Irene che ha deciso di rassegnarsi all’isterectomia

Irene mi ha scritto la prima volta quasi tra anni fa, raccontandomi di aver iniziato la sua lotta ai fibromi dopo aver scoperto di averne sei enormi, che le sono stati asportati in laparotomia. A distanza di pochi anni i fibromi di Irene si sono riformati e oralei è alle prese con mestruazioni emorragiche e tutti i disagi che conosciamo bene

Oggi Irene mi scrive che la sua storia non ha nulla a che vedere con “le belle storie di donne battagliere del blog“, che lei è molto stanca, e che si è arresa. Ma io sono certa che anche lei sarà capace di prendere in mano la situazione e cercare la soluzione che insegue da tanto..

Ciao care ragazze.
Ho scoperto di avere degli enormi fibromi nel mio utero 10 anni fa. Non avevo nessun tipo di sintomo se non un addome duro ed enorme che aveva destato la mia preoccupazione. Già allora fui operata e mi vennero rimossi tanti fibromi a detta dei medici “a grappoli”. L’intervento fu lungo e delicato anche se il post operatorio lo affrontai con molta serenità.

Nel corso di pochi anni purtroppo i fibromi si sono ripresentati, numerosi. Negli ultimi 3 anni sono comparsi anche problemi che prima non avevo. Flussi molto abbondanti (anche se regolari) e conseguente anemia. Tre anni fa iniziai per la prima volta due cicli di esmya. Allora il trattamento non mi diede nessun tipo di fastidio e alla fine i fibromi si erano pure ridotti di qualche centimetro.

La fase drammatica della mia storia con i fibromi inizia proprio in quel momento. Una volta interrotto il farmaco il ciclo è diventato nel corso dei mesi non più abbondante ma emorragico, incontenibile, non regolare, pieno di coaguli enormi. Ogni mese nel giorno di maggior flusso mi veniva pure la febbre alta che spariva dopo un paio d’ore (il ginecologo non si è mai spiegato la cosa). In questo periodo mi è anche capitato di avere perdite di sangue anche importanti tra un ciclo e l’altro.

Vi lascio ben immaginare le conseguenze: anemia, debolezza, vita sociale azzerata, mesi e mesi senza uscire e paura (anzi terrore!) di macchiarsi a causa di questo ciclo incontenibile.

Pochi mesi fa, esausta, ho ripreso esmya che il ginecologo mi ha consigliato di fare per due cicli in attesa di asportare l’utero quest’autunno. Nel frattempo una psicologa ha iniziato a seguirmi per cercare di farmi sbloccare e farmi uscire di nuovo da casa.

Il primo ciclo di esmya è stato stavolta fastidioso con continue perdite acquose e rosa e una copiosa perdita di capelli. Una volta interrotto il farmaco il ciclo mi è tornato 28 giorni dopo in maniera devastante: proprio l’altra sera ho avuto una terribile emorragia con perdita di enormi coaguli. L’ho gestita a casa ma forse avrei dovuto andare al pronto soccorso.

In questi mesi mi sono chiesta tantissime volte se il peggioramento così drastico del mio ciclo sia stato dovuto sia naturalmente all’aumento dei fibromi ma anche all’utilizzo di Esmya. Che abbia scompensato qualcosa?

Oggi sto facendo gli esami sulla funzionalità epatica per vedere se poter riprendere esmya a maggio. Nel frattempo l’unica prospettiva è perdere l’utero entro quest’anno.

Ho 39 anni, non ho figli e in questi 10 anni forse mi sono creata una corazza, ho cercato di razionalizzare il fatto che non diventerò mai mamma e forse per questo mi sono rassegnata a non cercare altre strade, altri pareri medici. Del resto so come è messo il mio utero attualmente: enorme, deformato e pieno di fibromi giganti (12 cm, 8, cm e tanti altri). Come potrei sperare di rimanere incinta o portare avanti una gravidanza?

Per questo oggi mi focalizzo sulla mia salute e vedo l’isterectomia come una liberazione, qualcosa che mi permetterà di tornare libera di fare tutto ciò che oggi non faccio più (io che amo la vita!): camminare, uscire, viaggiare, vestirmi in maniera carina, indossare magari di nuovo una maglia corta (che non metto più perché i miei assorbenti da incontinente mi imbarazzano). In tutto questo ho la fortuna di lavorare a casa…se avessi dovuto vivere tutto questo andando ogni giorno in ufficio come avrei fatto? Il terrore di sentirmi male e macchiarmi è diventata la mia più grande paura…assurdo!

Un abbraccio ragazze…auguro davvero a tutte noi di superare queste bruttissime parentesi di vita nel migliore dei modi.

Irene

PS Ragazze non prendete esempio da me che mi sono arresa…in questo forse sono poco coraggiosa. Rivoglio la mia libertà anche se il prezzo da pagare è altissimo

Io penso che Irene, in un momento di comprensibile debolezza, abbia “solo” bisogno di sentire tutto il nostro supporto e i nostri incoraggiamenti. So bene come si sente Irene, perchè ci sono passata anche io, ma sono certa che una soluzione diversa dall’isterectomia ci sia anche per lei

Prima di tutto non capisco che senso abbia dover prendere Esmya, imbottendosi di ormoni e sottoportando pesanti effetti collaterali, per poi dover togliere l’utero. Tra l’altro Irene non potrà fare un secondo ciclo di Esmya a maggio perchè per il momento la prescrizione di questo farmaco è sospesa.

E poi penso che potrebbe seriamente valutare l’embolizzazione. Che ne dite ragazze, è vero che può farcela anche lei?

Lara che non si rassegna all’isterectomia e si sottopone ad embolizzazione a Milano

Lara ha 44 anni e ha combattuto i suoi fibromi per 5 anni. Tutti i medici che l’hanno visitata le hanno consigliato di sottoporsi ad isterctomia, ma Lara non ha voluto arrendersi e non ha rinunciato al suo utero … be’, leggete com’è andata!

 

Buongiorno a tutte, difficilmente parlo di fatti privati, ma ritengo doveroso farlo perché se ho potuto scegliere di tenere il mio utero lo devo solo a questo blog.

Ho 44 anni e da circa 5 ho iniziato la mia battaglia con i maledetti fibromi, dapprima tre e piccoli, fino ad arrivare a un numero non precisato, un utero enorme e forti emorragie.

A luglio dello scorso anno, il ginecologo che mi segue mi dice che l’unica soluzione possibile è l’asportazione dell’utero, che avrei potuto prendere altri pareri, ma che sicuramente avrei avuto le medesime risposte. Non mi arrendo e mi reco da altri tre ginecologi, tutti mi dicono la stessa cosa. Nel frattempo inizio anche a navigare su internet e vengo a conoscenza dell’esistenza dell’embolizzazione. Pensando si trattasse di un intervento eseguito dal ginecologo, chiedo, durante una visita, se potevo sottopormi a embolizzazione e il medico mi risponde, in modo molto evasivo, che nel mio caso era sconsigliato e che, data l’età e avendo già due figli, l’utero non mi serviva più.
A quel punto, avendo emorragie sempre più frequenti, decido di mettermi in lista d’attesa per l’isterectomia.

Qualche giorno dopo, mentre leggevo le testimonianze su questo blog, ho letto l’intervista al dr. Rampoldi, radiologo interventista all’Ospedale Niguarda di Milano, che mi ha chiarito e semplificato cosa fosse l’embolizzazione e lo specialista che la pratica. Abitando dell’hinterland milanese, chiamo immediatamente e fisso un appuntamento per una visita. Faccio la risonanza prescrittami e, dopo averla visionato, vengo contattata dal dott.Rampoldi che mi dice che posso sottopormi a embolizzazione.

Circa una settimana fa mi sono sottoposta all’embolizzazione. Grazie alla grande professionalità del dr.Rampoldi e della sua équipe, ho affrontato tutto in modo sereno. Qualche dolore nei primi giorni, ma zero cicatrici e soprattutto, con il mio utero. Unico rammarico, perché i ginecologi non ti dicono che, se vuoi, oltre all’isterectomia, esmya, ecc., c’è anche l’embolizzazione e dare al paziente la possibilità di scegliere….

Sono tanto felice Lara che tu abbia letto in tempo del dr Rampoldi e ti sia potuta sottoporre ad embolizzazione. Spero che la tua storia la leggano in molte e che in molte decidano, come te, di non arrendersi. Bunoa vita cara!

Margherita alla ricerca di informazioni riguardo l’isterectomia

Margherita ha 43 anni e dall’età dei 30 anni combatte i suoi fibromi che sono piccoli ma fastiosi perchè le causano emorragie forti e molti dolori.

Mi sono operata per la prima volta in resettoscopia e ho tolto il fibroma in anestesia locale, andò bene per quattro anni non ebbi nulla. Ho una figlia e nel frattempo allora ne cercai un secondo di figlio, andò male per trisomia18 dovetti interrompere la gravidanza. Qualche tempo dopo un secondo fibroma riapparse lo stesso medico non ebbe la stessa attenzione della prima volta poca cura e tanta leggerezza da parte sua mi portarono all’intervento con un’anemia importante. Ma durante l’intervento il dottore ebbe difficoltà e ci mise più del solito (sempre in resettoscopia) troppa acqua fisiologica, intravasazione, acqua nei polmoni, rianimazione per mezza giornata. Non contenta dopo un mese al controllo mi trovò il solito dottore un nuovo fibroma (palese che non lo aveva tolto tutto). Da lì mollai questo dottore e decisi dopo un anno l’embolizzazione.

Cinque anni perfetti se non che ad un controllo trovarono una ciste all’ovaio curata con la pillola in maniera non continuativa ma sotto controllo ogni tre mesi. Ad uno dei controlli il luglio scorso mi trovano un fibroma di 2 cm ad ottobre la prima emorragia e cado ancora nel baratro. A questo punto decisa a trovare un ginecologo decente (non vi sto ad elencare i dottori che ho incontrato) una mia amica mi manda a Palermo. A questo punto io ho deciso per l’isterectomia, la dottoressa inizialmente non era d’accordo, ho fatto tre mesi di Esmya e sono stata benone, avrei dovuto operarmi per la cisti, beh a questo punto mi tolgo tutto. Sono stanca non andò in depressione per questo è non voglio più avere la paura di ricadere in questo baratro. Ho fatto già il day ospital mi dovrei operare a breve in laparoscopia, ho un po’ di ansia come credo sia normale ma spero che tutto finisca presto perché sono stanca. L’embolizzazione serve ma come ho potuto constatare non è per sempre…

Margherita vorrebbe ha deciso per l’isterectomia perchè ha paura che i suoi fibromi, anche se rimossi, tornino ciclicamente, causandole ogni volta dolore fisico e psicologico. Io le ho suggerito di informarsi comunque riguardo la possibilità di rimuovere l’utero per via vaginale e anche la sua ginecologa glielo aveva proposto, solo che nell’ospedale in cui subirà l’intervento sono maggiormente propensi per la laparoscopia, e poi comunque lei dovrebbe rimuovere anche una ciste all’ovaio.

Le ho anche consigliato di rivolgersi al dr Magnano per avere un parere su un’eventuale seconda embolizzazione, ma lei mi ha detto che che è staot proprio questo medico ad effettuarle il primo intervento. L’equipe che invece la seguirà adesso è coposta dal dr Cucinella e dalla dottoressa Billone, che si è specializzata a Lione nel trattamento dell’endometriosi.

Margherita vorrebbe mettersi in contatto con qualche donna che si è sottoposta ad isterectomia, magari con gli stessi medici, perchè vorrebbe sapere com’èstato il decorso post operatorio e come va adesso.

Qualcuna può aiutare Margherita?

Le notevoli complicazioni dell’isterectomia di Ornella

Ornella mi ha scritto per la prima volta nel 2014, quando non sapeva se sottoporsi a meno ad isterectomia, come da consiglio del suo ginecologo.

A giugno 2016 Ornella mi ha raccontato di essersi informata riguardo la possibilità di sottoporsi ad embolizzazione presso il Policlinico Gemelli di Roma, dove ha incontrato due dottoresse che lei definisce orrende. L’embolizzazione era risultata una strada impraticabile perchè, pur avendo i requisiti, Ornella avrebbe rischiato potevo gravi effetti collaterali.

Successivamente il suo fibroma, che misurava 7 cm, è cresciuto arrivando a misurare 12 cm (in cinque mesi, praticamente 1 cm) e Ornella si è sottoposta terapia con Esmya. Il suo fibroma si è ridotto di circa 3 cm, ma poi ha ricominciato a crescere.

Ornella ha speso una fortuna in ginecologi e alla fine ha deciso di sottoporsi ad isterectomia a Benevento, nella sua città. Durante l’intervento purtroppo le hanno lesionato entrambi gli ureteri e la vescica. Già a sei giorni dall’intervento è tornata in ospedale in ambulanza con dolori atroci all’addome e vomito e ben tre medici, tra cui il primario che l’aveva operata, l’hanno dimessao dicendo che dal punto di vista ginecologico era tutto a posto.

Ornella ha però continuato a stare male. Non riusciava a lavorare, faceva fatica a camminare, ha dovuto subire un nuovo intervento per inserire gli stent negli ureteri e ha dovuto portare il catetere ed il pannolone per incontinenti.  Ha incontrato medici arroganti, presuntuosi e incompetenti bravi solo a scaricarsi le responsabilità e a coprirsi a vicenda.

Alla sofferenza fisica e mentale di Ornella si è aggiunto il fatto che la sanità nella sua regione non è buona e lei è sempre costretta a “migrare” dopo Roma, con notevoli costi dal punto di vista economico.

Qualche giorno fa ho ricevuto una nuova mail di Ornella. Speravo stesse meglio e tutto si fosse sistemato ma ho scoperto che invece, purtroppo, stà ancora molto male.

Ho avuto serie complicanze alle vie urinarie in seguito all’asportazione dell’utero. Oggi il problema urologico sembra risolto ma purtroppo ho un rettocele voluminoso (una porzione di retto é prolassato, si è ripiegato su sè stesso e mi sembra di avere un salsicciotto in vagina) anch’esso provocato indirettamente dall’intervento. Non riesco a trovare una soluzione, ho consultato inutilmente diversi medici e sono pure stata licenziata dal posto di lavoro per le continue assenze. Puoi aiutarmi?

Amiche di Benevento, e non, avete qualche buon consiglio per Ornella? Avete vissuto qualcosa di simile? Lei ha bisogno di tutto il nostro supporto e dei nostri consigli per superare questa situazione così dolorosa e trovare un medico capace e competente.

Le conseguenze dell’isterectomia: risponde la dottoressa Monica Manfredi

Come promesso, ecco l’approfondimento sulle conseguenze dell’isterectomia, realizzato grazie alla disponibilità della dottoressa Manfredi.

Ho conosciuto la dott.ssa Monica Manfredi, Medico chirurgo, Specialista in Ginecologia ed Ostetricia e Psicoterapeuta al Convegno sull’Isterectomia di Vicoforte.

“Da sempre l’universo femminile ha esercitato su di me una profonda fascinazione. Così, già durante i primi anni di Medicina, la Ginecologia e lo studio della mente e dei suoi percorsi sono diventati le mete verso cui dirigermi. Dopo la Laurea in Medicina a Torino, ho avuto il privilegio di potermi specializzare, sempre a Torino, in Ginecologia ed Ostetricia. Ma la mente e i suoi meccanismi profondi continuavano a chiamarmi. Così dopo alcuni ani dedicati all’approfondimento della sessuologia, ho intrapreso il percorso che mi ha consentito di ottenere la qualifica di Psicoterapeuta. Attualmente lavoro come libera professionista a Mondovì, in provincia di Cuneo, dedicando il mio tempo e la mia passione ad entrambe le specialità.” (Dott.ssa M. Manfredi)

Ho riportato alla dott.ssa Manfredi le vostre osservazioni, i dubbi e le domande a tema isterectomia e sono felice di condividere con voi le sue risposte.

<<(Senza l’utero) Non sarò mai più come prima: come accettare questa cosa. Ci si sente diversi? Amputati? Non più donne come una volta? >>

L’asportazione chirurgica dell’utero,nota come isterectomia, spesso comporta la comparsa di profondi vissuti di perdita nei riguardi di una parte fondamentale del proprio essere donna e la percezione di sé come non più complete. La frase: ”Non sarò più come prima”, che frequentemente registriamo nelle nostre pazienti operate, può però essere letta con una doppia valenza.

Se da un lato, infatti, l’intervento comporta inevitabilmente un irreversibile effetto di “mancanza”, dall’altro però può diventare un momento, che nella sua pesante difficoltà, è in grado di offrire una opportunità per una revisione e una rivitalizzazione del proprio essere donna a 360 gradi, in tutti i milioni di cellule del nostro corpo. E’ nell’attraversare la scelta di come vivere questo momento, questo sentirsi diverse da prima, che si pongono le basi per cambiare i colori cupi di quella che prima era una sconfitta senza rimedio, nel territorio del “mai più” in colori più vivi e vitali.

Essere donna significa potersi vivere e sentire come un pianeta molto complesso. Forse la sfida da accettare è paradossalmente la scommessa di provare a sentirsi sempre come prima, anzi sempre più di prima. Il femminile è abituato a superare le sfide del cambiamento. Pensiamo infatti al menarca, al primo rapporto, al parto, alla menopausa: tutte tappe di vita in cui come prima può restare solo una parte di noi, non tutta la nostra totalità, pena il bloccare l’evoluzione naturale della nostra vita.

<<Cosa serve o chi può aiutare? A parte l’amore del compagno…>>

Molti sono gli aiuti che una donna può ricercare in un momento così impegnativo, come quello che riguarda l’isterectomia. La presenza di un compagno che sappia sostenere adeguatamente è sicuramente un elemento fondamentale, ma se il peso psichico della perdita rischia di essere vissuto come schiacciante, il rivolgersi a specialisti può fare la differenza tra sopravvivere e vivere.

<<A livello sessuale cambia qualcosa? Per me non è più stato come prima….Ci fai l’abitudine dopo qualche anno ma ricordi sempre come eri…>>

A livello sessuale gli ultimi studi rivelano che la percentuale di donne con orgasmo esclusivamente “uterino” (con contrazioni dell’utero durante la fase di acme) risulta essere una minoranza rispetto a quelle donne con orgasmo clitorideo e/o vaginale. In molti casi, dopo una adeguata convalescenza, associando eventualmente terapie vaginali atte a mantenere un tono e una idratazione vaginali adeguate, la sessualità della donna può addirittura migliorare.

Pensiamo ad esempio a quelle donne per le quali il rischio di una gravidanza ha determinato una inibizione potente nei confronti della possibilità di un totale abbandono, o a quelle devastate da cicli follemente abbondanti e irregolari.

<<Le caldane, che arrivano immediatamente se vengono tolte anche le ovaie, come si controllano? L’imbarazzo quando sei in giro e ti toglieresti anche la pelle? La sensazione di perdere tutte le forze quando ti arrivano?>>

Le vampate sono uno degli effetti tipici della carenza estrogenica, quindi si possono verificare nei casi in cui siano state asportate anche le ovaie, oltre all’utero. Rappresentano un sintomo che può a volte arrivare a causare un pesante deterioramento della qualità della vita della donna. Questo infatti si verifica ad esempio quando le vampate si manifestano prevalentemente di notte, comportando spesso l’impossibilità a godere di un sonno continuato e quindi ristoratore, o quando colgono la donna improvvisamente, lasciandola sfinita, irritata e confusa .

Esistono numerose strategie terapeutiche, sempre da concordare con il medico che ha in cura la donna, valutandone insieme i pro e i contro. Si va dalla terapia tradizionale ormonale sostitutiva a quelle più supportive a base di soia, trifoglio rosso, luppolo, cimicifuga ecc. Anche la supplementazione di integratori a base di magnesio può essere utile per reintegrare le perdite e ridurre crampi e nervosismo.

<<Dalla sua esperienza come hanno vissuto la nuova condizione le donne sottoposte a isterectomia? E i loro compagni?>>

E’ sempre molto difficile generalizzare, perché tantissimi fattori possono concorrere a rendere più o meno elaborabile un evento così importante. Per quanto riguarda la mia esperienza, mi sento di poter affermare che tanto più tempo e attenzione sono stati dedicati al counsellig e al raggiungimento di una consapevole comprensione, da parte della donna, dei vantaggi e della necessità della isterectomia in quel suo specifico caso, tanto più la paziente e il suo compagno svilupperanno la possibilità di affrontare tutti i tempi dell’iter terapeutico, sia pre, sia post intervento.

<<Chi soffre di fibromi spesso ha cercato per anni una gravidanza e ha vissuto l’aspetto sessuale in funzione di questa ricerca. Trovarsi con l’isterectomia nella situazione di non poter più avere figli destabilizza sia psicologicamente che sotto l’aspetto sessuale. Come ritrovare una nuova intesa nella coppia?>>

Purtroppo quando accade che il momento sessuale di una coppia diventa funzionale esclusivamente alla procreazione, spesso i partners rischiano di rimanere intrappolati in una routine, in cui la sessualità viene vissuta solo in termini meccanico-tecnici. Ciò diventa fonte di profondissime frustrazioni in entrambi i componenti della coppia e fattore di rischio per l’insorgere di problematiche sessuali, quali, nel maschio, impotenza ed eiaculazione precoce e nella femmina anorgasmia e dispareunia.

In questi casi la coppia si trova davanti alla necessità di rifondare la propria intimità, in modo tale che non si esaurisca esclusivamente in camera da letto, ma che veda la ricerca del piacere e del desiderio estesa a gran parte della vita attiva dei due partners. Ritrovare obiettivi comuni, progetti da condividere, ma anche dedicare ognuno per proprio conto cura e attenzione al proprio corpo a ai propri bisogni, può consentire un “dopo intervento” anche più ricco e stimolante del “prima”.

<<L’assenza dell’utero ha inficiato le donne al raggiungimento dell’orgasmo uterino (la percezione /controllo delle contrazioni uterine che concorrono al piacere potrebbe essere in parte compromessa)? Ricordando che il piacere sessuale è un punto d’incontro /intimità / manifestazione di complicità della coppia, quante ne hanno risentito, quante hanno fatto finta di nulla, e quante ne hanno risentito continuando a far finta di nulla?>>

Come già accennato nel punto 4 l’orgasmo uterino risulta essere una modalità di risposta sessuale che coinvolge (secondo gli ultimi studi) una percentuale non così alta di donne. Per molte donne al contrario la percezione delle contrazioni uterine (indotte sia dalla fase orgasmica profonda, sia dal liquido seminale, grazie al suo contenuto in prostaglandine) è vissuta con un disagio che va dal fastidio al dolore viscerale profondo e prolungato.

La parola chiave per una buona intesa di coppia è proprio COMPLICITA’. Complicità con se stessi, nel conoscere ed apprezzare il proprio corpo, le proprie diverse e molteplici zone erogene, la propria capacità di accettare la seduzione e il lasciarsi andare. Complicità con l’altro, nel riuscire a comunicare con la maggior naturalezza possibile desideri e tabù, paure e fantasie.

Purtroppo quando entriamo nel mondo della sessualità ci muoviamo in un territorio dove tantissime variabili oggettive (tempi, spazi, condizioni fisiche) e/o soggettive (tono dell’umore, fasi della vita, tipo di educazione e di cultura ricevuta) si intrecciano in modo più o meno consapevole, definendo un paesaggio estremamente mutevole e a volte non così immediatamente comprensibile.

<<Esistono un percorso di sostegno /rieducazione di coppia al rapporto di coppia dopo una isterectomia?>>

Purtroppo, a mia conoscenza, nelle strutture pubbliche non sono presenti attualmente percorsi preparatori prima e di sostegno poi, rivolti alle donne che si sottopongono all’isterectomia. E’ certo però che si sta registrando un sempre più profondo interesse da parte della classe dei curanti nei confronti di una pianificazione delle procedure di cura, in cui gli aspetti psicologici e i vissuti della paziente possano assumere un ruolo sempre più centrale.

<<Quante coppie hanno avuto un rinnovo di un progetto comune, che non fosse più un figlio, dopo una isterectomia quindi situazione di sterilità?>>

 

Come già accennato prima è molto difficile fornire numeri e statistiche quando il tema in esame riguardi percorsi personali e vissuti psichici, anche perché spesso i risultati diventano visibili solo a distanza di molto tempo. Vero è comunque che quelle coppie che non hanno fatto diventare l’isterectomia il punto ultimo del non ritorno della loro storia, ma che dopo un adeguato (e sempre soggettivo) tempo di elaborazione, si sono impegnate a fondo in una sorta di “riscommessa” sulle modalità dello stare insieme, hanno ottenuto la gratificazione di veder crescere più forte di prima la loro relazione.

Essendo comunque un intervento che coinvolge profondamente la donna, ritengo che tanto più la paziente riesce a vedere questo momento di crisi come un momento di opportunità di crescita, superando la visione di fine, tanto più sia lei sia il suo compagno, si potranno trovare sulla strada giusta per incamminarsi verso una svolta importante della loro storia.

 

Grazie di cuore alla dottoressa Manfredi. Ho trovato le sue risposte chiarificatrici, incoraggianti e davvero molto utili. Se desiderate contattarla o avete altre domande in merito all’isterectomia fatemi sapere!