L’intervento in Laparotomia di Luana

Luana è stata operata in laparotomia per la rimozione di ben 12 fibromi. Leggete la sua testimonianza, piena di coraggio e di speranza per tutte noi.

Ciao,
oggi voglio raccontarvi la mia storia e come ho scoperto di essere affetta da fibromi uterini.

Tutto è incominciato nel 2019 quando, durante un controllo ecografico di routine, la mia
ginecologa mi ha comunicato la presenza di un fibroma uterino intramurale di circa 4 cm e
di altri tre fibromi più piccoli (non ne ricordo esattamente dimensioni e localizzazione).
Allarmata dalle dimensioni dei miomi e forse anche per eccesso di zelo, il medico mi
consigliò di effettuare una risonanza magnetica con urgenza. Potete immaginare l’ansia
che provai nelle settimane che intercorsero tra la prenotazione e l’effettuazione
dell’esame; fortunatamente l’esito della risonanza escluse la presenza di una patologia
tumorale maligna. All’epoca io avevo 29 anni e non vedevo ancora all’orizzonte la
prospettiva di una gravidanza futura (ahimè sono ancora in cerca della materia prima),
pertanto, esclusa la possibilità che fosse qualcosa di più preoccupante di un “semplice
fibroma” la dottoressa mi consigliò delle visite di monitoraggio periodiche.

Ad ogni controllo sempre la stessa storia, i fibromi continuavano a crescere ma io non avevo grandi disturbi, solo qualche ciclo mestruale un’ po’ più abbondante ma, considerando la mia situazione
clinica (dimensioni e localizzazione dei miomi), secondo il mio medico avrei dovuto avere
molti più fastidi. Mi fu tuttavia chiaro dall’inizio che comunque sarebbe arrivato il giorno in
cui sarei dovuta intervenire chirurgicamente, ed infatti, all’ultimo controllo effettuato il
10/06/2021 il mioma più grosso aveva raggiunto i 10 cm di diametro insieme agli altri di 3,
7, 5 e 4 cm circa. La dottoressa fu quindi diretta e mi disse: “è arrivato il momento che
leviamo questi fibromi, con questo utero non potresti sicuramente avere una gravidanza !.”

E così tornai a casa con la consapevolezza che quel giorno era arrivato, ma da allora
iniziò solo una spirale di altri controlli e pareri medici compreso quello del mio ginecologo
storico che sentenziò “ non so se con questa situazione riusciamo a salvare l’utero, il
fibroma è grosso !”.

Parole forti che mi fecero cadere in settimane di sconforto e
depressione. Ci volle un po’ per metabolizzare che forse avrei dovuto levare l’utero e,
credetemi, non solo per il desiderio di diventare mamma ma anche perché l’utero è
sinonimo di femminilità; è l’organo che dona la vita ma è anche quello che ci caratterizza
come donne; era come mi stessero preannunciando la privazione di una parte
fondamentale dell’essere una giovane donna. Tutto ciò fu anche amplificato
dall’esperienza negativa che visse mia madre a 35 anni e che prepotentemente tornava
alla mente. Infatti, anche lei soffrì di fibromi uterini e fu costretta ad una isterectomia
qualche anno dopo la mia nascita , rassegnandosi così ad avere una sola figlia.


Tuttavia, non volevo arrendermi all’idea che nel 2021 nessun passo avanti fosse stato
fatto rispetto a 30 anni prima, quindi iniziai a documentarmi su internet sugli specialisti da
consultare e le eventuali opzioni terapeutiche alternative ma non senza ansia o paura per
l’eventuale risposta. In particolare decisi di ascoltare due pareri medici: quello del dottor
Legge
, direttore del reparto di ginecologia ed ostetricia dell’ospedale Miulli di Acquaviva
delle Fonti e il professor Scambia, direttore del reparto di ginecologia del Policlinico
Gemelli a Roma. Entrambi mi rassicurarono e proposero lo stesso approccio terapeutico
chirurgico in laparotomia; in questo modo si sarebbe potuto lavorare meglio, levare anche i
fibromi più piccoli e ricostruire l’organo.

Considerando i tempi d’attesa della sanità
pubblica, anche per via del covid, decisi di eseguire l’intervento in regime privato per poter
pianificare la data e organizzarmi al meglio con lavoro ed assistenza nel post operatorio;
non restava quindi che decidere a quale professionista e struttura affidarmi. In questo
caso ho seguito un pò l’istinto; infatti dal primo momento il dottor Legge mi ispirò molta
positività e fiducia e in più operava in Puglia, nella mia regione di origine, con molteplici
vantaggi sotto il profilo organizzativo.

Voglio tuttavia precisare che anche il professor Scambia mi ha fatto un’ottima impressione, unica nota negativa forse dovuta alla sensazione di sentirmi un po’ spaesata nella realtà enorme del Policlinico Gemelli.
Trascorsa l’estate con maggiore tranquillità ma sempre con il pensiero fisso all’intervento,
arrivò settembre e programmai l’operazione per il giorno 11/09.


Fui accolta benissimo in ospedale e anche il giorno dell’intervento fui accompagnata in
sale operatoria da un infermiere molto simpatico che fece di tutto per distrarmi nonostante
io fossi già abbastanza tranquilla. Dell’operazione ho ricordi saltuari essendo stata
sottoposta ad una anestesia integrata vale a dire un misto tra una epidurale e una
anestesia totale con una leggera sedazione; ma due cose ricordo chiaramente: una
sensazione di vomito che ha costretto il chirurgo a fermarsi un attimo durante l’operazione
e le parole del medico che diceva “Tra sei mesi possiamo pianificare una gravidanza”.
Al termine dell’operazione il medico mi spiegò che era andato tutto bene e che in realtà
avevano rimosso ben 12 fibromi; ebbene si da 4 certi ne hanno trovati e rimossi molti di
più ma l’organo era stato preservato!

Nonostante l’operazione non fosse stata una passeggiata io mi sentivo bene ma i fastidi iniziarono qualche ora dopo con un calo di pressione e un anomalo sanguinamento dal drenaggio endopelvico. Per qualche ora abbiamo temuto il peggio ma fortunatamente grazie ai medici e all’assistenza costante
degli infermieri la situazione rientrò evitando il rischio di una nuova operazione.

Come conseguenza dell’intervento ho sviluppato una grave anemia che mi ha
accompagnato nei giorni del ricovero in ospedale constringendomi anche a due trasfusioni
di sangue. Nonostante tutto, io mi alzavo, camminavo e mi sforzavo di mangiare seduta
con grande stupore dei medici che non si riuscivano a spiegare come riuscissi a stare in
piedi. Ancora oggi, dopo 2 mesi, non so bene quale fu il meccanismo che mi consentì di
reagire nonostante il dolore e la debolezza, ma quello che ancora oggi ricordo è che io
volevo essere forte, volevo reagire e uscire dall’ospedale.


Fortunatamente le trasfusioni sono state per me linfa vitale, hanno avuto un effetto
immediato, così dopo 5 gg sono uscita dall’Ospedale e sono tornata a casa con mamma e
papà coccolata e assistita durante la convalescenza. Non è stata una passeggiata il post
operatorio
, ma ogni giorno sentivo che facevo qualche passetto in avanti e piano piano
riuscivo a diventare più autonoma nelle attività quotidiane.


Oggi a distanza di due mesi, dopo controllo medico con esito positivo, ho ripreso
pienamente la mia vita, sono tornata a lavoro ho ripreso a fare sport a occuparmi delle
faccende domestiche; insomma ho ripreso in mano la mia vita ma con una
consapevolezza diversa dell’essere DONNA e con la speranza che il dolore provato e la
cicatrice che porto non siano stati vani ma che mi consentano quantomeno di avere una
chance per diventare una mamma in futuro. Non arrendetevi, informatevi dai medici,
cercate, documentatevi da fonti attendibili e seguite l’istinto che vi indicherà la strada
giusta. Quello che voglio fare appena possibile? Riprendere a donare il sangue, per
aiutare chi ne ha bisogno e ricambiare ciò che io ho ricevuto e mi ha ridato la vita.

Un grosso in bocca al lupo cara Luana per la tua nuova vita senza fibromi!

Stefania indecisa sul tipo di intervento da preferire

Ciao. Approdo per caso al blog dopo la scoperta da poco di un fibroma uterino di 6 cm. Ho 47 anni, nullipara e non credo di voler figli anzi ormai…direi che la scelta ormai si impone….anche se ho procrastinato la scelta non avendo vocazione particolare ma il dubbio di non aver fatto figli comunque convive in me.
Il ginecologo mi ha indicato intervento in laparotomia perche le dimensioni sono importanti e dice che è un pò vascolarizzato. Ma non mi ha spiegato nulla di più. Ho chiesto se ci fossero probabilità che fosse maligno, dice che solo la biopsia lo dirà ma dall’eco non sarebbe. Inoltre non ho perdite strane ne dolori forti.
Però congiuntamente a questo problema ho scoperto a poco di avere un problema di ipertono del pavimento pelvico causa o conseguenza di cistiti post contali recidivanti da ormai 20 anni e più, curate sempre e solo con antibiotici. Che credo siano la causa della mia disbiosi intestinale.
Pra ho sempre addome gonfio, il fibroma pesa sulla vescica e forse è tutto concatenato anche alle problematiche pelviche.

Abito a Milano e sono in cura presso la Pelvico unit dell’Ospedale San Raffaele. La urologa d.ssa Tutolo è stata la maga che ha iniziato a indagare scoprendo il vaso di pandora…..
Però il ginecologo che da tre anni mi segue per il malefico papilloma virus guarda caso in nessuna visita si è mai preso in carico di farmi una dico una eco transvaginale. Mai. Ho da sempre sofferto di dismenorrea e dolori lancinanti tanto da svenire e andare in pronto soccorso. Mi fecero eco tgv per sospetta endometriosi ma non ne venne mai fuori nulla. Questo però era il 2004.
Poi da 8 anni ho iniziato con una dieta vegana per scelte etiche, ed il dolore mestruale è quasi scomparso, se non alcuni cicli magari verso il terzo giorno.

Mi chiedo: perchè nessun ginecologo MAI ha indagato negli ultimi 10 anni direi, a cosa fosse dovuto questo ciclo cosi abbondante? Perchè mai una eco tgv eppure le visite erano a pagamento e ogni 6 mesi faccio colposcopia e pap test? Sono incazzata nera.

Ora ho chiesto secondo parere alla clinica Mangiagalli di Milano. Ho letto le formazioni e specialità dei ginecologi e per istinto ho scelto la d.ssa dell’Utri. Mi vedrà il 29 aprile. volevo sapere se qualcuna fosse già andata da lei e/o se su Milano aveste altre indicazioni. Avevo pensato anche allo IEO ma andrei alla cieca anche lì.

In San Raffaele sono in lista di attesa: tempi da 2 a 6 mesi.
Io vorrei operarmi quanto prima, ma sto leggendo meglio sulle casistica della laparotomia e pare non proprio una passeggiata.

Oggi ho acquistato il tuo libro e cosi comincio ad andare alla visita un pò più informata.

Hai consigli da darmi?

Quello che ho scritto a Stefania è che penso che potrebbe valutare l’embolizzazione .. A Milano potrebbe rivolgersi al dr Rampoldi.

Altrimenti trovare un ginecologo in grado di operarla in laparoscopia.

Le ho suggerito di evitare la laparotomia: come scrivi lei i tempi di ripresa sono lunghi e comunque è un intervento molto invasivo.. ad ogni modo prima di proporle altre strade aspetto qualche suo aggiornamento, visto che purtroppo ho risposto alla sua email molto in ritardo, ahimè..

Silvia che vorrebbe curare il suo fibroma con alimentazione e fitoterapia

Silvia vorrebbe curare il suo fibroma in primis con l’alimentazione, e magari con la fitoterapia, e cerca esperienze e consigli al riguardo. Anche il nome di qualche ginecologo esperto in materia, o almeno aperto all’argomento.

Chi può aiutarla?

Buongiorno, mi chiamo Silvia e anche io come tutte voi sono arrivata qui cercando avidamente ovunque soluzioni ai fibromi che mi stanno creando disagi e paure. Ho 41 anni, ho scoperto tramite visita ginecologica di controllo fatta nel 2018 di avere 1 fibroma di 1.5 cm raddoppiato nel giro di 3 mesi poi stabilizzato a 3cm. Man mano che passa il tempo le mestruazioni si fanno sempre più abbondanti anche se sempre molto regolari accompagnate da anemia. Da qualche mese sono diventate emorragiche e nel primo giorno molto dolorose tanto da causarmi emorragie (ho il tranex sempre con me) con conseguente assenza dal lavoro. Insomma quasi invalidanti. Grazie alla testimonianza di Francesca che avete pubblicato ho provato ad usare borsa del pastore e devo dire che ho cominciato subito a vedere dei miglioramenti.

Per quanto riguarda la mia esperienza in realtà ho fatto una visita di controllo dopo gli episodi emorragici mensili, ma si è andati un pó per le lunghe causa emergenza sanitaria covid-19. Sono riuscita a farmi visitare il 26/01 e purtroppo la ginecologa ha trovato un secondo fibroma.

Parto dal presupposto che ho scelto di farmi visitare da una ginecologa che non conoscevo ma che mi hanno consigliato essere molto sensibile e preparata. In realtà mi sono trovata di fronte ad una dottoressa che aveva solo fretta di finire il turno delle visite (tra l’altro a pagamento e in ritardo di circa un’ora) e mi ha fatto molto male durante l’ecografia. I fibromi sono 2, di 3 cm e di 5 cm. Già questa notizia mi ha fatto rimanere molto male. La visita di un anno prima evidenziava un solo fibroma laterale sx di 3 cm. La visita precedente ancora mi diagnosticava un solo fibroma anteriore di 3 laterale cm. Ora due fibromi, uno anteriore di 3 cm e uno laterale sx di 5 cm. Ho provato a fare domande anche su questa cosa che a me non tornava, ma mi ha solo detto freddamente che l’unica possibilità a questo punto è l‘intervento in laparotomia perché quello di 5 cm è troppo grosso per poter intervenire in laparoscopia. Ha visto che non ero d’accordo e che cercavo altre soluzioni. Mi ha solo detto che tanto la lista di attesa per gli interventi è molto lunga, si andrà tra 8/12 mesi e quindi ho tutto il tempo per pensarci e poi con la laparotomia non mi viene tolto l’utero e in 3 gg di degenza poi riprendo la mia vita quotidiana! 

Erano le 19 e l’ospedale chiudeva, mi ha detto che sul referto potevo trovare la sua mail per qualsiasi domanda.

Mi sono sentita certamente delusa per la notizia dei 2 fibromi. Arrabbiata per come sono stata trattata (ho dato subito una recensione pari a 0 sul sito dell’ ospedale)… E anche un pó impaurita. Paura per come proseguiranno i miei cicli, la mia anemia, per come dovrò affrontare questa situazione e soprattutto l’eventuale intervento. 

Da qualche mese sto leggendo testi sull’igienismo, sull’alimentazione vegan tendenziale crudista, sul potere del ns corpo che con digiuno terapeutico è capace di disgregare i fibromi. E poi mi sono imbattuta nel tuo sito dove ho letto le varie testimonianze e le diverse esperienze, anche di persone che hanno provato l’approccio con metodi naturali e fitoterapici.

Da qualche gg quindi sto approcciando un programma fitoterapici almeno per i sintomi che sono forte dolore durante il primo giorno di ciclo ed emorragia nel secondo e terzo giorno.

Quando ho letto testimonianze sulla culdotomia mi ero quasi illusa di aver trovato quel che faceva per me. Poi ho letto meglio e ho capito che per i casi di fibromi anteriori questo intervento non è praticabile.

Mi sento ad un bivio. Sento di poter dare fiducia al mio corpo e credo che davvero l’alimentazione e ciò che introduciamo sia la prima medicina, da lì partono tutti gli input al nostro “complicato” sistema ormonale. Vorrei però trovare qualcuno che mi possa seguire o indirizzare in questo percorso o anche ginecologi aperti a questi argomenti.

Dimenticavo forse di dirti che ho 41 anni, 3 figli di 17, 16 e 11 anni. Non ho mai avuto problemi prima di 2 anni fa. I miei cicli erano regolari e piuttosto corti. Nel 2018 ho cominciato a notare sbalzi ormonali e cambiamenti nel mio corpo, seno sempre piuttosto gonfio, mestruazioni più abbondanti e da lì è iniziato tutto. 

Se vuoi pubblicare la mia storia fai pure Eleonora, sarei felicissima di poter dare e ricevere aiuto. 

Grazie infinite per il sostegno e l’alternativa di approccio che date a chi si trova sfortunatamente ad affrontare un disagio che sembra così banale ma che in realtà ci toglie la gioia di essere donne.

La testimonianza di Valentina: non rimandate l’asportazione di un fibroma!

Ecco la testimonianza di Valentina con un bel consiglio che condivido in pieno: se il vostro fibroma può essere rimosso non aspettate, toglietelo subito!

Sono appena tornata a casa da un ricovero per la rimozione del mio maledetto fibroma.

Il maledetto era grande 15 cm e mi hanno operata con laparotomia ( ho un taglio di quasi 18 cm al basso ventre)
Devo dire che ero terrorizzata prima dell’intervento, questo perché ho 35 anni e non ho figli, e avevo il timore che l’intervento si complicasse e il chirurgo fosse costretto ad asportare tutto l’utero.

Mi hanno fatto 2 anestesie, prima là lombare e poi la totale. L’intervento è durato un’ora e mezzo fortunatamente senza complicazioni. Il post operatorio è un po’ duro perché appena passa l’effetto dell’anestesia lombare i dolori diventano molto forti, è difficile sedersi e alzarsi, anche un minimo movimento diventa difficile se devi piegare l’addome. Comunque passerà presto e finalmente il maledetto e tutti i problemi che mi portava se ne sono andati.


Se volete un consiglio non aspettate come ho fatto io ma toglietelo subito, più piccolo è minore sarà dopo il dolore. In bocca al lupo a tutte !

La storia di Kristallo e del suo fibroma.

Utile, appassionante, ironica e densa di emozioni: ecco la storia di Kristallo e del suo fibroma.

Io e il Fibra.
Breve storia di un inquilino molesto.

Ho riflettuto molto a lungo se scrivere oppure no, ma alla fine ha prevalso la voglia di condividere la mia storia, poiché nel momento del bisogno ho risolto molti dubbi grazie a questo blog e dunque ora vorrei rendermi utile.
Ho 34 anni e a fine ottobre mi è stato diagnosticato un fibroma uterino esterno peduncolato di circa 15 cm che io ho deciso all’istante di chiamare “ il Fibra” per rendere la nostra convivenza meno odiosa.
Tutto ha avuto inizio il 26 agosto 2020, quando il mio dermatologo ha deciso di asportare un piccolo neo sospetto che avevo sul busto.
L’operazione è alla grande e ricordo di essere riuscita a gestire abbastanza bene la mia fobia nei confronti dell’ago, fobia che mi accompagna da sempre.
Una volta tornata a casa mi sono buttata sul letto e in quel momento inizio a scorgere un cambiamento della mia pancia:
aveva appena assunto le sembianze di una cupola durissima!

Panico.


Piccola digressione:

in famiglia abbiamo un’incidenza altissima di fibromi uterini e nonostante io abbia sofferto quasi sempre di dolori mestruali atroci, sono sempre stata tacciata di essere sempre troppo “ emotiva” e “perennemente stressata” poiché durante i controlli non è mai emerso nulla di strano.
Pensate che l’anno scorso la mia esasperazione ha raggiunto il livello più alto di sempre, tanto da farmi cercare i migliori specialisti riguardo alla diagnosi e alla cura dell’endometriosi, patologia che stava iniziando a calzare a pennello con i miei dolori.
Devo anche confessarvi che fino ad ottobre a nessun medico è venuto mai in mente di farmi un’ecografia pelvica interna, esame che forse avrebbe potuto segnalare la presenza di Fibra già diversi anni fa, dato che il mio poco adorabile inquilino era posizionato nella parte posteriore del mio povero utero.

Torniamo a fine di agosto…
Il piccolo e grazioso neo si è rivelato essere un melanoma superficiale che mi ha costretta a un nuovo prelievo cutaneo con conseguente dose supplementare di punti di sutura; in mezzo a tutto questo caos mentale la mia pancia a cupola non si è abbassata minimamente, nonostante la quantità importante di carbone vegetale prescritta dal medico di famiglia (!).
I cicli di settembre e ottobre stranamente si sono rivelati molto clementi, un po’ come la quiete prima della tempesta.

La situazione è cambiata radicalmente il 21 di ottobre, quando un’amica fisioterapista ha toccato con mano la situazione e suggerito di fare privatamente un’ecografia addominale il prima possibile.

Il giorno successivo io e il Fibra ci siamo conosciuti per la prima volta e al tempo lui si presentò come una massa gigante non ben definita, tanto da fare esclamare all’ecografista una lunga serie di “ Vacca boia!” giusto per aumentare la mia dose di ansia.
A questo punto sono entrata in un vortice velocissimo e senza ritorno.


Come prima cosa sono riuscita a farmi visitare in ospedale dove in cinque minuti il Fibra è stato catalogato e visionato come si deve e la sentenza anche se confezionata con parole gentili è stata molto dura: “laparotomia entro un mese, il fibroma deve essere asportato interamente per poterlo
analizzare in maniera approfondita.”
Gelo.
Il melanoma ha tracciato l’unica via per me possibile, poiché fino all’ ultimo si è temuto che il Fibra potesse essere un sarcoma e che i due avessero un qualche legame.
Per qualche giorno ricordo di aver ignorato la cosa, pensando di scappare molto lontano
(pensiero decisamente ingenuo nel 2020), ho avuto una paura tremenda ( anche se ho sempre finto un grande self-control…), poi finalmente ho deciso di affrontare la mia battaglia con consapevolezza e positività per arrivare al giorno “X” al meglio.
Ho curato l’alimentazione, ho visto un omeopata, mi sono informata con criterio utilizzando questo blog e i siti degli ospedali universitari, ho praticato yoga ( si è rivelato utile nella gestione dell’anestesia e quando la morfina è finita, perché che vi piaccia o no, l’amerete molto) e mi sono fatta coccolare, tanto, perché l’eterno problema di noi donne è sempre quello di mostrarci invincibili anche quando siamo interiormente sbriciolate.
Intanto la mia pancia si è gonfiata ulteriormente, facendomi sembrare una donna incinta di quasi sei mesi!

La gamba destra mi faceva male, mangiare senza nausea era diventato impossibile, ricordo ancora una stanchezza profonda e un incarnato color ghiaia.


Sentirsi in ostaggio del proprio fibroma è davvero una brutta sensazione!
Passo dopo passo ho affrontato analisi, risonanza, vari consensi informati (l’accettare il taglio longitudinale e il rischio di isterectomia è veramente complesso, sopratutto per chi come me non ha figli),sono quasi svenuta dal dolore dopo l’ultima ecografia, ma alla fine sono arrivata al 26 di novembre, il mio giorno “X”.
Sono stata operata all’ospedale Infermi di Rimini dal , a cui non posso far altro che aggiungere un altro feedback positivo; mi ha resa pienamente consapevole e ha svolto un ottimo lavoro.
Sapendo perfettamente a che cosa sarei andata incontro, sono riuscita a fidarmi al 100% e questo è fondamentale.
L’operazione è andata molto bene, il mio taglio è stato definito da un’infermiera “stupendo” ( io ancora non colgo tutta questa bellezza, ma solo rossore e un gran prurito…), ho mal sopportato come al solito gli aghi (puntura di eparina solo nel braccio!) e colgo ora l’occasione per ringraziare infinitamente il personale sanitario e le mie compagne di stanza, perché la loro presenza si è rivelata preziosa durante i momenti di sconforto provocati dall’assenza fisica dei miei affetti, a causa del Covid.
Sono rimasta sei giorni in ospedale, mi sono rimessa in piedi alla fine del secondo , ho detestato il drenaggio con tutta me stessa e se posso darvi un consiglio, evitate di starnutire perché potreste vivere un’esperienza piuttosto traumatica.


La laparotomia non è una passeggiata di salute ( la mia prima prima vicina di letto ha subito un’operazione molto più complessa della mia in laparoscopia e dopo un paio di giorni già saltava come un grillo mentre la sottoscritta sembrava essere stata investita da un rullo compressore); durante tutto il primo mese alcuni movimenti vi sembreranno complicati e faticosi, sentirete i punti tirare e poi patirete un dannato prurito, ma la sensazione di esservi liberate dal vostro o dai vostri inquilini molesti sarà impagabile.

Grazie alle calze antitrombo avrete delle gambe stupende e anche se vi sembrerà di avere l’energia fisica di un bradipo, vi sentirete mentalmente più forti che mai e la vostra pelle tornerà a essere meravigliosamente splendente.
E avrete vinto voi.


Alla fine il Fibra si è rivelato essere un classico fibroma di ben 18 cm;
nonostante lo spavento atomico, tutto si è risolto per il meglio.
Durante la risonanza hanno riscontrato la presenza di un altro piccolo inquilino intramurale, che è stato lasciato al suo posto, ma questa volta sono preparata a convivere serenamente con lui.
Se dentro di voi sentite che c’è qualcosa che non va, insistete, non siete solo emotive o stressate, forse avete davvero un problema!
Vi abbraccio e vi auguro tutto il bene possibile!

Kristallo