Rossella in cerca di informazioni su Primolut-Nor

Rossella ha 45 anni e il suo ginecologo le ha prescritto il Primolut-Nor per tenere a bada il suo fibroma di 5cm. Lei è un po’ disorientata e non sa bene che effetti potrà avere questo farmaco sul suo mioma.

Qualcuna che ha preso Primolut Nor può aiutarla?

 

Buongiorno, mi chiamo Rossella. Ho 45 anni e due mesi fa mi hanno riscontrato un mioma all’utero di 5 cm. Già da un anno avevo notato che qualcosa non andava perché le mestruazioni erano vere e pressione emorragie il secondo è terzo giorno. Ora mi hanno prescritto il Primolut nor da quattro giorni ho iniziato a prenderlo, lo devo prendere per dieci giorni.
Sono molto preoccupata, soprattutto perché nessuno mi spiega che effetti può avere sul mioma.
Mi sono informata un po’ su internet ma sono molto disorientata.
Grazie
Rossella

Elisabetta e la sua esperienza tranquillizzante con il dott. Camanni

Eccoci con l’esperienza di Elisabetta che inizialmente ci aveva contattato anche lei con la grossa preoccupazione e ansia avendo scoperto da poco dei fibromi. Non sapeva dove andare a visita e sopratutto come affrontare la situazione. Le abbiamo consigliato il dott. Camanni visto che si trova in provincia di Torino. Questa email fa molto piacere sopratutto perché ora Elisabetta, dopo da visita dal meraviglioso dott. Camanni, si sente più rassicurata e seguita avendo un ottimo punto di riferimento per il suo futuro percorso medico. Qualunque soluzione chirurgica o non deciderà d’intraprendere, la serenità è certamente una condizione impagabile per la sua vita.

Siamo grate a Elisabetta del suo messaggio di ringraziamento che è rivolto davvero a tutte coloro che partecipano con il loro prezioso contributo al blog, che scrivono gli articoli, che rispondono ai post, e questo conferma che il contributo di tutte è importante, che la condivisione e fondamentale per non sentirsi in balia delle varie vicissitudini, tipologie professionali mediche spesso non consone o traumatizzanti,  i trattamenti che si ricevono, aspettando mesi e mesi con paure, spauracchi, confusione oltre alla sofferenza in alcuni casi, quindi è un invito, come diceva la nostra cara Bea di ‘non arrendersi e parlare, parlare..‘.

Ciao a tutti, mi chiamo Elisa ho 37 anni e nel 2011, facendo una semplice ecografia dell’addome di controllo, mi hanno diagnosticato la presenza di un mioma che all’epoca misurava 1,8 cm ed è cresciuto nel tempo diventando 1,9 nel 2013, mentre nel 2014 misurava 2,5 cm. A maggio 2016 ho deciso di fare un’ecografia transvaginale di controllo, dato che l’anno prima ho avuto dei problemi e non sono andata nè a fare l’ecografia nè la visita, e il maledetto mioma era cresciuto diventando 6 cm, inoltre ne è spuntato un altro da 1,1 cm. Il primo mioma è esterno all’utero da quel che mi hanno detto sia alle ecografie che alle visite, ed è sottosieroso, mentre quello nuovo è sottomucoso.
Purtroppo sia quando ho fatto l’ultima ecografia sia quando ho fatto quella precedente, la ginecologa/ecografista che ha eseguito l’ecografia mi ha spaventata a morte, soprattutto l’ultima volta, dicendomi di dovermi operare subito e che il giorno dopo sarei dovuta correre dal ginecologo perché non c’era tempo da perdere. Ovviamente mi sono agitata e ho pensato che avesse visto qualcosa di brutto, ho cominciato ad avere un’ansia terribile e a piangere…lo so sono emotiva, ma mi sono spaventata. Il giorno dopo sono stata dal mio medico di famiglia, anche lei mi ha consigliato di sentire un ginecologo al più presto per capire il da farsi, ma mi ha un pò tranquillizzata dicendomi comunque che si tratta di patologie benigne e che nell’ecografia non c’era nulla di preoccupante.
Non avendo sintomi o comunque mestruazioni irregolari non mi sono accorta mai di nulla, e sinceramente non pensavo che il mioma fosse cresciuto così. Comunque sia ho provato a cercare nel web finchè non ho trovato il blog maledetto fibroma e ho letto di altre ragazze, anche loro di Torino come me, ma anche di altre città, che si erano rivolte al dottor Camanni e che si erano trovate bene, così mi sono decisa e ho prenotato una visita da lui. Il 29 luglio ho fatto la visita e il dottor Camanni mi ha subito tranquillizzata, ancora prima di eseguire l’ecografia mi ha detto di stare tranquilla e che nel mio caso conviene fare dei controlli e non fare ancora nulla, visto che non ci sono sintomi, e che se dovessero crescere troppo poi valuteremo di toglierli. Dall’ecografia e dalla misurazione è risultato che il mioma più vecchio misura 5 cm e l’altro 1,1 quindi alla fine è un po’ più piccolo di ciò che mi avevano detto alla prima ecografia. Inoltre il giorno dopo la visita avevo un dubbio e gli ho scritto una mail, era un sabato, quindi non pensavo mi avrebbe risposto, invece mi ha risposto subito chiarendo il mio dubbio. Devo dire che è una persona molto gentile e disponibile, insomma sono rimasta soddisfatta, e io sono sempre andata da ginecologhe donne perchè mi vergognavo, invece col dottor Camanni devo dire che mi sono dovuta ricredere, è una persona che riesce a non farti sentire in imbarazzo e a tranquilizzarti anche durante la visita. Spero davvero che non sia necessario togliere questi fibromi, perchè non sono molto propensa ad operare, certo se dovessero dare problemi qualcosa dovrei fare, ma per ora non voglio pensarci e sperare in bene!
Grazie a questo blog per le testimonianze che mi hanno portata a conoscere il dottor Camanni!

Dalila in cerca di consigli dalle Fibroma Fighters!

Dalila ha 23 anni e da quasi da due anni durante il ciclo mestruale soffre di dolori forti e improvvisi che, le hanno spiegato, sembrano un poi i dolori del parto: fitte retto vaginali che le impediscono di muoversi.

Per fortuna questi dolori non sopravviungono ogni mese, ad ogni ciclo mestruale.  Le msestruazioni di Sara però sono sempre state abbondanti  e lei ha un costante fastidio pelvico e doloretti alle ovaie, anche se starnutisce.

I medici in un primo momento hanno sospettato che lei soffrisse di endometriosi, ma durante la visita le hanno diagnosticato corpo luteo emorragico di circa 180cm e le hanno prescritto il ricovero immediato. Sara si è però rifiutata ed è tornata a farsi visitare dopo la fine del ciclo mestruale: quando l’hanno visitata hanno scoperto che la maggior parte di quel corpo era stato espulso durante il ciclo, e che la nuova misura di quella compagine era 6cm.

Pochi giorni fa Sara ha si è fatta visitare anche al Policlinico di Bari, dove le hanno diagnosticato un mioma di di 8,3mm x8,3 mm (millimetri??!). Non le hanno però dato consiglio alcuno, perciò Sara ha fatto qualche ricerca sul web e ora chiede alle Fibroma fighters qualche buon consiglio, perchè non sa proprio cosa fare!

Un’isterectomia al giorno conviene a quel medico di turno?

Chissà perché le femministe non hanno mai contestato quello che ormai,  da almeno paio di secoli, avviene sulla pelle delle donne sotto forma di espropriazione passiva del loro organo riproduttivo, attraverso una sorta di una legittimata ‘chirurgia della sterilizzazione’.

Un tempo l’asportazione dell’utero, l’isterectomia,  veniva praticata  sulle pazienti come “rimedio” atto ad eliminare in tout court le patologie che avevano a che fare con l’apparato riproduttivo femminile o per risolvere alcune sconcertanti “espressioni” uterine, isterie, malinconie mestruali, disfunzioni davvero… ‘sconvenienti’.. ingestibili! Un pelo nell’utero poteva bastare come pretesto?  Magari qualche nostra bis bis bis nonna avrà pensato in cuor suo, ma senza mai esternarlo, se dietro quel “rimedio” scontato proposto dalla indiscutibile autorità medica, non ci fossero elementi in qualche modo ereditati da un altro indirizzo di “medicina” con vaghi fili di collegamento all’eugenetica tanto cara al transumanesimo (ci viene anche da pensare alla pratica della infibulazione che comunque è ancora praticata in alcuni paese sotto certi regimi)… Quando un potere o un sapere  cerca di appropriarsi interamente del controllo della vita, della riproduttività umana, ma anche  alle risorse straordinarie dell’organismo, ha il sapore di  una sorta di guerra segreta allo stesso essere umano. Ma si… Zak! Asportiamo subito un organo come se fosse una batteria esausta. Diciamo pure che la pratica eccessiva dell’isterectomia potrebbe essere un bel un tema di carattere bioetico. L’utero è simbolicamente la prima culla naturale dell’Uomo (e non quella dei  trans-umanisti che anelano alla umanità umanoide),  l’organo da cui ha origine la vita-scintilla umano-divina, l’imperterrito ‘continuatore’ e perpetuatore  dell’esperienza, della storia umana, senza cui  terra non avrebbe seguito così  come la conosciamo.

Eliminare è far sparire, e quando qualcosa sparisce non esiste, non c’è, non può esprimersi, non può dare testimonianza di sé. L’asportazione dell’utero è un intervento destrutturante per la donna, ancora di più se si porta ad accettarlo passivamente senza avere il tempo di valutare le conseguenze emotive e fisiche. Dove è la cautela di tali medici? Dove è la discriminazione tra quelle patologie dove è l’isterectomia è strettamente necessaria e quelle invece dove si può evitare? O è solo incapacità, convenienza etc?

C’è un dato indicativo, che negli ultimi decenni i numeri delle isterectomie  sono vertiginosamente raddoppiate. Solo in Italia, per esempio,  nel 94’ ne erano state eseguite  38.000 e nel 97’ arrivavano a 68.000. Nel  99’ poi veniva presentata una interrogazione parlamentale dell’ On. Valpiana con il seguente testo:

Al Ministro della sanità. – Per sapere – premesso che: la scuola di specializzazione, il Master europeo e il centro di informazione in diritti umani dell’università di Padova hanno pubblicamente denunciato la reiterata violazione dell’integrità psicofisica delle donne italiane a causa dell’abuso degli interventi di isterectomia e di annessiectomia; alla base di questa denuncia vi è una lunga ricerca di Maria Rosa Dalla Costa, docente di sociologia dell’università di Padova con la collaborazione, tra le altre, della professoressa Daria Minucci, docente di ginecologia all’università di Padova; da questa ricerca risulta che in Italia le isterectomie sono passate dalle 38.000 del 1994 alle 68.000 del 1997, toccando quindi quasi una donna su cinque; nel Veneto dal 1993 al 1996 le asportazioni chirurgiche dell’utero sono passate da 5.909 a 6.685 (una donna veneta su quattro quindi corre il rischio di subire tale operazione); l’enorme crescente ricorso all’isterectomia, lungi dall’essere dovuto all’improvviso diffondersi di patologie particolarmente invalidanti, può essere invece spiegato con un approccio di tipo meccanicistico praticato da medici ginecologi (non a caso a larga maggioranza maschi) che propongono un intervento più in base all’età che al tipo di disturbo, preferendo molte volte asportare un organo non più ritenuto utile piuttosto che curarlo; le metrorragie disfunzionali e i fibromi, di regola risolvibili con terapie e interventi non chirurgici o, addirittura, nel caso dei piccoli fibromi, senza alcun trattamento, rappresentano invece rispettivamente il 35 e il 30 per cento delle cause di isterectomia, anche se dovrebbero esserlo solo in pochi e ben determinati casi; tali interventi demolitori del corpo femminile comportano rischi e danni e andrebbero accettati solo nei pochi casi in cui non esistano valide alternative terapeutiche; l’abuso dell’isterectomia comporta precise responsabilità del medico in campo civile e penale -: quali siano le motivazioni di tali dati allarmanti, quale sia il trend a livello internazionale e quali le indicazioni in merito da parte dell’Organizzazione mondiale della sanità; se intenda promulgare linee guida alle regioni e alle strutture sanitarie affinché mettano in atto correzioni ai meccanismi che possono contribuire a provocare questo attacco indiscriminato all’integrità psicofisica delle donne. (4-24489)

La pratica di un “approccio di tipo meccanicistico praticato da medici ginecologi”… certo, la standardizzazione in alcuni ambiti è utile, ma forse l’ambito medico sta cedendo un po’ più del necessario o si calca la mano? Si cade nella tentazione dell’efficienza e si dimentica  che le persone non sono solo una matassa di  organi vitali ma è una sorta di un grande equilibrio psicofisico, insomma, che non si può spiegare soltanto attraverso un quadro anatomico clinico standardizzato. L’essere umano ha risorse  misconosciute e imprevedibili anche per la stessa scienza medica. Per esempio la genetica cerca di spiegare la trasmissione di certe patologie andando a ruzzolare tra i cromosomi, pagando studi su studi per individuare nei polimorfismi genomici  la (alleli di) predisposizione ad una malattia, ma nel contempo si scopre che i geni non hanno soltanto elementi di trasmissibilità ma anche (alleli) di resistenza e che la presenza di un genoma con caratteristiche polimorfiche non costituisce certamente la sentenza di sviluppo di una patologia. Questo per dire che fondamentalmente il medico deve essere sempre una specie di “ricercatore”, che non cede alla tentazione di annoverare per esempio le sintomatologie nelle macro categoria, così per risparmiare, perché è più facile in un giorno di grande stanchezza. “Ordunque medici è dura, avete scelto un lavoro dove serve un equilibrio pazzesco, lo sappiamo, siete degli eroi, rinfocolate la vostra passione..”(Cit.)  Ma ritornando a quanto detto prima, ci chiediamo, perché certi ginecologi rimangono nella presunzione di  proporre solo l’isterectomia senza far scegliere alla paziente e accennare ad altri tipi d’interventi  se si possono fare? Perché non si da rilievo alle conseguenze anche percezione della femminilità  che è analoga  a quella maschile che avverrebbe con l’asportazione dei testicoli?  Perché sono in grado di proporre una soluzione conservativa quando ormai da tempo esiste la chirurgia mini invasiva? Non sono in grado di farlo? Siamo delle gatte da sterilizzare senza se e senza ma?  Generalmente si dice che l’asportazione dell’utero non ha conseguenze. Ancora peggio se assieme all’ isterectomia viene effettuata un asportazione delle ovaie. Perchè spesso alle donne di età non proprio fertile si vuole togliere “quello che non serve più” e portando anche la donna ad una menopausa anticipata, che anche se è di poco è comunque.. prima del previsto? La perplessità che siano anche delle ginecologhe ad incoraggiare degli interventi non conservativi non si esaurisce. Una piccola parentesi probabilmente ci sarebbe anche da aprire circa la terapia spesso suggerita con Ulipristal acetato, nome commerciale Esmya. L’Ulipristal acetato è un modulatore selettivo del recettore del progesterone, e agisce come contraccettivo ritardando o evitando l’ovulazione, infatti è lo stesso principio farmaceutico utilizzato nella pillola del giorno dopo. I trial avranno valutato cosa comporta alla lunga per esempio in un utilizzo superiore ai tre mesi, sospendendola e poi riprendendola? Speriamo di si ma  alcuni effetti collaterali riferiti e quelli riscontrati da chi lo ha assunto meriterebbe una riflessione. Considerazione analoga la considerazione per gli agonisti del GnRH (gonadotropine).

La strada chirurgica quindi non è sbagliata ma proporre solo una opzione della isterectomia quando ci sono delle alternative per salvare l’organo in condizioni accettabili o che la paziente accetta  non passivamente, perché magari è in grado di valutarlo per se stessa non è del tutto onesto; e se si chiedono spiegazioni  magari  sentiamo che nel non verbale vien fuori lo spirito del marchese del grillo con la famosa frase ‘io so io mentre tu..’.  A quel punto saltiamo via noi  e concediamoci un momento di lucido vaglio della situazione,  considerando di consultare altri  ginecologi  competenti, che hanno tatto e rispetto per qualsiasi dubbio esitazione o richiesta di chiarimenti.

Una meravigliosa dottoressa tra un discorso una volta intercalò la seguente osservazione “Noi già parliamo di cose che riguardano voi pazienti di cui non sappiamo niente in prima persona sulla nostra pelle. ” Un plauso a lei dottoressa e alla sua grande e incoraggiante umiltà!

Quindi raccogliamoci un momento, fermiamoci, respiriamo e cerchiamo un contatto emotivo con noi stesse per capire cosa vogliamo veramente, se non ci hanno proposto l’isterectomia per salvarci da una neoplasia maligna, oltre che risolvere la leiomiomatosi (o fibromatosi), abbiamo la possibilità di  decidere nella massima aderenza con quello che vogliamo noi. Possiamo considerare di trovare chi è disposto a fare una miomectomia o a limite considerare l’embolizzazione. Non è sempre facile fermarsi e darsi la possibilità di fare emergere la sensazione di perplessità o di delusione ad un consulto, ci vorremo fidare, siamo esauste e spaventate, sopratutto vorremmo risolvere. E’ faticoso stare nello smarrimento!  Sappiate che esistono chirurghi dotati sia di un curriculum di tutto rispetto e  di una  esperienza medico chirurgica piena di sfide tanto  da poter essere in grado di proporci anche un intervento conservativo e di permettere a noi di scegliere paventando i pro e i contro. Fidatevi anche del vostro istinto e del rapporto che s’instaura da subito nel primo colloquio.  Saprete subito se c’è quell’empatia e delicatezza professionale  che non vi lascia dubbi, che vi rassicura interamente, anziché una secca presunzione vestita dall’ alibi di un parere medico professionale inattaccabile (il quale spesso nasconde sia un livello di preparazione chirurgica inadeguato, sia un rapporto medico paziente patinato e standardizzato). Quindi ringraziamo i medici a cui batte veramente un cuore, quelli che fanno la differenza e che ci permettono di riprendere coscienza e speranza in un momento magari di grande sconforto con la loro grandissima professionalità, cervello e mani d’oro.

Ringrazio la pioniera Eleonora del grande bene che ha fatto creando questo blog, l’Equipe chirurgica del dott. Camanni, la dott.ssa Del Piano, dott.ssa Caciolo, dott. Stefanis, Inf. Bono. Ringrazio Silvia e lo Staff della GIN&CO per la loro professionalità, disponibilità, pazienza, aiuto e supporto.

Fausta alla ricerca di un ginecologo specializzato in isteroscopia

Fausta ha 42 anni, ha 2 figlie ed abita a Colle Val d’Elsa, una cittadina vicino a Siena, in Toscana. Poco tempo fa Fausta ha scoperto di avere un mioma di quasi 5 cm.

Fausta ha scoperto il suo fibroma per caso, durante una ecografia di controllo, anche ultimamente aveva notato di avere delle mestruazioni un po’ troppo abbondanti.

In realtà alla sua seconda gravidanza il ginecologo già glielo aveva segnalato, ma senza dare troppa importanza alla cosa.

Ora il suo medico, in mancanza di ecografie precedenti, le ha consigliato di aspettare 2-3 mesi e poi di controllare l’eventuale crescita e di valutare di conseguenza la terapia farmacologica o l’eventuale intervento (le ha parlato dell’embolizzazione e della laparoscopia).

A Fausta questa è sembrata una proposta ragionevole e anche l’approccio terapeutico è senz’altro aggiornato .. però lei mi chiede se è forse meglio chiedere subito un altro parere, senza aspettare la seconda ecografia. Fausta ha infatti capito che ginecologici diversi propongono terapie anche completamente diverse e non sa se il suo medico è esperto in fatto di fibromi uterini. L’ha seguita durante la gravidanza ma lei preferirebbe ora rivolgersi ad un medico specializzato.

Fausta è alla ricerca, più nello specifico, di un ginecologo specializzato in isteroscopia, possibilmente nella sua zona. Qualcuna può aiutarla?

Grazie Fausta per avermi scritto. Aspettiamo tue buone nuove notizie!