Alessia embolizzata all’Ospedale San Camillo

Alessia era destinata all’isterectomia totale, ma poi ha incontrato un medico che l’ha indirizzata al Dott. Stefano Pieri, che ha embolizzato il suo fibroma presso il reparto di Radiologia del San Camillo di Roma. Leggete la sua bella testimonianza!

Mi chiamo Alessia, ho 47 anni e sono di Roma.

Sono stata dimessa ieri dall’Ospedale San Camillo-Forlanini in seguito ad embolizzazione di un voluminoso fibroma uterino..

Problematica che mi tormenta da anni e contro cui ho dovuto combattere a lungo.

Dai 40 in poi, nelle varie visite ginecologiche ed ecografie transvaginali a cui mi sono sottoposta, sono stati sempre riscontrati miomi di considerevoli dimensioni che mi procuravano cicli abbondanti e sintomi da compressione, pesantezza al basso ventre e mal di schiena..

La sentenza senza possibilità di appello della maggior parte dei ginecologi che ho consultato era netta e spietata: isterectomia totale.

Immaginerete alla perfezione lo sconforto che mi ha sempre pervasa.

Solo un bravo medico ha avuto la delicatezza di informarmi, quattro anni fa, circa l’esistenza di un “nuovo” intervento mini invasivo che avrebbe potuto salvare il mio utero. L’embolizzazione del fibroma uterino, per l’appunto.

Mi inviò dal Dott. Stefano Pieri, al reparto di Radiologia del San Camillo Forlanini di Roma.

Il Dott. Pieri analizzò la mia condizione e, in seguito a risonanza magnetica con mezzo di contrasto, mi comunicò l’idoneità all’embolizzazione del fibroma.

La prima avvenne nel 2017. Da subito notai un’evidente riduzione della durata del ciclo da 10 giorni a 5). Stavo decisamente meglio. Ho fatto controlli annuali con risonanza e, dopo una iniziale riduzione del volume dei primi fibromi embolizzati, ho scoperto, durante la visita ginecologica annuale, dopo quattro anni, un nuovo ospite indesiderato di circa 16 cm. Perchè loro tornano, si riformano e crescono. Anche dopo una miomectomia, sia chiaro. La ginecologa di turno (ne ho cambiati almeno tre o quattro in questi anni) è stata nuovamente drastica, sebbene per nulla informata in materia. Miomectomia con asportazione della parte superiore dell’utero.

Non ho esitato un attimo. Ho richiamato il Dott. Pieri che, con le sue infinite professionalità e pazienza, mi ha nuovamente sottoposta a risonanza con mezzo di contrasto (il fibroma non misurava 16 cm bensì 10 ma era comunque troppo voluminoso e rischiavo crescesse ancora, non essendo ancora in menopausa e in balìa dei dispettosi estrogeni). Da lì, riconfermata l’idoneità, è stata programmata la nuova embolizzazione, effettuata martedì scorso.

Al momento non posso esprimermi del tutto, avendo i controlli per la verifica effettiva della riduzione del volume fra tre-sei mesi, ma la mia scelta e la mia fiducia in questa tecnica, praticata già da anni in diversi Paesi del mondo, resterebbero invariate.

Sarà comunque mia cura informarvi sui futuri benefici avvertiti.

La mia testimonianza è un invito a non arrendervi subendo la prima diagnosi.

Salvare l’utero spesso si può e si deve, ricorrendo alle aggiornate, sofisticate metodiche di trattamento praticate in Italia. La Scienza è stata protagonista di innumerevoli rivoluzioni.. Ignorarle significherebbe negare il progresso ed il rispetto per noi stesse in quanto donne.

Rivolgetevi con fiducia all’ospedale della vostra zona che pratica l’embolizzazione e affidatevi alle mani di un professionista. 

Ringrazio in primis il Dott. Stefano Pieri che mi ha operata e tutta la straordinaria equipe della Radiologia Vascolare ed Interventistica del San Camillo-Forlanini per la competenza che la contraddistingue.

A voi la mia complicità e il mio affetto.

Alessia

Loredana che non vuole arrendersi all’isterectomia

Loredana ha 50 anni, abita a Milano ed ha bisogno del nostro aiuto! Purtroppo per i fibromi le hanno prospettato l’isterectomia come unica strada percorribile ma lei non vuole arrendersi.

Sono disperata perché devo asportare utero con isterectomia totale a causa di 7 miomi intramurali è più oltre ad un fibroma che preme sulla vescica e non la fa svuotare completamente. Ho bisogno di essere aiutata e di valutare una soluzione alternativa al mio problema. Ho 50 anni e gli esami ormonali sono perfetti (probabilmente avrei avuto la menopausa tardiva).

Ho già assunto per parecchi anni agnocasto della Solgar .. ho controllato l’alimentazione nell’ultimo periodo ma i maledetti continuano ad aumentare! L’idea di togliere l’utero mi devasta psicologicamente. Grazie per i consigli che mi darete. Saluti.

Io le ho consigliato di valutare sia l’embolizzazione che la terapia con esmya, che potrebbe essere una buona soluzione in attesa della menopausa. A Milano potrebbe tra l’altro rivolgersi al dottor Rampoldi, che sono certa saprebbe aiutarla.

Loredana facci sapere come si evolve la situazione!

 

 

Loredana che dice no all’isterectomia totale e valuta l’embolizzazione

Loredana ha 51 anni e ha un fibroma di 10cm. Il suo ginecologo le ha consigliato l’isterectomia totale in laparatomia. Loredana però è terrorizzata da questa ipotesi e, soprattutto, non le va subire una mutilazione. Non è ancora in menopausa e vorrebbe arrivarci in maniera naturale. E poi si chiede perchè mai il ginecologo debba asportarle oltre l’utero anche le ovaie? Forse perchè lei è prossima alla menopausa?? In ogni caso, si chiede Loredana, “non ho forse il diritto di scegliere considerando che non è una forma maligna?”.

Loredana ha sentito parlare dell’embolizzazione e ha deciso di valutarla. Si è quindi rivolta al dott. Antonio Perino che opera all’ospedale Cervello di Palermo. Questo medico le ha parlato con tranquillità, senza allarmismi, e soprattutto non le ha proposto mutilazioni e tagli.

Le ha solo detto solo che sarà il radiologo interventista, il Dott Franco Valenza, a valutare la sua idoneità all’intervento di embolizzazione. Intanto l’ha messo in lista per tutti gli esami di rito (esame del sangue, risonanza magnetica, ecc.).

Comunque vada però Loredana non ha nessuna intenzione di sottoporsi all’intervento tradizionale e, qualora all’ospedale Cervello dovessero dirle che lei non è idonea all’embolizzazione, ha già deciso che si rivolgerà altrove.

In bocca al lupo Loredana! Noi rimaniamo in attesa di tuoi aggiornamenti e a disposizione per qualcunque aiuto o consiglio possiamo offrirti.

Artemisia che dice di no all’isterectomia totale

Artemisia ha 51 anni e vive in Campania, a Salerno.

Ha trovato il mio blog mentre faceva ricerhce sul web allo scopo di salvare il suo utero, ovaie comprese.

Poco tempo fa Artemisia è stata sottoposta a raschiamento diagnostico e il referto istologico ha rivelato un’ “Iperplasia ghiandolare dell’endometrio con aspetti cistici ed aree caratterizzate da maggiore complessità architetturale con perdita di polarità, pluristratificazione e polimorfismo nucleare configuranti, focalmente, le caratteristiche della iperplasia ghiandolare complessa con lieve atipia.

Dalla tac poi è risultato che Artemisia ha anche un mioma, molto piccolo. Quindi lei si trova a combattere un utero fibromatoso con lievi atipie (non sono pericolose al momento ma potrebbero esserlo in futuro perchè non c’è certezza che non diventino cellule cancerose), La sua ginecologa, la dott.ssa Oriana Persico, che la cura da anni,  è decisa ad effettuare un’isterectomia totale e vuole rimuoverle anche le ovaie, sia quella sana che quella che presenta una cisti ipoecogena.

 

1° Soluzione proposta: isterectomia completa

La ginecologa di Artemisia, ahimè, lavora in una clinica privata, nella quale di frequente vengono effettuate isterectomie anche su donne più giovani di lei (che vergognaaaaaa!!!). Secondo quanto racconta Artemisia questa dottoressa non le ha mai proposto una cura farmacologica seria e la cisti ovarica avrebbe potuto essere rimossa operando in laparoscopia già quattro anni fa.

Artemisia non ha ancora raggiunto la menopausa, ma da un po’ di tempo i suoi cicli mestruali sono lunghi ed emorragici ed i suoi valori di ferritina sono particolarmente bassi.

Nonostante ciò Artemisia è fermamente convinta che un’alternativa all’isterectomia debba per forza esserci! Si reputa ancora giovane (certo che lo sei!) e nel pieno delle forze.  Lei di mestiere fa la storica, insegno, scrive libri sull’arte, ed è una donna intelligente e piena di vita.

E’ ben consapevole inoltre che la vita di noi donne si è allungata e nessuno può sapere con certezza quando arriverà la menopausa. Artemisia inoltre dimostra quindici anni in meno rispetto alla sua età anagrafica, ha un cervello funzionante e una integrità psico-fisica che vorrebbe giustamente mantenere intatta. Ognuna di noi ha il diritto di salvaguardare se stessa, corpo e psiche.

Tra l’altro Artemisia stà leggendo il libro sull’Isterectomia della dott.ssa Della Costa: una lettura che io ho più volte consigliato e che lei ha trovato su ebay (purtroppo è un libro difficile da trovare in commercio ma se qualcuna dovesse essere interessata posso aiutarla a recuperarlo). Artemisia, che è una studiosa, stà trovando questo testo molto illuminante.

Insomma per Artemisia l’ipotesi di sottoporsi a isterectomia totale non è da prendersi in considerazione.

 

2° Soluzione proposta: termoablazione dell’endometrio

Pochi giorni fa ha incontrato un nuovo ginecologo, il dr. Mario Cirmeni, esperto in medicina della riproduzione, che le ha proposto una termoablazione dell’endometrio,  cioè l’inserimento in utero di un palloncino che riscaldato a novanta gradi va a bollire l’endometrio, e quasi lo brucia. E’ un intervento che si esegue in day hospital e che comunque lascia Artemisia un po’ dubbiosa perchè lei non ha più la vena safena e si è sottoposta anche ad asportazione delle vene varicose quindi soffre insufficienza venosa alle gambe.

Un’altra soluzione per ridurre l’endometrio poteva essere un’adeguata cura ormonale che però, nel caso di Artemisia, avrebbe aggravato la situazione venosa delle gambe. Il suo venologo gliel’ha dunque consigliata.

Quindi ora Artemisia si trova può valutare anche la termoablazione. E’ molto perplessa, anche perchè su internet ha trovato diverse delle testimonianze ed alcune sono negative. Però, come ben sappiamo, ogni caso è a sè.

Dopo aver sentito questi due pareri, uno conservativo, la termoablazione (che però elimina la capacità procreativa) e l’altro demolitorio, l’isterectomia, Artemisia ha voluto sentire un terzo parere.

3° Soluzione proposta: un intervento conservativo

Una sua amica oncologa le ha suggerito una ginecologa che pratica la conservazione. Quest’ultima le ha chiesto di effettuare una serie di esami del sangue per valutare la sideremia, e il dosaggio ormonale per vedere se la menopausa è in procinto di arrivare. Le ha inoltre suggerito di effettuare un’ecografia 3D (costa ben €150 e nonstante questo Artemisia dovrà aspettare il 30 ottobre per farla). L’co 3D servirà per vedere bene dove sono annidati i tre fibromi e il mioma evidenziato dalla tac e poi eventualmente decidere cosa fare. Visto che si tratta di una ginecologa conservativa Artemisia ha molta fiducia in quest’ultimo medico. Speriamo bene!

Sentire tre opinioni di medici così diverse invece di fare chiarezza hanno creato un po’ di confusione in Artemisia. che al momento non è in grado di prendere una decisione.

Non è mai facile cara Artemisia scegliere a chi affidarsi, soprattutto quando la posta è in gioco è così alta. Io ti mando un grosso in bocca al lupo e spero che il parere dell’ultimo medico che hai consultato sia chiarificatore.

Claudia che deve decidere a chi affidare il suo utero

Claudia ha un fibroma di 6,5 cm che tiene sotto controllo da 2 anni.

Claudia ha 47 anni ed è in attesa della menopausa. Il suo fibroma però stà lentamente crescendo e il suo ginecologo le ha proposto di prendere qualche iniziativa per arginarlo.

Inanzitutto il medico di Claudia le ha consigliato di prendere una pillola per bloccare il ciclo per poi eventualmente procedere con un’isterectomia totale. Una seconda ginecologa le ha invece proposto varie alternative:  di sottoporsi a embolizzazione del fibroma, ritenuta però molto dolorsa nel post operatorio, di tentare la terapia con Esmya per un periodo di tempo indefinito o anche, infine, di non intervenire in nessun maniera e di attendere lo sviluppo della cosa effettuando  controlli periodici.

Claudia ha quindi deciso di cercare maggiori informazioni su Esmya. E’ un po’ confusa perchè la sua ginecologa sostiene che la cura con Esmya dovrà essere lunga, mentre lei hai letto online che la terapia non può superare i 3 mesi (così è anche riportato sul bugiardino di Esmya).

Al momento Claudia è in attesa del prossimo controllo e stà valutando anche la possibilità di sottoporsi ad intervento chirurgico. Le hanno consigliato di rivolgersi al Dr. Gregori all’Ospedale Molinette di Torino.

Questo medico ha operato di endometriosi un’amica di Claudia, che si è trovata molto bene. A quanto pare però alle Molinette peccano nel post operatorio. L’amica di Claudia, infatti, si è poi dovuta rivolgere ad un’equipe di Varese specializzata in endometriosi per i controlli successivi.

Io le ho fornito anche i contatti del Dr. Camanni, l’unico medico del quale io mi fidi ciecamente, e mi auguro che Claudia possa presto prendere la decisione migliore per lei e affidarsi a cuor sereno ad un professionista. In bocca al lupo cara Claudia!