Valentina da Brescia e Anna da Salerno scelgono l’embolizzazione

Valentina è una bella ragazza calabrese dai capelli ramati con tanta voglia di vivere.

Mentre si appresta a sposarsi, subito dopo essersi trasferita a Brescia, con il futuro marito, scopre di avere un fibroma. Il suo fibroma è di ben quattordici cm e per lei inizia un calvario. Isterectomia, a neppure quarant’ anni e senza figli, le viene prospettata la reale possibilità che sia necessaria l’asportazione dell’utero. Smarrimento e incredulità pervadono Valentina e il fidanzato, mai avrebbero pensato di trovarsi in una condizione così terribile, tutti i sogni di un futuro sereno e di una bella famiglia vengono offuscati da un torbido presagio di mutilazione. Valentina non aveva mai avuto sintomi, nessuna emorragia, ma, ahimè, in seguito, scopre che i fibromi sottosierosi, spesso, non danno quel tipo di sintomo. Spesso non danno alcun sintomo, finché la massa non è così ingente da dare problemi agli organi adiacenti.

Nonostante la sentenza terribile e irrevocabile Valentina non si scoraggia e cerca su internet una soluzione meno invasiva, una chiave di lettura migliore per una storia difficile che le possa permettere di sconfiggere il suo problema senza rinunciare al suo organo. Scopre, per fortuna, che da vari decenni i radiologi interventisti praticano l’Embolizzazione Uterina con ottimi risultati, si informa e capisce che l’isterectomia non è affatto l’unica via d’uscita, con l’Embolizzazione Uterina e la sua anestesia locale, con il suo taglio di pochi millimetri, anche Valentina può dire addio al suo fibroma.

Si mette subito in contatto con Eleonora che, prima di lei, si è embolizzata con il dr. Morucci. chi, prima di lei, si è embolizzata, contatta il dr Morucci e gli invia i suoi referti telematicamente. Senza alcun costo il suo caso viene valutato e si fissa una data per il mese di giugno, periodo in cui Valentina e il fidanzato avranno le ferie, decide così di partire da Brescia, embolizzarsi a Roma e scendere subito dopo in Calabria, per organizzare il matrimonio insieme ai parenti. Passano alcuni mesi di confronto, informazioni, organizzazione e tanta preoccupazione ma anche speranza. Finalmente arriva il giorno preposto, tutto è organizzato e tutto avviene, Valentina si embolizza. Cito testualmente il messaggio che mi manda il giorno successivo

“ Sono un po’ stanca e acciaccata ma il mostro è morto. Un grazie speciale al mitico dr Morucci che mi assiste, mi supporta da mesi e con la sua professionalità ed esperienza ha ucciso il maledetto fibroma. L’embolizzazione è la soluzione giusta per tutte quelle donne a cui viene prospettata l’isterectomia anche se giovanissime! Da adesso in poi aiuterò anch’io altre donne, non scorderò mai le splendide parole di Antonella che mi esortava a pensare a qualcosa di bello mentre facevo la risonanza magnetica , io l’ho fatto anche durante l’intervento e continuerò a farlo. Donne, non abbiate paura, non fatevi toccare l’utero!

Dopo pochi giorni Valentina mi scrive che aveva passeggiato per cinque chilometri, oggi Valentina è in Calabria e pensa al suo matrimonio.

Nello stesso momento Anna di Salerno, una bella signora dai capelli color oro,  si appresta a scegliere lo stesso intervento, nello stesso ospedale, con lo stesso medico. Anna ha un utero fibromatoso che le procura enormi disagi, le sue emorragie sono infinite e incontrastabili, i ginecologi non le prospettano una soluzione definitiva, le prescrivono Esmya e finché Anna può prenderla tutto sembra migliorare, le emorragie si bloccano, ma, purtroppo, Esmya non può essere presa per sempre e , quindi , appena deve smettere l’assunzione la situazione si palesa essere peggiore di prima. Riprendono le emorragie, i fibromi ricrescono. Anna ha già avuto problemi di salute in famiglia, ha capito che internet può essere un’enorme risorsa, ha già risolto i problemi di salute dei suoi famigliari grazie al web e agli incontri con medici conosciuti sul web, scovando quelle soluzioni che a  volte non ti vengono prospettate di persona. Il web ti può condurre da dottori che ti aiutano davvero. Scopre, quindi, che esiste l’Embolizzazione Uterina, contatta subito il dr Morucci e va a Roma per mostrare i propri esami. Anche lei è embolizzabile, non è necessario togliere l’utero, basterà embolizzare i fibromi, come sempre si fa con questa tecnica. Fissa una data, va via con le ricette delle analisi del sangue e dell’elettrocardiogramma e si prepara all’intervento, a quel punto manca meno di una settimana. C’è un posto libero, lei lo prende subito, ne approfitta.

Velocità ed efficacia in una calda estate.

Vi copio così come è avvenuto il dialogo tra me, Antonella, e la bella Anna.

Anna : “Ho letto il promemoria. Perché camicia da notte ?? Io non le ho usate nemmeno quando ho partorito. L’ assorbente… Con l’emorragia che ho .. Purtroppo è tutto il giorno che entro ed esco dal bagno, un solo assorbente non basterà.

Antonella: “Perché ti devono mettere 1. il catetere 2. una fascia all’addome molto stretta e con il pigiama eviterebbero di metterti la parte sotto. E’ altamente preferibile la camicia da notte, è più comoda, se tu hai il pigiama porta quello e poi , eventualmente, non ti mettono il pantalone, tanto sei coperta dal lenzuolo. Per le emorragie, se sono davvero devastanti, certo, un assorbente non ti risolve granché, in quel caso ci pensano loro, non ti preoccupare, sono equipaggiati per questi casi, tu, comunque , portati gli assorbenti. Poi potresti avere qualche piccola perdita”

Anna: “Io l ‘intervento lo farò  di pomeriggio. Dell ‘anestesia con il medico non ne avevo parlato, ma mi pare mi avevi detto che fanno la locale…Meglio così. .Avevo letto che qualcuno usa. anche l’ epidurale. Sai domani mi faccio 400 km per arrivare…

Antonella: “No, no lì solo la locale , la fecero pure a me la locale, basta quella, sono molto bravi a gestire il dolore con l’elastomero, credimi. Ma tu hai già preso Esmya, vero?

Anna: “Esmya durante l’ assunzione funzionava, stavo benissimo, il problema è  quando finisce il ciclo terapeutico, i fibromi  sono ricresciuti il triplo. Io di carattere sono positiva, sempre, in merito all’embolizzazione  mi aspetto i risultati positivi, ho preso informazioni, mi sono informata bene, sono convinta. Non ho nessun timore ad affrontare tutto ciò perché  sono convinta che sto salvando il mio utero !

Antonella : “ Non ti preoccupare, ora noi embolizzate stiamo tutte bene, abbiamo tutte risolto il nostro problema comune, vedrai che starai meglio anche tu. Vai serena, prepara le ultime cose, buon viaggio e fammi sapere!

 

Nel momento in cui state leggendo anche Anna di Salerno si è embolizzata al San Camillo di Roma , la sua vita, ora, è tutta in discesa. Le emorragie che le avevano impedito una vita felice saranno un brutto ricordo, anche lei ha salvato il suo utero, anche lei ha detto no al taglia e cuci, anche lei ha detto no alla mutilazione.

Manuela e Barbara, embolizzate al San Camillo di Roma, hanno evitato l’isterectomia.

E’ con immensa soddisfazione e piacere che condivido la storia di Manuela e di Barbara, due ragazze che si sono felicemente embolizzate nell’ospedale San Camillo di Roma, dal Dott. Maurizio Morucci. Mentre Manuela veniva dimessa Barbara attendeva di essere ricoverata.

Condividendo lo stesso problema e lo stesso letto hanno anche condiviso la stessa vittoria.

Riporto la testimonianza di Manuela così come l’ha inviata.

Mi chiamo Manuela, ho 38 anni e sono stata embolizzata il 04/05/2017.
Un anno fa è iniziato il mio incubo.. A seguito di un lieve rigonfiamento sul lato sx del mio addome andai dal mio medico curante e trovai la sostituta, che senza visitarmi nemmeno troppo approfonditamente mi disse: “Corda colica infiammata, sei magra e si vede!” Sollevata che non fosse nulla di brutto iniziai la cura a base di fermenti lattici e per qualche giorno senza stare sempre con la mente alla mia pancia. Però non rientrava! Questo rigonfiamento non spariva! Tornai di nuovo dal mio medico curante, nel frattempo rientrato dalle ferie che mi fece fare un’eco addome in urgenza e dove mi venne detto: “Neo formazione ovale di cm 10 con vascolarizzazione sull’ovaio sx“.. Inutile dire che caddi nella disperazione più totale! Fortunatamente grazie ad una mia amica medico qualche giorno dopo feci una eco transvaginale dove finalmente venni a conoscenza del motivo del mio addome un po’ gonfio: FIBROMI. UTERO FIBROMATOSO. Erano 3, 2 posteriori intramurali sottosierosi di 8.5 cm e 3.5 cm ed 1 laterale peduncolato sottosieroso di 4.5 cm. La prima parola che come mi rivestii mi venne detta fu: TAGLIO. Se da un lato il fatto di non avere un cancro all’ovaio mi sollevò non poco, quello di tagliare iniziò ad agitarmi. Sentii altri parete ed addirittura arrivai a sentirmi dire: ISTERECTOMIA. Togliere l’utero a 38 anni. Andai nel panico e continuai la mia vita facendo finta di nulla, ma i fibromi crescevano e da un lieve rigonfiamento che era arrivai ad avere un vero e proprio bozzo sulla pancia che mi dava un gran senso di peso, ma fortunatamente nessuna emorragia. Non dormivo più serena, ero sempre lì a pensare a quelle cose estranee che crescevano dentro di me e quindi mi feci coraggio e grazie a Facebook (ogni tanto qualcosa di buono la fa), conobbi Antonella, anche lei embolizzata e tra l’altro in un ospedale e quindi senza dover spendere cifre da capogiro che io indubbiamente non mi sarei potuta permettere allo stato attuale delle cose. Ho conosciuto il mio angelo, il Dottor Maurizio Morucci due gg prima di essere operata. Nella sfiga, la fortuna ha voluto che saltò una chirurgia ad una sua collega e lui inserì subito me vista la mia situazione abbastanza urgente. Sono stata operata giovedì 4 Maggio alle 13. Non ero mai stata in un ospedale come paziente, ero terrorizzata e con la lacrima pronta ad esplodere.. Avevo tanta paura.. L’intervento è andato benissimo! Il Dottor Morucci è una persona straordinaria, una di quelle che ama il suo lavoro e mette a disposizione la sua bravura a tutti e senza riserve e se ci fossero tanti altri medici questo mondo farebbe meno schifo! Il suo staff è eccezionale, persone gentili che vedendo il mio stato emotivo molto provato hanno fatto di tutto per mettermi a mio agio. In camera operatoria il clima era sereno ed io ho seguito tutto l’intervento dall’inizio alla fine, col dottore che mi spiegava ogni minima cosa vedendo il mio grande interesse. Mi hanno riportato in camera alle 14.45, sveglia, cosciente e con un gran peso in meno sul cuore! Ora sono a casa e sto ricominciando a vivere senza più alcun brutto pensiero.. I dolori ci sono, ma sono sopportabili. Tra qualche giorno tornerò a fare tutte le mie cose. Spero che la mia storia possa aiutare quelle donne che stanno vivendo il mio stesso incubo a non arrendersi. Al diavolo quelli dal taglio facile che per far prima vogliono togliere l’utero per forza, non pensando al forte trauma che una donna può subire! Concludo ringraziando ancora il Dottor Morucci ed il suo meraviglioso staff del San Camillo di Roma.

Mentre Manuela veniva dimessa, Barbara aspettava di essere ricoverata.

Barbara aveva trascorso almeno sette mesi con forti emorragie, era sopravvisuta, nel vero senso del termine, grazie al Tranex che, però, non poteva essere la soluzione definitiva al suo problema. Sofferente per il tanto sangue perso, decisa a non rinunciare al suo utero, le era stata proposta l’assunzione di Esmya, farmaco, però, anch’esso non risolutivo e dagli esiti incerti. Per puro caso ha scoperto l’esistenza dell’embolizzazione uterina al San Camillo di Roma e subito ha preso contatti con il Dottor Morucci.

Dopo essersi embolizzata anche Barbara è tornata a casa, felice di non sanguinare più come prima e certa che ora, per lei, inizia una nuova vita.

Buona vita a tutte e due!

 

 

 

L’embolizzazione dei fibromi uterini: intervista al dr. Morucci

Come promesso ecco l’intervista al dr. Maurizio Morucci, radiologo interventista presso l’ospedale San Camillo di Roma. Il dr. Morucci è stato gentile e disponibile, proprio come mi aveva detto Antonella, e ha risposto a tutte le nostre domande sull’embolizzazione. Le ho divise in tre gruppi, in base alla fase cui si riferiscono.

Prima dell’intervento

“Perché scegliere l’embolizzazione e non la laparoscopia per rimuovere i fibromi? Con la la laparoscopia il fibroma viene tolto con l’embolizzazione si ottiene la contrazione del volume del fibroma fino alla scomparsa… che magari non avviene?!”

L’embolizzazione offre una serie di vantaggi, dati dal fatto che si tratta di una metodica “intravascolare”, ovvero che utilizza i vasi per arrivare a destinazione (come se i vasi fossero delle “rotaie”). Si entra attraverso un forellino di circa 1,6 mm alla piega inguinale ed attraverso le arterie della parte inferiore dell’addome (che noi chiamiamo pelvi) si arrivare alle arterie uterine, sede dalla quale “si lavora”. Si rilascia il materiale embolizzante che “tappa” i capillari (da dentro) e quindi  fa morire il fibroma (gli toglie l’ossigeno..)  portandolo a seccarsi e progressivamente (ci vogliono mesi) a ridurre progressivamente di dimensioni.

Non c’è ferita chirurgica sulla parete addominale, solo un forellino di 1,6 mm alla piega inguinale.

Non c’è neanche “ferita” sull’utero. Con gli interventi chirurgici classici, laparoscopia e laparotomia, il fibroma deve essere “tagliato” via dall’utero, e quel vuoto che rimane sull’utero va in qualche modo chiuso. E se il buco che rimane è troppo grande per essere chiuso, l’utero va tolto tutto.. e se per sfortuna le ovaie sono troppo “aderenti” al fibroma che “spinge”, “preme” su tutto quello che c’e intorno, si perde pure l’ovaio. Per questo i ginecologi si cautelano dicendo che devono togliere tutto l’utero… perchè sanno che non sempre è possibile “ricucire” in modo affidabile l’utero.

Con l’ embolizzazione non è necessaria l’anestesia generale!

Le eventuali complicanze date dall’embolizzazione sono estremamente rare e sempre minori. Tutti sbagliano qualche volta, o può capitare che qualcosa vada storto, ma gli eventuali “errori” in corso di embolizzazione, sono nella stragrande totalità abbastanza innocui. Mentre se qualcosa che va storto con la chirurgia… be’ è tutta un altra storia…

 

“I tempi di attesa sono lunghi?”

I tempi di attesa sono all’incirca le 3/4 e le 7/8 settimane, a seconda dei periodi.

“C’è una grandezza massima oltre la quale un fibroma non può essere più embolizzato?”

Quando l’embolizzazione era agli inizi, circa 15 anni fa, si è iniziato con i fibromi più piccoli (2/4 cm); poi progressivamente abbiamo iniziato a trattare anche i fibromi più grossi. Da circa 5 anni embolizziamo anche fibromi più grandi di 10 cm, e da un paio d’anni vengono trattati anche fibromi misuranti 15cm. Negli ultimi 6 mesi abbiamo trattato 5 fibromi di 16/17 cm. Non c’era un motivo specifico per cui i fibromi molto grossi non venivano embolizzati. Si trattava più che altro di una “cautela” e dell’accortezza di procedere per gradi.

L’intervento

“L’embolizzazione elimina i fibromi o si limita a ridurli?”

Come ho spiegato, per eliminare completamente i fibromi è necessario toglierli dell’utero, e questo significa intervenire chirurgicamente. Con l’embolizzazione invece si toglie al fibroma la possibilità di vivere e di crescere: i capillari (o le arteriole terminali pre-capillari) vengono tappate e quindi il sangue (e l’ossigeno) non arriva più. I tessuti privi di ossigeno si “seccano”, come un ramo tolto da una pianta.

“E’ sufficiente un intervento per ottenere il risultato sperato?”

Generalmente si. Potremmo azzardare delle statistiche: con fibromi sotto i 6 cm nel 90 % dei casi basta un intervento. All’altro estremo, per i fibromi di 16 cm, nella metà dei casi è necessario un secondo trattamento.

“Quali sono i rischi dell’intervento?”

E’ difficile da dire. E’ raro che si generano problemi seri.  Se il medico è esperto è improbabile che ci siano dei danni. Il rischio-base è embolizzare qualcosa di diverso dal fibroma e questo generalmente accade quando è presente una variante anatomica imprevista (“dentro” siamo molto, ma molto più diversi che “fuori”, e quindi ci possono essere delle origini inaspettate delle arterie, con embolizzazioni di “qualcos’altro”). I veri rischi sono solo le arterie delle ovaie (che generalmente originano dai reni, quindi tutte da un’altra parte). Ma per creare un danno bisognerebbe embolizzare entrambe le ovaie…

Un’altra zona pericolosa è l’arteria cervico-vaginale. Anche in questo caso per creare dei danni bisogna embolizzarle entrambe. In letteratura sono riportati rarissimi casi, con problematiche di poco conto e reversibili in poco tempo.

“Quanto dura l’intervento?”

Generalmente un’ora, spesso leggermente meno. In un caso su quattro fino ad un’ora e mezza. Due ore è una durata eccezionale.

“L’embolizzazione può essere eseguita durante il ciclo mestruale?”

Assolutamente si!

“L’intervento di embolizzazione è doloroso?”

Potenzialmente si. Ma siccome lo sappiamo, vengono prese tutte le dovute misure. La peziente non deve sentire dolore alcune.Vengono somministrate dosi massicce di antidolorifici. Viene utilizzato quel sacchetto elastico che noi chiamiamo “elastomero”, collegato ad una vena del braccio, che introduce i farmaci antidolofici in modo continuativo per 24/48 ore. Poi, se necessario, la terapia può proseguire per via orale per circa 3/5 gg. Una paziente su tre non ha bisogno della terapia dopo i primi 2 giorni, due su tre si.  Se le pazienti seguono le istruzioni non provano nessun dolore, nè durante l’intervento nè dopo.

“Quali materiali vengono usati per embolizzare i fibromi?”

Polvere inerte (io la chiamo “la polverina magica”) di calibro minimo (uno o due decimi di mm, come una sabbiolina molto fine), che deve arrivare nei capillari più lontani.

 

Dopo l’intervento

“Cosa accade a un fibroma embolizzato?”

Un fibroma embolizzato si secca e progressivamente si riduce. Ma ci vuole tempo, soprattutto per i fibromi grandi. All’inizio si registra una riduzione molto importante data dalla perdita dell’acqua; poi il processo diventa più lento (le proteine devono essere “smontate” una per una e portate via da cellule specializzate a rimuoverle, i macrofagi), richiedendo mesi o anni.

E’ difficile fare previsioni attendibili, anche perchè esistono grandi differenze fra persona e persona. Per dare un idea, un fibroma di 6 cm potrebbe ridursi a 2 cm dopo 12/ 18 mesi; mentre uno di 10 cm può arrivare a 2 cm in 18/36 mesi.

Bisogna sottolineare che NON trattandosi di tumori maligni, il problema è causato solo dalla “massa”del fibroma, dal fatto che c’è qualcosa che “spinge”, comprime, sposta. La stragrande maggioranza delle pazienti dice di sentirsi giàmolto meglio anche dopo solo 2 o 3 mesi. Questo indica che già l’iniziale “decompressione” elimina gran parte dei fastidi e dei problemi. Per la riduzione c’è tempo. Il fibroma rimpicciolisce piano, giorno dopo giorno, fino a scomparire. Rimane solo una sorta di pallina dura ed inerte di circa 1 cm, talora anche meno, o in alcuni casi qualcosina di più, per quelli molto molto grandi, qualcosa di più, ma non da alcun fastidio.

“I fibromi “ridotti” possono un giorno riprendere a crescere o comunque a dare problemi?”

Si, può accadere. Ma generalmente questo viene riscontrato già nei primi controlli (perlopiù nei primi 6/12 mesi). Può accadere perchè non vengono chiusi tutti i rami capillari. In questi casi si pratica la re-embolizzazione.

“Il post operatorio è molto doloroso?”

Ho già risposto prima.

“I benefici dell embolizzazione sono duraturi?”

Si.

“Le emorragie cessano dopo l’embolizzazione?”

Si, se erano causate dal fibroma.  Quando il fibroma perde sangue all’interno della cavità uterina, l’embolizzazione provoca l’immediata scomparsa delle emorragie.  Ci sono invece altre situazioni in cui le perdite di sangue sono dovute ad alterazioni della mucosa interna dell’utero (endometrio). In questi casi è necessario risalire al problema di base, che spesso è di natura ormonale. Si potrebbe anche dire che l’embolizzazione può comunque essere utile a risalire a questi casi: se dopo l’embolizzazione le perdite non cessano la causa è ovviamente e per forza da ricercare nell’endometrio. Saperlo è fondamentale per risalire alla causa e trovare la giusta cura.

“Quanti sono i giorni di degenza in ospedale?”

Quasi sempre uno solo (intendendo una notte. Delle volte due.

“L’intervento può essere eseguito in day hospital?”

No! E’ necessario che si chiuda bene il forellino di entrata nell’arteria femorale. Sono necessarie 12 ore di immobilità a letto, e un po’ di pazienza..

“L’anestesia è totale?”

Assolutamente no! E’ sufficiente un corretto utilizzo di farmaci anti-dolorifici. Ricorrere ad una anestesia generale sarebbe veramente una stupidaggine, assolutamente inutile.

“Quanto tempo dopo l’operazione si può riprendere a praticare sport?”

Non ci sono indicazioni chiare, perche’ non c’e nessun problema che impedisca la pratica di sport. Non ci sono tagli o punti che “tirano”.  In teoria quindi l’attività sportiva può essere ripresa anche subito. Una settimana tuttavia è il tempo giusto. Meglio poi se la ripresa avviene in modo progressivo.

“I fibromi regrediscono dopo una embolizzazione?”

Si, come ho spiegato prima. Se non regrediscono vuol dire che l’embolizzazione non è stata completa! E’ infatti necessario chiudere tutti i capillari, arrivando il più vicini possibile alla percentuale del 100% dei capillari embolizzati: sicuramente ben oltre il 95%; probabilmente fra il 97 ed il 99%.

“Dopo l’embolizzazione rimangono delle cicatrici?”

No! Solo un piccolissimo “bernoccolo” di 2-3 mm alla piega dell’inguine.

“Dopo l’intervento, le ovaie continuano a funzionare normalmente?”

Diciamo di si.  Se non c’è una variante anatomica con arterie ovariche ad origine “bassa” non riscontrate in tempo. Non ho trovato statistiche attendibili su questa variante anatomica. Probabilmente capita ad una donna su 30/40. E comunque per causare questo problema bisogna proprio non accorgersi della variante anatomica. Mi permetto di far presente che con gli interventi chirurgici le donne che perdono le ovaie sono (purtroppo) molte, ma molte di più .. non certo una su 40!

“Quanti interventi di embolizzazione ha eseguito durante la sua carriera medica?”

Difficile da dire, il è un lavoro di equipe. Ogni paziente, soprattutto negli anni passati, ma spesso ancora adesso, viene seguita da un gruppo di due o tre medici e non facciamo caso più’ di tanto a chi “chiude” il caso . E’ più opportuno parlare quindi delle donne embolizzate complessivamente nel mio reparto (nel quale io ho introdotto la metodica nel 2002): l’anno scorso abbiamo sfiorato i 100 casi. Il totale (dal 2002) dovrebbe essere circa 400.

 

Grazie mille al dr. Morucci, che è stato preciso ed esaustivo, oltre che molto disponibile, e alle amiche che ci hanno parlato di lui.

Intervista al dr. Morucci sull’embolizzazione: ci sono domande?

E’ da tanto che non mi impegnavo in qualche nuova intervista, anche se le idee e i progetti sono sempre tanti. Finalmente, grazie al prezioso supporto di Antonella, avrò l’occasione di intervistare il dr. Maurizio Morucci.

Il dr. Morucci è radiologo interventista presso l’ospedale San Camillo di Roma e Antonella e Imma, che sono state embolizzate da lui, me ne hanno parlato davvero bene. Io ho solo avuto occasione di parlare brevemente al telefono con lui, e mi è sembrato gentile e disponibile.

Il dr. Morucci pratica l’embolizzazione dei fibromi uterini presso l’ospedale San Camillo di Roma, con il servizio sanitario nazionale, ed è disponibile a rispondere a tutte le nostre domande.

Cosa volete sapere riguardo l’embolizzazione e sul suo specifico modo di operare?

Marilena, embolizzata al San Camillo di Roma

Marilena, 44 anni, dopo aver sofferto a causa dei suoi fibromi è stata embolizzata all’ospedale San Camillo di Roma, dal dr Maurizio Morucci. E’ con gioia che vi riporto il suo messaggio, così come me lo ha scritto lei. Forza e coraggio Marilena, il peggio è passato!

Un anno dopo la scoperta dei miei fibromi finalmente riesco a vivere una vita normale e mi sento tranquilla, ho,quindi, deciso di raccontare la mia esperienza. Dopo tante notti insonni,stress, perdite infinite di sangue, visite mediche per prendere una decisione…

Un anno fa circa, in seguito a un’ecografia pelvica mi sono stati diagnosticati due fibromi di 5 cm e 3,5 cm. Avevo già delle mestruazioni abbondantissime, ormai mi sembrava la normalità perciò decido di rivolgermi a un ginecologo e, in seguito ad una isteroscopia diagnostica, ecco anche due polipi uterini. Abbiamo cominciato, quindi, le procedure per togliere i polipi uterini, un piccolo intervento in anestesia totale a luglio 2016.

Finalmente a settembre 2016 cominciamo a “curare” i fibromi uterini con la pillola “Esmya” proposta dal mio ginecologo, per rimpiccolirli.

Dopo una cura di 3 mesi, a fine dicembre, cominciano le mestruazioni. Non finiscono più, sono sempre più abbondanti, da far paura, non mi potevo allontanare da casa neanche per un’ora. Vado al Pronto Soccorso di due noti ospedali romani, mi raccomandano la terapia con il Tranex, il mio utero fibromatoso era grande come al quarto mese di gravidanza. Ebbene si, i fibromi sono un po’ rimpiccoliti, mezzo centimetro ciascuno, ma c’è tanto sangue dentro il mio utero e mi dicono che non si capisce niente. Chiedo agli ospedali se posso fare l’embolizzazione e volano parole come probabilità di un tumore, altri polipi uterini, infezione. Mi dicono che bisogna vedere se il mio utero è da salvare o da togliere. Tutti e due gli ospedali mi propongono l’ isterectomia. Resto ammutolita e impaurita.

Durante una delle tante notti insonni mi sono imbattuta in questo blog. Embolizzazione?!?… Che sara mai?!? Alcuni ospedali di Roma la praticano?!? Ho contattato Antonella che mi ha descritto in questo blog la sua esperienza sull’embolizzazione, mi ha raccomandato il suo gentilissimo dottore del San Camillo, il dr Morucci. Il 3 febbraio finalmente cessa l’emorragia, pian piano ho i risultati dei test fatti, dell’isteroscopia, pap test, biopsia.

Non c’è niente nel mio utero, il mio utero sanguina per i maledetti fibromi, il mio ginecologo mi ripropone l’Esmya ed il taglio per un tentativo di miomectomia, al che io chiedo: “Se tra un paio d’anni escono altri fibromi, ritagliamo ancora, dottore?”. Resto senza risposta, l’utero è mio, ho avuto già un taglio cesareo nove anni fa! Fortunatamente ho incontrato persone disinteressate (una di loro è Antonella) che mi hanno aperto gli occhi su questa procedura.

In America sono venti anni che curano i fibromi così, perché è meno invasiva, ci sono meno costi di ospedalizzazione, dopo due giorni si torna a casa con una terapia antibiotica e antidolorifica (mi è bastata la Tachipirina!). Sono stata a casa altri 3/4 giorni perché il dottore ha raccomandato il riposo, una settimana dopo l’intervento ho ripreso a lavorare,niente dolori, niente perdite… Donne, non perdete le speranze, la soluzione per la cura dei fibromi c’è. L’embolizzazione è un intervento non invasivo fatto dal radiologo interventista in meno di un’ora. Con una piccola anestesia locale. Una soluzione valida che alcuni ginecologi nascondono, forse per non perdere le clienti, qualcuno tra loro preferisce sempre tagliare. Non è così.