SavetheUterus: l’ambulatorio di Verona per la cura di fibromi con tecniche ultramininvasive

Tempo fa avevo ricevuto la mail del dottor Stefano Scarperi, che si occupa di ginecologia presso l’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona.

Il dottore voleva informarmi riguardo il fatto che presso il suo Ospedale era partito un progetto che si chiama “SavetheUterus” con un ambulatorio dedicato per la cura di fibromi/adenomiosi con tecniche ultramininvasive come radiofrequenza e MRgFUS che permettono di trattare i fibromi con efficacia senza dover essere sottoposti a chirurgia maggiore o demoliva.

Ho ricevuto da poco nuovi ed interessantissimi aggiornamenti riguardo il suo progetto, che condivido con piacere.

Cara Eleonora,

come richiesto, ti illustro il progetto “SavetheUterus” per le pazienti affette da fibromi uterini ed adenomiosi. Questo progetto nasce dall’impegno di dotarsi all’interno della Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona di tutte le tecnologie attualmente esistenti per il trattamento ultramini-invasivo dei fibromi e lo sviluppo delle relative competenze per utilizzarle: MRgHIFU (ablazione mediante l’uso di ultrasuoni sotto guida della risonanza magnetica), termoablazione mediante radiofrequenze e microonde, embolizzazione delle arterie uterine oltre che asportazione chirurgica laparoscopica dei fibromi uterini.

L’ultima arrivata è la “MRgHIFU” una tecnica che usa gli ultrasuoni: questi vengono indirizzati direttamente nella zona da trattare con una precisione al decimo di millimetro. L’intervento viene eseguito in paziente sveglia sotto la guida della risonanza magnetica non produce cicatrici e non richiede ospedalizzazione. Gli ultrasuoni “bombardano” i fibromi uterini e ne inducono la necrosi, cioè la morte dei tessuti, che avviene nell’arco di un paio di mesi.

La termoablazione mediante radiofrequenza “RFA” si base sull’inserimento sotto visione laparoscopica (due o tre incisioni di 5 millimetri sulla cute dell’addome) di un ago all’interno del fibroma in grado di aumentare la temperatura del tessuto da trattare con precisione a 98° per un tempo di pochi minuti. Anche in questo caso il danno termico prodotto determina una graduale trasformazione in tessuto fibroso inerte dal punto di vista biologico.

Infine l’embolizzazione delle arterie uterine (EAU) è una procedura chirurgica minimamente invasiva che viene utilizzata per trattare sia gli uteri di volume aumentato per fibromatosi o adenomiosi. L’embolizzazione delle arterie uterine ha lo scopo di bloccare il flusso sanguigno all’interno dei vasi che portano sangue all’utero riducendo quindi il volume ed i sintomi dell’adenomiosi. Viene effettuata da un radiologo interventista dedicato che opera consultandosi con il ginecologo. L’intervento si esegue in anestesia locale eseguita a livello inguinale per permettere l’introduzione di un microcatetere (un tubicino del calibro di un ago da puntura intramuscolare) che viene fatto avanzare fino alle arterie uterine sotto controllo radiografico.

Ovviamente nei casi non candidabili per le tecniche descritte in precedenza l’asportazione chirurgica dei fibromi viene eseguita generalmente per via laparoscopica attraverso accessi da 5 mm sulla cute.

Mi auguro di poter esserVi stato d’aiuto.

Un caro saluto.

Dott. Stefano Scarperi

Embolizzazione e ultrasuoni focalizzati: a confronto i tempi di recupero e le eventuali complicanze

Come vi avevo anticipato gli studi che mi aveva inviato Teresa (ricercatrice all’estero) riguardo le tecniche di trattamento dei fibromi e le relative recidive erano due.

Il primo, che ho pubblicato la settimana scorsa, era uno studio americano che riguardava i risultati a lungo termine dell’embolizzazione di fibromi. Quello che cercherò di riassumere oggi paragona invece gli esiti, anche in termini di dolore post operatorio, di trattamenti dei fibromi con embolizzazione e con ultrasuoni focalizzati.

L’obiettivo dei trattamenti era di ridurre i sintomi dei fibromi mentre l’obiettivo dello studio è stato quello di confrontare il recupero delle pazienti e l’eventuale insorgenza di complicanze nelle 6 settimane sucessive gli interventi.
Le donne partecipanti al progetto sono state 83 ma di queste solo 75 hanno compilato i diari post-procedura. Direi quindi che non parliamo di grossi numeri ..

Il dolore percepito da queste donne è risultato più alto dopo l’embolizzazione che dopo il trattamento ad ultrasuoni focalizzati. Le donne sottoposte ad embolizzazione si sono mostrate più propense ad usare oppiacei ambulatoriali e altri antidolorifici e hanno registrato un tempo di recupero medio più lungo (8 giorni di assenza dal lavoro contro i 4 di chi ha scelto gli ultrasuoni, 15 giorni per tornare ad una vita normale sopo l’embolizzazione e 10 dopo gli ultrasuoni).
Per quel che riguarda invece l’incidenza e la gravità di eventuali “eventi avversi” (complicanze) non ci sono state differenze significative.

La conclusione dello studio dice più o meno questo: le donne che subiscono l’embolizzazione dell’arteria uterina hanno tempi di recupero più lunghi e registrano un maggiore uso di farmaci da prescrizione ma le donne sottoposte a ultrasuoni focalizzati hanno tempi di trattamento più lunghi.

In questo studio purtroppo non si parla di recidive.

Di seguito trovate il pdf dello studio completo (io ho pubblicato solo una breve sintesi), così potete farvi un’idea più precisa.

Embolizzazione e ultrasuoni focalizzati: a confronto i tempi di recupero e le eventuali complicanze

Bruna alla ricerca di informazioni sull’hifu allo Ieo di Milano

Bruna ha un fibroma di ben 12cm, che per fortuna non le causa grossi problemi ma che però le da un po’ fastidio. Ha letto qui sul blog la storia di Giulia che si è sottoposta ad ablazione del fibroma uterino con tecnica hifu e vorrebbe avere maggiori informazioni su questa tecnica e anche sull’esperienza di Giulia.

Giulia le risponderà a breve ed io nel frattempo pubblico la sua email, così magari se qualcuna di voi ha qualche consiglio per Bruna o anche altre domande sull’hifu può iniziare a commentare.

 

Ciao,
Ho letto le tante testimonianze del tuo blog e ho ordinato il tuo libro, e non finirò di ringraziarti per il supporto che riesci a dare!
Purtroppo anche io mi sono ritrovata con questa patologia, due anni fa infatti mi è stato diagnosticato un fibroma di ben 12 cm, del tutto asintomatico ma piuttosto fastidioso per il suo volume, che nel frattempo avrà superato i 12 cm.
La mia dott.ssa (ex) nel 2016 mi ha detto di andare subito al pronto soccorso e fingere di avere dolore affinché mi operassero d’urgenza e di essere pronta alla rimozione dell’utero. Mi ha spaventata così tanto che ho seguito le sue indicazioni alla lettera, come un automa.
Al S.Giovanni sono stata trattata abbastanza male, non solo perché quella non era la procedura regolare per quel tipo di operazione ma soprattutto per via di alcuni radiologi che nella fase di accertamento commentavano ridendo la grandezza del mio fibroma.

Risultato: mi mettono in lista d’attesa e di fatto non mi hanno ancora chiamata.

Nel frattempo faccio delle ricerche e vengo a sapere della tecnica hifu eseguita sia al Niguarda di Milano che al Policlinico di Roma.
Nel primo ospedale tento di prenotare una visita chiamando ogni giorno per circa due mesi ma mi si dice che l’agenda è sempre piena. Al Policlinico di Roma mi rispondono subito e mi danno un appuntamento, ho con me già la risonanza magnetica con liquido di contrasto e vengo ricevuta da un radiologo. Dopo aver visto le lastre e considerata la posizione del fibroma e la sua grandezza, il medico mi dice che un intervento del genere fatto con hifu è rischioso, potrebbe portarmi dolori imprevedibili alla schiena. Mi dice anche che avendo io allora 41 anni, se non desidero figli e non provo dolore, non devo necessariamente rimuoverlo; posso attendere la menopausa e il regresso spontaneo.
Di fronte all’aut aut, operazione chirurgica o attesa del regresso spontaneo, non ho avuto dubbi allora, e mi sono disposta a tenermi questa palla “ben incastonata nello spazio pelvico”.
Trascorrono due anni in cui per lavoro devo traslocare più volte e trascuro il tutto.
Ultimamente però avverto che il fibroma è cresciuto e mi ritorna l’ansia, così ritrovo il tuo blog, ordino il tuo libro, e proprio oggi leggo dell’esperienza di Hifu allo Ieo di Milano su un fibroma di 14 cm. Finalmente sento tornare la speranza!
Vorrei dei consigli su come muovermi, considerando che non ho nessuna esperienza di interventi operatori e che vivo a Roma.
Posso chiedere/prenotare una visita direttamente alla struttura o devo passare tramite la mia dottoressa? È meglio andare già con una risonanza magnetica recente?

Giulia che si è sottoposta ad ablazione del fibroma uterino con tecnica hifu

Giulia ha 53 anni e mi ha scritto per darmi una notizia davvero bella dal momento che è riuscita a trattare con efficacia i suoi fibromi con la tecnica degli ultrasuoni focalizzati (hifu).

Giulia ha sopportato per anni vari problemi causati da vari fibromi, il più grosso dei quali di 14cm, come anemia, emorragie problemi intestinali e urinari. Non voleva rassegnarsi all’istectomia totale che i vari ginecologi le prospettavano e cercava soluzioni alternative.

Sono stata da dei radiologi interventisti per valutare l’embolizzazione il Dr Pedicini in Humanitas e il dr Rampoldi al Niguarda, alla fine mi sono affidata al Dr Orsi dello Ieo di milano.

Mi sono sottoposta ad intervento di ablazione di fibroma uterino con tecnica hifu allo Ieo a marzo dal dott.Orsi e dott.Bonomo, il trattamento è durato più o meno un ora, assolutamente indolore, solamente un forte senso di calore. La preparazione invece nei giorni precedenti è stata un po fastidiosa perché consiste in dieta ferrea, poi digiuno e pulizia intestinale tipo per esame colonscopia. A parte questo, dopo il trattamento nel pomeriggio sono tornata a casa, riposo e niente attività fisica per qualche giorno. Non ho avuto problemi se non un po di mal di pancia e mal di schiena per qualche giorno.

Al primo controllo RM a maggio il fibroma maggiore di circa 14 cm si è ridotto di circa la metà, ora ad agosto ripeto RM per vedere ulteriore riduzione, poi il dott. Orsi franco valuterà se intervenire su altro fibroma di circa 8cm.

Il trattamento hifu è veramente non invasivo, il dottore ha spiegato che utilizzano una macchina nuovissima arrivata allo Ieo a gennaio di quest’anno adatta anche per fibromi voluminosi. L’intervento si può fare anche col servizio sanitario e la lista di attesa è di due/tre mesi.

Sono davvero felice di pubblicare la testimonianza di Giulia, anche perchè si sente parlare pochissimo di hifu e benchè io abbia cercato più volte di approfondire questa tecnica non ero ancora riuscita a raccogliere testimonianze dirette ma solo tante belle teorie.

La storia di Giulia da davvero una nuova speranza a tutte quelle per cui potrebbe essere indicata questa tecnica, così poco invasiva ed indolore. Grazie Giulia, e se qualcuna ha altre informazioni in merito per favore le condivida con noi!

Monica che vorrebbe sceglire l’HIFU per la rimozione del suo fibroma

Monica abita a Milano, ha un fibroma che misura 7,5cm e vorrebbe sottoporsi alla tecnica degli utrasuoni focalizzati per la rimozione del suo fibroma.

 

Ciao sono Monica,

ho un fibroma di 7,5 cm dal 2014 è cresciuto prima 3 cm, poi 5 poi 5,5 poi 6,5 fino ad ora7,5. Inizia a darmi fastidio, mi schiaccia la vescica e io stando sempre seduta per un incidente in macchina nel 2001 devo toglierlo ma preferirei non operarmi.

Ho cercato hifu e sono arrivata allo IEO. Lì mi hanno spiegato che se è un singolo fibroma se messo in determinate posizioni e se più solido che liquido potrebbero farmi L’HIFU così mi hanno prescritto una risonanza magnetica con e senza liquidò di contrasto. L’ho fatta, l’ho mandata poi a loro e mi hanno risposto l’altro giorno che l’intervento è fattibile quindi dovrei essere sottoposta ad HIFU con ecografo spero a breve.

Il mio ginecologo che vorrebbe togliere tutto dice che tenere dentro una cosa che cresce non gli piace !! E allora mi chiedo perché mi dicono che se non mi da fastidio posso tenerlo? Una domanda poi mi spaventa questo Hifu non andrà a modificare la benignità del mio fibroma vero ?

Io purtroppo non ho molte informazioni riguardo la tecnologia ad ultrasuoni focalizzati. Avevo intervistato il dr Napoli in merito, ma non ho raccolto esperienze dirette. Monica mi ha raccontato qualcosa in più..

Riguardo ad HIFU so che prima a Ieo usavano una grande macchina con risonanza e agivano tramite quella. Era un macchinario cinese, molto ingombrante. Ora lavorano con un macchinario piccolo portatile che lavora tramite immagini ecografiche, inoltre invece che impiegarci tanto tempo bastano 10 minuti. Il medico diceva che togliere un utero è togliere un’impalcatura di sostegno per gli organi. Queste sono le info che mi ha dato questo medico allo Ieo.
Difficile scegliere quando ognuno dice la sua!!!

Spero Monica abbia davvero potuto sperimentare con successo questa tecnica e che si faccia viva presto per raccontarci com’è andata. In bocca al lupo cara amica!