Katia che vuole combattere il suo fibroma con l’omeopatia

Katia ha 42, abita a Roma e non ha figli.
Stà provando da tanto tempo ad avere un bambino ma lei e suo marito hanno deciso di non ricorrere al alcun aiuto “esterno”. Katia ha accettato il fatto che la gravidanza non arrivasse come un dato di fatto, non sapendo però di avere purtroppo a che fare con i maledetti fibromi.
Katia soffre a causa di un utero fibromatoso da circa 3 anni: il mioma più rilevante pareva essere una formazione ddi 5 cm che, dopo una serie di controlli ravvicinati, la ginecologa le aveva consigliato di tenere sotto controllo ogni anno senza però intervenire in alcun modo.
Di recente, a fine novembre, durante un ecografia transvaginale di controllo Katia ha scoperto che il fibroma di 5 cm si era ridotto a 4 cm ma anche che, purtroppo, si era formato sul lato opposto dell’utero un nuovo fibroma di 9 cm. Si stratta di un mioma sottosieroso e asintomatico. Anzi, da quasi un anno Katia ha un ciclo irregolare che talvolta salta.
La sua ginecologa però non sembra dare particolare importanza a questo aspetto. Si è infatti limitata a prescriverle esami della tiroide e ormonali, dicendole che era meglio pensare prima a togliere il fibroma.
Per Katia però questo tipo di atteggiamento è assurdo: secondo lei l’approccio dovrebbe essere globale e non settoriale (come invece preferiscono i medici).
Poco dopo Katia si è sottoposta a ecografia in un centro molto famoso e costoso di Roma ed è stata assistita da una ginecologa diversa da quella che lei richiede, specificamente, di solito. Anche questo medico le ha detto che il fibroma è da rimuovere e anzi, visto che i miomi prima o poi tornano e che Katia ha “ormai” 42 anni, le ha consigliato di farsi togliere direttamente tutto l’utero.
Katia è rimasta scioccata da questa risposta. E’ stata male un mese intero, sia fisicamente che psicologicamente per la rabbia e la frustrazione di una risposta di questo genere. Senza scelta. Senza appello.
Dopo qualche tempo Katia ha portato l’ecografia alla sua ginecologa, la quale l’ha rassicura solo in parte ridimensionando un po’ le parole della ecografista e anche accennando al fatto che l’isterectomia sia una scelta pesante anche dal punto di vista psicologico.
Le ha prescritto una risonanza magnetica senza contrasto e ha ribadito la necessità di rimuovere il fibroma che ormai è grande e che tra l’altro si è formato in fretta: “Si fa in laparotomia, un taglietto come il cesareo e via. Poi certo, deve essere informata sul rischio di perdere comunque l’utero durante l’operazione…..
E Katia, a queste parole, ha subito nuovamente uno shock.
Considerando poi che a lei questo fibroma non dava alcun fastidio e che se non fosse andata a fare quel controllo (per il fibroma di 5 cm) non avrebbe minimamente sospettato la presenza di una nuova formazione..
Katia ha iniziato a cercare informazioni online, ha trovato questo blog e ha scoperto che
oltre alla laparotomia esistono tante altre possibilità di intervento (per esempio l’embolizzazione, o gli ultrasuoni focalizzati).
Ma anche altre strade preliminari o parallele.
Per esempio, lei che ci crede molto e che l’ha percorsa in passato per altri problemi, vorrebbe fare un tentativo anche con l’omeopatia (anche solo per i disturbi del ciclo, che le interessa parimenti risolvere o perlomeno affrontare!). Katia cerca quindi un consiglio su un omeopata di fiducia a Roma. Qualcuno può aiutarla?
Intanto grazie Katia per aver condiviso la tua storia. Ti auguro di trovare presto la soluzione migliore e, naturalmente, di non dover mai e poi mai rinunciare al tuo utero!

Il parere di altri ginecologici

Il mio piano prevede ora di sentire il parere di altri ginecologici perchè vorrei ad un certo punto concludere che il dott. Lipari e il suo collega si siano sbagliati e chiudere questo tremendo capitolo della mia storia con il Maledetto.

Ho già contattato la dott.ssa Jacomuzzi, la ginecologa dell’Ospedale Mauriziano che mi ha seguita dall’incontro con la Numero 7 in poi, e il dott. Giovannonne, zio di una mia carissima amica, che avevo già avuto modo di incontrare 3 anni fa (quando ho scelto la laprarotomia piuttosto che la laparoscopia .. quante volte mi sono pentita di non aver invece ascoltato il suo consiglio!).

Ecco quindi quanto emerso dal confronto con questi medici.

La dott.ssa Elena Jacomuzzi

A quanto pare anche lei aveva ipotizzato che il mio fibroma potesse essere maligno e mi aveva appunto sottoposta a risonanza magnetica per togliere ogni dubbio (come io avevo segretamente sospettato).

Secondo lei dunque la risonanza avrebbe rivelato l’eventuale sgradita presenza di sarcoma dell’utero. Inoltre a suo avviso i tumori crescono molto più velocemente di quanto sia cresciuto il mio fibroma. In ogni caso non si sente di escludere al 100% che l’ipotesi del dott. Lipari e del suo collega sia fondata.

Lei propone un incontro con il professor Sismondi, specialista in Ginecologia e Ostetricia e specialista in Oncologia Clinica. Per fissare un incontro con lui devo richiamare lunedì prossimo la dott. ssa Jacomuzzi.

La dott.ssa Jacomuzzi è sempre gentile e disponibile e mai avara di spiegazioni. Ciò che maggiormente mi stupisce è però che si ricorda sempre perfettamente di me e della mia situazione, appena dico il mio nome. Quindi non so se le sono rimasta impressa perchè il mio caso è veramente complesso, perchè ho preso Esmya, perchè lei è una persona particolarmente attenta e ha una memoria di ferro o magari perchè, anche lei, ha temuto io potessi avere un tumore ..

Il dr. Marco Giovannone

Il dott. Giovannone è davvero una cara persona. E’ lo zio di una delle mie migliori amiche e già anni fa, quando dovevo subito l’intervento in laparatomia, avevo chiesto il suo parere (pentitissima di non averlo ascoltato!).

Il dott. Giovannone mi ha spiegato che, per diagnosticare con certezza la presenza di un tumore maligno nell’utero, esistono anche soluzioni diverse dall’isterectomia. Questa pratica così invasiva non è dunque l’unico sistema per aver una risposta sicura. Inanzittutto esistono diversi livelli di accuratezza delle ecografie trasvaginali.

Esistono ecografisti  esperti, dotati di macchinari particolarmente evoluti, in grado ad esempio di tener conto anche della temperatura di ciò che viene rilevato all’interno dell’utero, in grado di offrire diagnosi precise nel 98% dei casi.

C’è la possibilità di effettuare una laparoscopia esplorativa, utile per vedere “de visu ” la situazione (a volte importante più di molti esami) ed effettuare eventualmente una biopsia e l’esame istologico sul materiale asportato.

Insomma alla mia età l’isterectomia non può e non deve essere effettuata “per sicurezza”, giusto per non incorrere in complicazioni future.

Le sue parole mi hanno rincuorata davvero, perchè ora almeno so che non esiste un unico percorso obbligato.

Lui mi ha consigliato di incontrare il Dr. Tessarolo, esperto in ecografie transvaginali, ed io ho deciso di seguire il  suo consiglio.

Il mio medico di base

Un sarcoma dall’utero alla sua età è quasi impossibile“. Altro non ha detto, non essendo in grado di pronunciarsi riguardo il referto dell’ecografia.

Il dr. Alessandro Napoli

Il dr. Napoli mi ha risposto poco dopo l’invio della mia mail. Durante il nostro incontro al Policlinico di Roma non mi aveva visitata, aveva solo visionato il referto della mia risonanza magnetica, perciò non ha potuto darmi un parere certo.

Mi ha però chiesto sulla base di cosa i due ginecologici dell’Ospedale Martini abbiano tratto le loro conclusioni: “.. la diagnosi è stata supposta sulla base di una isteroscopia o anche su un prelievo di cellule?“. Nessuno dei due! Nè isteroscopia nè prelievo cellule .. e questo mi conforta e mi fa pensare che in effetti si tratti di un’ipotesi un tantino infondata.

Il dr. Tommaso Lupattelli

Gentilissimo e disponibile, mi ha rassicurata riguardo l’inattendibilità dell’ipotesi “Sarcoma dell’utero“. L’eventualità che il mio utero presenti un tumore maligno è infatti remotissima (Il dr. Lupattelli mi ha esposto un caso clinico relativo allo studio effettuato su circa 1.700 donne con fibroma ritenute a rischio. Di queste, solo 300 hanno poi presentato fibromi con crescita così veloce da far pensare al sarcoma. Solo una, infine, presentava poi davvero il suddetto tumore). Mi ha spiegato che le aree di liquefazione evidenziate corrispondono ad uno stato finale del fibroma, noto in ginecologia, e non devono far pensare per forza al sarcoma. Soprattutto, non sulla base di una sola ecografia.

Il mio Maledetto Fibroma, inoltre, è cresciuto in due anni di “soli” 7 cm. Se si trattasse di un sarcoma avrei evidenziato una crescita molto più veloce, nonchè una serie di altri sintomi.

Insomma, il dr. Lupattelli mi ha parecchio tranquillizzata (Grazie!!). Mi consiglia tuttavia di effettuare le analisi del sangue previste relative ai Marker tumorali. Mi ha inoltre spiegato che il sarcoma dell’utero può essere identificato attraverso una biopsia che avviene con prelievo di tessuto dell’utero o per via addominale o per via tranvaginale.

In ogni caso non è necessario togliere l’utero per capire se c’è un tumore!

Come sono fortunata! Posso disporre del parere di molti medici esperti, di cui ho stima e nei quali ripongo la mia fiducia. Non molto tempo fa, davanti ad una diagnosi dubbia e spaventosa (come quando mi hanno detto che Giorgia aveva un’elevatissima possibilità di avere la sindrome di Down, o come quando ho programmato il cesareo d’urgenza perchè a causa della mia colestasi gravidica Giorgia rischiava la vita) non avrei saputo a chi chiedere e probabilmente non avrei fatto affidamento sul parere di nessuno.

Un grosso grazie a questi medici disponibili e competenti.

Come in un incubo

Ieri ho vissuto l’incubo peggiore che si possa immaginare. Anzi, è stato peggio di un incubo. I brutti sogni infatti finiscono. Alla fine ti svegli, tiri un sospiro di sollievo e ricominci la tua vita da dove l’avevi lasciata.

Il mio incubo invece non è finito.

Un dolore devastante

Ieri mi è tornato il ciclo mestruale, dopo i 3 mesi di Esmya (esattamente 12 giorni dopo l’ultima pillola). Un ciclo doloroso, prepotente, devastante. Ho preso il Sinflex alle 9.00 e poi, disperata, il Toradol in gocce alle 12.00 circa. I crampi non cessavano, anzi continuavano ad aumentare.

Ad un certo punto la situazione è diventata veramente insostenibile e abbiamo deciso di andare in ospedale. Quando mi sono alzata ho scoperto di reggermi in piedi a fatica. Mi girava la testa, avevo la nausea, ero completamente senza forze e i dolori non mi davano un minuto di tregua. Avevo caldo e poi freddo, poi di nuovo caldo e ancora freddo e continuavo a contorcemi. Siamo scesi ma non sono riuscita ad arrivare alla macchina, così abbiamo chiamato l’ambulanza.

La corsa in ospedale

L’ambulanza però tardava ad arrivare, ogni secondo mi sembrava un’ora e stavo così male che, non lo nego, ho pensato “Ora muoio“. Non avevo mai provato nulla di simile. Mi sembrava di avere un tritacarne nella pancia e quella brutta sensazione mi ha ricordato come mi sentivo subito dopo la miomectomia, appena uscita dalla sala operatoria.

Così mi sono fatta coraggio, ho raccolto le poche energie che avevo e siamo saliti in macchina. Dopo pochi metri abbiamo incrociato l’ambulanza, perciò abbiamo lasciato l’auto e ci siamo affidati ai volontari della Croce Rossa di Rivoli (gentilissimi).

Mi hanno portata all’Ospedale Martini (ancora mi mancava questa struttura!).

All’accettazione del Pronto Soccorso ho vomitato e incontrato due medici, o segretarie, o infermiere, o quel che erano, veramente antipatiche. Ho brevemente esposto la situazione, con le lacrime agli occhi e contorcendomi dal dolore, e loro mi hanno indicato il Reparto di Ginecologia, al terzo piano e dall’altra parte dell’edificio. Abbiamo chiesto di usare la sedia a rotelle perchè non stavo in piedi ma ci hanno risposto “Ma non può neanche fare due passi??!” con tono scocciato (purtroppo a volte non basta stare male, si devono anche aggiungere le risposte del cavolo di queste persone così). Al chè il bighi ha preso in mano la situazione e ignorando quanto dicevano mi ha fatta sedere sulla sedia a rotelle e portata in Ginecologia. Mi è parso il tragitto più lungo del mondo ..

La flebo di Toradol

In Ginecologia ho atteso l’arrivo del ginecologo che mi ha visitata e sottoposta a ecografia transvaginale. Io però continuavo a contorcermi dal dolore quindi dopo un po’ ha dovuto di demordere, smettere di farmi domande, abbandonare l’ecografia e farmi fare la flebo.

Dopo poco più di mezz’ora (ma a me è sembrato passassero almeno 10 ore) il Toradol, iniettato endovena assieme a non so cos’altro, finalmente ha sortito l’effetto desiderato e, dopo circa 7 ore di dolori, ho potuto rilassarmi. Mi è parso il paradiso.

Finalmente stavo bene. Stanca, debole, praticamente esausta, però almeno non più sofferente.

Una diagnosi terrificante

A quel punto è riapparso il dott. Giovanni Lipari, il ginecologo che mi aveva visitata, assieme ad un collega, e i due mi hanno chiesto di sottopormi ad una nuova ecografia.Così trascinandomi la mia flebo sono tornata nella stanza delle visite.

L’ecografia è durata un bel po’ e nel frattempo ho perso una quantità di sangue pazzesca, sporcando ovunque. Era tutto un tantino imbarazzante ma l’effetto dei calmanti mi ha mantenuta tranquilla e accondiscendente.

Quando sembrava tutto quasi finito il dott. Lipari e il suo collega mi hanno, con tutta la cautela del caso, esposto la loro terrificante diagnosi: le aree di liquefazione presenti all’interno del mio utero facevano ben pensare, a parer loro, non al noto Maledetto Fibroma, bensì ad una rarissima forma di Sarcoma dell’utero, ossia un tumore maligno.

A quel punto sia il mio corpo che il mi cervello si sono rifiutati di reagire. Sono rimasta pietrificata. Non ho fatto più domande, non ho detto più nulla. Ho ascoltato, come in trance, le loro spiegazioni e l’iter diagnostico che proponevano. E’ stato il bighi a cercare di capire meglio ponendo tutte le domande che gli venivano in mente.

Perchè la risonanza non l’aveva evidenziato? Com’è possibile che nessuno se ne sia accorto finora? Come si fa a diagnosticarlo con certezza? Perchè allora il mio primo fibroma aveva rivelato un esame istologico negativo? E via dicendo.

Comunque sia, il dott. Lipari e il suo collega consigliano ora di effettuare una serie di esami del sangue (Marker Tumorali), di effettuare un’ecografia transvaginale dopo il ciclo, una IST diagnostica (isteroscopia diagnostica) e una TC dell’addome superiore (dovrebbe essere una TAC). Stando a quanto ci hanno detto, neanche tutti questi esami potranno però darci una diagnosi certa. L’unica sicurezza potremo averla togliendo l’utero e facendo l’esame istologico.

Quando sono uscita dallo studio non riuscivo a proferir parola. C’era mamma ad aspettarmi, tutta contenta di riportarmi a casa dopo quell’orribile giornata. Quando le ho detto come stavano le cose lei ha subito negato fosse possibile. “Si saranno sbagliati” ha detto come prima cosa. Mi ha quasi fatta sorridere perchè lo sapevo che avrebbe reagito così. La conosco davvero bene! E infatti prima ha negato questa spaventosa eventualità, poi ha detto che sarebbe dovuto venire a lei, non a me, e che pregava perchè avvenisse lo scambio, e poi ha passato la notte a leggere tutto sui Sarcomi dell’utero.

Anche il bighi ha cercato di non farsi prendere dallo sconforto. Siamo andati a prendere Giorgia dal nonno e poi mi ha cucinato un’ottima cenetta, sconsigliandomi di cercare informazioni sul web. Mi ha detto che qualunque cosa sia l’affonteremo insieme, come abbiamo fatto finora, e vinceremo.

Io sono andata a letto distrutta. Sfinita. Consumata dalla giornata. Mi sono addormentata subito, fortunatamente, e ho dormito 10 ore. Appena ho aperto gli occhi però, gli ultimi fatti mi sono tornati prepotentemente alla coscienza.

Ho paura, non posso negarlo. Ne ho molta, ma ho già un piano.

Questo Maledetto, qualunque cosa sia, non mi farà rinunciare alla mia vita.

Una coccinella per me

Mi stò preparando per andare in ospedale ad effettuare l’ecografia transvaginale. Non un’ecografia qualunque, come tutte quelle che ho fatto negli ultimi mesi, ma L’Ecografia, con la L e la E maiuscola.

coccinella

E mi è appena capitata una cosa singolare.

In bagno, sul bordo del lavandino, ho trovato una piccola coccinella.

Che carina che era! Se ne stava là, sul bianco del lavandino, senza sapere bene che direzione scegliere. Allora l’ho presa in mano e l’ho guardata un pochino, poi ho aperto la finestra e l’ho poggiata sul davanzale esterno. Ho richiuso e sono tornata alle mie faccende.

Guardandomi allo specchio mi sono spalmanta in faccia il siero distensivo, come mi ha insegnato mia sorella (che ormai è espertissima in fatto di creme e cremine). Poi ho preso dall’armadietto la crema da giorno, sono tornata davanti allo specchio e ho trovato una seconda sorpresa: la coccinella era sulla mia fronte! Incredibile!

Insomma poi il simpatico animaletto non voleva proprio lasciarmi. Ora credo si sia convinta e abbia trovato la sua strada lungo il davanzale esterno.

Sarà di buon auspicio?

Oggi è San Valentino, Giorgia mi ha svegliata chiamandomi “mammina” e mi ha abbracciata forte forte, e fuori il sole splende. Insomma, tutto promette bene ..

Finisco di prepararmi dunque .. e buon San Valentino a tutte quelle che, in un modo o nell’altro, hanno il cuore gonfio d’amore.