Angela che vorrebbe parlare con chi ha scelto l’embolizzazione

Angela è molto giovane e combatte un fibroma sottosieroso ed alcuni fibromi intramurali. La sua ginecologa non è stata in grado di effettuare una diagnosi corretta e Angela adesso ha perso fiducia nei medici incontrati fino ad oggi.

Qui sul blog ha letto dell’embolizzazione e vorrebbe entrare in contatto con qualcuna di voi (ormai siete tantissime!) che ha scelto questa tecnica.

Ciao Eleonora, mi chiamo Angela, ho 28 anni.

Dopo alcune settimane di lettura del tuo blog, finalmente mi sono decisa a scriverti.

La mia storia è piuttosto recente, sebbene questi ultimi 4 mesi mi siano sembrati infiniti, esattamente come il mio ciclo! Per questo motivo, 2 mesi fa prenoto una visita ginecologica e la dottoressa (tra le più brave, a quanto dicono) mi diagnostica un fibroma sottosieroso di 4 cm; mi dice che l’emorragia non dipende da questo e mi prescrive la pillola Loette perché ho “le ovaie un po’ ingrossate”.

Inizio la terapia, il primo mese tutto ok, il secondo si presenta una forte emorragia, molti crampi e finisco in pronto soccorso. Qui ben 3 dottoresse mi dicono che “questa non è un’emergenza” e tra un rimprovero e l’altro scopro infine che non ho un solo fibroma, bensì più fibromi, di cui uno sottosieroso di 2 cm e altri intramurali.

Inutile dire che non nutro più stima per i medici che ho incontrato finora. Sono contenta invece di aver letto, grazie al tuo blog, che molte donne hanno potuto sconfiggere i loro fibromi grazie all’embolizzazione ed alle cure di Medici competenti. Ed è per questo che ti scrivo… avrei piacere di potermi confrontare con qualche donna che si è sottoposta a questo tipo di intervento…
Grazie della tua risposta
Angela

Visto che Angela è molto giovane, e per dovere di cronaca, vorrei farle presente di tenere in considerazione anche la diatriba “embolizzazione e gravidanza” perchè su questo tema ci sono molti pareri opposti.

Angela aspetta consigli da tutte le amiche del blog che si sono sottoposte ad embolizzazione, ed in particolar modo da quelle che poi hanno intrapreso una gravidanza. Scatenatevi!

Fibromi in gravidanza: Anna cerca esperienze in merito

Anna abita in provincia di Padova, è in gravidanza e combatte un fibroma intramurale anteriore che purtroppo potrebbe crescere e complicare la situazione.

Anna vorrebbe avere un consiglio da parte di tutte quelle che hanno vissuto la sua stessa situazione. Esperienze di fibromi in gravidanza ne abbiamo?

Salve a tutte, è la prima volta che vi scrivo.

Sono alla ricerca di conforto, coraggio e magari consigli perché sono alla decima settimana di gravidanza ed ho un fibroma malefico intramurale anteriore di 4,5 centimetri, che prima della gravidanza era di 3 centimetri.

Al momento sto bene e le visite procedono bene, ma ovviamente sono già stata messa in allerta sulle possibili complicanze che può causare il fibroma che purtroppo aggetta un pochino nella cavità gestazionale. Mi hanno detto di stare serena e io cerco di avere fede che andrà tutto bene, ma a volte subentrano panico e paura di perdere il bimbo.

Fortunatamente la placenta si sta sviluppando da tutt’altra parte rispetto al fibroma e spero che questo aiuti la gravidanza positivamente.

Avete qualche consiglio per me? La crescita del fibroma in gravidanza quando si arresta, o rallenta, in generale? Vi ringrazio.

I fibromi possono essere causati dalla somatizzazione di alcuni pensieri?

Marzia è molto giovane ed ha  un fibroma di 7cm. Ha deciso di affrontare il suo fibroma, oltre che dal punto di vista chirurgico, anche da quello psicologico, perchè ha letto che i fibromi possono anche essere causati dalla somatizzazione di alcuni stati d’animo e pensieri.

Mi ha scritto per chiedere se c’è qualcuna di voi che, dopo aver scoperto di avere un fibroma, ha intrapreso un percorso psicologico e se qualcuna può consigliarle uno specialista o una struttura specifica.

Ciao!
Ho 28 anni e ho scoperto a dicembre di avere un fibroma uterino intramurale di 7cm, che negli ultimi 2 mesi è cresciuto di un altro centimetro!!

Vivo a Bologna e oltre alle varie visite ospedaliere (in cui mi consigliano di togliere il fibroma chirurgicamente) vorrei fare un percorso con sedute di psicoterapia. Io tendo a somatizzare stati d’animo e pensieri, e ho letto su più fonti che i fibromi sono anche il risultato di una somatizzazione.

Vi scrivo quindi per sapere se qualcuna di voi ha già fatto un percorso simile e possa darmi dei consigli su quale specialista o struttura contattare. Non penso sia il modo di far sparire un fibroma, ma corpo e mente sono connessi e vorrei andare alla radice per capire meglio cosa mi sta comunicando il mio corpo. Grazie!

Io le ho ricordato che per tutte le amiche del blog è prevista una consulenza psicologica gratuita di mezz’ora con la psicologa del blog, la dottoressa Simona Tomasi Cont. Chi lo desidera può usufruirne fin da subito e poi decidere di intraprendere una terapia con lei, ad una tariffa convenzionata, o semplicemente ricavarne qualche buon consiglio.
In bocca al lupo Marzia!

La storia di Annalisa, dalle emoraggie alla laparoscopia

Il mio racconto ‘Un salto indietro nel passato‘ è stato lo spunto per alcune di voi per raccontarmi momenti dolorosi vissuti a causa dei maledetti fibromi. (Mi è venuta anche un’idea, tra l’altro, per una nuova rubrica qui sul blog, ma ve lo racconto un’altra volta).

Annalisa ha deciso di condividere con tutte voi uno dei suoi più grandi momenti di difficoltà e dolore..

Era novembre 2017. Ancora non ero sposata ed ero a casa dei miei genitori. Stavo preparando un esame molto importante e stressante da un bel pò di giorni. Mi arriva il ciclo preciso come al solito, e mentre ero seduta a studiare mi sento un forte calore mai sentito prima. Corro un bagno e vedo la mia prima emorragia. Caspita! mi dico tra me e me, ne parlo con mia mamma con molta tranquillità e associo questo evento allo stress e ansia che stavo subendo in quel periodo e infatti non ne parlo con la mia ginecologa.

Arriva dicembre, stress dell’esame passato, mi arriva nuovamente il ciclo con ulteriore emorragie!! E’ lì mi allarmo. Prendo un appuntamento con la mia ginecologa, racconto i due episodi. Mi fa una accurata visita dove riscontra un piccolo fibroma di 4 cm ( così lo definì). Mi prescrive la pillola anticoncenzionale al fine di tenere a bada le emorragie e nonostante la pillola le emorragie proseguono , fortunatamente avevo soltanto durante il ciclo mestruale.

Prosegue un calvario, una limitazione alla mia quotidianità. Ogni qualvolta avevo il ciclo non potevo uscire, andare a lavoro, andare al mare, vestirmi normale! ma completamente ridotta ad essere schiava del mio ciclo mestruale a soli 27 anni!!

Un episodio straziante e che non dimenticherò mai è stato quando inizia a frequentare un corso fuori dalla mia città. Proprio nel primo fine settimana di corso mentre preparavo la valigia eccolo che arriva il ciclo!! Panico totale. E ora??? come potevo affrontare il ciclo così lontana da casa! Prendo l’antiemorragico e parto. Arrivo a destinazione, vado in bagno e mi siedo per seguire la lezione.

Psicologicamente distrutta, deprivata dalla tranquillità di trascorrere insieme a due miei colleghi un corso tanto desiderato. Rimango seduta senza avere pause per un paio d’ore, danno la pausa e mi alzo dalla sedia, fiume di calore!!! Mi faccio seguire dalla mia collega, lei mi dice ‘tranquilla non sei sporca’, mi tocco e la mano piena di sangue! Entro in bagno, mi tremano le gambe …ero bianca come un cadavere e un forte mal di testa. Cerco di pulirmi il possibile, ero delusa amareggiata… mi fidavo del mio corpo e della mia forza, invece mi aveva abbandonata!
Torno in aula, con un fortissimo mal di testa continuo a seguire la lezione. Dopo un’ora torniamo nel b&b che ci ospitava, chiedo ai miei colleghi di cenare in casa e non uscire.

Il giorno dopo, passando la notte ad alzarmi dal letto e controllarmi poichè dormendo nel lettone con una mia collega non volevo che si ripresentasse l’inondazione con lei insieme, passo le 5 ore di lezione andando in bagno ogni 15 minuti, e una fra queste mi capita di veder tanto scorrere il sangue a piccoli pezzi che macchio il pavimento del bagno e le mie adorate scarpe blu!! Tento per quanto possibile di pulire il tutto e senza accorgermene rimane una macchia su una scarpa. Nel pomeriggio facciamo una passeggiata, ed una mia collega davanti ad un ragazzo mi fa notare la macchia!! fortunatamente non sembrava sangue ma olio di macchina, ma dentro di me volevo sprofondare!!! mi sentivo deprivata di
qualcosa.

Intanto scrivo alla mia ginecologa con molta rabbia, dicendole che non potevo più sopportare delle limitazioni quotidiane alla mia vita e che bisognava fare urgentemente qualcosa!! Anche perchè ero arrivata con le analisi del ferro al parametro pari a 2!, quando il minimo mi sembra sia 12 13.

Ulteriore visita, mi prescrive esmya per tre mesi..tentiamo! L’unica cosa positiva di esmya è stato che per 3 mesi non ho avuto il ciclo e quindi ho riprestinato un pò il ferro . Purtroppo con me esmya non ha funzionato, e il maledetto era cresciuto di ancora un cm arrivando a 5cm. Insisto molto, e arriviamo alla decisione dell’intervento per rimuoverlo. Laparatomia o laparascopia, il dilemma della ginecologa… intanto però sono in lista per l’intervento!
Chiamo un giorno si e uno no in ospedale per sollecitare il mio intervento. Insistendo anche con la mia ginecologa.

Mi chiamano dopo 20 giorni. Mi dicono cosa devo fare, quando andare. Nella mia mente tiro un sospiro, non pensavo al dolore ma a liberarmi del maledetto! Avviso a lavoro la mia assenza, dicendo di non preoccuparsi tempo 15 giorni e sarei rientrata, solo dopo ho capito il perchè della loro titubanza sulla mia tempistica!
Qualche giorno prima dell’intervento mi arriva il ciclo, ma mi tranquillizzano sul fatto che l’intervento si fa a prescindere dal ciclo in corso. Ovviamente ho emorragia anche in questo caso. Mi ricoverano lunedì 4 marzo con annesso ciclo, e il giorno del ricovero mi dicono che procederanno in laparascopia.

Io ero molto tranquilla, poco preoccupata e pochissima ansia. La notte non ho dormito bene, ma non per l’intervento ma perchè non ero nel mio letto.
Ore 8:00 ero pronta, ero la prima. In camera con me c’era una donna a cui dovevano rimuovere l’utero a causa dei maledetti, ci davamo forza a vicenda. Vado, non mi fecero vedere nessuno dei miei familiari, loro corsero giù in sala operatoria. Arrivo in sala operatoria, mi fanno una punturina e un infermiere mi dice scherzando ‘ ma cosa vuoi tu alle otto da noi’ con un sorriso, io ricambio il sorriso e non ricordo più nulla.

Mi sveglio dolorante, mi lamento del dolore alla pancia e vedo la mia famiglia intorno a me. Dormo dolorante a causa dell’anestesia. Ricordo poco di quei momenti anche perchè mi svegliavo e dormivo continuamente. Dopo un pò viene la ma ginecologa e mi dice che il maledetto era grosso, che ho perso molto sangue ma era andato tutto bene!! In ospedale mi hanno trattata benissimo (ai tempi d’oggi sembra un’eccezione).

Provo ad alzarmi il giorno dopo e sento una sensazione bruttissima, come se il mio corpo cedesse. Soffro di pressione
bassa dunque mi girava la testa tantissimo anche a causa della perdita di sangue ( e provenivo da un ciclo emorragico di pochi giorni prima). Piano piano mi alzai e passeggiavo perch’ mi serviva a fare aria.
Il dolore continua per più giorni ma con l’antidolorifico tende a scemare, non avevo fame e dovevo fare aria assolutamente. Mi viene un pò di tosse in quei giorni, e capite bene ogni colpo di tosse cosa sento alla pancia!! Rimango in ospedale 4 giorni tra alti e bassi… venerdì mi danno le dimissioni, un mese a casa! cosa??????? Per me era tantissimo, però mi serviva in tutti i sensi. In ospedale non ho mai pianto, e poche lamentele. Arrivo a casa venerdì, mi siedo sul divano mentre mio marito mi sale la valigia, mia mamma si siede con me e scoppio a piangere. La frase che ho detto ‘pensavo sarebbe stato più
semplice’. Tolgo dopo due giorni le maledette calze antitrombo che mi hanno torturata per giorni ma erano indispensabili.

Dopo una settimana torno in ospedale per togliere i punti, e la ginecologa mi sottolinea di attendere un annetto per una gravidanza, baaaam… tranvata in faccia! pensavo di meno! vabbè dal dolore che avevo provato il mio ultimo pensiero era una gravidanza in quel momento.
A casa inizio a guardare i miei tre buchi, e la mia pancia gonfia. La guardavo all’inizio e mi dicevo che non avrei mai pensato di sottopormi a tutto ciò. Confesso che per parecchi mesi non riuscivo a guardarmi le ferite, eppure le hanno fatte bene …però non era la mia pancia.

Passano i giorni e va sempre meglio. Torno a guidare, torno a lavoro e aspetto il mio primo ciclo senza il maledetto con ansia e paura. Eccolo, arriva…normale, con un flusso normale!!! Non ci credo, piango…aspetto anche il secondo, il terzo… torno alla mia vita!!

Purtroppo rimane la paura che possa ritornare, che si possa avere una recidiva… Però bisogna andare avanti, coltivare i propri sogni e i propri desideri. Questi episodi per me sono per le donne degli atti di violenza psicologica, ma ho voluto raccontare la mia storia, tralasciando tante cose ma scrivendo quelle essenziali, per dare una speranza e testimonianza che possiamo farcela e potete farcela!!

Il racconto di Annalisa riporta alla mente tanti ricordi dolori. Rileggendo le sue parole ho ripensato anche a quando sono tornata a casa dopo la prima laparotomia, a come mi sono sentita, a com’è stato vedere quell’enorme taglio sul mio pancino (non escludo di raccontarvelo nel dettaglio un giorno di questi).

Come scrive la nostra amica, poi bisogna andare avanti… perciò un abbraccio fortissimo alla nostra Annalisa e un gigantesco in bocca al lupo per il suo futuro.

Un salto indietro nel passato: 28 agosto 2013

In questi giorni di casalinghità forzata, a parte lavorare (per lo più quando Matteo dorme), e a parte sfornare quotidianamente pizze, torte, focacce, biscotti, ecc. come se dovessi sfamare, come dice mio marito, “un pulman di tedeschi”, stò pulendo e riordinando gli angoli più reconditi della casa. E così nella libreria dietro al divano, nell’ultimo scaffale a sinistra, quello più incasinato, ho trovato sepolto tra robe varie un vecchissimo “diario delle vacanze”. Un piccolo quaderno a quadretti, con la copertina arancione, che avevamo portato in vacanza nel 2013, quando siamo stati a Creta.

Giorgia aveva un anno ed io combattevo con tutta me stessa il mio maledetto fibroma. Stavo già piuttosto male, ma non avevo ancora raggiunto il limite.

Nel quaderno della vacanza a Creata ho trovato tanti appunti, di vario genere. Il disegno della manina di Giorgia, il racconto dell’incontro con la signora Rosa, una tabella degli spostamenti e dei costi sostenuti, ed anche qualche pagina di diario, che avevo pensato, forse, di riportare poi nel libro. O sul blog. Peccato che invece io non l’abbia mai fatto e che i racconti di quei giorni di “mare nonostante il fibroma” siano rimasti inediti.

Non me ne ricordavo neppure! Ho controllato sul libro ed effettivamente il diario del 28 agosto 2013 non c’è. E perciò faccio per voi, e con voi, un salto nel mio passato .. Ecco cosa succedeva nella mia vita il 28 agosto 2013..

Mi sono svegliata con Giorgia che cercava di salirmi addosso. A dire il vero era già un po’ che mi rigiravo, nel dormiveglia. Avevo caldo.

Appena ho aperto gli occhi l’ho visto. Tutto quel sangue. Sugli slip, sulle lenzuola e, ho immaginato, sul coprimaterasso e sul materasso. 

Mi sono alzata di scatto e ho subito dato il via alle “attività di ripristino” (così le chiamo io). Prima mi sono lavata, poi ho tolto e lavato le lenzuola per cancellare subito ogni traccia e dimenticare. Il Bighi aveva ancora un occhio chiuso e già aveva impugnato la spugna per smacchiare il materasso. Giorgia ci sosteneva indicandoci ripetutamente la macchia. Ormai siamo una squadra.

E così il Maledetto Fibroma si sente forte anche qui, in questo luogo in cui il cielo è sempre azzurro e la gente sorride con una tranquillità invidiabile.

Un po’ mi sono sentita scoraggiata, complici gli ormoni ballerini, ma poi ho preso in pugno la situazione: antiemorragico (due compresse le avevo già prese ieri) e Sinflex forte, per affrontare nel miglior modo possibile questa nuova giornata. 

Siamo comunque venuti in spiaggia e abbiamo noleggiato ombrellone e sdraio in modo che io potessi stare comoda. Almeno questa mattina però niente bagno per me. Il sangue è ancora troppo e anche se i cavalloni di questo mare dolcemente agitato sono davvero invitanti per oggi dovrò rinunciarci. Neanche sole. Non lo sopporto. 

Me ne starò tranquilla tranquilla sdraiata a leggere, nell’attesa che il tutto, come sempre, faccia il suo corso. 

Mi sembra un’altra vita. Eppure la mia vita era così, ogni mese. Anzi, era anche molto peggio. Come forse sono le vostre vite adesso.

La mia vita era questo. Ma oggi è tutt’altro. Ad un certo punto, amiche mie, il lieto fine arriva. Per tutte!