Debora, la miomectomia laparotomica, Esmya e la ciste

Debora abita in provincia di Reggio Calabria e ha scoperto di avere un fibroma nel 2011.

Nel 2007, appena sposata, ha subito deciso di provare ad avere un bimbo: dopo 9 anni di fidanzamento, lei e suo marito non vedevano l’ora di completare la loro famiglia!

Dopo un anno dal primo parto ha iniziato ad avere un ciclo mestruale emorragico, con grossi coaguli di sangue, che la costringeva a casa nei giorni di ciclo. Ha fatto quindi un controllo ed ha scoperto di avere un fibroma di 5cm.

La sua ginecologa le ha consigliato di programmare subito un’altra gravidanza, prima di incorrere in altri problemi, e poi di prendere sucessivamente provvedimenti in base all evolversi della situazione. Debora ha ascoltato il suo consiglio e nell’ottobre 2012, con un secondo parto cesareo, è nata la sua bambina.

 

Il fibroma intramurale e la gravidanza

La sua ginecologa le ha consigliato di programmare subito un’altra gravidanza, prima di incorrere in altri problemi, e poi di prendere sucessivamente provvedimenti in base all evolversi della situazione. Debora ha ascoltato il suo consiglio epoco dopo è rimasta incinta.

Ha avuto un rischio di aborto ma grazie ad una cura di progesterone la sua bimba ha continuato a crescere! Per Debora non è stato facile perchè, se un dottore le aveva prescritto il progesterone, un altro glielo sconsigliave sostenendo che avrebbe fatto crescere il fibroma fino a portarlo a comprimere la piccola, anche con il rischio di malformazioni fisiche.

E’ stata dura ma alla fine nell’ottobre 2012, con un secondo parto cesareo, è nata Veronica (con un piccolissimo difetto all’orecchio, causato dal fibroma che lo comprimeva). Il fibroma intanto era cresciuto e misurava 9 cm, ma essendo intramurale non è stato possibile asportarlo durante il parto. Oltretutto Debora aveva anche le piastrine bassissime e avrebbe rischiato troppo.

Ha atteso due anni, con cicli regolari ma emorragici che le condizionavano la vita. Per 5 giorni al mese infatti non poteva fare nulla, nemmeno andare al lavoro poiché ogni mezz’ora al massimo doveva cambiare l’assorbente! Il fibroma era diventato di 14 cm e Debora aveva la pancia gonfia come se fosse incinta al 6° mese. Aveva sempre la nausea  e doveva sempre fare pipi ..

La terapia con Esmya

Qualche mese fa Debora ha deciso di sottoporsi  ad intervento chirurgico e la sua ginecologa le ha parlato di Esmya, il nuovo farmaco per la riduzione del fibroma, e le ha consigliato di prenderlo prima della miomectomia per avere maggiori possibilità di salvare il suo utero.

Il primo mese di terapia con Esmya è stato per Debora una tragedia perchè lei ha riscontrato quasi tutti gli effetti collaterali. Il secondo mese peròha iniziato a stare benissimo e tutti i sintomi erano spariti! La terza scatola Debora non l’ha terminata perchè si è sottoposta a miomectomia laparotomica il 27 di maggio, in una clinica privata convenzionata di Reggio Calabria. Per fortuna i medici le hanno tolto soltanto il fibroma e volendo lei potrebbe, a 41 anni, avere un altro bambino.

La miomectomia laparotomica

Anche se il fibroma era molto grande, l’intervento di per sè non è stato molto doloroso. Solo la ferita esterna, con i punti che tiravano e con la formazione della crosta, si è rivelata fastidiosa.

I problemi sono sorti invece subito dopo l’operazione: l’anestesia spinale e la totale cui Debora si è sottoposta le hanno provocato vomito per tutto il pomeriggio e un forte mal di testa. Il giorno successivo alla laparotomia Debora si è inoltre ritrovata con dolori atroci alla spalla e braccio destro e al torace, non riuscivoaa fare respiri profondi e le sembrava di soffocare. Il braccio le faceva così male che doveva tenerlo piegato con la mano sotto il mento e l’altra mano doveva sorreggere il gomito. Sul braccio sinistro naturalmente aveva la flebo. I dolori al braccio e al torace sono durati almeno 5 giorni e sono persistiti nonostante le iniezioni di voltaren.  In ospedale nessuno sapeva spiegarle il perchè di questi dolori.

La povera Debora non riusciva proprio ad alzarsi dal letto perchè non poteva appoggiarsi con le braccia per tirarsi sù. Secondo i medici invece subito dopo aver tolto il catetare sarebbe dovuta andare in bagno senza un aiuto. A sua  mamma è stato concesso di rimanere in ospedale solo la notte dell’operazione, quindi Debora avrebbe dovuto essere aiutata dagli infermieri, ma questi quando chiamati si presentavano dopo 2 ore e non avevano mai una parola di conforto, mai un sorriso, ed erano sempre scocciati..
La mamma di Debora è rimasta lo stesso le altre notti, anche litigando con tutto il personale, e qualcuno si è e anche permesso di dirle che avrebbe chiamato un ispettore sanitario per mandarla a casa!

Il pessimo comportamento del personale infermieristico

Debora mi racconta che in ospedale volevano chiamare un ispettore sanitario per mandare a casa sua mamma, quando nella sua camera c’era una donna ricoverata la sera prima alla quale dovevano sostituire la sacca per le feci che era strapiena e invece l’hanno fatta aspettare fino al mattino dopo .. (lasciamo stare i dettagli) .. .in un reparto in cui c’erano anche bimbi appena nati!

Apro una parentesi per confermare che purtroppo il trattamento ricevuto da Debora in ospedale è piuttosto consueto. Anche io alla Clinica San Luca di Torino, in cui lavora (anzi, lavorava nel 2011, per la precisione) un personale sanitario veramente pessimo ho subito un trattamento simile. E anche all’ospedale Maria Vittoria di Torino non ho incontrato infermiere molto più disponibili. In entrambi i casi mia mamma, seppure cacciata il secondo giorno dopo l’intervento (e dopo il mio parto) si è opposta ed è fortunatamente rimasta al mio fianco.

Tutt’altra esprienza, come ho già raccontato (ma ribadisco con piacere) all’ospedale Gradenigo di Torino, in cui lavorano medici, anestesisti e infermieri che non smetterò mai di ringraziare. Una vera eccellenza nel triste panorama dei nostri ospedali (quelli che ho visto io e quelli di cui mi avete raccontato voi).

Chiusa la parentesi!

La ciste ovarica

Le disavventure di Debora, una volta dimessa dall’ospedale, non erano purtroppo ancora terminate. Il tanto atteso ciclo mestruale, seppur scarso, è stato dolorosissimo a causa di una ciste ovarica di 6 cm che si era sviluppata in pochi giorni: questo era l’unico effetto collaterale di Esmya che Debora non aveva ancora avuto!

Ora Debora dovrà curare questa ciste con 3 mesi di menopausa indotta con l’anello vaginale, nella speranza che si ritiri. Non è stato chiaro se la ciste sia dovuta proprio a Esmya, se era presente già prima dell’intervento o se si sia sviluppata dopo .. per Debora rimarrà un mistero! Lei comunque i dolori della ciste li ha sentiti solo dopo l’operazione.

Per fortuna ha già avuto l’esito dell’esame istopatologico del suo fibroma: l’antigene tumorale CA 125 è nei valori normali, quindi Debora può stare tranquilla. Non le resta che curare pazientemente la ciste e rimettersi presto in forma per godersi i suoi meravigliosi bambini: un maschietto di 6 anni e una femminuccia di 2 e mezzo.

Auguroni di cuore cara Debora!