Il mio intervento in laparotomia: parte 2

La sala operatoria mi è parso un luogo spaventoso, pieno di oggetti per nulla rassicuranti.
Mi hanno fatta scendere dal lettino e salire su quello di metallo freddo che c’era lì, sotto una lampada accecante.
C’erano molte persone che si muovevano intorno a me, e parlavano tra loro. Ma non parlavano con me. Nessuno lo faceva.

Avevo tanto, tantissimo freddo e non riuscivo a mettere a fuoco ciò che accadeva intorno a me.

Ho chiesto subito del mio ginecologo, il Numero 2, e qualcuno mi ha detto che stava arrivando.
Intanto mi hanno messo la flebo e legato il braccio sinistro tipo con una cinghia. Questa cosa mi è parsa davvero inquietante.

Dopo un tempo che mi è parso interminabile, durante il quale ho vanamente cercato di attirare l’attenzione e inutilmente sperato che qualcuno mi dicesse qualcosa di confortante, è arrivato il mio ginecologo.
Il Numero 2 mi ha subito messo davanti agli occhi il foglio per il consenso informato all’intervento e mi ha chiesto di firmarlo. Ricordo che cercavo disperatamente di leggere ma vedevo tutto sfocato e ho anche dovuto firmare con la mano destra (io sono mancina) perché a sinistra c’era la flebo.

Mi veniva da piangere.

Ad un certo punto qualcuno mi ha messo la mascherina dell’ossigeno sulla faccia e mi ha detto di contare. Avrò pronunciato forse l’uno e il due, e poi sono piombata nel sonno più profondo del mondo.

 

Quando ho riaperto gli occhi avevo freddo. Tanto tanto freddo. E tremavo.
E poi avevo un dolore pazzesco alla pancia. Mi sembrava di essere appena passata in un tritacarne.
Non sapevo dov’ero. Non sapevo perché.
Vedevo mia mamma e il bighi ma era tutto confuso, sfumato.
Volevo parlare ma non riuscivo a farlo. Aprivo gli occhi un secondo e poi li richiudevo.
Ad un certo punto ho visto il bighi uscire perché erano arrivati dei suoi parenti e ho pensato “No, non andare, resta qua” ma non ho potuto dire nulla.
Ogni tanto riconoscevo confusamente alcune persone ma io avrei voluto accanto solo i miei familiari, perché stavo troppo male.

Poi è stato chiaro che avevo la febbre alta. Ho sentito mia mamma che lo diceva a qualcuno. È stata sera, e poi notte, e mia mamma è rimasta sempre accanto a me, a controllare che la flebo scendesse, che non finisse la morfina, che la febbre non salisse.

Ma che bel sogno!

Questa mattina mi sono svegliata di ottimo umore, con il sole che filtrava dalle persiane e la nuova allegrissima suoneria del bighi, perchè ho fatto un sogno bellissimo, che mi ha lasciato una sensazione di serenità e benessere.

Ho sognato di essere ricoverata in ospedale per rimuovere il Maledetto Fibroma con un intervento in laparoscopia. Incontravo un medico meraviglioso che mi faceva parlare con una ragazza carinissima che aveva appena subito l’intervento (sarà Valeria del commento all’articolo su Donna Moderna?) e che consentiva a mia mamma e al bighi di accompagnarmi in sala operatoria.

Lì subivo l’intervento in anestesia locale e il medico mi parlava per tutto il tempo, tranquillizzandomi.

Quindi venivo riaccompagnata nella mia stanza dove mi aspettavano un mucchio di persone, compresa una mia compagna delle medie mai più sentita con la quale avevo stretto una bella amicizia.

Non avevo nessun tipo di dolore e mi sentivo felice e leggerissima.

Che bel sogno .. e come sarebbe bello se potesse davvero andare così! Sarebbe splndido incontrare un medico gentile, in grado di rassicurarmi e disposto a parlarmi almeno un pochino prima di aprire in due la mia pancia. Io dottori così non ne ho ancora incontrati..

Quasi quasi ne approfitto e lancio un appello: ehi voi … medici, chirurghi, ginecologi .. di rinomata fama e sconosciuti, giovani e vecchi, vicini e lontani .. qualcuno di voi è disposto a trattare la mia situazione con un briciolo di umanità? Qualcuno di voi potrebbe prendere a cuore il mio importantissimo utero e trattarlo con rispetto? Qualcuno è in grado di capire che basterebbe un po’ d’amore per rendere tutto più facile? C’è qualcuno disponibile?? Perchè io sono qua, alla ricerca di un medico che svolga ancora il suo lavoro con passione e con calore …