurale (è soprattutto la superficie esposta all’interno della cavità a determinare la quantità del flusso); in questo caso la terapia farmacologica potrebbe essere utile per guarire dall’anemia.

D’altro canto l’intervento per un mioma piccolo ma intramurale può essere più rapido di quello di un mioma più voluminoso ma intracavitario (più il mioma è intramurale e più va staccato dal miometrio sano che lo circonda); in questo caso la terapia farmacologica potrebbe essere utile per ridurre l’emorragia intraoperatoria e l’intravasazione.

 

Grazie mille dottore! Il dr Camilli è disponibile a rispondere ad eventuali altre domande, perciò se ne avete postatele nei commenti!

Intervista al dr Camilli su isteroscopia e laparoscopia: chi ha delle domande?

Il dottor Federico Maria Camilli è un chirurgo ginecologo di Roma specializzato in isteroscopia e laparoscopia per la rimozione di fibromi.

E’ stata Agnieszka a parlarmi di lui, raccontando il suo intervento in isteroscopia operativa per la rimozione di un fibroma. Ci ho messo un po’ di tempo (sempre di più ultimamente, ahimè!) ma sono riuscita a contattare il dr Camilli, e ad indagare un po’ su di lui guardando la sua pagina Facebook e qualche suo video.

Gli ho scritto e, come mi aveva anticipato Agnieszka, ho incontrato una persona cordiale e disponibile, che risponderà con piacere a tutte le nostre domande.

Possiamo chiedergli tutto cià che vogliamo su isteroscopia e laparoscopia (entrambe tecniche definite “miniinvasive”). Non conosco per esperienza personale la laparoscopia, ma di isteroscopia ne ho subite due e posso senz’altro ribadire che a me pare davvero la tecnica migliore con cui si possa affrontare un fibroma, poichè avviene in day hospital e senza dolori o complicanze.

In ogni caso, il dr Camilli è a nostra disposizione, perciò scatenatevi nei commenti e chiedete tutto quello che volete su isteroscopia e laparoscopia.