La mia isteroscopia diagnostica

Purtroppo ieri la giornata non è iniziata nel migliore dei modi, però poi l’intervento è andato bene.

Mi sono svegliata alle 5 di mattina, con crampi fortissimi. Ho preso il Coefferalgan e poi anche il Nimesulide, perché il dolore non passava. Alle 6.20 ci siamo alzati per andare in ospedale e io stavo ancora male.
Mi sono resa conto che non stavo in piedi e vestirmi è stato faticosissimo.

 

Al Pronto Soccorso dell’Ospedale Gradenigo

Quando sono salita in macchina (e il brevissimo tragitto da dal divano di casa al sedile dell’auto mi è sembrato infinito) la situazione è peggiorata. Mi sentivo mancare, come se il cuore rallentasse i suoi battiti, le contrazioni erano sempre più violente e avevo anche la nausea. Ho avuto veramente paura.

Dentro di me pensavo “Forza forza forza, resisti, devi resistere, non svenire, non svenire“. Solo questo, fino all’arrivo in ospedale.

Siamo andati direttamente al Pronto Soccorso del Gradenigo, dove sono stata accolta e soccorsa da delle persone splendide. Veloci (non per niente si chiama “Pronto Soccorso” effettivamente), gentili e sorridenti.
È bastato esporre brevemente i fatti e subito il ragazzo all’accettazione (ripensandoci ora anche carino, tra l’altro) mi  ha messo una flebo di soluzione fisiologica che mi ha ridato vita. Di colpo il mondo intorno ha ripreso forma e ho sentito che le mie funzioni vitali tornavano al loro posto. Lui si stupiva del fatto che la mia pressione stentasse a risalire ma io mi sentivo molto meglio.
Mi hanno misurato la saturazione dell’ossigeno e la febbre, fatto l’elettrocardiogramma e le analisi del sangue e effettuato un’ecografia addominale. Tutto in un attimo, mentre io riprendevo i sensi.

E poi Chiara, anche lei gentile e carina, mi ha aiutata a spogliarmi e a mettere il pigiama e mi ha fatto una flebo di antidolorifico. Appena sono stata meglio mi hanno fatta spostare su un altra barella, in una saletta in cui c’erano altre due persone.
Chiara è poi tornata a portarmi il té e a farmi un’altra puntura di antidolorifico (mi ha detto Tachipirina ma poi ho letto sul foglio del Pronto Soccorso Toradol, perciò cosa fosse è rimasto un mistero, comunque è stato efficace).

immagine-cuore

Non avevo mai incontrato (e di ospedali purtroppo ne ho visti molti) medici e infermieri così tempestivi ed efficienti. Desidero ringraziare con tutto il cuore il team di Pronto Soccorso dell’ Ospedale Gradenigo di turno ieri mattina. Restate sempre così come siete, mi raccomando!

 

Dopo un paio di ore stavo decisamente meglio. Il medico che mi aveva visitata aveva finito il turno ma è tornato per dirmi che se me la sentivo potevo tornare a casa … Peccato dovessi invece effettuare l’intervento!!

 

Il ricovero in reparto

Così ci siamo trasferiti al quarto piano, dove mi hanno ricoverata.
Mentre le porte dell’ascensore si chiudevano ho intravisto Chiara che mi ha urlato:”In bocca al lupo Eleonora!“. Che carina!

Mi sono sistemata in una camera ampia, pulita e silenziosa, tutta per me. Mi hanno effettuato di nuovo le analisi del sangue per verificare i valori del potassio, che dai precedenti esami risultava troppo elevato.
Mi hanno detto che l’intervento era previsto per il tardo pomeriggio però non erano ancora certi che me l’avrebbero potuto fare perché il potassio alto poteva rivelarsi pericoloso.

L’infermiera che mi ha fatto il prelievo mi ha raccontato che quando si è laureata ha fatto una tesi proprio sui fibromi. Curiosa coincidenza!
Mi ha rassicurata molto, dicendomi che mi vedeva carina e non troppo sciupata e che di persone che avevano brutte malattie lei ne aveva viste e non le sembrava proprio il mio caso. “Hanno altra facce” mi ha detto.

Verso le 13.00 il bighi è andato a chiedere se c’erano novità e abbiamo scoperto che i miei valori del sangue si erano un po’ assestati a avrei potuto affrontare l’isteroscopia.

 

L’intervento in isteroscopia

Alle 14.00 circa stavo dormendo quando è entrata l’infermiera dicendo:”Buone notizie! Ti fanno l’intervento ora!“. Be’ .. Per me le buone notizie sono altra roba, comunque ho apprezzato il suo entusiasmo!
In realtà mi ha colto un po’ alla sprovvista perché stavo dormendo e perché non ero preparata psicologicamente.
Mi ha fatto l’iniezione con la pre anestesia e poi mi ha dato il tempo di indossare  la camicina verde di carta (trasparentissima!), di prepararmi all’idea e anche di ascoltare un paio di canzoni rilassanti (la mia Moonlight Shadow, suggerita al volo dal bighi).

Mi hanno portata in sala operatoria due simpatici infermieri che mi hanno chiesto a che tipo di intervento mi sarei sottoposta.
Arrivata sotto (le sale operatorie sono sempre “sotto”) mi hanno affidata ad un loquacissimo barelliere che sosteneva di avermi già vista da qualche parte e continuava a chiedermi dove.
Mi ha lasciata davanti all’entrata della sala operatoria, dove è venuto anche il Dr. Camanni a salutarmi e poi Gianluca, l’anestesista che avevo conosciuto la settimana scorsa, durante il colloquio pre ricovero.
Appena ho capito chi era l’anestesista le ho fatto notare che avevo già la cannula per la flebo e, anche se a loro occorreva che fosse nel braccio opposto, si sono organizzati per non dovermi fare un altro buco.
In sala operatoria erano tutti sorridenti. Scherzavano tra loro, ma senza essere fastidiosi, e parlavano con me.

Ero nuda a gambe divaricate e la posizione non era il massimo (infatti poi qualcuno mi ha coperta con un lenzuolo) ma mi hanno messa tutti a mio agio.
Massimo, Patrizia, Nico e Silvia, l’anestesista: un team fantastico!

Mi sono addormentata di colpo, in un attimo, senza accorgermene. Quando ho riaperto gli occhi ero già fuori dalla sala operatoria ed ero sveglissima. Non mi pareva vero fosse tutto già stato fatto. Non sembrava possibile.
Era passato un solo velocissimo istante, il tempo di un battito di ciglia..

Ho visto Gianluca, che è venuto a salutarmi e poi il Dr. Camanni, che mi ha detto che il mio maledetto fibroma sembrava, dall’aspetto, proprio un fibroma, e niente più..

Ero così felice!

Poi mi hanno portata sú ed anche mamma e il bighi non potevano credere fossi già tornata e stessi così bene. Più tardi, quando è svanito l’effetto dell’anestesia e sono arrivati i dolori (mai forti quanto i crampi cui sono tristemente abituata) l’infermiera mi ha fatto una flebo di Paracetamolo 1000 e dopo un po’ sono stata meglio.

Verso le 20.00 il Dr. Camanni è venuto a parlarci e mi ha detto che se me la sentivo potevo andare a casa.
Ci ha raccontato che il mioma è proprio, come era emerso dall’ecografia effettuata dal Dr. Tessarolo, sottomucoso ed è purtroppo bello grosso.
L’aspetto però è quello tipico dei fibromi molto vascolarizzati e quindi lui si sente ottimista anche nell’esito che avrà la biopsia.

Il prossimo passo, se l’esame confermerà che il maledetto è benigno, sarà l’intervento per rimuoverlo, in laparoscopia o mini laparotomia.
Peccato solo che questo non possa avvenire al Gradenigo, perché per il momento non supporta tali operazioni. Il Dr. Camanni opera a Milano, all’ospedale San Giuseppe, quindi eventualmente dovrei recarmi lì.
Vedremo.

Prima che me ne andassi, verso sera, è passata a salutarmi anche l’anestesista, la dott.ssa Silvia Destefanis. Fossero tutti come lei!

 

A casa!

casaSono tornata a casa esausta ma contenta del buon esisto dell’intervento. Ho mangiato un grosso piatto di pasta (avevo una fame!) sul divano e poi sono crollata in un sonno profondo.

Oggi sono molto stanca ed intontita, e continuo a perdere sangue.
Devo stare “a riposo” e sono veramente stufa di questa solfa.

Sono proprio contenta però del trattamento ricevuto all’ospedale Gradenigo. Il comportamento del personale che mi ha assistita dovrebbe essere preso d’esempio da molti molti molti infermieri e medici che ho incontrato durante il mio tortuoso cammino.
Bravi! E grazie, con tutto il cuore.

E intanto io scrivo, scrivo, scrivo, e sogno una vita “normale”.