Irene che non accetta l’isterectomia e viene embolizzata dal prof Magnano

Che bello pubblicare il lieto fine di Irene! Dovete sapere che Irene aveva deciso di rassegnarsi all’isterectomia, ma poi la sua storia ha fortunatamente seguito un percorso diverso..

Leggete leggete!

Ciao a tutte.

Seguo il blog da diversi anni (combatto contro i fibromi da 10 anni) e qualche mese fa avevo lasciato proprio qui una testimonianza che nulla aveva di esemplare o positivo. Distrutta fisicamente e psicologicamente da emorragie e vita sociale ormai inesistente, mi preparavo ad affrontare l’isterectomia come unica soluzione e quasi come una liberazione. Già allora avevo ricevuto da voi tutte tanti messaggi di affetto e incoraggiamento a non arrendermi ma ero in una fase così buia che sottovalutavo tutto e stavo accettando passivamente la prospettiva di mutilarmi. Del resto il mio ginecologo come tutti i ginecologi con cui avevo parlato mi davano solo una soluzione: isterectomia.

Schiaffi in faccia, uno dopo l’altro, che però non mi svegliavano da questo torpore. In quest’ultimo anno e mezzo sono stata seguita da una bravissima psicologa, la dottoressa Maranini di Catania, che ha fatto con me un lavoro così importante da farmi ad un certo punto “svegliare”. Troppi mesi cercando di razionalizzare tutto, senza dare ascolto alle mie emozioni che invece mi urlavano: “No, non devi accettare per forza qualcosa che non vuoi”. Io che sono una persona emotiva ma da sempre abbastanza equilibrata, ho iniziato a soffrire di attacchi di panico, molto probabilmente dovuti al fatto che non accettavo né la mia malattia né il fatto di “risolvere” togliendo l’utero.

E quindi arriva questo benedetto RISVEGLIO. Dico al mio ginecologo di voler aspettare ancora un po’ prima di prendere decisioni drastiche, nonostante fisicamente stia davvero poco bene e inizio a documentarmi quotidianamente sull’embolizzazione di cui avevo sentito parlare per la prima volta proprio qui sul blog (santo internet!). Inizio a fare le mie ricerche, cerco testimonianze e strutture pubbliche che facciano questo tipo di intervento. Qui sul blog e anche altrove leggo tanto e bebe del dott. Morucci di Roma e qualche mese fa ci sentiamo telefonicamente. Questa telefonata mi dà una carica di positività che non avevo da anni: il dottore, persona carinissima, mi rassicura sul fatto che l’embolizzazione si fa da anni e che ormai è possibile usare questa tecnica per aiutare tantissime donne nella mia situazione o anche peggio.

Il lavoro e questioni familiari mi trattengono a Catania e continua la mia ricerca. Inizio a capire che l’embolizzazione ha davvero tanti vantaggi e rischi limitati (cose di cui naturalmente è indispensabile parlare con medici esperti) e pian piano inizio a intravedere un po’ di luce nella mia vita. Nello stesso periodo mi confronto con decine di meravigliose donne che hanno già fatto l’embolizzazione e che mi raccontano delle loro varie esperienze e confermano che dopo l’intervento sono rinate. Queste splendide donne mi hanno dato una carica unica e in cuor mio non smetterò mai di dire ad ognuna di loro GRAZIE!

Così io e mio marito decidiamo di parlare con un bravo radiologo interventista a Catania e ci rivolgiamo al prof. Magnano. Il primo contatto ce l’ho con la sua collaboratrice Jessica (peraltro già embolizzata dal professore) che si dimostra da subito disponibile, professionale e molto dolce e che mi racconta della sua rinascita dopo l’embolizzazione.

Il consulto con il prof. Magnano è illuminante. Il dottore risponde con pazienza ed evidente competenza (data dai tantissimi casi da lui trattati) a tutte le nostre domande relative alla tecnica, i benefici, il post operatorio, ecc. E soprattutto, dopo anni e anni di porte sbattute in faccia, mi dice che posso benissimo sottopormi all’embolizzazione salvando il mio utero! Mi prospetta ottime possibilità che le mie emorragie si arrestino dopo l’intervento e che possa finalmente tornare a vivere. Io e mio marito usciamo dallo studio “storditi”: un mix di emozione, felicità, sollievo, sorpresa.

Mi prendo qualche giorno per rifletterci e nel frattempo però subentra in me un altro sentimento. La rabbia! Rabbia nei confronti di tutti i ginecologi che in 10 anni non mi hanno mai detto che esiste (ormai da tantissimo tempo) una tecnica che permette di risolvere il problema dei fibromi preservando l’utero. Se l’avessi saputo qualche anno fa, quanta serenità in più avrei avuto? Non avrei anche potuto pensare ad una gravidanza? Ma va bene così…mi libero di tutti i pensieri negativi e qualche giorno dopo comunico al professore di voler fare embolizzazione.

Prenoto il mio intervento in clinica e già una settimana dopo sono lì, pronta ad affrontare questa nuova esperienza. Voglio rassicurare le ragazze sul fatto che, pur essendo un intervento che si fa da sveglie, non si sente davvero nulla perché comunque si è anestetizzate dalla vita in giù. Io che sono una fifona, temevo il fatto di dover affrontare tutto da sveglia, invece il tempo scorre tranquillamente in sala operatoria. Anestesista e infermiera gentili e presenti per ogni evenienza e il prof. Magnano che procede con l’intervento con evidente bravura e capacità data da anni di esperienza. Seguo l’intervento su uno schermo e il dottore mi spiega passo passo cosa sta facendo. Devo dire che ho trovato questo aspetto davvero interessante.

Il mio post operatorio per fortuna è tranquillo. So che molte ragazze soffrono dolori importanti dopo l’embolizzazione (dolori bruttini ma normali in questo tipo di intervento). Vengo aiutata tramite antidolorifici ma anche quando arrivano i dolori, nel mio caso non sono lancinanti ma dolori come da ciclo ma più intensi.

Il professore passa a trovarmi nei due giorni successivi e parliamo dell’andamento della situazione, dandomi informazioni e consigli utili.
Vengo dimessa dopo due notti con una terapia da fare a casa.

Oggi sono passati sei giorni dall’embolizzazione, sono a casa a godermi un po’ di riposo. Non ho avuto problemi particolari se non febbricola (solo una sera oltre il 38) e dolorini ma assolutamente sopportabili. Ma sappiate che anche questo è normale dopo l’embolizzazione e non ci si deve spaventare se capita (il prof. mi aveva informato benissimo su questo aspetto).
Tra un mese e mezzo farò i miei controlli per capire com’è andato l’intervento e in che stato sono i miei fibromi.

Oggi mi sento di dire grazie innanzitutto al prof.Magnano per avermi dato questa importantissima possibilità, alla sua assistente Jessica (donna meravigliosa!) e a tutte le donne, inclusa Eleonora, che mi hanno convinto a non arrendermi! 🙂

Irene

Che bella la testimonianza di Irene, che aveva quasi perso il suo utero quando ha trovato il coraggio di reagire ad una diagnosi che non le piaceva. Brava Irene!! E buona nuova vita senza maledetto fibroma!

Il grosso fibroma di Vanessa, che nessuno riusciva a diagnosticare

Vanessa mi ha scritto mentre ero in vacanza, per raccontarmi la sua bella storia. Vi lascio direttamente alle sue parole, e direi che non c’è bisogno di aggiungere altro!

Vanessa: pittrice, scrittrice, è una ragazza di 26 anni che vive a Colleferro, una cittadina a sud di Roma. Piccola ma tosta, dall’aspetto di una dolce bambolina, ma forte dentro (così dicono di lei), con determinazione e un pizzico di fortuna è riuscita a trovare la strada dell’embolizzazione e desidera raccontare la sua avventura.

“Ho un forte desiderio di raccontare la mia storia affinché un giorno qualsiasi ragazza come me che si trovi in questa spiacevole situazione possa essere informata, possa trovare un aiuto e un incoraggiamento per risolvere questo maledetto problema comune in molte donne.
Tutto è incominciato la sera della Vigilia di Capodanno. Mi sono recata al pronto soccorso della mia cittadina in quanto accusavo strani e fastidiosissimi dolori nella parte inferiore dell’addome da ben due giorni. Visto il periodo dell’influenza il mio medico di base mi aveva detto di prendere Buscopan e tutto sarebbe passato. Ne ho prese quattro, ma niente. Sono stata visitata dal medico di turno del PS (di cui sottolineo la professionalità, la gentilezza e lo ringrazio), il quale subito mi ha sottoposta a un’ecografia e a diversi esami del sangue, con successivo consulto ginecologico presso un altro ospedale.

Ho scoperto di avere un grosso fibroma di 10 cm all’interno dell’utero e tutti i valori dell’emocromo sballati! Non ho assolutamente mai avuto sintomi prima di allora! Non mi sono mai accorta di niente. È stato la sorpresa di Capodanno. Scoprirlo per me è stato come cadere dalle nuvole.
Diciamo che avrei potuto scoprirlo prima quando ho iniziato a sentirmi male… Ma facciamo un passo indietro.

Nel mese di Novembre dopo aver trascorso una piacevole serata al cinema con una mia amica e aver bevuto una cioccolata calda, durante la notte mentre dormivo ho avuto delle fortissime fitte intrecciate sotto la pancia e sono svenuta. Sono stata portata al pronto soccorso, dove una dottoressa mi ha “visitata” e non mi ha fatto nessun esame, dicendomi che il malessere era stato causato dalla cioccolata. Mi ha dimessa e mi ha consigliato di fare un elettroencefalogramma, una risonanza e una visita neurologica. Trascorro tutto il periodo precedente al Natale ad eseguire questi accertamenti, che mi sarei potuta benissimo risparmiare! Un dottore mi diceva che avevo la Sindrome di Stendhal, un altro mi ha detto che devo controllare i miei stati d’animo e lo stress e addirittura mi ha prescritto delle gocce antidepressive. Neanche fossi pazza!!! E così ho strappato la ricetta perché capivo che la causa del mio svenimento non era quella. Ogni tanto mi sentivo stanca e davano sempre colpa che studio troppo, che lavoro tanto. Ma negli ultimi mesi ho notato le mie mestruazioni un po’ abbondanti, nonostante ho sempre avuto il ciclo regolare. Non ho mai avuto alcun sintomo che poteva farmi pensare a un problema di tipo ginecologico.

Presa dalla disperazione e dal forte spavento dopo essere stata allarmata in ospedale, io e i miei non sapevamo cosa fare e dove andare visto che a Colleferro non c’è più nulla di Ginecologia. Così il giorno seguente chiamo mia zia a Roma che subito mi indirizza da una ginecologa. Mi viene fissato un appuntamento nel giro di una settimana. Mi reco in visita nello studio da questa luminare al centro di Roma e mi conferma la diagnosi: il fibroma è grandissimo e va tolto subito! Un bel taglio e si toglie. Forse avrei dovuto fare l’intervento in due volte. Ma sono piccola e devo salvare il mio utero se vorrò avere dei figli.

Il terrore e i pensieri dentro di me aumentavano sempre di più. Sentivo qualcosa di strano, che non dovevo fare ciò che mi veniva proposto. Qualcosa non mi convinceva, avevo molti dubbi. Non c’era più la serenità in me. Ero frastornata da mille domande. Mi chiedevo “Ma perché devo ritrovarmi un taglio così grosso nella pancia (con tutte le conseguenze) come si faceva cinquant’anni fa, con la Scienza avanzata di oggi? Sarei diventata una tela di Lucio Fontana!”

Nel frattempo ho dovuto posticipare la mia tesi di laurea in Accademia prevista a Marzo.
Pochi giorni dopo mi trovo a scuola a raccontare la mia storia alla mia professoressa che, molto disponibile e sempre cordiale, è comprensiva e mi mette in guardia sulle nuove tecniche di chirurgia mininvasiva. Io non capivo perché la ginecologa non mi aveva informata. Così con la pulce nell’orecchio mi metto a investigare su internet e trovo un mondo di informazioni. Solo da un disegno leggo la parola Embolizzazione che subito mi fa ritornare alla mente Eleonora, una mia amica di scuola che nei mesi scorsi ha fatto proprio questo tipo di intervento per lo stesso identico problema!
Decido con molta ostinazione di fare questa cosa. Riesco a reperire moltissime informazioni su internet riguardo questa tecnica e soprattutto tutti i suoi vantaggi!
Lei mi spiega tutto, mi incoraggia e mi manda dal mitico Dottor Morucci del San Camillo. Lo contatto telefonicamente e mi fissa un appuntamento nel giro di pochissimi giorni. Sono stata in visita da lui il 14 febbraio con gli esami che avevo fatto, gli racconto tutta la storia e lui mi mette subito in lista per l’intervento. Sembrava una cosa che andava per le lunghe. Poi ci siamo sentiti diverse volte, mi ha fatto fare gli altri esami. Ho fatto l’intervento il 15 Maggio! Ed eccomi qua, a distanza di poco più di un mese ho visto dei miglioramenti. Felicissima e grata al Dott. Morucci, un medico professionale, una persona amorevole e speciale, a tutta la sua equipe che lavorano ogni giorno con amore per il proprio lavoro, dedizione, istaurando un rapporto di empatia con i pazienti!

Nonostante abbia incontrato molta superficialità nei dottori precedenti, e anche quelli che spesso tendono a spingerti sul privato, ho trovato anche la professionalità e la sensibilità dei medici con tutto il personale dell’Ospedale San Camillo. Mi sono trovata veramente bene! In particolar modo ci tengo ad evidenziare l’efficienza delle Strutture Pubbliche!
Lascio tempo al tempo… attendo con molta pazienza i risultati effettivi nei prossimi mesi. È tornata la serenità e intanto volo alla tesi di Luglio…

Grazie alla mia amica, alla mia prof., ai dottori che mi hanno aiutata. Grazie ad Eleonora Manfrini che ha avuto la saggia idea di creare questa pagina e a tutta questa tecnologia, ai validi mezzi di comunicazione che permettono di divulgare tante informazioni, ci danno la possibilità di scrivere le nostre esperienze a quante più persone possibili.
Questo mio quadro nella foto, che intitolai A passo di danza, vuole essere un inno alla femminilità: siamo passi, tracce, storie, con la speranza di raccontare sempre tante storie di noi donne, di progredire facendo conoscere a tutti questa innovativa e validissima tecnica e ascoltare solo musica di gioia!”

Vanessa Flamini

Sara, il suo fibroma di 15 cm e l’embolizzazione al San Camillo di Roma

La storia di Sara e il suo fibroma di 15 cm. Leggiamo insieme quello che ci scrive.

 

Mi chiamo Sara e credo di aver avuto il fibroma più veloce della storia (in realtà era lì nascosto da un po’, ma non lo avevo notato).

Per come sono fatta io, mi vergogno di parlare dei miei problemi, raccontare le mie cose “intime”….Ed è questo il motivo principale per cui non sono mai andata dal ginecologo.

Ma dato che sono certa che questa possa essere una storia comune ad altre donne, ho deciso di raccontarla nonostante l’imbarazzo, perché spero che questo racconto possa servire a qualcuna per risolvere il problema in maniera rapida e (quasi) indolore come ho fatto io.

Ma procediamo con ordine.

Sono arrivata felicemente ai 40 anni, senza nessun problema di salute, lavoro in ufficio, pratico molto sport, ciclo puntuale come un orologio svizzero ed assolutamente privo di dolore, sintomi, emorragie…Avete presente le tizie della pubblicità degli assorbenti, che si buttano dal paracadute e fanno la ruota “In quei giorni lì”? Ecco, così.

Tutto questo fino a martedì 9 maggio, primo giorno di ciclo. A pranzo, inizio ad accusare uno strano mal di reni, appena accennato, che nel pomeriggio aumenta, nonostante la mia mezza bustina di OKI (che è la panacea di tutti i miei rarissimi mali), tanto che alle 7 di sera, decido di andare al pronto soccorso perché non ce la faccio più.

La diagnosi è colica renale, ma la dottoressa del pronto soccorso chiede un consulto ginecologico perché non è del tutto convinta.

Inizia il panico: Ginecologo? Con il ciclo? Per la prima volta?

E devo dire che il ginecologo ce la mette tutta per confermare le mie più recondite paure! Ma signora, alla sua età com’è possibile che non si sia mai fatta visitare?

E dopo visita ed ecografia, la diagnosi: fibroma, anche abbastanza grande (sui 10 cm) e la drastica soluzione: isterectomia…Tanto lei non vuole figli!

Ed è vero: figli non ne voglio, ma non voglio nemmeno essere tagliata e ricucita con così tanta leggerezza!!

Il giorno dopo sono su internet e trovo questo fantastico blog. Titubante, faccio una domanda, e subito, nella risposta, trovo solidarietà ed incitamenti al coraggio da parte di ragazze che ci sono già passate, e che mi fanno sentire meno sola.

Antonella, l’angelo che mi ha accompagnato durante tutto il percorso, mi dice di non perdere tempo e chiamare il Dott. Morucci.

Non so perché, ma l’ho chiamato subito, fidandomi delle parole di una persona mai vista né sentita. E subito, chiacchierando con lui, ho sentito dall’altra parte del telefono non solo un dottore, ma soprattutto una persona di cui potermi fidare, tanto che ho prenotato una visita con lui per il lunedì successivo. (Nel frattempo ho dato buca al ginecologo che mi aspettava per fissare i dettagli dell’intervento!!).

Non me lo dimenticherò mai, l’incontro con il Dott. Morucci: mi racconta il suo lavoro, mi chiede di me e della mia vita e alla fine mi visita, confermando la diagnosi del ginecologo, con un’aggiunta: il fibroma non è uno ma sono tanti, non è da 10 cm ma almeno da 15 cm ed il dolore è dovuto al fatto che, avendo finito lo spazio a disposizione, preme contro i reni ( Ho scoperto dopo che rischiavo il blocco renale ed intestinale).

Nonostante questo, il Dottore non perde il sorriso e la calma: dice che posso pensare all’embolizzazione, decidendo il momento per me più comodo. Mi dà tutte le indicazioni necessarie e mi spiega che si tratta di un intervento tranquillo, in cui lui è specializzato e che mi rimetterebbe in piedi in qualche giorno.

Iniziano i dubbi: come incastrare il tutto nella mia vita? Mi ricovero venerdì, sabato e domenica? A giugno, luglio, agosto, dopo le ferie, dopo tutti gli impegni programmati ed irrinunciabili? Oppure subito e mi tolgo il dente al volo?

Il giorno dopo, la decisione: il dottore mi può inserire in un “buco” la settimana successiva (martedì 30 maggio) per cui evito di aspettare, rischiando di sentirmi ancora male.

Finalmente arriva il giorno fatidico ed iniziano i preparativi per l’embolizzazione.

In primis: catetere…attimi di panico!

Nonostante la gentilezza e la simpatia dell’infermiere che mi prepara e cerca in tutti i modi di mettermi a mio agio, niente da fare: la “pratica” non mi è proprio piaciuta!

E poi: camice, cappellino, calze…

Infine arriva il dottore e tutto ha inizio: anestesia locale ed antidolorifici a go-go…

L’intervento per me è stato un pò fastidioso, perché ho sentito forti bruciori, quando iniettavano la sostanza embolizzante. Mi ha spiegato il dottore che i miei fibromi erano grossi, molto vascolarizzati e di conseguenza molto innervati (quindi in sostanza, il dolore è stato più del normale).

Comunque nel giro di un’oretta, tutto finito.

Mi riportano su in camera ed inizia una notte movimentata: ogni paio d’ore scatta la chiamata per i poveri infermieri di turno, per “aumentare la dose” di antidolorifici.

Anche la mattina dopo non si annuncia delle migliori. Tra l’altro, scopro che uno degli effetti indesiderati della morfina è la nausea, quindi passo il tempo a metà strada tra il letto ed il bagno!!!

Però, già nel pomeriggio, la situazione si stabilizza ed il giorno dopo, rimane solo un po’ di stordimento, qualche dolore ed una quantità industriale di antidolorifici.

A casa, ancora qualche fastidio che comunque mi permette di riprendere la mia vita normale. E per normale intendo gente a pranzo, pulizie industriali post guerra chimica (la mia assenza di ben 2 giorni si è fatta sentire) e giardinaggio estremo con tanto di svasi e rinvasi, sistemazione orto e così via…

E, dal lunedì, di nuovo a lavoro.

La cura di antidolorifici ed antibiotici termina a distanza di 5 giorni, e penso bene di  passare la giornata seguente in montagna, attivata per la ricerca di un disperso! Devo dire che 8 ore di scarpinata all’inseguimento del mio cane concentrato sulla traccia, le ho pagate il giorno dopo con estrema fiacca e acciacchetti vari….

forse dovevo prendere più alla lettera il consiglio di riprendere l’attività fisica con moderazione e gradualità!!!

Ma il tutto succede ad un mese esatto dalla terribile scoperta!!!

Grazie ad Antonella di tutto il supporto, delle mappe per raggiungere l’ospedale, dell’elenco delle cose da fare e da portare, del suo modo di sdrammatizzare e farmi coraggio…

E grazie al Dottor Morucci, che una volta finito tutto mi ha detto: “Ho capito subito che dovevo conquistarmi la tua fiducia e fare tutto al volo, altrimenti non ti saresti decisa.” Non credevo che un dottore potesse prendere una paziente  così a cuore. In lui e nel suo team ho trovato non solo estrema professionalità, ma anche tantissima umanità.

È grazie a loro che il mio incubo è durato solo 30 giorni!