Tutte insieme per Carmen operata in laparotomia

amicizia-sincera-proverbi-728x344Mi piacerebbe che ci stringessimo tutte (in senso figurato ovviamente!) attorno a Carmen, che è stata operata ieri a Torino dal dr. Camanni, che le ha asportato una massa di fibromi di 1 kilo!

Carmen è arrivata martedì sera da Sondrio per essere operata ieri e ha affrontato sia l’intervento che il percorso che l’ha portata a prendere queste decisione con grande coraggio e determinazione. Pensate, è venuta qui sola! Io la ammiro tantissimo perchè penso che io, sola, non avrei mai trovato la forza e l’energia per reagire.

L’intervento chirurgico si è svolto in laparotomia classica (data la dimensione dei miomi) con anestesia epidurale e anestesia totale e Carmen ha dovuto anche sottoporsi a trasfusioni di sangue (il suo, che in accordo con il personale ospedaliero aveva preventivamente raccolto).

Io l’ho vista ieri sera e tornerò a trovarla oggi o domani. Vorrei portare con me anche tutto il vostro affetto e i vostri incoraggiamenti, perchè ora la nostra Carmen ne ha tanto bisogno!

La mia miomectomia laparotomica

Ciao ragazze,

dopo otto mesi di calvario psico-fisico son giunta al termine della mia via crucis. Dopo due cicli di esmya ulipristal acetato che mi hanno bloccato il ciclo mestruale  (comportato tutti i sintomi degli effetti indesiderati)  l’8 marzo mi hanno messo in lista per l’operazione in laparotomia (il mioma si era ridotto da 12cm a 8-9cm in otto mesi) quindi diversamente non potevano operare. Ho fatto il grande passo, mi son operata all’Ospedale Universitario di Cona a Ferrara. Ospedale pulito e nuovo… tutto il personale del reparto dal primario ai dottori, dai neolaureati ai tutorandi, dagli infermieri agli oss, hanno un modus operandi di lavorare delicato e preparato, gentile e disponibile, paziente nel spiegare e farsi capire e mai arrogante o superbo.  Qualsiasi cosa stessero per farmi, me la spiegavano e rispondevano anche a domande più che ovvie di mia madre che per 5 gg è stata al capezzale come una madre apprensiva e amorosa sà fare. SANTE MAMME E CHI LE HA INVENTATE! SENZA DI LEI MI SAREI SENTITA PERSA!!!

Il personale ha avuto a che fare con mia madre quindi sono stati messi più che alla prova!!!  Sono stati  bravi hanno superato l’esame in ansiometria!!!

Per 5 giorni (da martedi 8 a sabato 12 gg che mi han dimessa) che son stata in reparto ho avuto un assistenza impeccabile dalle infermiere (alcune erano più simpatiche di altre ma ci sta!) alle oss (alcune pulivano meno di altre ma vabbè…) mia madre è riuscita a sostener tutte le notti perché in adozione in camera aveva la sua poltroncina (ogni camera aveva due letti e due poltroncine). Ogni mattina monitoravano pressione, febbre, tutto.

Ma ritorniamo all’intervento… entro in sala operatoria alle 15.30 circa, le gambe mi tremano, sto nel lettino e due omoni mi portano in sala operatoria… arrivata li trovo tutta l’equipe dietro le loro mascherine, sembrano tutti uguali  ma riconosco gli occhi del primario… rassicuranti, attenti, vigili, controlla l’operato della sua equipe… poi una voce mi distoglie e mi si presentano: l’infermiera e l’anestesista.  L’infermiera ha avuto l’ingrato compito di mettermi il catetere-sondina nel braccio, chiaro che ha fatto male ma il modo di come ha posto tale operazione è stata rassicurante e divertente.

Esordisce cosi: “Mia cara ragazza sei giovane 31 anni!!! Noi due saremo le ultime persone di cui ti ricorderai perché sentirai un pò di dolore poi di quel che ti faranno gli altri non saprai nulla!!! Che compito ingrato che ho!!!

Strano… ma ha saputo stemperare il terrore nei miei occhi e le lacrime che mi stavano per scoppiare dalle orbite.

Ma no. Mafalda torna in te, calmati … pensa che lì in cielo hai un babbo che ti protegge e  che c’è un amore fuori da questa sala che ti aspetta e che con te vuol creare l’amore più bello che una coppia possa fare: un figlio.

Un sorriso all’anestesista e bum… sonno.

Esco dalla sala alle 19.30  (4 ore di intervento contando anestesia e tutto) e di lì fino alle 10 del giorno seguente (mercoledì 9) non ricorderò nulla perché ovviamente imbottita di anestesia e morfina. Mercoledì pomeriggio vomito l’anima, e bevo tè per riprendermi. Giovedì e venerdì giornate tragiche e dolorose: per via del tavolo operatorio freddo e della sala operatoria gelida, il corpo stando fermo su quel tavolo in anestesia totale, al mio risveglio mi ha portato a sentire fitte intercostali destre e braccio dolorante per due giorni da non riuscir a star distesa nel letto e a riposare tranquillamente. Ma venerdì ripresa, i medici mi tolgono il drenaggio e il catetere. Sabato mattina mi dimettono dopo la visita ginecologica. Dimessa con 20 gg di prognosi, la sutura è stata fatta intra-epidermide quindi non dovrò togliere i punti perché si cicatrizzeranno e si dissolveranno nella ferita man mano che guarirà. Tra sei mesi dovrei fare una visita ginecologica ma io non voglio aspettar così tanto e a fine aprile andrò almeno a farmi un eco. Durante l’operazione mi hanno detto di aver trovato vicino al maledetto fibroma di 8-9cm  altri due miomi a che dall’eco sembrava tutt’uno ma non era così, che il mioma era intramurale inserito nel muscolo dell’utero, che non ha intaccato la cavità uterina (ecco perché non avevo emorragie o ciclo emorragico) e che essendo un utero tendenzialmente fibromatoso sicuramente se ne riformeranno altri quindi quanto prima, fra sei  mesi, devo subito iniziare a lavorare sulla tematica (bambino).

Mi son tolta un peso dal cuore.

Avevo il terrore di non poter fare un bambino, avevo il terrore che mi togliessero tutto.

 MA NON E’ STATO COSI’. 🙂

Ragazze tenete duro, lottate, non perdetevi d’animo mai, perché il maledetto si può sconfiggere… SI’! Si può debellare e si può sperare in una vita migliore lontano da dolori, cicli emorragici,  ansie, paure e confusione. Vi terrò aggiornate per fine mese e vedremo cosa avrà da dirmi la ginecologa. ORAMAI IL PEGGIO E’ PASSATO…  E…

IL MEGLIO DEVE ANCORA VENIRE.

BACI A TUTTE VOI, GUERRIERE.

Maffy84

Debora, la miomectomia laparotomica, Esmya e la ciste

Debora abita in provincia di Reggio Calabria e ha scoperto di avere un fibroma nel 2011.

Nel 2007, appena sposata, ha subito deciso di provare ad avere un bimbo: dopo 9 anni di fidanzamento, lei e suo marito non vedevano l’ora di completare la loro famiglia!

Dopo un anno dal primo parto ha iniziato ad avere un ciclo mestruale emorragico, con grossi coaguli di sangue, che la costringeva a casa nei giorni di ciclo. Ha fatto quindi un controllo ed ha scoperto di avere un fibroma di 5cm.

La sua ginecologa le ha consigliato di programmare subito un’altra gravidanza, prima di incorrere in altri problemi, e poi di prendere sucessivamente provvedimenti in base all evolversi della situazione. Debora ha ascoltato il suo consiglio e nell’ottobre 2012, con un secondo parto cesareo, è nata la sua bambina.

 

Il fibroma intramurale e la gravidanza

La sua ginecologa le ha consigliato di programmare subito un’altra gravidanza, prima di incorrere in altri problemi, e poi di prendere sucessivamente provvedimenti in base all evolversi della situazione. Debora ha ascoltato il suo consiglio epoco dopo è rimasta incinta.

Ha avuto un rischio di aborto ma grazie ad una cura di progesterone la sua bimba ha continuato a crescere! Per Debora non è stato facile perchè, se un dottore le aveva prescritto il progesterone, un altro glielo sconsigliave sostenendo che avrebbe fatto crescere il fibroma fino a portarlo a comprimere la piccola, anche con il rischio di malformazioni fisiche.

E’ stata dura ma alla fine nell’ottobre 2012, con un secondo parto cesareo, è nata Veronica (con un piccolissimo difetto all’orecchio, causato dal fibroma che lo comprimeva). Il fibroma intanto era cresciuto e misurava 9 cm, ma essendo intramurale non è stato possibile asportarlo durante il parto. Oltretutto Debora aveva anche le piastrine bassissime e avrebbe rischiato troppo.

Ha atteso due anni, con cicli regolari ma emorragici che le condizionavano la vita. Per 5 giorni al mese infatti non poteva fare nulla, nemmeno andare al lavoro poiché ogni mezz’ora al massimo doveva cambiare l’assorbente! Il fibroma era diventato di 14 cm e Debora aveva la pancia gonfia come se fosse incinta al 6° mese. Aveva sempre la nausea  e doveva sempre fare pipi ..

La terapia con Esmya

Qualche mese fa Debora ha deciso di sottoporsi  ad intervento chirurgico e la sua ginecologa le ha parlato di Esmya, il nuovo farmaco per la riduzione del fibroma, e le ha consigliato di prenderlo prima della miomectomia per avere maggiori possibilità di salvare il suo utero.

Il primo mese di terapia con Esmya è stato per Debora una tragedia perchè lei ha riscontrato quasi tutti gli effetti collaterali. Il secondo mese peròha iniziato a stare benissimo e tutti i sintomi erano spariti! La terza scatola Debora non l’ha terminata perchè si è sottoposta a miomectomia laparotomica il 27 di maggio, in una clinica privata convenzionata di Reggio Calabria. Per fortuna i medici le hanno tolto soltanto il fibroma e volendo lei potrebbe, a 41 anni, avere un altro bambino.

La miomectomia laparotomica

Anche se il fibroma era molto grande, l’intervento di per sè non è stato molto doloroso. Solo la ferita esterna, con i punti che tiravano e con la formazione della crosta, si è rivelata fastidiosa.

I problemi sono sorti invece subito dopo l’operazione: l’anestesia spinale e la totale cui Debora si è sottoposta le hanno provocato vomito per tutto il pomeriggio e un forte mal di testa. Il giorno successivo alla laparotomia Debora si è inoltre ritrovata con dolori atroci alla spalla e braccio destro e al torace, non riuscivoaa fare respiri profondi e le sembrava di soffocare. Il braccio le faceva così male che doveva tenerlo piegato con la mano sotto il mento e l’altra mano doveva sorreggere il gomito. Sul braccio sinistro naturalmente aveva la flebo. I dolori al braccio e al torace sono durati almeno 5 giorni e sono persistiti nonostante le iniezioni di voltaren.  In ospedale nessuno sapeva spiegarle il perchè di questi dolori.

La povera Debora non riusciva proprio ad alzarsi dal letto perchè non poteva appoggiarsi con le braccia per tirarsi sù. Secondo i medici invece subito dopo aver tolto il catetare sarebbe dovuta andare in bagno senza un aiuto. A sua  mamma è stato concesso di rimanere in ospedale solo la notte dell’operazione, quindi Debora avrebbe dovuto essere aiutata dagli infermieri, ma questi quando chiamati si presentavano dopo 2 ore e non avevano mai una parola di conforto, mai un sorriso, ed erano sempre scocciati..
La mamma di Debora è rimasta lo stesso le altre notti, anche litigando con tutto il personale, e qualcuno si è e anche permesso di dirle che avrebbe chiamato un ispettore sanitario per mandarla a casa!

Il pessimo comportamento del personale infermieristico

Debora mi racconta che in ospedale volevano chiamare un ispettore sanitario per mandare a casa sua mamma, quando nella sua camera c’era una donna ricoverata la sera prima alla quale dovevano sostituire la sacca per le feci che era strapiena e invece l’hanno fatta aspettare fino al mattino dopo .. (lasciamo stare i dettagli) .. .in un reparto in cui c’erano anche bimbi appena nati!

Apro una parentesi per confermare che purtroppo il trattamento ricevuto da Debora in ospedale è piuttosto consueto. Anche io alla Clinica San Luca di Torino, in cui lavora (anzi, lavorava nel 2011, per la precisione) un personale sanitario veramente pessimo ho subito un trattamento simile. E anche all’ospedale Maria Vittoria di Torino non ho incontrato infermiere molto più disponibili. In entrambi i casi mia mamma, seppure cacciata il secondo giorno dopo l’intervento (e dopo il mio parto) si è opposta ed è fortunatamente rimasta al mio fianco.

Tutt’altra esprienza, come ho già raccontato (ma ribadisco con piacere) all’ospedale Gradenigo di Torino, in cui lavorano medici, anestesisti e infermieri che non smetterò mai di ringraziare. Una vera eccellenza nel triste panorama dei nostri ospedali (quelli che ho visto io e quelli di cui mi avete raccontato voi).

Chiusa la parentesi!

La ciste ovarica

Le disavventure di Debora, una volta dimessa dall’ospedale, non erano purtroppo ancora terminate. Il tanto atteso ciclo mestruale, seppur scarso, è stato dolorosissimo a causa di una ciste ovarica di 6 cm che si era sviluppata in pochi giorni: questo era l’unico effetto collaterale di Esmya che Debora non aveva ancora avuto!

Ora Debora dovrà curare questa ciste con 3 mesi di menopausa indotta con l’anello vaginale, nella speranza che si ritiri. Non è stato chiaro se la ciste sia dovuta proprio a Esmya, se era presente già prima dell’intervento o se si sia sviluppata dopo .. per Debora rimarrà un mistero! Lei comunque i dolori della ciste li ha sentiti solo dopo l’operazione.

Per fortuna ha già avuto l’esito dell’esame istopatologico del suo fibroma: l’antigene tumorale CA 125 è nei valori normali, quindi Debora può stare tranquilla. Non le resta che curare pazientemente la ciste e rimettersi presto in forma per godersi i suoi meravigliosi bambini: un maschietto di 6 anni e una femminuccia di 2 e mezzo.

Auguroni di cuore cara Debora!

Elena in lista per l’isterectomia

Elena ha 45 anni, abita a Milano ed è in lista per un intervento di isterectomia all’ospedale Niguarda.

La causa dei suoi problemi è un maledettissimo mioma istmico cervicale di 9cm che preme sul suo retto. I ginecologi che l’hanno visitata le hanno detto che il suo utero non si puo’ salvare e che in ogni caso dato che il fibroma è in una posizione particolare si trattarebbe di un intervento molto delicato.

I medici che Elena ha incontrato all’ospedale Niguarda si sono mostrati capaci e professionali però Elena è terrorizzata all’idea dell’intervento. La rimozione dell’utero avverrà per via laparoscopica ma Elena sarà costretta a subire sia l’anestesia totale che quella spinale per il dopo intervento.

Elena si chiede infatti perchè i dolori del post operatorio non possano essere tenuti a bada con una flebo.

Inoltre Elena vorrebbe giocarsi l’ultima carta e tentare la terapia con Esmya ma non trova un medico disposto a prescrivegliela. Io le ho detto a chi può rivolgersi per avere Esmya (anche se non ho certezze in merito) e ovviamente le ho consigliato di sentire anche il parare del dr. Camanni. Chissà che magari lui possa salvare anche il suo utero.
In bocca al lupo cara Elena! Spero tu possa ottenere Esmya al più presto e magari risolvere i tuoi problemi con l’assunzione di questo tanto discusso farmaco.

E ci risiamo ..

Ci siamo. Di nuovo.
Voglio solo che passi in fretta.

E stavolta non pregherò di non sentire dolore e di incontrare persone capaci.
E nemmeno di essere trattata con cura e attenzione.
Chiedo solo di risvegliarmi dall’anestesia. Tutto il resto è superabile.

Non mi interessa nemmeno se anche questa non sarà l’ultima volta. Non importa se il maledetto tornerà a farsi vivo. L’importante è che io possa comunque vivere la mia vita al massimo.

E perciò voglio solo risvegliarmi e vedere accanto a me mio marito e mia mamma. E poi voglio subito tornare a casa da papà e Giorgia.

Voglio solo la mia vita perché adesso io stó troppo bene e non voglio rinunciare a nulla.