Debora, la miomectomia laparotomica, Esmya e la ciste

Debora abita in provincia di Reggio Calabria e ha scoperto di avere un fibroma nel 2011.

Nel 2007, appena sposata, ha subito deciso di provare ad avere un bimbo: dopo 9 anni di fidanzamento, lei e suo marito non vedevano l’ora di completare la loro famiglia!

Dopo un anno dal primo parto ha iniziato ad avere un ciclo mestruale emorragico, con grossi coaguli di sangue, che la costringeva a casa nei giorni di ciclo. Ha fatto quindi un controllo ed ha scoperto di avere un fibroma di 5cm.

La sua ginecologa le ha consigliato di programmare subito un’altra gravidanza, prima di incorrere in altri problemi, e poi di prendere sucessivamente provvedimenti in base all evolversi della situazione. Debora ha ascoltato il suo consiglio e nell’ottobre 2012, con un secondo parto cesareo, è nata la sua bambina.

 

Il fibroma intramurale e la gravidanza

La sua ginecologa le ha consigliato di programmare subito un’altra gravidanza, prima di incorrere in altri problemi, e poi di prendere sucessivamente provvedimenti in base all evolversi della situazione. Debora ha ascoltato il suo consiglio epoco dopo è rimasta incinta.

Ha avuto un rischio di aborto ma grazie ad una cura di progesterone la sua bimba ha continuato a crescere! Per Debora non è stato facile perchè, se un dottore le aveva prescritto il progesterone, un altro glielo sconsigliave sostenendo che avrebbe fatto crescere il fibroma fino a portarlo a comprimere la piccola, anche con il rischio di malformazioni fisiche.

E’ stata dura ma alla fine nell’ottobre 2012, con un secondo parto cesareo, è nata Veronica (con un piccolissimo difetto all’orecchio, causato dal fibroma che lo comprimeva). Il fibroma intanto era cresciuto e misurava 9 cm, ma essendo intramurale non è stato possibile asportarlo durante il parto. Oltretutto Debora aveva anche le piastrine bassissime e avrebbe rischiato troppo.

Ha atteso due anni, con cicli regolari ma emorragici che le condizionavano la vita. Per 5 giorni al mese infatti non poteva fare nulla, nemmeno andare al lavoro poiché ogni mezz’ora al massimo doveva cambiare l’assorbente! Il fibroma era diventato di 14 cm e Debora aveva la pancia gonfia come se fosse incinta al 6° mese. Aveva sempre la nausea  e doveva sempre fare pipi ..

La terapia con Esmya

Qualche mese fa Debora ha deciso di sottoporsi  ad intervento chirurgico e la sua ginecologa le ha parlato di Esmya, il nuovo farmaco per la riduzione del fibroma, e le ha consigliato di prenderlo prima della miomectomia per avere maggiori possibilità di salvare il suo utero.

Il primo mese di terapia con Esmya è stato per Debora una tragedia perchè lei ha riscontrato quasi tutti gli effetti collaterali. Il secondo mese peròha iniziato a stare benissimo e tutti i sintomi erano spariti! La terza scatola Debora non l’ha terminata perchè si è sottoposta a miomectomia laparotomica il 27 di maggio, in una clinica privata convenzionata di Reggio Calabria. Per fortuna i medici le hanno tolto soltanto il fibroma e volendo lei potrebbe, a 41 anni, avere un altro bambino.

La miomectomia laparotomica

Anche se il fibroma era molto grande, l’intervento di per sè non è stato molto doloroso. Solo la ferita esterna, con i punti che tiravano e con la formazione della crosta, si è rivelata fastidiosa.

I problemi sono sorti invece subito dopo l’operazione: l’anestesia spinale e la totale cui Debora si è sottoposta le hanno provocato vomito per tutto il pomeriggio e un forte mal di testa. Il giorno successivo alla laparotomia Debora si è inoltre ritrovata con dolori atroci alla spalla e braccio destro e al torace, non riuscivoaa fare respiri profondi e le sembrava di soffocare. Il braccio le faceva così male che doveva tenerlo piegato con la mano sotto il mento e l’altra mano doveva sorreggere il gomito. Sul braccio sinistro naturalmente aveva la flebo. I dolori al braccio e al torace sono durati almeno 5 giorni e sono persistiti nonostante le iniezioni di voltaren.  In ospedale nessuno sapeva spiegarle il perchè di questi dolori.

La povera Debora non riusciva proprio ad alzarsi dal letto perchè non poteva appoggiarsi con le braccia per tirarsi sù. Secondo i medici invece subito dopo aver tolto il catetare sarebbe dovuta andare in bagno senza un aiuto. A sua  mamma è stato concesso di rimanere in ospedale solo la notte dell’operazione, quindi Debora avrebbe dovuto essere aiutata dagli infermieri, ma questi quando chiamati si presentavano dopo 2 ore e non avevano mai una parola di conforto, mai un sorriso, ed erano sempre scocciati..
La mamma di Debora è rimasta lo stesso le altre notti, anche litigando con tutto il personale, e qualcuno si è e anche permesso di dirle che avrebbe chiamato un ispettore sanitario per mandarla a casa!

Il pessimo comportamento del personale infermieristico

Debora mi racconta che in ospedale volevano chiamare un ispettore sanitario per mandare a casa sua mamma, quando nella sua camera c’era una donna ricoverata la sera prima alla quale dovevano sostituire la sacca per le feci che era strapiena e invece l’hanno fatta aspettare fino al mattino dopo .. (lasciamo stare i dettagli) .. .in un reparto in cui c’erano anche bimbi appena nati!

Apro una parentesi per confermare che purtroppo il trattamento ricevuto da Debora in ospedale è piuttosto consueto. Anche io alla Clinica San Luca di Torino, in cui lavora (anzi, lavorava nel 2011, per la precisione) un personale sanitario veramente pessimo ho subito un trattamento simile. E anche all’ospedale Maria Vittoria di Torino non ho incontrato infermiere molto più disponibili. In entrambi i casi mia mamma, seppure cacciata il secondo giorno dopo l’intervento (e dopo il mio parto) si è opposta ed è fortunatamente rimasta al mio fianco.

Tutt’altra esprienza, come ho già raccontato (ma ribadisco con piacere) all’ospedale Gradenigo di Torino, in cui lavorano medici, anestesisti e infermieri che non smetterò mai di ringraziare. Una vera eccellenza nel triste panorama dei nostri ospedali (quelli che ho visto io e quelli di cui mi avete raccontato voi).

Chiusa la parentesi!

La ciste ovarica

Le disavventure di Debora, una volta dimessa dall’ospedale, non erano purtroppo ancora terminate. Il tanto atteso ciclo mestruale, seppur scarso, è stato dolorosissimo a causa di una ciste ovarica di 6 cm che si era sviluppata in pochi giorni: questo era l’unico effetto collaterale di Esmya che Debora non aveva ancora avuto!

Ora Debora dovrà curare questa ciste con 3 mesi di menopausa indotta con l’anello vaginale, nella speranza che si ritiri. Non è stato chiaro se la ciste sia dovuta proprio a Esmya, se era presente già prima dell’intervento o se si sia sviluppata dopo .. per Debora rimarrà un mistero! Lei comunque i dolori della ciste li ha sentiti solo dopo l’operazione.

Per fortuna ha già avuto l’esito dell’esame istopatologico del suo fibroma: l’antigene tumorale CA 125 è nei valori normali, quindi Debora può stare tranquilla. Non le resta che curare pazientemente la ciste e rimettersi presto in forma per godersi i suoi meravigliosi bambini: un maschietto di 6 anni e una femminuccia di 2 e mezzo.

Auguroni di cuore cara Debora!

Anita in cerca di un’alternativa all’isterectomia

Anita ha quasi 40 anni, vive a Rovigo e convive da 10 anni con il problema dei fibromi.

Il primo fibroma

Nel 2005, all’età di 31 anni, ha subito il primo intervento di miomectomia in laparotomia: il consiglio del ginecologo era stato quello di affrontare il problema subito affichè lei fosse il prima possibile nelle condizioni di avere una gravidanza.
Il fibroma di Anita misurava 6 cm, la ripresa é stata buona e l’anno successive Anita è rimasta incinta e ha portato a termine la sua gravidanza senza alcun problema. A gennaio 2007, con taglio cesareo,  è nato il suo bellissimo bimbo.

 

Gli aborti e l’istmocele

Negli anni successivi Anita ha avuto diversi aborti spontanei nel primo trimestre di gestazione. Le ecografie però non evidenziavano fibromi e i medici le dicevano ogni volta che sono cose che succedono…
Nel 2012 il terzo, ed ultimo aborto: Anita scopre che il Maledetto era tornato.
Nel 2013 si reca da un ginecologo specializzato in isteroscopia per valutare la possibilità di rimuovere il fibroma in modo meno invasivo.

Gli esami evidenziano un istmocele (l’istmocele è una sacca interna che si forma  nell’utero in alcune donne che hanno partorito con il parto cesareo e che può causare forti dolori pelvici e difficoltà di concepire) che viene rettificato tramite isteroscopia operativa.
Al controllo successivo un’isteroscopia diagnostica  mostra un fibroma emergere in cavità uterina e dunque Anita si sottopone ad una nuova isteroscopia operativa per rimuoverlo.

I fibromi e l’isterectomia

A marzo di quest’anno la cavità uterina di Anita sembrava a posto ed era stato confermato “solo” un fibroma peduncolato esterno all’utero di 3,5 cm.  Purtroppo adesso questo fibroma è una palla di 9 cm e inoltre si sono formati altri due fibromi misuranti 4 cm.
Anita è tornata dal ginecologo che l’aveva operata nel 2005 che, naturalmente, le ha proposto di procedere con  l’isterectomia.
Anita però non ha voluto arrendersi a questa diagnosi e si è recata all’ospedale Niguarda di Milano, dove vengono praticati gli ultrasuoni focalizzati e anche l’embolizzazione. Qua le hanno proposto una miomectomia qualora lei desdierasse avere altri figli, altrimenti isterectomia, tutto per via laparoscopica.
Inoltre, prima di qualsiasi intervento. Anita dovrà sottoporsi ad esame istologico per escludere che il suo maledetto sia un sarcoma.
Anita stà passando davvero un brutto momento. Deve prendere una decisione e non sa cosa fare. Ha provato a chiedere quale siano gli aspetti negativi dell’isterectomia ma le hanno ovviamente (concedetemi la polemica) risposto che l’utero serve solo per avere dei figli o per sviluppare tumori e che, visto che il suo utero non funziona, è senz’altro meglio toglierlo.

I medici con cui ha parlato Anita le hanno detto che le donne che hanno lamentato disturbi dopo l’isterectomia sicuramente avevano scelto di intraprendere questa strada in maniera precipitosa e poco convinte (molto spesso, come sappiamo, non si tratta di una vera e propria “scelta”).
Anita giustamente si chiede: “Possibile che l’isterectomia sia la panacea di tutti i miei problemi?”.

Anita non si arrende!

Da tre mesi segue un’alimentazione vegana ed effettivamente è riuscita a ridurre alla grande i dolori che avevo durante il ciclo.
Anita è davvero arrabbiata ma ha voglia di riprendere in mano la sua vita e la sua serenità. La sua famiglia ha bisogno di lei.
Mi scrive (e riporto integralmente perchè ha sintetizzato alla perfezione uno dei concetti sui quali si fonda il mio blog): “Devo prendere delle decisioni ma mi sembra di non avere le informazioni adeguate per farlo, solo sentenze mediche standardizzate che dovrei assecondare senza tante domande.”.
In attesa della decisione di Anita le auguro con tutto il cuore di incontrare un medico capace davvero di prendere a cuore la sua situazione e di offrirle un parere professionale e sincero, non mosso da interessi secondari alla sua salute.
Cara Anita, dammi presto tue notizie!

Donatella e i suoi cicli emoraggici

Donatella ha 46 anni e abita a Rapallo, un bellissimo paese di mare che si trova vicino a Genova.
La sua avventura con i maledetti fibromi è iniziata 4 anni fa, quando ha scoperto di avere un fibroma che nell’ultimo periodo è cresciuto così’ tanto da rappoppiare quasi le sue dimensioni: in un mese è messo ha infatti raggiunto la lunghezza di 6 cm.
Il maledetto è stato inizialmente “curato” con la pillola anticoncezionale Novadien. Poi la ginecologa di Donatella ha capito che non era uno squilibrio ormonale a provocarle cicli mestruali emorragici ma bensì era un maledetto fibroma.
Donatella, come del resto, è infatti soggetta a frequenti emoraggie, che combatte con Tranex e ghiaccio sulla pancia. Il suo ciclo mestruale è molto lungo e arriva a durare anche un intero mese.
Qualche giorno fa Donatella è finita in ospedale a causa di una forte emoraggia e la sua ginecologa le ha proposto di assumere Esmya, come alternativa ad un intervento in laparotomia.
Donatella ha acquistato Esmya in una farmacia di Mentone in Francia.
Farmacia HANBURY    tel.0033493357644 –  fax0033493359945
Per ordinare Esmya Donatella ha inviato tramite fax la ricetta, aggiungendo il suo nome, cognome, indirizzo, telefono, indirizzo mail e numero di scatole occorrenti di Esmya.
In alternativa è anche possibile contattare la farmacia al telefono perchè chi risponde parla anche l’ italiano ed è disponibile a spiegare la prassi di invio impegnativa tramite fax.
Doinatella ha ordinato le 3 scatole il mercoledì pomeriggio e già il sabato ha potuto ritirale alla posta.
La farmacia spedisce in contrassegno dalla posta di Savona (Mentone è il primo paese francese dopo V entimiglia) con 12€ di contrassegno.
Il prezzo di ogni scatola è di €143,00 e si paga tutto in contanti al ritiro del pacchetto in posta.

Ora Donatella inizierà a prendere Esmya e finalmente trascorrerà 3 meravigliosi mesi (peroprio quelli estivi poi, perfetto!) senza il suo terribile ciclo mestruale. In bocca al lupo Donatella! Spero con tutto il cuore che Esmya sortisca gli effetti desiderati.

 

Daniela che subirà una miomectomia laparotomica

Daniela ha 41 anni e ha già subito un intervento di miomectomia laparotomica nel lontano 1991, alla giovane età di 18 anni (ma povera!) a causa di un mioma intramurale posteriore di cm 4,7.

Sarà stato perchè Daniela era molto giovane,  sarà stato che quella era la prima volta in cui Daniela aveva dei problemi di salute, sarà stato l’approccio poco delicato del personale sia medico che infermieristico che ha assistito Daniela, o sarà anche stato per l’appoggio inadeguato che Daniela ha ricevuto dalle persone vicine, ma nonostante siano passati più di venti anni per Daniela quell’intervento rimane ancora un incubo, anzi uno degli incubi peggiori.

Così Daniela ha vissuto tutti questi anni con il pensiero fisso dei maledetti fibromi uterini. Si è sottoposta a visite ed ecografie periodiche per tenere sotto controllo il suo utero, soprattutto negli ultimi due anni.

 

I fibromi sono ritornati

Purtroppo infatti i suoi maledetti fibromi si sono ripresentati e quindi le sue visite ginecologiche e le ecografie nell’ultimo perido si sono intensificate e Daniela ha anche sentito il parere di più medici.
Al momento la diagnosi  conferma la presenza nell’utero di Daniela di un fibroma intramurale di 7,5 cm e di un fibroma sottosieroso di 2 cm.

Daniela non ha ancora avuto figlie ma lei e il suo compagno li desiderano molto.

Purtroppo Daniela lugo il suo cammino ha incontrato molti dei “medici senz’anima” che conosco bene anche io, che l’hanno quasi (anzi, senza quasi) rimproverata di aver aspettato fino ai 40 anni per provare ad avere un bambino, visto che il primo fibroma le era comparso già in giovane età, facendola anche sentire colpevole .. come se fosse stata una scelta di Daniela “farsi venire” un fibroma e poi “farselo tornare” .. come se i figli si potessero o dovessero fare con il primo che capita, giusto per non aspettare troppo!

Purtroppo troppe persone considerano lecito poter dare giudizi di questo tipo senza conoscere il percorso di vita di ciascuno, anzi senza porsi affatto alcune domanda in merito.

Sfortunatamente Daniela ha incontrato molti ginecologi che, riscontrato il fibroma e data l’età di Daniela, l’hanno trattata, in risposta alla suo desiderio di avere un figlio, come se avesse raccontato – per usare lo stesso paragone utilizzato da Daniela – come di essere rimasta incinta da un extra terrestre.

Addirittura ad un certo punto Daniela ha creduto che fosse davvero tutta colpa sua!

 

La rapida crescita del fibroma

Il fibroma intramurale di Daniela negli ultimi mesi ha avuto una crescita rapida ed anomala (forse in principio si è trattato di due diversi miomi che poi si sono uniti), tanto che il ginecologo che la seguiva ha deciso di farle fare delle analisi ulteriori, senza comunque spiegarle nulla in merito.

Cercando su internet le analisi prescritte Daniela ha scoperto che quelle sigle (TPA, CA 125, CA 19-9…..), per lei prive di significato, erano in realtà i markers tumorali. Sempre sul web Daniela ha letto che una  crescita rapida ed anomala dei fibromi uterini potrebbe significare una degenerazione degli stessi in sarcoma (una storia che conosco bene questa, ahimè).

Non mi è difficile immaginare quindi come possa essersi sentita Daniela.

La poveretta è quindi corsa dal suo medico di famiglia, anche perché doveva farsi fare l’impegnativa per le analisi, a chiedere chiarimenti e spiegazioni. Lui per fortuna l’ha tranquillizzata (come aveva fatto il mio medico di base del resto .. peccato che io non sia in effetti poi comunque riuscita a levarmi dalla testa il tarlo del sarcoma) spiegandole che è un’ipotesi rarissima che i fibromi degenerino in sarcomi.  Una crescita rapida ed anomala può anche non significare nulla!

Comunque per sicurezza il medico le ha suggerito di sentire un altro parere e le indica anche il nome di un ginecologo che svolge la sua attività in un paese vicino a quello di Daniela aggiungendo che tale medico “non è di molte parole, ma è meglio sentire la sua opinione”.

 

Il parere di un secondo ginecologo

Daniela ha quindi preso appuntamento da questo secondo ginecologo: anche questo medico ha confermato che è praticamente quasi impossibile che il fibroma si sia trasformato in sarcoma e, dopo averla visitata, le ha detto che non è era necessario fare ulteriori accertamenti.

Questo ginecologo,inoltre, non ha guardato Daniela come se fosse una marziana solo perchè desidera avere un bambino. Non ha fatto nessuno stupido commento. Non le ha riservato la solita predica sull’età già sentita e risentita. Nulla di tutto ciò. Tanto che Daniela ha anche pensato che non avesse capito quale era la sua età o che non gli fosse chiaro che lei voleva avere un figlio, così l’ha ripetuto un’altra volta.

Certo certo!” ha finalmente risposto questo medico, come se fosse la cosa più naturale del mondo.

Ha visionato tutte le precedenti ecografie di Daniela, a differenza dei suoi predecessori non ha fatto facce strane nè smorfie, e guardando l’ultima ecografia e con naturalezza ha detto “Eccolo, è un fibroma di 7,5 – 8 cm”, come se avesse voluto dire: “Allora dove è il problema!?”.

A Daniela sembrava veramente di essere in quello studio per curare un raffreddore. Si è rilassata (anzi, in vita sua non era mai stata così tanto rilassata durante durante un visita ginecologica!) e non si è neanche sentita in colpa come tutte le altre volte.

 

Ancora la stessa sentenza: miomectomia laparotomica

Il ginecologo ha però decretato che il fibroma va tolto: miomectomia laparotomica.  Parole testuali: “Si ripercorre la stessa strada dell’altra volta, così evitiamo aderenze”.

Se Daniela non fosse stata così rilassata e questa sentenza fosse arrivata durante le precedenti visite sicuramente le sarebbe venuto preso un colpo! Il solo pensiero di rivivere quell’esperienza infatti l’avrebbe mandata fuori di testa. E’ da 20 anni infatti che la poverina vive con l’incubo che prima o poi mi sarebbe dovuta sottoporre di nuovo ad un intervento chirurgico:“Signora i fibromi ritornano! Inoltre è estremamente raro un fibroma intorno ai 18 anni di età. Se ne formeranno altri perché lei è un soggetto predisposto a questa patologia… vedrà!”.

Invece inaspettatamente Daniela ha reagito bene, sorprendosi di se stessa! Ha spiegato con calma al medico che lei preferirebbe evitare l’intervento, soprattutto per non dover rivivere la brutta esperienza vissuta in passato, e ha proposto tutte le alternative possibili, che aveva letto proprio sul mio blog (che Daniela definisce “preziosissimo” ed “utilissimo” .. ma grazieeeeee!!).

Ma il medico è abbastanza irremovibile: visto che Daniela non ha ancora avuto figli e desidero averne è meglio procedere in laparotomia, e poi a suo avviso sulle nuve tecniche da me citate c’è ancora troppo poca letteratura. E in ogni caso lui non le pratica.

Daniela allora ribadisce che dell’intervento ha molta paura, allora lui la guarda ed esclama sorpreso: “Ma signora l’intervento per la rimozione dei fibromi uterini per noi chirurghi è un intervento di routine! Certo salvo complicanze, ma riscontrabili in qualsiasi intervento chirurgico!!”.
Daniela il suo compagno per la prima volta escono da uno studio medico contenti e per niente spaventati.

Come ho scritto a proposito del mio timore per il secondo intervento chirurgico (anzi terzo, considerando il parto cesareo .. o quarto se conto anche l’isteroscopia) , secondo me quello spaventa Daniela non è tanto l’intervento in sè, quanto il timore di essere trattata, come in passato, con poco riguardo.
Tante situazioni ed episodi“, come scrive Daniela, “ci lasciano un ricordo traumatico a causa di come li abbiamo vissuti e di come ce li hanno fatti vivere le persone che ci erano accanto a causa del loro comportamento poco sensibile e irrispettoso“.

 

Una nuova speranza

L’ultimo medico che ha visitato Daniela è stato effettivamente di poche parole, le ha riproposto in sostanza lo stesso percorso dell’ altra volta e non ha menzionato le nuove tecniche in cui lei tanto sperava, ma non le ha trasmesso ansia, non l’ha spaventata, non l’ha giudicata, non ha considerato insensate le sue pretese.
E soprattutto non ha sminuito le possibilità di Daniela di avere un figlio.
L’incontro con questo ginecologo era proprio quello che serviva a Daniela per trovare il coraggio di affrontare i suoi maledetti fibromi. Ora lei si sente più tranquilla ed ha deciso che non si farà più rovinare la vita da questi maledetti. Brava Daniela! La nostra vita non deve ruotare attorno ai maledetti fibromi!

In attesa di aggiornamenti riguardo l’intervento di Daniela e certa che si risolverà tutto per il meglio io le mando un grossissimo in bocca al lupo!

La mini laparotomia

Mi avete chiesto che differenza c’è tra un intervento in mini laparotomia e quello in laparotomia e io ve lo spiego in base alla mia esperienza e in base a quanto mi ha spiegato il dr. Camanni.

 

Mini laparotomia versus laparotomia

La laparotomia addominale prevede un tagli addominale abbastanza lungo (più o meno come quello pratica in un parto cesareo). Di solito poi l’addome viene tenuto aperto con un divaricatore (anche se ultimamente leggo di qualche medicoo più illuminato che evita questa dolorosa pratica) in modo che il chirurgo abbia facile accesso all’utero e possa rimuovere i fibromi.

La mini laparotomia prevede invece un taglio sull pancia molto più piccolo (lungo la metà o anche meno di quello praticato con la laparotomia). L’utero viene estratto da questa apertura e il chirurgo rimuove i fibromi mentre l’utero è fuori dalla pancia. Poi l’utero viene rimesso al suo posto e la pancia ricucita.

Avendo avuto la sfortuna di provare entrambi gli interventi posso dirvi che le differenze sono abissali!

Se ripenso al mio intervento in laparotomia mi vengono i brividi .. il dolore è stato tanto, la ripresa lunga e difficile, la cicatrice orribile, e il trauma grosso (soprattutto perchè nessuno mi aveva spiegato a cosa andavo incontro). Ho passato cinque giorni in ospedale, senza mangiare e nutrita solo con le flebo. Mi sono alzata dal letto a fatica e con dolori lancinanti alla ferita. Una volta a casa ho cominciato la mia lentissima ripresa che ha richiesto pazienza e coraggio .. ogni giorni i progressi erano minimi .. Sono tornata a camminare come prima dopo più di un mese e per  riprendere tutte le altre attività ci è voluto un sacco di tempo. Da sola non riuscivo manco ad alzarmi dal letto!

La ripresa dopo l’intervento in mini laparotomia, invece, è stata (ed è, dal momento che è ancora in corso) molto più veloce. Mi sono alzata dal letto il giorno dopo l’intervento e dopo due giorni ero a casa. Cammino già come prima, sono solo un po’ lenta nei movimenti perchè sono debole. Mi alzo e mi siedo da sola. Mi chino e mi inginocchio (non dovrei, ma come resistere al faccino di Giorgia seduta a terra a giocare che mi dice “Mamma veni!”). Insomma, non c’è paragone.

 

Mini laparotomia versus laparoscopia

Il dr. Camanni mi aveva anche prospettato la possibilità di intervenire in laparoscopia, infatti quando poi avevamo deciso per la mini laparotomia non ero molto contenta. In realtà la laparoscopia avrebbe previsto 3 piccoli tagli che alla fine equivalgono la mia ferita di circa 5 cm.

La laparoscopia avrebbe inoltre causato, a detta del dr. Camanni, un’emoraggia maggiore, mentre i tempi di degenza e di recupero sarebbero stati gli stessi. Alla fine quindi mi sono fidata del suo consiglio e abbiamo scelto la mini laparotomia.

Cercando in rete ho anche trovato uno studio del prof. Simone Ferrero che ha paragonato miomectomia laparoscopica e miomectomia mini laparotomica. I risultati che ha ottenuto sulle pazienti che si sono sottoposte alla due tipologie di intervento confermano la mia esperienza e quanto descritto dal dr. Camanni.

Ho provato una grossa rabbia nel pensare che quanto ho vissuto nel 2011 a causa della mia laparotomia si sarebbe potuto evitare o almeno limitare. Ci ho messo molto tempo a superare quell’esperienza, che mi aveva terrorizzata a tal punto di essere incapace di affrontare un nuovo intervento per rimuovere il mio maledetto.

A questo punto davvero non posso evitare di lanciare un appello al Numero 2: caro dr. Guglielmo Bracco, smettila! Se non hai voglia di aggiornarti e di imparare a operare le tue pazienti con tecniche più moderne e meno invasive, abbi almeno l’onestà di consigliare loro di rivolgersi ad un professionista migliore.

(Forse da oggi smetterò di tacere i veri nomi dei ginecologi che ho incontrato. Forse è ora che ognuno si prenda le sue responsabilità, per il bene di tutte noi ..).