Le conseguenze dell’isterectomia: risponde la dottoressa Monica Manfredi

Come promesso, ecco l’approfondimento sulle conseguenze dell’isterectomia, realizzato grazie alla disponibilità della dottoressa Manfredi.

Ho conosciuto la dott.ssa Monica Manfredi, Medico chirurgo, Specialista in Ginecologia ed Ostetricia e Psicoterapeuta al Convegno sull’Isterectomia di Vicoforte.

“Da sempre l’universo femminile ha esercitato su di me una profonda fascinazione. Così, già durante i primi anni di Medicina, la Ginecologia e lo studio della mente e dei suoi percorsi sono diventati le mete verso cui dirigermi. Dopo la Laurea in Medicina a Torino, ho avuto il privilegio di potermi specializzare, sempre a Torino, in Ginecologia ed Ostetricia. Ma la mente e i suoi meccanismi profondi continuavano a chiamarmi. Così dopo alcuni ani dedicati all’approfondimento della sessuologia, ho intrapreso il percorso che mi ha consentito di ottenere la qualifica di Psicoterapeuta. Attualmente lavoro come libera professionista a Mondovì, in provincia di Cuneo, dedicando il mio tempo e la mia passione ad entrambe le specialità.” (Dott.ssa M. Manfredi)

Ho riportato alla dott.ssa Manfredi le vostre osservazioni, i dubbi e le domande a tema isterectomia e sono felice di condividere con voi le sue risposte.

<<(Senza l’utero) Non sarò mai più come prima: come accettare questa cosa. Ci si sente diversi? Amputati? Non più donne come una volta? >>

L’asportazione chirurgica dell’utero,nota come isterectomia, spesso comporta la comparsa di profondi vissuti di perdita nei riguardi di una parte fondamentale del proprio essere donna e la percezione di sé come non più complete. La frase: ”Non sarò più come prima”, che frequentemente registriamo nelle nostre pazienti operate, può però essere letta con una doppia valenza.

Se da un lato, infatti, l’intervento comporta inevitabilmente un irreversibile effetto di “mancanza”, dall’altro però può diventare un momento, che nella sua pesante difficoltà, è in grado di offrire una opportunità per una revisione e una rivitalizzazione del proprio essere donna a 360 gradi, in tutti i milioni di cellule del nostro corpo. E’ nell’attraversare la scelta di come vivere questo momento, questo sentirsi diverse da prima, che si pongono le basi per cambiare i colori cupi di quella che prima era una sconfitta senza rimedio, nel territorio del “mai più” in colori più vivi e vitali.

Essere donna significa potersi vivere e sentire come un pianeta molto complesso. Forse la sfida da accettare è paradossalmente la scommessa di provare a sentirsi sempre come prima, anzi sempre più di prima. Il femminile è abituato a superare le sfide del cambiamento. Pensiamo infatti al menarca, al primo rapporto, al parto, alla menopausa: tutte tappe di vita in cui come prima può restare solo una parte di noi, non tutta la nostra totalità, pena il bloccare l’evoluzione naturale della nostra vita.

<<Cosa serve o chi può aiutare? A parte l’amore del compagno…>>

Molti sono gli aiuti che una donna può ricercare in un momento così impegnativo, come quello che riguarda l’isterectomia. La presenza di un compagno che sappia sostenere adeguatamente è sicuramente un elemento fondamentale, ma se il peso psichico della perdita rischia di essere vissuto come schiacciante, il rivolgersi a specialisti può fare la differenza tra sopravvivere e vivere.

<<A livello sessuale cambia qualcosa? Per me non è più stato come prima….Ci fai l’abitudine dopo qualche anno ma ricordi sempre come eri…>>

A livello sessuale gli ultimi studi rivelano che la percentuale di donne con orgasmo esclusivamente “uterino” (con contrazioni dell’utero durante la fase di acme) risulta essere una minoranza rispetto a quelle donne con orgasmo clitorideo e/o vaginale. In molti casi, dopo una adeguata convalescenza, associando eventualmente terapie vaginali atte a mantenere un tono e una idratazione vaginali adeguate, la sessualità della donna può addirittura migliorare.

Pensiamo ad esempio a quelle donne per le quali il rischio di una gravidanza ha determinato una inibizione potente nei confronti della possibilità di un totale abbandono, o a quelle devastate da cicli follemente abbondanti e irregolari.

<<Le caldane, che arrivano immediatamente se vengono tolte anche le ovaie, come si controllano? L’imbarazzo quando sei in giro e ti toglieresti anche la pelle? La sensazione di perdere tutte le forze quando ti arrivano?>>

Le vampate sono uno degli effetti tipici della carenza estrogenica, quindi si possono verificare nei casi in cui siano state asportate anche le ovaie, oltre all’utero. Rappresentano un sintomo che può a volte arrivare a causare un pesante deterioramento della qualità della vita della donna. Questo infatti si verifica ad esempio quando le vampate si manifestano prevalentemente di notte, comportando spesso l’impossibilità a godere di un sonno continuato e quindi ristoratore, o quando colgono la donna improvvisamente, lasciandola sfinita, irritata e confusa .

Esistono numerose strategie terapeutiche, sempre da concordare con il medico che ha in cura la donna, valutandone insieme i pro e i contro. Si va dalla terapia tradizionale ormonale sostitutiva a quelle più supportive a base di soia, trifoglio rosso, luppolo, cimicifuga ecc. Anche la supplementazione di integratori a base di magnesio può essere utile per reintegrare le perdite e ridurre crampi e nervosismo.

<<Dalla sua esperienza come hanno vissuto la nuova condizione le donne sottoposte a isterectomia? E i loro compagni?>>

E’ sempre molto difficile generalizzare, perché tantissimi fattori possono concorrere a rendere più o meno elaborabile un evento così importante. Per quanto riguarda la mia esperienza, mi sento di poter affermare che tanto più tempo e attenzione sono stati dedicati al counsellig e al raggiungimento di una consapevole comprensione, da parte della donna, dei vantaggi e della necessità della isterectomia in quel suo specifico caso, tanto più la paziente e il suo compagno svilupperanno la possibilità di affrontare tutti i tempi dell’iter terapeutico, sia pre, sia post intervento.

<<Chi soffre di fibromi spesso ha cercato per anni una gravidanza e ha vissuto l’aspetto sessuale in funzione di questa ricerca. Trovarsi con l’isterectomia nella situazione di non poter più avere figli destabilizza sia psicologicamente che sotto l’aspetto sessuale. Come ritrovare una nuova intesa nella coppia?>>

Purtroppo quando accade che il momento sessuale di una coppia diventa funzionale esclusivamente alla procreazione, spesso i partners rischiano di rimanere intrappolati in una routine, in cui la sessualità viene vissuta solo in termini meccanico-tecnici. Ciò diventa fonte di profondissime frustrazioni in entrambi i componenti della coppia e fattore di rischio per l’insorgere di problematiche sessuali, quali, nel maschio, impotenza ed eiaculazione precoce e nella femmina anorgasmia e dispareunia.

In questi casi la coppia si trova davanti alla necessità di rifondare la propria intimità, in modo tale che non si esaurisca esclusivamente in camera da letto, ma che veda la ricerca del piacere e del desiderio estesa a gran parte della vita attiva dei due partners. Ritrovare obiettivi comuni, progetti da condividere, ma anche dedicare ognuno per proprio conto cura e attenzione al proprio corpo a ai propri bisogni, può consentire un “dopo intervento” anche più ricco e stimolante del “prima”.

<<L’assenza dell’utero ha inficiato le donne al raggiungimento dell’orgasmo uterino (la percezione /controllo delle contrazioni uterine che concorrono al piacere potrebbe essere in parte compromessa)? Ricordando che il piacere sessuale è un punto d’incontro /intimità / manifestazione di complicità della coppia, quante ne hanno risentito, quante hanno fatto finta di nulla, e quante ne hanno risentito continuando a far finta di nulla?>>

Come già accennato nel punto 4 l’orgasmo uterino risulta essere una modalità di risposta sessuale che coinvolge (secondo gli ultimi studi) una percentuale non così alta di donne. Per molte donne al contrario la percezione delle contrazioni uterine (indotte sia dalla fase orgasmica profonda, sia dal liquido seminale, grazie al suo contenuto in prostaglandine) è vissuta con un disagio che va dal fastidio al dolore viscerale profondo e prolungato.

La parola chiave per una buona intesa di coppia è proprio COMPLICITA’. Complicità con se stessi, nel conoscere ed apprezzare il proprio corpo, le proprie diverse e molteplici zone erogene, la propria capacità di accettare la seduzione e il lasciarsi andare. Complicità con l’altro, nel riuscire a comunicare con la maggior naturalezza possibile desideri e tabù, paure e fantasie.

Purtroppo quando entriamo nel mondo della sessualità ci muoviamo in un territorio dove tantissime variabili oggettive (tempi, spazi, condizioni fisiche) e/o soggettive (tono dell’umore, fasi della vita, tipo di educazione e di cultura ricevuta) si intrecciano in modo più o meno consapevole, definendo un paesaggio estremamente mutevole e a volte non così immediatamente comprensibile.

<<Esistono un percorso di sostegno /rieducazione di coppia al rapporto di coppia dopo una isterectomia?>>

Purtroppo, a mia conoscenza, nelle strutture pubbliche non sono presenti attualmente percorsi preparatori prima e di sostegno poi, rivolti alle donne che si sottopongono all’isterectomia. E’ certo però che si sta registrando un sempre più profondo interesse da parte della classe dei curanti nei confronti di una pianificazione delle procedure di cura, in cui gli aspetti psicologici e i vissuti della paziente possano assumere un ruolo sempre più centrale.

<<Quante coppie hanno avuto un rinnovo di un progetto comune, che non fosse più un figlio, dopo una isterectomia quindi situazione di sterilità?>>

 

Come già accennato prima è molto difficile fornire numeri e statistiche quando il tema in esame riguardi percorsi personali e vissuti psichici, anche perché spesso i risultati diventano visibili solo a distanza di molto tempo. Vero è comunque che quelle coppie che non hanno fatto diventare l’isterectomia il punto ultimo del non ritorno della loro storia, ma che dopo un adeguato (e sempre soggettivo) tempo di elaborazione, si sono impegnate a fondo in una sorta di “riscommessa” sulle modalità dello stare insieme, hanno ottenuto la gratificazione di veder crescere più forte di prima la loro relazione.

Essendo comunque un intervento che coinvolge profondamente la donna, ritengo che tanto più la paziente riesce a vedere questo momento di crisi come un momento di opportunità di crescita, superando la visione di fine, tanto più sia lei sia il suo compagno, si potranno trovare sulla strada giusta per incamminarsi verso una svolta importante della loro storia.

 

Grazie di cuore alla dottoressa Manfredi. Ho trovato le sue risposte chiarificatrici, incoraggianti e davvero molto utili. Se desiderate contattarla o avete altre domande in merito all’isterectomia fatemi sapere!

Paola che ci racconta le conseguenze dell’isterectomia

Pubblico per intero la mail di Paola, che ho incontrato “non per caso” sulla spiaggia di Pietra Ligure. Come altre volte è successo ad un certo punto è stato chiaro ad entrambe perchè la mia Giorgia ha iniziato a giocare proprio con la sua nipotina Aurora, per quanto fosse più piccola, e perchè abbia con fermezza deciso che preferiva trascorrere la giornata con quella bimba lì, e con i suoi meravigliosi nonni, piuttosto che con gli altri bimbi della spiaggia.

Ad un certo punto, proprio mentre ero in spiaggia, è arrivata la mail con la copertina di Maledetto Fibroma. L’emozione è stata fortissima e ad un certo punto il mio entusiasmo è stato così incontenibile che ho deciso di raccontare del mio libro a Paola, che ancora prima che avessi finito il breve riassunto della mia storia aveva capito ..

Paola ha subito un’isterectomia 5 anni fa perchè aveva un fibroma che, le hanno detto, avrebbe potuto diventare maligno.

Sto leggendo il tuo blog, mi ha preso come un bellissimo libro! Mi vengono in mente tante cose …. come la scelta che ho fatto dopo aver ricevuto la diagnosi di iperplasia atipica complessa dell’ endometrio. È vero che nel 2011 avevo 54 anni e la prospettiva di un cancro nella mia pancia che avanzava mi ha letteralmente messa con il sedere per terra. La paura si è impossessata di me e l’unica soluzione era, vista l’età, di togliere tutto: utero e ovaie! Non vedevo l’ora di fare l’intervento, con paura si, ma era l’unica soluzione per togliere quella cosa che si stava impossessando della mia pancia! Ora che sto leggendo di te e delle ragazze che ti seguono penso che fate benissimo a lottare per non farvi togliere l’utero! Non è assolutamente vero che non cambia nulla! Cambia tutto! Per prima cosa devi imparare ad accettarti senza più questa parte (molto importante) in te. Cambia il modo di fare pipì, ti arrivano vampate spaventose che ti tolgono le forze, devi imparare ad avere sempre in borsa almeno 1 ventaglio e una bottiglietta d’acqua che inizi ad usare senza vergogna in qualsiasi posto vai. Non riconosci più la tua pancia (che non era assolutamente così)! Quando sono uscita dall’ospedale dopo 9 giorni di degenza ho dovuto acquistare la pancera per gestanti! Sembravo in cinta di 4/5 mesi, prima dell’intervento ero piatta! Mangi nulla e ingrassi solo a respirare perché il tuo metabolismo non funziona più! E poi cosa importante e non trascurabile i rapporti non sono assolutamente più la stessa cosa!
Io so che la medicina tradizionale serve ma spesso preferisco curarmi con quella naturale.
Nel lontano 1995, all’alba dei miei 38 anni, (cavolo quanti anni sono passati!) Sono diventata allergica delle graminacee e degli acari. Una bruttissima allergia che mi ha causato una fortissima asma. Il medico allergolo mi aveva prescritto: dilatatori polomari, antistaminici, cortisone pastiglie e aresol al cortisone e dicendomi che dovevo rassegnarmi ma che dalle allergie non si guarisce e che da quel momento in poi la mia vita sarebbe stata in compagnia di tutto questo.
Tramite un’amica che mi ha consigliato un centro di terapie naturali, sono andata in Svizzera e ho conosciuto Balmelli. Mi ha sottoposto a macchinari strani ma assolutamente non dolorosi e mi ha detto che le onde del mio organismo si erano disallineate e che con una macchina “biorisonanza” sarebbero andate a posto. Il sistema è quello della chinesiterapia. Ogni intervento taglia i meridiani del corpo e bisogna riallineare. Dopo 4 trattamenti non ho più avuto NULLA.
Devo essere sincera non ci credevo! Però sono guarita! Sono poi ritornata nel 2002, ma questa volta in provincia di Como perché Balmelli Fulvio era venuto in italia, perché ero ritornata allergica al pelo del cane .
Dopo ho vissuto con 3 cani e 12 gatti senza avere più nulla e soprattutto senza prendere antistaminici 2 cortisone!

Grazie davvero Paola per aver condiviso la tua esperienza e per aver raccontato, senza veli, cosa accade dopo un’isterectomia. Grazie anche per averci illuminat su biorisonanza e chinesiterapia, argomenti super interessanti e davvero da approfondire.

Alimentazione e psicoterapia per la cura dei fibromi: intervista alla dott.ssa Oberto

Ieri mattina ho intervistato un medico straordinario! Avrei voluto anticiparvi la cosa, in modo da preparare insieme come sempre la domande per l’intervista, però non ho fatto in tempo. A dire il vero non mi ero nemmeno preparata delle domande in particolare. Ho lasciato che la chiacchierata ci conducesse dove dovevamo arrivare ed è andata benissimo!

Lei è la dottoressa Grazia Oberto, Psicoterapeuta Sistemica Relazionale. La sua ottica di lettura del mondo, e quindi della patologie riportate dalle sue pazienti, è che la realtà è un sistema in cui siamo tutti integrati. Se accade qualcosa ad una persona, questo fatto coinvolge anche gli altri, e viceversa la persona stessa è influenzata da ciò che accade a chi le stà intorno.

La dottoressa Oberto mi ha accolta con un gran bel sorriso nel suo studio di Torino. Ci ha accolti anzi, visto che stamattina mi sono recata da lei assieme al Bighi e a Giorgia, che ha giocato tranquilla tutto il tempo.

La prima cosa che mi ha detto, dopo che le ho raccontato la mia storia e abbiamo iniziato a parlare di fibromi più nello specifico, è stata: “Noi medici nè sappiamo tanto così di un insieme ma abbiamo la pretesa di capire tutto“.  Il focus è andato subito sul fatto che noi, care amiche, dobbiamo innanzitutto imparare a ridimensionare le figure (e questo concetto l’avevo affrontato, seppur in maniera diversa, anche con il dr. Camanni).

Un medico può offrire il suo punto di vista ma è chi vive il problema a sapere come si sente, e questo è fondamentale per fare la diagnosi! Non ci assumiamo la responsabilità di come stiamo perchè non ci hanno insegnato a farlo“. Mi è piaciuto molto il punto di vista della dott.ssa Oberto, che sposa in pieno la filosofia alla base del mio blog.

La dottoressa mi ha spiegato che oltre a cosa ci capita (Mi è venuto un fibroma) è anche importante come l’affrontiamo. La malattia, a suo avviso, è una risorsa, ma per cambiare davvero, e quindi “guarire”, bisogna assumersi questa responsabilità. Dobbiamo inoltre imparare a interloquire con il medico che abbiamo di fronte e mai smettere di porci e porre domande.

Perchè vengono i fibromi uterini?

L’insorgenza dei fibromi dipende da una serie di fattori, più o meno incastrati tra loro. La dottoressa mi ha parlato più specificatamente di alimentazione ed emotività. Abbiamo poi affrontato anche il discorso relativo alla genetica e parlato di ormoni.

Alimentazione

Zuccheri, latte e latticini, glutine e carne sono infiammatori. Una dieta ricca di questi alimenti, assieme alla cattiva abitudine di bere poco, irrita le cellule e porta a diverse tipologie di fibrosi, tra cui l’insorgenza di fibromi uterini. Questo meccanismo non è guidato da una precisa causa/effetto. Non è provabile, quindi la scienza non lo riconosce.

Emotività

I fibromi sembrano essere collegati ad un desiderio di maternità che per motivi vari non può essere soddisfatto (non c’è un partner, c’è stato un aborto in precedenza, ci sono problemi di infertilità, non ci si sente adeguate). I miomi possono essere quindi visti come delle pseudo gravidanze abortive. La dottoressa infatti, quando si trova davanti una paziente con un fibroma, chiede cosa succede nella sua vita e indaga su eventuali desideri di maternità, e spesso riscontra questa frustrazione (Ma vi rendete conto? Una ginecologa che ci chiede come stiamo, cosa stiamo vivendo, cosa proviamo .. e poi ascolta davvero! A me sembra un sogno!).

Genetica

Io non ci credo” mi ha subito detto la dottoressa, rispondendo ad una mia domanda in merito. Mi ha poi spiegato che noi esprimiamo tratti di DNA a seconda della situazione che viviamo. La storia della nostra famiglia, quindi, ci dice solo in che direzione dobbiamo porre maggiore attenzione.

Squilibri ormonali

Possono influire sull’insorgenza dei fibromi, ma non è detto che agiscano su tutte ed in modo totale.

E l’isterectomia?

Ovviamente una delle mie prime domande è subito valsa a indagare il suo pensiero relativamente all’isterectomia. Anche a suo avviso andrebbe praticata solo quando non esistono alternative, e soprattutto in base ad una scelta consapevole.

Se la scelta è di altri non va bene. Prima poi il corpo chiede il rendiconto. E io vedo i disastri dopo!“.

Quali sono dunque le conseguenze dell’isterectomia?

  • Anatomiche/funzionali. “Togliere l’utero è come togliere la chiave di volta all’interno delle pelvi”.
  • Emotive. Come ho scritto, la scelta deve essere consapevole ed avvenire dopo un’attenza valutazione di tutte le alternative. La fertilità è una parte molto importante dell’immagine che una donna ha di sè stessa. Se l’isterectomia è inevitabile il medico deve lavorare con la paziente perchè sia compresa ed accettata.

 

Come si curano i fibromi uterini?

Le cure consigliate dalla dottoressa Oberto sono utili per ridurre la crescita dei fibromi o per mantenerli stabili. Ecco quali sono i suoi consigli.

Farmaci omeopatici

Devono essere individualizzati e scelti con attenzione a seconda della paziente. Non ci sono quindi consigli generici validi per tutte. Non eiste un protocollo preciso proprio perchè la storia di ciascuna è diversa ed importante. Anche Esmya stessa (che non è un farmaco omeopatico), ad esempio, per alcune funziona mentre per altre è. Per tutte tuttavia è fondamentale preodisporre un metabolismo corretto.

Alimentazione

Abbiamo già detto quali sono gli alimenti incriminati. Anche il piano alimentare, tuttavia, dovrebbe essere specifico.

Psicoterapia

La psicoterapia potrebbe davvero rivelarsi utilissima nella lotta contro i fibromi. Va intesa, in quest’ottica, come una maggiore consapevolezza riguardo ciò che accade nella nostra vita.

Purtroppo il tempo a nostra disposizione è passato velocissimo. Prima di andare via ho chiesto alla dottoressa Oberto di lasciarmi un messaggio da rivolgere a tutte voi ma lei mi ha risposto che non è possibile dare un consiglio valido per tutte. Non vuole nemmeno che io le faccia troppa pubblicità, perchè deve arrivare da lei solo chi ha bisogno di lei, cioè chi necessita di risolvere i problemi legati ai fibromi in maniera diversa, e quindi con una proposta differente da quella di tipo chirirgico o prettamente ormonale.