Maria alle prese con Primolu Nor: è normale avere nausea e problemi intestinali?

Maria abita vicino a Pordenone ed ha appena scoperto di vere un utero fibromatoso. Il ginecologo che l’ha visitata in ospedale le ha immediatamente prospettato l’isterectomia, ma per fortuna poi la sua ginecologa l’ha tranquillizzata e le ha prescritto il Primolut Nor.

Maria vorrebbe confrontarsi con altre donne che l’hanno preso per capire se è normale riscontrare problemi intestinali ..

Ciao, vi racconto quello che mi sta succedendo, con la speranza di ricevere un po’ di supporto.

Sono incappata per caso nel blog ieri sera tardi mentre cercavo se ci fosse qualche cura per i fibromi su internet. 

Mi chiamo Maria, ho 38 anni e ho scoperto di avere un utero fibromatoso da poco tempo e per caso. Sono finita in pronto soccorso per coliche renali e durante la visita con l’urologo viene fuori che il mio utero è molto allargato, almeno il triplo e mi rimanda ad un consulto ginecologico. Nell’esito della visita scrive “vescica spostata per presenza di neoformazione”.

Io non vi dico nell’ora e più in cui ho aspettato che si liberasse il ginecologo, cosa mi ha fatto passare per la testa quella parola “neoformazione”. Il panico. La visita con il ginecologo è stata orribile. Lui mi visitava e intanto mugugnava. “Possibile che lei non sapesse di avere dei fibromi, lo sa che rischia di perdere l’utero?” Evidentemente no, non lo sapevo. Ho sempre avuto il ciclo regolarissimo, di durata normale, doloroso sì, ma è sempre stato doloroso quindi ci ho fatto l’abitudine. Non ho  mai avuto perdite tra un ciclo e l’altro, solo due volte in vita mia mi è successo di avere le mestruazioni a distanza di quindici giorni ma erano periodi molto stressanti e ho dato la causa a quello. Comunque la visita è durata dieci minuti, lui scriveva a mano l’esito (che io non sono stata in grado di decifrare ho dovuto farlo leggere alla mia dottoressa) e non parlava. Alla fine mi fa “non c’è cura, le metto il controllo fra sei mesi ma tanto la strada è quella di asportare l’utero“. Io non ho fatto domande perchè ero sconvolta e lui è stato talmente brusco che volevo andarmene il prima possibile. Quando esco l’infermiera che lo assisteva mi ha detto una cosa del tipo “come facevi a non saperlo?”. Volevo veramente mettermi a piangere. Ma un po’ di umanità? Di comprensione? Mi sono sentita non dico umiliata ma quasi. Non è certo colpa mia se li ho.

Qualche giorno dopo, sono andata dalla mia dottoressa che mi ha detto chiaramente “stai tranquilla, se a tutte quelle con i fibromi, asportassero l’utero, sarebbero tutte senza”. Ora è da un po’ di giorni che ho dolori tipo crampi mestruali e lei mi dice che probabilmente è da imputare a quello. Vorrei fare un’altra visita con un altro ginecologo ovviamente e ne sto cercando uno in zona. Abito vicino a Pordenone. Ora che ho scritto mi sento un po’ più sollevata. Grazie Maria

Pochi giorni dopo la sua prima mail, Maria mi ha scritto per aggiornarmi riguardo quello che le stava accadendo..

Ieri, dopo più di 10 giorni di dolori pelvici (ad un certo punto ero convinta di avere l’appendicite) e problemi intestinali e nausea che impedisce di mandare giù anche il più piccolo boccone, beh ieri, ho avuto la mia prima emorragia. Di corsa al pronto soccorso (non quello dell’altra volta in quello mai più) mi visita una ginecologa molto attenta e mi dice che è una mestruazione extra (nel senso che sono a metà dell’ovulazione e non era prevista), dice che mi vuole rivedere tra un mese, mi prepara delle impegnative per ulteriori esami per programmare poi una miomectomia multipla.

Vado a casa già più sollevata ma alle 4 di stamattina, mi sveglio in un lago di sangue. Di nuovo allo stesso pronto soccorso. Trovo un altro ginecologo che mi prescrive il Primolut Nor per 21 giorni e poi mi dice nuovamente di stare tranquilla che assolutamente non c’è da asportare l’utero, che è assurdo, dimentica quella che ti ha detto quello là mi dice. Ora sono appena tornata dalla mia dottoressa che mi tranquilizza su questo Primolut (perchè ovviamente io su internet ho letto di tutto e mi sono spaventata), ho mangiato a forza e l’ho preso.

Io vorrei sapere se a qualcuna  è successo di avere grossi problemi intestinali e di provare nausea per giorni e giorni. Ora sono contenta di avere trovato te e questo blog e vediamo come prosegue la storia. 

Chi ha avuto esperienze con Primolut Nor e può dare un consiglio a Maria?

In bocca al lupo a Chiara, in attesa dell’intervento

Chiara ha 29 anni e sta aspettando di essere operata all’ospedale di Moncalieri di Torino per rimuovere un fibroma di 4,5 cm. E’ molto spaventata e ha bisogno di tutto il nostro sostegno!

 

Sono Chiara e ho 29 anni.

A ottobre 2019 mi diagnosticano un fibroma intramurale/sottomucoso di 4.5 cm, a seguito di circa 3 cicli molto forti.

Inizio cura con Esmya, che me lo riduce di quasi 1cm e si trasforma in intramurale, liberando la cavità uterina. Purtroppo appena inizio il secondo ciclo di Esmya, il farmaco viene ritirato e, in piena emergenza Covid, non riesco a vedere la mia ginecologa.

A giugno riesco finalmente a fare un’ecografia e il fibroma è tornato alle dimensioni originali ma è rimasto intramurale. Ora sto prendendo la pillola Loette per tenere le dimensioni sotto controllo e sono in lista d’attesa per l’intervento all’ospedale di Moncalieri (To).

Vista la mia età ovviamente vorrei avere figli, ma ogni volta che ho delle fitte penso al peggio.. so di molte esperienze positive, ma ho bisogno di un confronto da chi ci è già passato. Un abbraccio a tutte.

Cara Chiara, è normale avere paura! Ti mando un forte abbraccio, e un gigantesco in bocca al lupo da parte di tutte noi!

Chi si è sottoposta a laparatomia su fibromi embolizzati?

Cinzia ha 37 anni e sogna una gravidanza. In passato si è sottoposta ad embolizzazione ma i suoi fibromi sono ancora troppo grandi e lei si chiede come possa essere subire una laparotomia dopo l’intervento di embolizzazione.

Ciao Eleonora,

ho 37 anni e vorrei tanto una gravidanza, ma ahimè ho i fibromi uterini.

i miei fibromi inizialmente misuravano 12cm, 8cm, 7cm, e altri piccoli di 2cm circa.

più di un anno fa leggendo il tuo blog e altre pagine fb dove parlano di fibromi uterini, ho scelto di farmi embolizzare perchè è un intervento non chirurgico.

mi faceva piacere l’idea di risolvere i miei fibromi senza dover avere un taglio sull’addome.

L’embolizzazione è andata bene, i fibromi sono devascolarizzati, sulla risonanza si vedono che sono tutti neri perchè sono state chiuse le arterie, ma la cosa più triste è che a distanza di un anno ho perso pochi cm.

Quelli piccoli di 2cm non ci sono più completamente riassorbiti, ma quelli 3 grossi hanno perso solo 3cm cadauno.

Pertanto nel mio utero ho fibromi che ora misurano 9cm, 5cm e 4cm.

Misure troppo grandi per pensare ad una gravidanza.

Sto pensando di fare una laparatomia, ma dato che i miei fibromi sono embolizzati, si possono togliere i fibromi senza problemi?

Ci sono donne che prima hanno fatto embolizzazione e poi in seguito (a causa della poca diminuzione dei fibromi) hanno scelto di operarsi in laparatomia?

Il radiologo che l’operata le ha detto che quando i fibromi sono grandi fanno fatica a perdere cm e che potrebbe provare a farli rimuovere chirurgicamente.

Cinzia però ha paura e vorrebbe confrontarsi con che ci sono già passate e che possono darle un consiglio e la loro testimonianza. Tra voi lettrici, che chi si è sottoposta prima ad embolizzazione e poi ad un intervento di laparatomia? Cinzia vorrebbe sapere se l’intervento su fibromi grandi embolizzati riesce senza danni all’utero e soprattutto se c’è qualcuna che è riuscita ad avere un gravidanza a termine.

Dai, date qualche buona news alla nostra Cinzia!

Prova a capire se sei un bersaglio emotivo nelle relazioni e impara a difenderti

Se sei una persona molto sensibile, la tua vita è fatta di emozioni che ti colpiscono direttamente il cuore, emozioni belle e frizzanti, e altre più cupe, più pesanti. Se sei una persona molto sensibile, quelle emozioni che ti colorano la vita potrebbero diventare fastidiose, dolorose, e a volte potrebbero condizionare pesantemente il tuo modo di vivere le relazioni, trasformandoti in un bersaglio emotivo.

Se sei circondato dalle persone sbagliate, questa grande sensibilità potrebbe diventare il tallone d’Achille che ti porterà alla sofferenza interiore. Ecco perché è importante imparare a prendere le distanze emotivamente.

Alcune persone non hanno problemi a prendere le distanze, altre invece sì, e sono soprattutto queste ultime che dovrebbero imparare a farlo, a maggior ragione se si sentono come un bersaglio emotivo, intento a farsi strada sotto una pioggia di frecce infuocate che provano di colpirlo nel profondo.

Prendere le distanze a volte è una questione di sopravvivenza

Le emozioni possono regalarci dei momenti indimenticabili, ma quando sono troppe o troppo pesanti da gestire, prendere le distanze può essere la decisione giusta da prendere. Non si tratta di diventare insensibile ma semplicemente di aumentare la propria intelligenza emotiva, imparando a gestire le emozioni in modo tale da non soffrire della troppa sensibilità ed evitare di minare la propria integrità psico-fisica.

Cosa significa prendere le distanze emotivamente? Hai presente quando, con una determinata persona, le discussioni finiscono sempre per degenerare e ti senti in balia di un tiranno emotivo che non fa altro che tirare fuori il peggio di te?

È probabile che tu abbia già incontrato questo tipo di persone, il genere di tiranno energetico che ti fa provare delle emozioni talmente forti e fuori controllo da farti sentire male, sia interiormente che fisicamente. In questi casi, proteggerti dall’influenza di questi tiranni, grazie al distacco emotivo, ti aiuterà a non ricadere nelle loro trappole e a non esaurirti inutilmente.

Con alcune persone, arrabbiarsi non serve a nulla, l’unica soluzione è allontanarsi; a volte basta farlo emotivamente; altre volte, invece, la lontananza fisica sarà la tua unica via di salvezza.

Accettare di essere un bersaglio emotivo significa lasciarsi fare del male

Prima di tutto, è importante che tu capisca che proteggerti emotivamente non significa diventare una persona insensibile, ma semplicemente che tu decidi volontariamente di non permettere alle tue emozioni, e alle persone, di avere potere su di te senza il tuo consenso.

Permettere alle persone che ti fanno sempre provare rabbia, tristezza e frustrazione di usarti come bersaglio emotivo, senza fare nulla per ostacolarle, significa che dai loro il tuo tacito accordo ad esssere manipolato.

Cosa può spingere una persona ad usarti come bersaglio emotivo?

  1. HAI A CHE FARE CON UN TIRANNO RELAZIONALE

Capita di ritrovarsi in una dinamica relazionale tossica nel quale un nostro blocco inconscio trova un degno supporto per venire alla luce; è il caso dei tiranni che ci fanno da specchio contrario, comportandosi in modo proporzionalmente opposto a noi.

È un po’ come giocare a Tetris con i blocchi interiori: i tuoi si incastrano alla perfezione con quelli dell’altro e vi ritrovate entrambi bloccati nel gioco del tiro alla fune, salvo poi rendersi conto che l’unico modo di “vincere”, è smettere di tirare.

  1. L’ALTRO TI CONSIDERA LA SUA PATTUMIERA EMOTIVA

“LASCIA ANDARE LE PERSONE CHE SI AVVICINANO SOLO PER CONDIVIDERE LAMENTELE, PROBLEMI, STORIE TRAGICHE, PAURE E GIUDIZI SUGLI ALTRI. SE QUALCUNO STA CERCANDO UNA PATTUMIERA IN CUI BUTTARE LA SUA SPAZZATURA, NON PERMETTERGLI DI TROVARLA NELLA TUA MENTE”.
— DALAI LAMA

Può darsi che tu abbia a che fare con una persona talmente carica di emozioni negative da cercare negli altri una via di spurgo. Il problema è che, quando tu sei molto sensibile e quindi emotivamente aperto, non riesci a filtrare ciò che ti arriva e ti ritrovi sommerso/a dalla spazzatura dell’altro.

Se già fatichi a gestire le tue emozioni, ritrovarti incastrato in questo ruolo rischia di portarti una grande insofferenza interiore, ecco perché è meglio prendere le distanze.

Lavorare su di te per sistemare i tuoi problemi non implica che tu debba sorbirti pure il lavoro degli altri: ognuno, le sue. Patti chiari, amicizia lunga.

Come smettere di essere un bersaglio emotivo?

  1. RESPIRA

Respirare è il PRIMO riflesso che ti deve venire in mente quando senti le emozioni prendere il sopravvento. Respirando in modo profondo, calmerai il tuo cuore e la tua mente sarà più lucida, evitandoti di farti prendere la mano.

Se la tua mente è lucida, sarà più difficile per l’altro manipolarti.

  1. LA MIGLIORE PROTEZIONE È ESSERE CENTRATI SU DI SÉ

Per smettere di essere un bersaglio emotivo, devi imparare ad essere più centrato/a e sicuro/a di te, ridimensionando ciò che gli altri possano dire nei tuoi confronti.

Immagina di essere giudicata da una persona che tu ritieni importante. Le parole che escono dalla sua bocca sono ingiuste, acide e poco rispettose nei tuoi confronti. Che fare? Immagina che quel veleno ti scivoli letteralmente di dosso, come l’acqua sulle piume di un cigno.

Ciò che dice l’altro non riguarda te, anzi! Quelle parole ne dicono di più su chi le pronuncia che su di te. Se ne sarai consapevole, riuscirai a ridimensionare il vostro scambio di parole e non sarai più un bersaglio, perché l’altro non avrà potere su di te, non sarai in una posizione inferiore a lui: sarai al suo stesso livello.

  1. ALLONTANATI

Se la battaglia è persa già in partenza perché di fronte a te c’è una persona che rifiuta di ragionare, allontanati. Rimanere lì, immobile, non sarà d’aiuto né a lei, né a te. Non si discute con chi non ha orecchie per intendere, è tempo perso.

“NON RIMPIANGO LE PERSONE CHE HO PERSO COL TEMPO, MA RIMPIANGO IL TEMPO CHE HO PERSO CON CERTE PERSONE, PERCHÉ LE PERSONE NON MI APPARTENEVANO, GLI ANNI SÌ.”
— CARL GUSTAV JUNG

Monica segue il suo istinto, dice no al Decapeptyl e sceglie la laparotomia

Leggete con attenzione la storia di Monica, che ha deciso di seguire il suo istinto e non fidarsi di ciò che le avevano consigliato i primi medici che l’hanno visitata. Si è fidata di sè stessa e ha cercato un terzo ginecologo, un terzo parere, perchè non era convinta di ciò che le proponevano .. e ha fatto benissimo!

Come dico sempre, è fondamentale sentire più pareri se qualcosa non vi convince. Due, tre, quattro, ma anche di più, perchè no. Del resto, stiamo parlando della vostra salute, della vostra pelle, e vale davvero la pena di considerare l’opinione di diversi medici e di cercare un professionista che vi ispiri fiducia al 100%.

 

Ciao a tutte. Voglio raccontarvi la mia esperienza in merito al mio intervento di rimozione fibromi, perchè è stato un lungo percorso che mi ha portato a stare bene e perchè so che tante donne devono ancora affrontare questa esperienza, ci terrei a rincuorarle e dar loro dei consigli.

Ho 41 anni, il primo fibroma si è formato che ne avevo 25, ma ho iniziato ad avere grandi problemi in paio di anni fa: bisogno urgente di fare pipì, gonfiore addominale, massa solida e dolente nella zona pubica, mal di schiena, oltre che mestruazioni abbondanti e dolorose.

Sono sposata da 11 anni e io e mio marito non abbiamo cercato figli, ma nemmeno sono arrivati quando abbiamo lasciato tutto al caso. L’ anno scorso sono andata dal mio ginecologo perchè volevamo provare a concepire e per vedere perchè stessi così male; mi ha detto che il mio fibroma era cresciuto più grande di un pompelmo e che andava assolutamente tolto (oltre che avermi detto che se ne erano formati altri due più piccoli). La gravidanza era da escludere fin quando non mi sarei operata. Mi ha prospettato un intervento tradizionale con taglio e ripresa dolorosa.

Allora, sotto consiglio di un’ amica, a settembre sono andata da un altro ginecologo (molto rinomato) che di solito opera in laparoscopia. Lui (persona freddissima e di poche parole) mi ha detto che il fibroma era di 9 cm e che non mi assicurava la laparoscopia. Oltretutto i tempi di attesa nel suo ospedale erano di minimo 6 mesi e mi ha consigliato di fare tre mesi di Decapeptyl, da iniziare a gennaio, per mettermi in menopausa temporanea e sperare nella riduzione del fibroma. Io sono uscita dal suo studio molto amareggiata, un po’ dal suo atteggiamento per niente empatico e soprattutto per la questione delle punture che non mi andava giù.

A inizi di quest’anno, arrivato il momento di fare la puntura, sono stata assalita da una sensazione strana…che ora amo chiamare destino perchè mi ha cambiato la vita… Quel giorno sono andata dal mio medico di famiglia (persona molto comprensiva e precisa), non mi vergogno a dire che ho pianto e gli ho parlato dei miei dubbi in merito alle punture di Decapeptyl, non volevo farle … (oltretutto dall’ospedale mi avevano detto che i tempi di attesa si erano allungati a un anno quindi ne avrei dovute fare 6 e non 3). Il mio medico mi ha detto che secondo lui, data l’ età e il non aver ancora avuto figli, era meglio non farle e mi ha dato ragione. Mi ha detto che aveva un suo caro amico ginecologo a Parma, un professore molto stimato, e mi ha consigliato di sentire anche il suo parere. Se anche lui mi avesse dato il suo parere positivo in merito al Decapeptyl, allora avrei deciso serenamente.

So che state pensando… che andare un terzo ginecologo è esagerato, che bisogna fidarsi… Lo stesso mi ha detto anche mio marito, ma oggi mi continua a ripetere: “Meno male che hai detto retta a quella sensazione quel giorno!”. Ecco…quella sensazione e il ginecologo di Parma mi hanno CAMBIATO LA VITA. Il giorno che sono andata a visita da lui, a febbraio 2020 sono entrata angosciata e sono uscita col sorriso. Lui, una persona pacata, gentile, sorridente, mi ha visitato e mi ha detto che avevo l’ utero ingrossato come una donna incinta di 6 mesi, il fibroma era quasi 10 cm ma che lui mi avrebbe operato in laparoscopia (sarebbe intervenuto col taglio solo in caso di estrema necessità. Ha detto che non dovevo fare nessuna puntura di Decapeptyl. Ha fatto entrare anche mio marito e ci ha spiegato dettagliatamente tutta la prassi dell’intervento e del ritorno a casa, ci ha illustrato i rischi, ci ha detto TUTTO quello che c’ era da sapere e soprattutto mi ha trattato come UN ESSERE UMANO e non come un numero.

Era fissato tutto per fine marzo, ma per l’ emergenza Covid è slittato tutto a metà maggio.

Ora vi racconto: mi sono ricoverata il lunedì, mi hanno fatto subito il prelievo, il tampone per il Covid, la visita cardiologica, i raggi al torace, la visita con l’ anestesista e la visita col ginecologo (che ancora una volta mi ha rassicurato e rincuorato). Mi sono sistemata in camera (vi consiglio, per il ricovero, di portare camicie da notte in cotone coi bottoni davanti, io ho preso quelle da parto e sono comodissime! E di portare salviette umidificate e un rotolo di carta assorbente da tenere sul comodino). Il pomeriggio mi hanno fatto la puntura di Eparina (antitrombo) sulla pancia. La sera è venuta l’ infermiera e mi ha fatto il clistere (sensazione per niente piacevole ma è passato subito). La notte ho dormito pochissimo per la paura… per me era tutto nuovo, non avevo mai fatto un intervento, un ricovero o un’anestesia totale e poi ero completamente sola perchè a causa dell’emergenza Covid in ospedale non facevano entrare nessuno.

Al martedì mattina alle 5.30 altro clistere, ho fatto la doccia, ho messo il camice e le calze elastiche antitrombo (che mi aveva detto di portare il ginecologo) e mi hanno portato in sala operatoria. Ero terrorizzata, ma una volta arrivata lì ho trovato un ambiente sereno, tutti sorridenti e gentili, che mi hanno rassicurato e calmato. L’ infermiera mi ha messo la flebo sulla mano (pensavo peggio, solo un pizzichino), mi hanno portato sul lettino e ha iniziato a girarmi tutto (mi sembrava di essere sulle montagne russe ubriaca), mi hanno messo la mascherina e…buonanotte!

Quando mi sono svegliata ho visto subito la faccia sorridente del medico che mi ha detto: “Signora, l’ intervento è riuscito benissimo, abbiamo fatto la laparoscopia, abbiamo tolto tutti i fibromi (ne hanno trovati 4 )e il più grande pesava 600 g.!” Io ero felicissima anche se sentivo molto freddo e avevo una forte nausea. Mi hanno riportato in camera, messo la coperta e la flebo antivomito e mi sono addormentata.

La sera l’ infermiera mi ha lavato e mi ha fatto alzare per cambiare le lenzuola e ho provato fortissimi dolori nella pancia, sembrava di avere dei vetri nell’utero. La mattina dopo mi hanno già tolto il catetere per ” costringermi” ad alzarmi sia per fare pipì ma soprattutto per camminare, visto che dovevo espellere l’ aria del gas messo per la laparoscopia. L’ infermiera (molto dolce anche lei, ma un po’ tutto il personale) mi ha detto di sforzarmi perchè camminando l’ intestino si sarebbe rimesso subito in moto e non avrei avuto problemi. Questa cosa mi ha dato coraggio (mi spaventava andare male di corpo visti i punti interni) e allora ho passato quasi tutto il mercoledì a camminare avanti e indietro il corridoio, con la bottiglietta del drenaggio in mano (ero piegata in avanti perchè sentivo dolore, ma ho camminato). Andavo anche a fare pipì da sola e non ho chiesto nessun antidolorifico (a parte la sera dell’ intervento).

Ho tirato fuori un coraggio che non credevo di avere, ma ciò è stato reso possibile dal personale medico sempre rassicurante e gentile che mi faceva sentire tranquilla. Il giovedì mattina il ginecologo mi ha visitato e mi ha detto che era tutto ok, mi ha spiegato come medicarmi e fare le punture di eparina (sulle braccia) per i 10 giorni successivi, che i primi due cicli sarebbero stati dolorosi e abbondanti e che ci saremmo rivisti dopo il secondo ciclo. Poi l’infermiera mi ha tolto il drenaggio dalla pancia…quello è stato il momento più brutto… una sensazione fastidiosa e dolorosa che per fortuna è durata poco! Il giovedì pomeriggio ero a casa, finalmente. I primi 10 giorni sono stati duri tra dolori, punture e medicazioni.

Per fortuna ho avuto mio marito sempre vicino perchè ho fatto fatica ad alzarmi dal letto da sola e camminare. Ho preso le bustine di ferro per 20 giorni, sono riuscita ad andare in bagno già il sabato (ho mangiato brodino e patate lesse, come in ospedale ed è servito) e il primo ciclo è stato sì abbondante e un po’ doloroso, ma ne ho avuti di ben peggiori. Ed oggi…a distanza di poco più di un mese IO STO BENE!!!

Sono felice, sono tranquilla e piena di gioia per aver superato questo ostacolo. A me ci è voluto un mese pieno per riprendermi perfettamente, sono stata in malattia e ho dato tempo al mio corpo di riprendersi come doveva. Non ho fatto (e non faccio) sforzi, non sollevo pesi e se mi accorgo che alcuni movimenti mi danno fastidio, evito di ripeterli. Faccio delle brevi passeggiate e mangio bene. A metà luglio andrò a controllo e il ginecologo mi dirà quanto dovremo aspettare per provare ad avere un figlio (che nel caso, farà nascere col taglio cesareo per evitare il rischio di rottura utero per il travaglio).

Voglio dire a tutte quelle che devono affrontare o stanno affrontando questa situazione di avere fiducia e di non perdere la speranza. Andate anche da 10 medici se non vi ispirano fiducia, perchè trovare quello giusto è fondamentale! Fidatevi dei segnali che vi dà il vostro corpo e delle sensazioni che mente e cuore vi trasmettono… io l’ho fatto e ora sto bene.
Monica