L’intervento in laparotomia di Alessia all’Ospedale Sant’Anna di Torino

Ecco la storia di Alessia, reduce di un intervento di laparoscopia per la rimozione di un fibroma. Grazie di cuore per aver condiviso con noi la tua bella testimonianza, e un gigantesco in bocca al lupo per il tuo futuro!

Ciao,

volevo raccontare la mia recente esperienza per fare in modo che più donne possano venire a conoscenza di questi “maledetti fibromi”.
Sono una donna di Torino di 33 anni senza figli e ho sempre goduto di buona salute. Dai 23 anni fino allo scorso anno prendevo Lybella, più che altro per rendere sopportabile un ciclo altrimenti invalidante (dolori, nausea e febbre).
Nel corso del 2017 ho avuto parecchi episodi di candida, che fino a quel momento non sapevo neanche cosa fosse. Dopo aver preso diversi medicinali sono riuscita a debellarla ma era chiaro che c’era qualcosa che non andava…mi era rimasta una fastidiosa leucorrea e il mio ciclo era cambiato. 
Nonostante la pillola, ero tornata ad avere dolori e tensione mammaria durante il ciclo e a cicli alterni delle fortissime emorragie nel primi due giorni di ciclo. La ginecologa decide di prescrivermi una pillola simile ma diversa, pensando che magari semplicemente mi fossi assuefatta alla pillola precedente. Ma mi invita a prenotare un’ecografia transvaginale, anticipandomi che avrei potuto avere un fibroma o un polipo.
Ovviamente vado nel panico…cos’è un fibroma?? È grave? Si può curare? ANSIA…
Faccio l’ecografia circa un mesetto dopo e ovviamente viene fuori lui, il MALEDETTO FIBROMA di 6×6 cm. Tralascio il fatto che la dottoressa ecografa (non so se si dice così) ha avuto il tatto di un elefante in una cristalleria, arrivando a incolparmi di non essermene accorta…ma si può??
Comunque a questo punto mi tocca fare una radiografia con contrasto per capire posizione, dimensioni esatte e quanto è vascolarizzato. 
E sono così arrivata al 2018. 
Non sapendo dove rivolgermi mi faccio consigliare dal mio medico: la cosa migliore è rivolgersi agli ospedali, nello specifico qua a Torino al Sant’Anna che è un ospedale universitario ostetrico-ginecologico.
Una volta alla settimana fanno visite ambulatoriali con un normale ticket, così prenoto per la fine di gennaio. Durante la visita mi fanno un’ecografia approfondita, e ammetto anche un po’ dolorosa, e il responso è: MIOMA SOTTOMUCOSO DI 6×7 cm (ebbene sì è crescito nel giro di pochi mesi) con deformazione della cavità uterina. Ecco spiegate le emorragie, i dolori lancinanti, la pancia perennemente gonfia, la cattiva digestione e il bisogno di urinare ogni ora.
Il ginecologo che mi sta visitando in ospedale mi consiglia di operarmi e mi invita a fare subito le procedure per il pre-ricovero da loro per poter calendarizzare tutte le visite prima dell’operazione. Come si può immaginare io alterno momenti di panico a momenti di rassegnazione…tenermelo e continuare a soffrire o buttarmi sulla chirurgia? L’intervento si prospetta in LAPAROSCOPIA con anestesia totale, un po’ complesso date le dimensioni del fibroma e il mio utero che è retroverso (praticamente adagiato sul tratto finale dell’intestino).
Alla fine combatto la paura e prenoto tutto al Sant’Anna (ovviamente gratuitamente perché a carico del servizio sanitario nazionale). Così dopo esami del sangue, ecografia più approfondita e visita anestesiologica mi viene comunicata la data…a soli due mesi dalla prima visita in ospedale!
Durante l’ultima visita il chirurgo che mi avrebbe operato mi consegna un plico esplicativo dell’operazione che dovrò affrontare, il quale mi toglie praticamente tutti i dubbi che avevo…e mi ordina tutta una serie di cose da fare prima dell’operazione: dieta senza fibre, prendere il carbone vegetale, lavande vaginali disinfettanti e nel giorno precedente prendere un flacone di lassativo.
Arriva la mattina del giorno dell’operazione, mi metto le calze antitrombo, prendo la borsa con vestaglia e cambio e mi reco in ospedale con la mia famiglia. Arrivo alla 7 ma scendo in sala operatoria solo alle 12 perché in lista sono l’ultima della giornata. Nonostante le mie pulsazioni a mille, l’operazione fila liscia anche grazie al personale molto gentile, disponibile e soprattutto preparato.
Quando mi sveglio dall’anestesia noto che ho il catetere e la sacca di drenaggio del sangue uterino. L’operazione è durata quasi 2 ore e il chirurgo mi rassicura che è andato tutto bene. Posso rilassarmi finalmente. 
Il reparto dove vengo portata è piccolo e pensato per brevi degenze quindi c’è una particolare atmosfera rilassante, forse proprio perché tutti sanno che presto se ne andranno a casa. Le infermiere e infermieri sono tutti gentili e premurosi. La prima notte passa tranquilla, poi decidono di tenermi ancora un giorno visto la mia consistente perdita di sangue e conseguente anemia. A posteriori mi dico meno male…la laparoscopia mi presenta il conto: forti dolori al petto, alla spalla e in generale molta aria nell’intestino. Quando ti fanno la laparoscopia ti gonfiano la cavità addominale per poter lavorare megliosui tessuti interni e poi parte di quell’aria ti rimane dentro e deve essere riassorbita. Il che avviene per ognuno in tempi diversi ma il dolore è abbastanza normale. Se fossi tornata a casa avrei sicuramente chiamato il 118, invece rimanendo in ospedale mi hanno tranquillizzato e somministato del buscopan per flebo, che mi ha aiutato a sopportare le coliche.
Dopo due notti in ospedale torno quindi a casa, dove ho passato circa una settimana praticamente tra letto e divano, poi man mano mi si sono rimarginati i 4 taglietti e adesso ho solo delle piccole cicatrici rosa che sto trattando con il Bio-oil (una nell’ombelico e tre appena sopra la zona del pube)
Ora devo fare la visita di controllo ma mi sento veramente benissimo, come non mi sentivo da tanto tempo! Mi si è riappiattita la pancia, il ciclo è normale  e mi sento decisamente più “leggera”.
Posso quindi sostenere che ne è valsa decisamente la pena. Se tornassi indietro lo rifarei. Certo non è una passeggiata, ci sono tanti ostacoli e situazioni ansiogene da superare, ma visto che finora ho notato solo risultati positivi posso dire che vale la pena di affrontarli.
Spero che questo racconto possa essere di aiuto per chi sta vivendo una situazione simile, se non altro per capire che non è un problema irrisolvibile. Per me è stato fondamentale confrontarmi con alcune amiche che, chi in prima persona e chi come familiare, ci erano già passate. E poi questo forum, dove ho letto tante testimonianze affini alla mia.

Un abbraccio a tutte!!!

Elisabetta e la sua esperienza tranquillizzante con il dott. Camanni

Eccoci con l’esperienza di Elisabetta che inizialmente ci aveva contattato anche lei con la grossa preoccupazione e ansia avendo scoperto da poco dei fibromi. Non sapeva dove andare a visita e sopratutto come affrontare la situazione. Le abbiamo consigliato il dott. Camanni visto che si trova in provincia di Torino. Questa email fa molto piacere sopratutto perché ora Elisabetta, dopo da visita dal meraviglioso dott. Camanni, si sente più rassicurata e seguita avendo un ottimo punto di riferimento per il suo futuro percorso medico. Qualunque soluzione chirurgica o non deciderà d’intraprendere, la serenità è certamente una condizione impagabile per la sua vita.

Siamo grate a Elisabetta del suo messaggio di ringraziamento che è rivolto davvero a tutte coloro che partecipano con il loro prezioso contributo al blog, che scrivono gli articoli, che rispondono ai post, e questo conferma che il contributo di tutte è importante, che la condivisione e fondamentale per non sentirsi in balia delle varie vicissitudini, tipologie professionali mediche spesso non consone o traumatizzanti,  i trattamenti che si ricevono, aspettando mesi e mesi con paure, spauracchi, confusione oltre alla sofferenza in alcuni casi, quindi è un invito, come diceva la nostra cara Bea di ‘non arrendersi e parlare, parlare..‘.

Ciao a tutti, mi chiamo Elisa ho 37 anni e nel 2011, facendo una semplice ecografia dell’addome di controllo, mi hanno diagnosticato la presenza di un mioma che all’epoca misurava 1,8 cm ed è cresciuto nel tempo diventando 1,9 nel 2013, mentre nel 2014 misurava 2,5 cm. A maggio 2016 ho deciso di fare un’ecografia transvaginale di controllo, dato che l’anno prima ho avuto dei problemi e non sono andata nè a fare l’ecografia nè la visita, e il maledetto mioma era cresciuto diventando 6 cm, inoltre ne è spuntato un altro da 1,1 cm. Il primo mioma è esterno all’utero da quel che mi hanno detto sia alle ecografie che alle visite, ed è sottosieroso, mentre quello nuovo è sottomucoso.
Purtroppo sia quando ho fatto l’ultima ecografia sia quando ho fatto quella precedente, la ginecologa/ecografista che ha eseguito l’ecografia mi ha spaventata a morte, soprattutto l’ultima volta, dicendomi di dovermi operare subito e che il giorno dopo sarei dovuta correre dal ginecologo perché non c’era tempo da perdere. Ovviamente mi sono agitata e ho pensato che avesse visto qualcosa di brutto, ho cominciato ad avere un’ansia terribile e a piangere…lo so sono emotiva, ma mi sono spaventata. Il giorno dopo sono stata dal mio medico di famiglia, anche lei mi ha consigliato di sentire un ginecologo al più presto per capire il da farsi, ma mi ha un pò tranquillizzata dicendomi comunque che si tratta di patologie benigne e che nell’ecografia non c’era nulla di preoccupante.
Non avendo sintomi o comunque mestruazioni irregolari non mi sono accorta mai di nulla, e sinceramente non pensavo che il mioma fosse cresciuto così. Comunque sia ho provato a cercare nel web finchè non ho trovato il blog maledetto fibroma e ho letto di altre ragazze, anche loro di Torino come me, ma anche di altre città, che si erano rivolte al dottor Camanni e che si erano trovate bene, così mi sono decisa e ho prenotato una visita da lui. Il 29 luglio ho fatto la visita e il dottor Camanni mi ha subito tranquillizzata, ancora prima di eseguire l’ecografia mi ha detto di stare tranquilla e che nel mio caso conviene fare dei controlli e non fare ancora nulla, visto che non ci sono sintomi, e che se dovessero crescere troppo poi valuteremo di toglierli. Dall’ecografia e dalla misurazione è risultato che il mioma più vecchio misura 5 cm e l’altro 1,1 quindi alla fine è un po’ più piccolo di ciò che mi avevano detto alla prima ecografia. Inoltre il giorno dopo la visita avevo un dubbio e gli ho scritto una mail, era un sabato, quindi non pensavo mi avrebbe risposto, invece mi ha risposto subito chiarendo il mio dubbio. Devo dire che è una persona molto gentile e disponibile, insomma sono rimasta soddisfatta, e io sono sempre andata da ginecologhe donne perchè mi vergognavo, invece col dottor Camanni devo dire che mi sono dovuta ricredere, è una persona che riesce a non farti sentire in imbarazzo e a tranquilizzarti anche durante la visita. Spero davvero che non sia necessario togliere questi fibromi, perchè non sono molto propensa ad operare, certo se dovessero dare problemi qualcosa dovrei fare, ma per ora non voglio pensarci e sperare in bene!
Grazie a questo blog per le testimonianze che mi hanno portata a conoscere il dottor Camanni!

Endometriosi e miomi, la storia di Valeria

Valeria ha scoperto da poco il nostro blog, esattamente il primo giorno di cura con Esmya. Come molte di noi vi è approdata cercando informazioni sugli effetti collaterali di questa cura, anche se la sta affrontando senza troppe preoccupazioni. Scrive infatti: “Sto già talmente male che se può servire a stare un po’ meglio sopporterei anche altro!”

Valeria definisce la sua situazione strana e probabilmente poco diffusa. Ha 38 anni, niente figli, e presenta contemporaneamente l’endometriosi (per la quale è stata operata nel 2011 in laparotomia) e un utero pieno di miomi, non particolarmente grandi ma numerosi, così che l’utero risulta parecchio gonfio e deformato.

Un anno fa ha subito un’isteroscopia operativa per togliere un mioma sottomucoso che le causava gravi emorragie della durata di 10 giorni. Dopo l’intervento le emorragie sono sparite, ma sono subentrati dolori forti e ininterrotti per mesi. Il ginecologo le diceva che questi dolori erano del tutto normali e inevitabili.

Valeria ha cambiato medico, il ginecologo che la segue ora è molto più comprensivo e aggiornato; le ha infatti proposto 2 cicli di Esmya,seguiti poi da una nuova terapia per l’endometriosi (sempre medica, non operativa). Per fortuna l’endometriosi le è stata diagnosticata tempestivamente, abita infatti a pochi km da due dei più famosi centri per l’endometriosi in Italia.

Valeria si proponeva di leggere le varie esperienze con Esmya descritte nel blog ma temeva di abbattersi. Poi invece ha constatato che leggendo si è sentita meno sola nell’affrontare questi problemi e ha accettato volentieri anche di condividere la sua storia.

Ti diamo dunque un caloroso benvenuto, cara Valeria, e in attesa di sapere se Esmya ha dato i suoi benefici, tifiamo tutte per te!

Giovanna e il suo utero fibromatoso

Giovanna è un’insegnante, ha 50 anni e un utero fibromatoso con un mioma intramurale, uno sottomucoso ed uno sottosieroso di diverse misure.

Si è rivolta a diversi ginecologi e tutti le hanno consigliato di sottoporsi a isterectomia, ma lei ha paura degli interventi chirurgici e conto moltissimo di risolvere tutto con la menopausa. Nel frattempo, per fermare gli incontenibili flussi mestruali e i dolori , ho intrapreso la cura con Esmya , terminata il 7 di gennaio scorso. Fortunatamente i fibromi si sono ridotti considerevolmente.

I dolori pelvici, però, anche se in misura ridotta, non la lasciano in pace. A breve dovrà iniziare il secondo ciclo di Esmya ma è un po’ preoccupata. Giovanni inizia infatti a pensare che i dolori possano essere dovuti al fatto che il suo utero è fibromatoso e questo aspetto Esmya non lo risolve.

Leggendo le varie esperienze sul mio blog Giovanna ha deciso di informarsi riguardo l’embolizzazione. Io l’ho messa in contatto con Claudia e lei ha già preso appuntamento con il dr. Lupattelli. In bocca al lupo cara Giovanna!

Maria Rosaria che stà valutando l’embolizzazione

Maria Rosaria ha 41 anni, abita a Roma ed ha scoperto di avere dei fibromi a luglio 2015, in seguito ad una emorragia che l’ha costretta a recarsi al pronto soccorso.

Per 4 mesi ha tenuto a bada le emorragie con il primolut nor, che ha soppresso le sue mestruazioni e le ha consentito di recuperare l’anemia, quindi si è sottoposta ad isteroscopia operativa. Durante l’intervento le hanno rimosso un piccolo mioma sottomucoso di 2 cm. Maria Rosaria però ad oggi  si ritrova con altri due fibromi intramurali di circa 2 cm e il ginecologo le ha detto che secondo lui il problema non sono i mioma, bensì l’utero fibromatoso che, essendo indurito, fatica a contrarsi.

I medici le hanno quindi prospettato un’isterectomia. Maria Rosaria al momento è piuttosto spaventata e spera davvero possa esserci un’alternativa, anche perchè non le sembra possibile di dover già tornare in sala operatoria.

Il ginecologo le ha confermato la diagnosi di un utero fibromatoso e se quando sospenderà il progesterone (cosa che accadrà a breve) ricominceranno le emorragie dovrà necessariamente pensare alla rimozione dell’utero.

Maria Rosaria stà pensando di valutare anche l’embolizzazione e probabilmente fisserà un appuntamento con il dott. Lupattelli, anche se il suo ginecologo le ha già detto che secondo lui è un intervento inutile. Quello che però ha lasciato Maria Rosaria allibita è che il suo ginecologo, che la segue ormai dalla prima gravidanza (avvenuta ben dieci anni fa) e che si è sempre mostrato attento, a riguardo della questione fibroma è invece stato poco chiaro. Non le ha nemmeno chiarito se la sospensione del primolut causerà una sorta di mestruazione o meno.

Maria Rosaria vorrebbe confrontarsi con chi si è sottoposta ad embolizzazione e capire un po’ meglio a cosa andrebbe incontro. Sono certa che qui troverà un sacco di amiche a cui chiedere chiarimenti e soprattutto che troverà la soluzione migliore per lei. In bocca al lupo Maria Rosaria!