Un progetto di ricerca sui fibromi uterini: votiamo Pina!

Pina è una ricercatrice dell’Università Politecnica delle Marche e sta accogliendo adesioni per il suo progetto di ricerca sui fibromi uterini. Se il suo progetto riceverà un numero sufficiente di voti online Pina potrà ottenere dei fondi di ricerca.

Nella presentazione del suo studio, Pina sottolinea che le cure attualmente diffuse sono soprattutto di tipo chirurgico, totali (isterectomia) o parziali (mioectomia), oppure trattamenti ormonali. Scrive che i trattamenti medici per il leiomioma sono ancora molto limitati e che non è stata ancora sviluppata alcuna terapia preventiva.

Pina ha effettuato i primi studi una decina di anni fa presso il Salk Institute in California. Qui ha esplorato il ruolo fisiologico di 2 fattori di crescita (miostatina e activina A) nelle cellule miometriali. Successivamente, rientrata in Italia, ha incentrato i suoi studi sui fibromi uterini dimostrando che entrambe le suddette proteine hanno un effetto di riduzione delle proliferazione cellulare sulle cellule sane, ma che tale effetto viene meno sulle cellule provenienti dai leiomiomi. Le ricerche che ha cordinato hanno individuato l’activina A come una molecole chiave per la crescita dei fibromi. Il suo studio è importante perché potrebbe derivarne la scoperta di potenziali sostanze terapeutiche.

Pina vuole si stà impegnando per comprendere i meccanismi patogenetici della patologia dei fibromi uterini e al contempo testare il potenziale effetto terapeutico anche di prodotti naturali. I prodotti naturali secondo Pina potrebbero essere utilizzati inoltre anche a scopo preventivo.

Scrive Pina: “Ulteriori ricerche in questo ambito, tra l’altro poco considerato dai grandi finanziamenti, potrebbero contribuire ad offrire alla popolazione femminile un futuro migliore e più sereno“. Come darel torto?

Pina, noi siamo tutte con te, e ti votiamo. Grazie per i tuoi studi! Mi raccomando, non mollare!

Per sostenere Pina dovete registrarvi sul sito www.ricercailfuturo.it, aprire la pagina del suo progetto e quindi cliccare sul cuore. Votatela!!

Anna indecisa tra embolizzazione e isterectomia

Pubblico volentieri la mail di Anna, che combatte i maledetti fibromi da ormai 12 anni! Anna si trova ad un bivio: deve decidere se sottoporsi ad isterectomia o meno.

“Ciao a tutte,mi chiamo Anna,sono di Modena e ho 40 anni(41 a maggio) e non ho figli. Convivo con un utero fibromatoso da quando avevo 27/28 anni,ma di quel periodo non ho grossi ricordi.

Il primo intervento per l’asportazione è nel 2006, a Parma da un chirurgo consigliatomi dalla mia ginecologa storica, il professor Andrei. Intervento fatto in laparoscopia, due fibromi rimossi(4 e 5 cm). Sul referto segnalano altri fibromi più piccoli (che sapevo di avere).
Per qualche anno la situazione rimane stabile, faccio controlli periodici, dove si registra una crescita dei fibromi, sia come numero che come dimensioni. 2011 altra laparoscopia, sempre a Parma, sempre dal prof. Andrei, stavolta asportano 6 fibromi, anche questi di 4/5 cm l’uno, in diverse posizioni. Ricordo che il giorno prima dell’intervento, alla visita pre-operatoria, hanno provato a fare una “mappatura dei fibromi” ma al 7° ci hanno rinunciato. Qualche mese prima, e qualche mese dopo sono stata sottoposta anche ad isteroscopia, e anche lì hanno asportato dei fibromi.

Il prof Andrei mi disse chiaramente che se avessi avuto già un figlio mi consigliava isterectomia, “E’ come se tu li producessi“. Stesso consiglio che mi da la ginecologa storica e anche il medico di famiglia.
Negli anni il mio ciclo è sempre stato molto abbondante e doloroso, ma nulla che m’impedisse le normali attività 2015, al controllo periodico la ginecologa mi dice di pensare seriamente al da farsi, i fibromi sono cresciuti ancora, un’altra laparoscopia per lei non risolverebbe, “rischi un utero colabrodo”. Mi dice pensaci, in tranquillità, senza fretta, ma pensaci!! Rimaniamo che ci saremo sentite dopo 6 mesi, per il solito controllo (controllo che non faccio da lei).

A gennaio di quest’anno, parlo con una collega, con mille problemi di salute, anche ginecologici, le racconto più o meno che avevo quasideciso per l’asportazione dell’utero.. e mi fa venire mille dubbi.. mi faccio dare il numero della ginecologa che la segue, con l’intento di avere un altro parere (quasi autoconvincendomi che volevo salvarmi l’utero) . Questa dottoressa dice che a togliere l’utero si fa sempre in tempo, mi parla di altre soluzioni: farmacologiche (esmya), embolizzazione ecc. però
è molto sbrigativa e “fredda”. Mi prescrive Esmya, un primo ciclo di tre mesi (niente ciclo, emoglobina in risalita) stavo molto bene. Al primo controllo è fiduciosa, i fibromi si sono ridotti quindi mi prescrive di nuovo la cura SENZA interruzioni (lei sempre sbrigativa e fredda..nn sono abituata così).
Il primo ciclo post esmya è stato infinito e di vaie fasi,la prima (mercoledi-sabato) dove sembrava un normale ciclo, sia come flusso e soprattutto niente dolori, poi dalla domenica al giovedì era tornato il mio solito ciclo abbondante e doloroso, tant’è che mi dovevo cambiare anche ogni ora. Mi spavento e giovedì sera (13/10) vado al pronto soccorso, mi visitano mi dicono che ormai il peggio è passato. Il 18/10 vado al controllo e mi cade tutto: sono peggiorata sembra che abbia “nutrito” i fibromi, sono cresciuti di dimensioni sia quelli “noti”, sia gli altri che c’erano ma erano davvero piccoli.
In questa giornata mi “cade del tutto” anche la ginecologa: non mi chiede il perchè sono stata al P.S. non legge nemmeno il referto che le ho portato e non guarda neanche le analisi del sangue che mi aveva fatto fare. Mi dice che adesso la cura di esmya può essere ripetuta oltre i sei mesi, e mi fa accomodare fuori dall’ambulatorio in attesa del referto (non ho fatto in tempo ad allacciarmi le scarpe prima che mi liquidasse).
Torno a casa delusa e amareggiata con il nuovo piano terapeutico per esmya. Ora che mi è un po’ passata l’arrabbiatura ho deciso che non rifarò l’esmya non tanto per la cura in sè ma per il non-feeling con la ginecologa.
A questo punto sto valutando due opzioni: l’embolizzazione e l’isterectomia. Io propendo di più per l’embolizzazione, sarei tentata di fare un altro tentativo prima della soluzione definitiva. Non ho figli, sono single, chissà se mai avrò una relazione “stabile” e se l’avrò chissà se vorremo figli.. io non ho mai fatto una “fissa” sul discorso figli: se ci sono meglio, se nn ci sono bene uguale…alla luce di tutte queste considerazioni, mi sto “fissando per salvare l’utero” per qualcosa o per niente?
E se vado da un altro medico e nn mi trovo nemmeno con questo??? Ho mille dubbi..”

Cara Anna, io penso ch il desiderio di “salvare l’utero” non possa assolutamente definirsi una fissa, ma un sacrosanto diritto! Se l’embolizzazione può essere una soluzione, perchè rinunciarvi? Del resto l’isterectomia porta spesso con sè numerosi effetti secondari, che di solito i medici tacciono, perciò se puoi evitarla non potrà che essere meglio ..

 

Silvia che combatte il suo fibroma con la medicina alternativa

Silvia ha 41 anni ed ha alle spalle una lunga e faticosa ricerca di un figlio durata 7 anni, che, dopo due fivet, le ha portato in dono il suo meraviglioso Gabriele, che oggi ha sei anni.
Silvia ha portato avanti la sua gravidanza con il suo “compagno” fibroma (un fibroma sottosieroso, quindi esterno all’utero). All’inizio il suo fibroma era più piccolo, mentre ora ha raggiunto i 7 cm. Fortunatamente non le causa grossi fastidi, solo un leggero senso di pesantezza quando si trova in posizione supina. Il suo ginecologo però le ha consigliato di iniziare a pensare di toglierlo prima che diventi grosso come un pallone da calcio.

Silvia si è sottoposta di recente ad un controllo e ha scoperto che il suo fibroma non è più cresciuto dallo scorso giugno  e quindi per ora può essere lasciato là dove stà.

Lei pensa di aver ottenuto questo risultato grazie alle cure omeopatiche cui si è sottoposta negli scorsi mesi e in virù del fatto che ha ridotto di molto l’assunzione di carne).

In ogni caso visto che Silvia è completamente asintomatica il suo ginecologo è d’accordo nel non intervenire nell’immediato, anche perchè un eventuale intervento potrebbe magari peggiorare la situazione (la pancia di Silvia potrebbe essere piena di aderenze visto che ha subito una salpingenctomia per GEU nel 2005 e un cesareo).
Il medico le ha però parlato di Esmya (farmaco che Silvia aveva già scoperto sul mio blog!) e le ha detto che se il fibroma dovesse crescere si potrebbe appunto tentare provare la terapia con Esmya.
Negli ultimi anni Silvia ha cercato di avvicinarsi alla medicina alternativa e con l’aiuto della sua omeopata e del medico che le pratica l’agopuntura (altra terapia che Silvia ha riscontrato funzionare molto bene) ha capito che la crescita dei fibromi non è solo legata ad un aspetto puramente ormonale ma anche psichico ed alimentare.
Gli ormoni contenuti nella carne fanno crescere qualsiasi tipo di massa tumorale (anche il fibroma lo è, seppur benigno), e i conflitti della sfera femminile (nel suo caso la lunga ricerca del figlio che ha originato non pochi problemi all’interno della coppia) sono senza dubbio parte integrante della crescita dei fibromi.
E’ nata quindi in Silvia l’esigenza di capire l’origine e il perché: si dice che i fibromi siano come dei sassi stagnanti nella sfera femminile, che rappresentino un qualcosa di irrisolto, e Sile via è convinta che sia proprio così.
Personalmente trovo l’interpretazione di Silvia, e soprattutto la definizione dei fibromi come “sassi stagnanti“, molto interessante. Già più volte in alcuni articoli ho provato ad approfondire le tematiche legate all’alimentazione (nell’intervista al Dr. Vaccaro) e alla psicologia (con l’articolo sulla sociosomatica e l’intervista al dr. Iracà) e sono convinta che il mio lavoro sia solo all’inizio!
Grazie a Silvia per aver condiviso la sua esperienza!
Qualcun’altra ha provato a “curare i fibromi” riducendo l’assunzione di carne?