Isteroscopia operativa per la rimozione di fibromi: intervista al dr Camilli

Il dottor Federico Maria Camilli è un chirurgo ginecologo di Roma specializzato in isteroscopia e laparoscopia per la rimozione di fibromi.

Qualche tempo ho chiesto la sua disponibilità a rispondere alle nostre domande su isteroscopa operativa. Ecco quindi quanto spiega il dottore.

 

Quando parliamo di miomi uterini dobbiamo fare una premessa fondamentale: la standardizzazione è molto difficile. I miomi possono variare per sede, per dimensione e per numero. Le pazienti differiscono per età, desiderio o meno di gravidanza e possono avere altre patologie (ginecologiche o sistemiche) associate.

Questo risulta ben evidente dall’ultima classificazione proposta dalla FIGO:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

E da questa immagine:

 

 

Questo vuol dire che ogni paziente ed ogni mioma devono essere valutati singolarmante all’interno di un adeguato “Counceling preoperatorio” e sono necessari indagini preoperatorie quanto più accurate per definirne la sede e le dimensioni: (ecografia pelvica transaddominale e transvaginale, isteroscopia diagnostica ed eventualmente una risonanza magnetica della pelvi).

 

 

 

 

Quali sono le indicazioni al trattamento chirurgico?:

  1. Infertilità con alterazione della cavità endometriale, occlusione tubarica o cervicale
  2. Sanguinamento uterino anomalo non responsivo alla terapia medica
  3. Sospetto di malignità
  4. Crescita in menopausa (in pazienti non sottoposte ad HRT)
  5. Dolore o senso di peso che riducono la qualità di vita
  6. Sintomi urinari od intestinali da ascrivere alla presenza dei miomi
  7. Anemia sideropenica sicuramente dovuta al sanguinamento uterino e resistente ad altre terapie.

 

Ecco, nello specifico, le risposte alle nostre domande:

Come funziona l’isteroscopia?

L’isteroscopia operativa è una tecnica chirurgica endoscopica mini-invasiva utilizzata per il trattamento delle patologie endouterine.

L’isteroscopio viene introdotto all’interno della cavità uterina passando per le vie naturali (cioè attraverso la vagina ed il canale cervicale che nella prime fase dell’intervento viene dilatato per consentirne il passaggio).

L’isteroscopio al suo interno ha un’ottica (che viene collegata ad una fonte di luce ed ad una telecamera per consentire la visualizzazione della cavità) e delle “anse elettrificate” che tagliano la patologia endouterina e la portano all’esterno.

Quando si effettua una miomectomia isteroscopica si utilizzano anche delle anse non elettrificate che servono a scollare e quindi separare il mioma dal tessuto miometriale sano in modo che venga resecato in maggiore sicurezza.

 

 

In particolare riguardo la miomectomia isteroscopica:

  • La tecnica meno invasiva per l’asportazione dei miomi
  • Raccomandata per miomi sottomucosi < 5 cm
  • Maggiore efficacia per miomi G0 e G1
  • Maggiore difficoltà e rischio di reintervento per miomi G2
  • Eventuale terapia preoperatoria con Analoghi GnRH
  • Rischio intraoperatorio di intravasazione e perforazione uterina (miomi G1 e G2)
  • Rischio di sinechie intrauterine fino al 7,5% dei casi

In particolare:

  • G0: Mioma completamente intracavitario
  • G1: Mioma intramurale per meno del 50%
  • G2: Mioma intramurale per almeno o più del 50%

Il limite maggiore dell’isteroscopia operativa è rappresentato dalla durata dell’intervento. Durante la procedura la cavità uterina viene dilatata con un liquido che ha una pressione maggiore di quella venosa e quindi tende ad entrare nel circolo sanguigno della paziente. Durante l’intervento bisogna monitorare continuamente la quantità di liquido che sta “intravasando” e raggiunto certi limiti l’intervento deve essere interrotto per evitare che possa verificarsi una “sindrome da intravasazionie” che può avere conseguenze molto gravi”. Questo rischio aumenta all’aumentare del volume del mioma e della sua porzione intramurale.

 

E nello specifico, come avviene la rimozione di un fibroma embolizzato?

La tecnica chirurgica è la stessa che viene utilizzata per i fibromi non embolizzati. L’embolizzazione dovrebbe averne ridotto la vascolarizzazione e conseguentemente il sanguinamento ed il rischio di intravasazione intraoperatori ma potrebbe averne alterato la consistenza ed i rapporti con il tessuto sano rendendolo più difficile da rimuovere.

 

Quali sono i fibromi che possono essere rimossi in isteroscopia?

Le linee guida indicano come trattabili isteroscopicamente i miomi sottomucosi < 5 cm. Per i miomi intramurali deve anche essere valutato attentamente il “margine libero miometriale”, cioè la distanza tra il mioma e la parete uterina esterna (tanto più è sottile tanto più è elevato il rischio di perforazione durante la procedura)

Bisogna però considerare che la rimozione di un mioma di 5 cm G2 è un intervento molto complesso con elevati rischi di: sanguinamento intraoperatorio, intravasazione, perforazione uterina e trattamento in due tempi chirurgici distinti. Questi rischi possono essere ridotti mediante un trattamento farmacologico preoperatorio ma rimangono comunque elevati. Per questo in alcuni casi può essere preferibile trattare questi miomi (anche se sottomucosi) per via laparoscopica.

 

L’isteroscopia è un intervento doloroso? Che tipo di anestesia richiede? E dopo comporta dolori?

Normalmente l’intervento di isteroscopia operativa viene effettuato in anestesia generale. Può comunque essere effettuato anche con anestesia periferica in quei casi in cui l’anestesia generale fosse controindicata.

L’isteroscopia operativa, essendo una procedura endoscopica mini-invasiva, non è un intervento particolarmente doloroso. Durante l’intervento vengono somministrati antidolorifici per la copertura del dolore postoperatorio. Al risveglio può essere presente qualche dolore crampiforme simile a quello mestruale che tende a scomparire in circa mezz’ora e che non si ripresenta più.

 

Quali sono i tempi di recupero di un intervento di isteroscopia?

Dipendono molto dalla dimensione del mioma rimosso che condiziona a sua volta la durata dell’intervento ed il sanguinamento intraoperatorio. Oltra a questo anche le pazienti hanno tempi di ripresa molto diversi tra loro. Per piccoli miomi (1-2 cm) la normale ripresa può avvenire anche in 1-2 giorni ma per miomi più voluminosi può arrivare ad una settimana.

 

Perchè l’isteroscopia non viene proposta come “prima scelta” per la rimozione di un fibroma, mentre si parla molto più spesso di laparoscopia, laparotomia e, ahimè, isterectomia?

Non è possibile dare una risposta esaustiva a questa domanda, le variabili in gioco sono troppe:

  • Caratteristiche dei miomi
  • Caratteristiche della paziente
  • Esperienza del chirurgo

L’importante è rivolgersi a professionisti qualificati ed esperti in tutte e tre le tecniche (isterosopia, laparoscopia, laparotomia) e che possano, quindi, usarle indifferentemente caso per caso.

 

Per le donne che desiderano una gravidanza, qual è il tipo di intervento più indicato?

Come già specificato in precedenza sono soprattutto le caratteristiche del mioma che pongono l’indicazione ad utilizzare una tecnica piuttosto che un’altra.

I miomi interferiscono con la gravidanza a più livelli:

Infertilità:

  • Alterazione della vascolarizzazione miometriale
  • Alterazione dell’endometrio (infiammazione ed ambiente ormonale)
  • Distorsione cavità endometriale
  • Alterazione contrattilità uterina
  • Occlusione tubarica o cervicale
  • Patologia ostetrica:
    • Presentazioni fetali anomale, emorragie post-partum ed aumento dei tagli cesarei
    • Aumento del rischio di aborto, parto pretermine, distacco di placenta, rottura prematura delle membrane e ritardo di crescita (impianto placentare in prossimità di un mioma)

Soprattutto nei casi di voluminosi miomi intramurali e di miomi multipli è difficile standardizzare ed avere studi clinici.

Sicuramente l’isteroscopia operativa è la tecnica meno invasiva e che consente tempi di ripresa e di attesa prima di programmare una successiva gravidanza più brevi.

 

Le donne sottoposte ad isteroscopia, quanto tempo devono aspettare per tentare una gravidanza? I tempi di attesa si riducono se invece si preferisce una laparoscopia?

Anche in questo caso è difficile standardizzare. Tutto dipende dai tempi in cui la parete uterina si ripara.

Se trattiamo un mioma per via isteroscopica i tempi di attesa sono sicuramente inferiore a quelli delle tecniche addominali (laparotomia e laparoscopia) dato che l’incisione del miometrio è praticamente assente ma anche un mioma peduncolato trattato per via addominale ha un’incisione sull’utero molto piccola.

Normalmente se si effettua una isteroscopia diagnostica a 3 mesi da un intervento di isteroscopia operativa la cavità è già tornata normale e quindi si può iniziare a tentare una gravidanza. Per gli interventi addominali bisogna aspettare almeno 6 mesi ma i tempi possono allungarsi in base alle caratteristiche dei miomi.

 

L’isteroscopia è soggetta a recidiva? Se un fibroma rimosso in isteroscopia dovesse tornare, dopo quanto tempo ci si può sottoporre ad una nuova isteroscopia?

Se un mioma è stato rimosso completamente non recidiva.

Se si ripresenta la patologia in tempi brevi vuol dire che si è formato un altro mioma (più difficile in tempi brevi, due tre mesi per esempio…) o che un mioma già presente prima dell’intervento in una sede più intramurale (e quindi non visibile), si è “spostato” in una sede sottomucosa a seguito delle modificazioni plastiche che l’utero ha messo in atto dopo l’intervento.

Una nuova isteroscopia operativa presuppone comunque una nuova diagnostica preoperatoria con ecografia pelvica ed isteroscopia diagnostica. I tempi necessari per queste procedure (2/3 mesi) è già sufficiente come attesa per un nuovo intervento.

Lo stesso vale nel caso in cui il mioma non sia stato rimosso completamente durante il primo intervento e sia necessario effettuarne un altro per completarlo.

 

E quante isteroscopie per la rimozione di fibromi si possono subire? C’è un numero massimo di interventi praticabili su un’unica paziente?

Non c’è tecnicamente un numero massimo. Bisogna però ad un certo punto valutare i costi/benefici della procedura e valutare, se compatibili con i desideri (soprattutto di gravidanza) della paziente, le altre alternative terapeutiche.

 

Ripetendo l’intervento, c’è il rischio che si verifichino delle aderenze?

E’ descritto un rischio di formazione di aderenze fino al 7,5% dei casi per singolo intervento. Per questo si consiglia sempre di effettuare una isteroscopia diagnostica dopo 2/3 mesi dalla procedura operativa per controllarne l’eventuale formazione prima che diventino fibrose ed più difficili da trattare.

 

Chi soffre di anemia può sottoporsi ad isteroscopia? Sono necessarie delle trasfusioni di sangue prima o dopo l’intervento?

Nei casi in cui il fibroma abbia causato forti metrorragie che hanno anemizzato la paziente è possibile effettuare delle terapie preoperatorie che riducono o arrestano il ciclo in modo che l’anemia possa essere, nel frattempo, correttamente curata.

L’intervento d’elezione deve essere effettuato con livelli di emoglobina adeguati. La trasfusione, come per altri interventi, è una necessità rara ma possibile in sede postoperatoria.

 

L’età di una donna incide sulla riuscita di un intervento di isteroscopia? Ed il fatto di non aver avuto figli può influenzare l’operazione?

L’intervento di isteroscopia operativa per la rimozione di miomi viene normalmente effettuato su pazienti in età fertile, la riuscita non ne viene influenzata. In altri casi, quando viene effettuata su pazienti in menopausa, potrebbero esserci piccole difficoltà in più per la maggiore fragilità dei tessuti, le minori dimensioni dell’utero e la maggiore difficoltà nella dilatazione del canale cervicale; ma non è assolutamente la regola. Anche la parità non influisce sulla riuscita.

 

Dopo un’ intervento di isteroscopia ho avuto problemi con lo stomaco per ben 1 mese ( nausee e mancanza di appetito). Secondo lei, quale è stata la causa? L’intervento? L’anestesia? Ho risolto con il Plasil, ma mi è durato 1 mese questo malessere (ed ero alla mia 3 isteroscopia!).
La mia 2 isteroscopia era andata male: ho avuto un’emorragia e il dottore ha interrotto in tempo (per salvarmi, avrebbe potuto togliere l’utero, senza che io avessi optato per questa scelta). Il problema era che i miei fibromi risultavano tanto vascolarizzati, infatti ero fortemente anemica e perdevo enormi quantità di sangue con il ciclo.
Bisogna prendere prima dei medicinali per evitare queste possibili emorragie? Appena il dottore ha toccato un fibroma è schizzato tanto sangue……
Il secondo intervento in isteroscopia l’ ho fatto dopo aver preso Esmya ( che ha bloccato il sanguinamento e la possibile emorragia durante l’ intervento). Quando ho fatto la prima isteroscopia avevo preso il Decaptyl ( e non si sono verificati questi problemi).
Riassumendo, se una paziente ha gravissime emorragie prima dell’intervento deve assumere dei farmaci per bloccare il ciclo?

 

La terapia farmacologica preoperatoria viene prescritta per ridurre il volume dei miomi (generalmente >3 cm e soprattutto nei casi di miomi G1 e G2), la loro vascolarizzazione (e quindi ridurre l’emorragia intraoperatoria e l’intravasazione) oppure per consentire alla paziente di guarire dall’anemia.

Un mioma piccolo ma completamente intracavitario può causare maggiore sanguinamento mestruale di un mioma più grosso ma più intramurale (è soprattutto la superficie esposta all’interno della cavità a determinare la quantità del flusso); in questo caso la terapia farmacologica potrebbe essere utile per guarire dall’anemia.

D’altro canto l’intervento per un mioma piccolo ma intramurale può essere più rapido di quello di un mioma più voluminoso ma intracavitario (più il mioma è intramurale e più va staccato dal miometrio sano che lo circonda); in questo caso la terapia farmacologica potrebbe essere utile per ridurre l’emorragia intraoperatoria e l’intravasazione.

 

Grazie mille dottore! Il dr Camilli è disponibile a rispondere ad eventuali altre domande, perciò se ne avete postatele nei commenti!

Complicanze dell’embolizzazione: l’amenorrea permanente di Chiara

Questa è la storia di Chiara, che pubblico con la grande speranza nel cuore di poter presto aggiornare questo post con un bel lieto fine.

Chiara ha sofferto tanto e il suo dolore me lo porto un pochino dentro (anche se forse non posso nemmeno immaginarlo), perchè quando me l’ha raccontato per la prima volta io ho creduto alle parole di chi mi ha detto che stava un tantino esagerando e che le cose non erano andate come le descriveva lei.

E quando invece le ho detto che avevo capito, che lei aveva ragione e che mi dispiaceva di non aver avuto chiare certe dinamiche da subito, l’ho trovata comprensiva ed amichevole, pronta a sostenermi. Chiara è una persona speciale, credetemi, e non meritava tutta questa sofferenza (anche se, è chiaro, nessuna di voi la merita).

Ecco la sua storia ..

Seguo il tuo blog da 1 anno circa con tanto interesse e il motivo per cui non ho mai scritto è che io non sono una storia a lieto fine e questo mi faceva sentire una voce fuori dal coro, ma credo sia giusto conoscere anche i rischi delle procedure e cosa possa andare storto perchè purtroppo accade.

Mi chiamo Chiara , 41 anni di Roma.
Il mio calvario inizia circa 2 anni fa, quindi ne avevo 39 : addome gonfio e qualche dolore addominale mentre mi allenavo , medico sportivo e medico di base non mi trovano nulla.
Vado x caso a fare il solito pap test nessuno nota nulla.. mah sarò ipocondriaca io?
1 Anno e mezzo fa mi viene un emorraggia, corsa al pronto soccorso e la diagnosi: fibroma, mi dicono di 15 cm!
Ovviamente giro tutta Roma, la sentenza è isterectomia. Solo 1 medico tra tanti mi dice che proverà a salvare l’utero e con lui mi metto in lista d attesa per l’intervento.

L ‘emorraggia non si è mai fermata , nessuno pensa a mettermi in menopausa chimica o altro, devo solo sanguinare ed attendere.. e chiarisco che di medici ne ho visti tantissimi, tutti ugualmente freddi , sbrigativi e accusatori ( “colpa tua”).

In tutto ciò per fortuna avevo fatto il pap test perchè mi dicono anche “sarcoma” per farmi una bella isterectomia d’ urgenza.
All’epoca neppure su internet trovo alternative, finchè per caso mi imbatto nell’embolizzazione.

Sfortuna vuole che ormai è luglio 2016 in ospedale pubblico mi propongono ancora lista d attesa (perdo sangue da 7 mesi, tutti i giorni , nessuno ha mai provato a mettermi in menopausa chimica e devo fare attesa..) in tutto ciò il fibroma ora è poco meno di 18 cm.
Così mi rivolgo al privato, in soli 5 gg analisi rmc e mi embolizzo.

Sembra un lieto fine non lo è.

Da 1 anno esatto non ho mai più avuto il ciclo. E qui inizia la parte difficile. La mia complicanza si chiama amenorrea permanente, ovviamente comporta sterilità. Inoltre soffro di dolori addominale che vengono liquidati da chi mi ha operata come dolori ginecologi (ma come non ho il ciclo che dolori dovrei avere..) e dai ginecologi come danno da embolizzazione.

La mia complicanza , nella mia fascia d ‘età ( 40 anni) era meno del 4% mi viene detto.
Ma quel 4% esiste e sono io.

Mi rivolgo al mio radiologo interventista, che viene elogiato come un salvatore degli uteri ma ma questo è l’enorme difetto della sanità privata: non c’è un equipe, non c’è assistenza post intervento che vada oltre “prenda l’aspirina se ha la febbre”. Non ha nessuno da consigliarmi ( è evidente che mi serva un ginecologo) e sembra infastidito dalle mie domande. E’ facile essere un buon medico quando tutto fila liscio. Il bravo medico si vede col paziente con complicanze.
Poteva dirmi che sono il 4 % , bella sfortuna ma capita. Lo avrei compreso.
Non sono una bambina, so che ogni atto medico comporta un rischio seppur basso.
Ma il suo ego lo fa sentire boh forse giudicato ( il tuo ego dottore? io non ho risolto ho alleviato i sintomi ma sono ancora piena di problemi e dobbiamo preoccuparci di te?) e mi fa discorsi assurdi sul fatto che il fibroma era troppo grosso ( ma se lo hai visto prima dell intervento e mi hai dichiarata idonea, me lo dici solo ORA, 1 anno dopo..?).

Di nuovo mi sento sola, abbandonata ai ginecologi che non sanno far altro che dirmi ” te la sei cercata , noi l’embolizzazione la sconsigliamo infatti” ” hai messo l’utero in mano ad un radiologo torna da lui”. L’endometrio pare sia incurabile in più la diagnostica è inficiata dal volume del fibroma.

Vado a fare un’isteroscopia diagnostica perchè da rm ed ecografia il mio utero appare troppo sottile e l’ endometrio è ipotrofico (spessore 1 mm).
Dalla isteroscopia appare “cavità uterina occupata da materiale necrotico e muco denso come da colliquazione mioma” e di nuovo il ginecologo (in buona fede credo) propone intervento d’urgenza: non ha mai visto un fibroma embolizzato e il rischio di infezione gli appare altissimo, con possibile rischio non solo di perdere l’utero ma anche periculum vitae.

Il mio radiologo NON dà mai il suo numero, solo una mail e il cell di una segretaria (che non è un medico e quindi non può aiutarmi , mi precipito a chiedere se è una condizione che ha già visto .. assenza totale.
Mi rivolgo invece al dottor MORUCCI del san Camillo di Roma, di lui scrivo il nome e davvero voglio parlare: non è stato lui ad operarmi ma gli spiego che ho complicanze da embolizzazione e lui è disponibilissimo mi riceve, gratis , in un ospedale pubblico, passa ben 2 ore (!!) a guardare tutte le mie risonanze e a rispondere a tutte le mie domande .
Era tutto ciò che chiedevo, sapere!! E il dott Morucci mi risponde, mi racconta le statistiche, mi spiega anche come mai io abbia ancora un addome enorme ( in 1 anno il mio fibroma da 18 cm è sceso a 13 ma sembro ancora incinta di 4 mesi e anche di questo sono insoddisfatta) ma almeno lui sa darmi spiegazioni. Mi mostra che sfortuna vuole che il mio fibroma si molto ridotto nella parte posteriore – dove schiacciava gli organi interni che ora sono liberi e questo è certo un bene – ma quasi nulla nella parte frontale cioè quella addominale, sfortuna vuole che io sia molto magra e alta 180 cm , anche la mia costituzione non aiuta.
Anche per il muco e la colliquazione mi da informazioni e mi spiega che è un evento già noto e che anche lui personalmente ha già visto (non il povero ginecologo che davvero è saltato sulla sedia quando l’ha visto) si offre addirittura di parlare al telefono col ginecologo curante per spiegare che la colliquazione non è rischio di infezione per l’utero.

Insomma il dott. Morucci è stato davvero un ancora di salvezza e col cuore mi sento di consigliarlo a chi vuole intraprendere la strada dell’embolizzazione:
Tornando a me: il mio “maledetto” è morto al 99% ma la mia battaglia non è finita. Mi ha resa sterile e ancora mi deforma. Sto rivalutando l’intervento chirurgico, ovviamente non accetterò mai la laparotomia (sennò che ho embolizzato a fare) ma per ora con 13 x10x10 qua a Roma nessuno vuole farmi una minilaparotomia quindi pare che dovrò attendere ancora.
Avevo anche pensato agli ultrasuoni e andrò a parlare col medico ma con poca speranza perchè da quello che ho letto il fibroma per essere idoneo non dovrebbe avere parti liquide e il mio ne ha eccome.

Passa altro tempo ho molti sintomi tra cui infezioni continue e dolori cronici, dovuti a mio avviso dal fatto che il fibroma ha bucato la parete uterina e ora in parte è in cavità (altro bell evento raro , pare e che mi espone a rischio infezioni croniche ).. Mi chiedo se qualcosa poteva essere fatto per evitare tutte queste complicanze, anche solo magari non sminuire i miei sintomi ( come ha fatto chi mi ha operata e i ginecologi da cui andavo) e fare indagini prima..

Mi stanco di attendere e ricomincia il giro dai chirurghi che ovviamente non vedono l’ora di farmi l’isterectomia, a maggior ragione che ho 40 anni e sono sterile, cosa me ne farò mai del mio addome integro e del mio utero?

Grazie a Eleonora mi metto in contatto col dott. Camanni che mi propone di rimuovere SOLO il fibroma e in minilaparotomia, mi sembra un sogno , accetto subito e sono in lista d attesa..

Il lieto fine sembra vicino ma colpo di scena, riesco ad espellere un grosso pezzo di fibroma.. mi reco in pronto soccorso e per la prima volta pare che sia TUTTO in cavità e che forse si possa rimuovere in isteroscopia, attendo nuovi accertamenti ma incrocio le dita e spero che la battaglia che dura 3 anni tra me e il fibroma finalmente possa volgere al termine..

Se qualcuno vuole informazioni maggiori ovviamente può chiedere, ormai so davvero molto sull’embolizzazione, spero che in qualche modo la mia storia possa essere d ‘aiuto e per questo la condivido.

Infine ringrazio te Eleonora per questo bel blog e questo spazio prezioso per tutte noi.
In bocca al lupo a chi ancora come me combatte il “maledetto” e buona vita alle altre.

 

Cara Chiara, facciamo tutte il tifo per te! E’ proprio ora di lasciarsi alle spalle tutto questo dolore per cominciare una nuova vita senza maledetto fibroma. Tienici aggiornate!

Eccomi ragazze, sono sempre con voi!

Buongiorno amiche!

Sono appena tornata da una meravigliosa vacanza in Thailandia e, anche se sono ancora in preda al jet lag e sono sommersa dalle cose da fare (dalle lavatrici alle mail, dalle vostre numerosissime mail ai vari clienti da sentire) ci tenevo a ritagliarmi un attimo per farvi un saluto veloce.

Mentre ero via ho ricevuto tantissime vostre email e tantissimi messaggi su Facebook, e piano piano cercherò di recuperare il tutto e di dare risposta a tutte. Ho visto che nei commenti qui sul blog si è parlato molto di Esmya, degli effetti collaterali e di questa questione dei problemi al fegato che questo farmaco potrebbe causare. Ho letto che i vostri ginecologi si stanno comportando in maniera diversa e che non c’è una linea comune: chi prescrive esami, chi consiglia la sospensione del farmaco, chi ignora tutta la questione, chi continua a consigliare Esmya … Come sempre la confusione regna sovrana!

Io prima di partire avevo parlato con Simona Sanna, Marketing Director della Gedeon Richter, che mi aveva molto rassicurata riguardo i casi di problemi al fegato dopo la terapia con Esmya. La dott.ssa Sanna mi ha inotre inviato la cartella stampa relativa a ulipristal acetato e fibromi uterini.

Nello specifico la cartella stampa contiene:

  • Comunicato stampa sull’annuncio dell’autorizzazione all’utilizzo prolungato di ulipristal acetato 5mg in Italia
  • Infografica “Fibromi uterini sotto la lente
  • Scheda “I fibromi uterini
  • Abstract survey DoxaPharma “Italiane e Fibroma uterino
  • Intervista alla prof.ssa Alessandra Graziottin
  • Intervista al dott. Ravasio
  • Scheda su Ulipristal acetato
  • Scheda sulla campagna It is my choice

Mi riprometto di condividere con voi tutti questi documenti a breve. Perdonatemi, ma non ho ancora avuto il tempo di guardarli nemmeno io!

Nel frattempo volevo dirvi che risponderò a tutte le vostre mail e cercherò di fare chiarezza su questa questione di Esmya. In Thailandia non avevo sempre la connessione, il tempo era poco e ho dato la priorità alle questioni di lavoro. Però ho letto tutti i vostri messaggi, mi sono rammaricata di non poter rispondere subito e vi ho sempre pensate!

Siete tante, sempre di più (e non so se gioirne o meno) e faccio davvero fatica e rispondervi in tempi utili, ma voglio assolutamente farlo! Continuate a seguirmi, perchè sono con voi!

Rimanere incinta dopo l’embolizzazione: è possibile o no?

Quella della possibilità di una gravidanza dopo l’embolizzazione è una questione sulla quale avevo già indagato in passato e che da tempo mi riprometto di approfondire.

Nonostante sia stata in cima alla mia infinita lista di post da scrivere, argomenti da affrontare, medici da contattare e testimonianze da pubblicare, non ho ancora trovato il tempo di dedicarmici in maniera adeguata. Tempo fa su Facebook abbiamo accennato alla cosa e qualcuna di voi mi aveva chiesto allora, e ricordato pochi giorni fa (grazie Valentina!), di cercare di scoprire se qualcuna delle ragazze del blog, o anche magari una lettrice occasionale, può raccontarci di aver intrapreso e portato a termine con successo una gravidanza dopo l’embolizzazione dei suoi fibromi.

In passato avevo affrontato il tema chiedendo al dr Lupattelli se era possibile avere una gravidanza dopo l’embolizzazione del fibroma uterino e pubblicando il video con la sua risposta. Gli avevo anche chiesto, in un’altra intervista, se l’embolizzazione compromette l’utero, e quindi può rendere difficoltosa la gravidanza.

Secondo quanto mi aveva spiegato l’embolizzazione dovrebbe portare una migliora vascolarizzazione delle ovaie, e quindi facilitare la gravidanza. Nella pratica però non ho mai effettivamente sentito la storia di nessuna donna rimasta incinta dopo l’embolizzazione .. Eppure mi avete scritto in tante, ma proprio in tante tante, perciò sono molto dubbiosa in proposito.

Lancio quindi un appello a tutte voi che leggete. Se vi siete sottoposte ad embolizzazione e poi siete rimaste incinte, vi prego, raccontatecelo! Aspettiamo con trepidazione i commenti di chiunque abbia qualche informazone in merito.

Ragazze, è normale avere paura di un intervento chirurgico!

In questi giorni molte di voi sono in procinto di affrontare l’intervento che cambierà la loro vita liberandole definitivamente dal maledetto fibroma.

C’è chi ha scelto la laparoscopia, chi l’isteroscopia, chi l’embolizzazione .. e c’è anche chi non ha avuto molta possibilità di scelta. C’è chi, in lista da tanto tempo, aspettava la data dell’intervento con ansia e trepidazione, e anche chi si è organizzata all’ultimo, stremata dai dolori o dalle problematiche causate dai fibromi.

C’è chi affronterà l’intervento circondata dai familiari o con accanto il proprio marito o compagno, chi pensa con preoccupazione ai suoi bambini, e anche chi farà fronte a questa nuova sfida in solitudine (non totale però perchè ci siamo sempre noi qui sul blog!).

Che chi non vede l’ora e chi vorrebbe che il giorno dell’intervento non arrivasse mai. Chi è giovanissima e chi magari è in procinto della menopausa.

Siete in molte, siete disperse per tutte l’Italia e siete, naturalmente, tutte diverse. Ma c’è una cosa che vi accomuna tutte, ed è proprio per questo che ho deciso di scrivere questo post.

AVETE PAURA

Ragazzeeeeeeee …. è normale!! Ve l’ho già scritto personalmente, ma ci tenevo a ribadirlo per tutte. Ne avevo moltissima anche io. Non c’è nulla di sbagliato nell’avere paura. Non significa che non avete o non avrete, al momento opportuno, coraggio.

Mi avete scritto in molte “Sei stata coraggiosa” o “Tu si che sei coraggiosa” ma sappiate che poco prima di entrare in sala operatoria, in occasione del mio secondo intervento in laparotomia, appena ho visto il dr Camanni che venuto a salutarmi gli ho detto proprio di avere paura. Sembrerà stupido, ma quando lui mi ha risposto che era normale che ne avessi mi sono tranquillizzata!

La mia paura più grande era di non svegliarmi dopo l’anestesia (e ho visto che è un timore piuttosto diffuso). Quando sono entrata in sala operatoria io l’ho detto direttamente all’anestesista e lui mi ha detto che non è mai successo che qualcuna non si risvegliasse più. State tranquille perciò, vi sveglierete! Magari doloranti ma, si, vi sveglierete!

Vorrei quindi mandare un abbraccio fortissimo a Gio che è stata operata in isteroscopia operativa lunedì scorso dal dr Camanni ed ora è a casa in convalescenza ed è ancora un po’ sofferente e un gigantesco in bocca al lupo a Elena che verrà operata domani in isteroscopia operativa a Modena, a Diana che verrà operata in mini laparotomia il 25 gennaio all’ospedale Melloni di Milano. E un grande abbraccio anche a Michela, che ha avuto la determinazione, e il coraggio, di seguire il suo istinto: Michela aveva già l’intervento in laparotomia (il secondo, ahimè) fissato per il 26 gennaio ma non era convinta di questa scelta, così ieri è andata all’ospedale Niguarda di Milano per sentire il parare di un radiologo (il dr Vercelli Ruggero), ha poi deciso di sottoporsi ad embolizzazione e ha già fissato l’intervento per i primi di febbraio.

Ragazze aspetto di avere vostre buone news e non vedo l’ora di raccontare i vostri lieti fine sul blog!