L’intervento di Cristina: la laparotomia e il post operatorio

Cristina ha 41 anni e mi ha scritto tempo fa per raccontarmi del suo fibroma di 10 cm. Quando mi ha scritto era seguita presso l’ospedale di Carate Brianza (MB) e li le avevano prospettato una miomectomia, in laparotomia o laparoscopia.

Il suo desiderio era quello di liberarsi del fibroma nel più breve tempo possibile per poter finalmente pensare ad una gravidanza. Mentre era alla ricerca di informazioni ha parlato al telefono con una ginecologa di Bergamo, amica di una sua amica..

Mi ha dato delle informazioni interessanti che penso possano interessare anche altre. Mi diceva che nel mio caso è più indicata la laparotomia, sia per le dimensioni del fibroma, sia perché il chirurgo riesce a lavorare meglio ad addome aperto, facendo una migliore sutura dell’utero. Nel lungo periodo, infatti, la laparoscopia ha creato problemi in particolare in chi -come me – cercava gravidanze future, perché il rischio di rottura dell’utero in gravidanza era più elevato in caso di laparoscopia. Riguardo le nuove tecnologie (embolizzazione e ultrasuoni) mi ha detto che non le conosceva bene, ma che anche in questo caso bisogna considerare che non si conoscono gli effetti nel lungo termine.

Mi ha poi consigliato alcuni colleghi della mia zona, citando in particolare il primario del San Gerardo di Monza, un ospedale dove – mi diceva – la chirurgia era fatta bene. Quando poi le ho citato la dott.ssa Locatelli, primario di Carate Brianza, mi ha risposto che la conosce ed è molto brava. “Sarebbe l’ideale” mi ha detto. Ho quindi cercato subito di prenotare una visita da lei, privatamente. Ho trovato posto subito. Mi ha fatto una buona impressione, è calma, pacata, attenta alla persona. Anche lei mi ha consigliato la laparotomia.Mi ha messo subito in lista d’attesa urgente, in modo da poter poi iniziare a cercare una gravidanza, passati i sei mesi dall’operazione. Mi ha detto che dovrebbero chiamarmi già da fine agosto e che mi opera lei.

A distanza di tre mesi, Cristina può festeggiare il suo lieto fine, e dedicarsi al suo progetto di maternità!

Le cose si sono evolute bene! Pubblica pure quello che ti racconto!

Le cose sono andate così: i primi di luglio ho prenotato una visita privata dal primario di ginecologia di Carate Brianza (MB), la dott.ssa Locatelli. E’ una dottoressa molto umana, pacata, ti mette a tuo agio. Me ne avevano parlato bene altre due ginecologhe, sia dal punto di vista umano che professionale e chirurgico. Dopo la visita, mi ha messo subito in lista d’attesa “urgente” per togliere il fibroma. Mi ha prospettato una laparotomia, anche per le dimensioni del fibroma (10 cm, intramurale sottosieroso).


A questo riguardo, qualche giorno prima avevo avuto un colloquio telefonico con una ginecologa che conoscevo, che mi ha confermato che la laparotomia è più adatta della laparoscopia soprattutto per le donne che progettano gravidanze future: il chirurgo infatti ha più possibilità di movimento nella sutura dell’utero, riesce a fare un lavoro più preciso e più resistente alla gravidanza successiva. E’ capitato infatti che si verificassero casi di rotture di utero a seguito di una laparoscopia. Sono stata chiamata dall’ospedale a metà agosto e il primo settembre ho fatto l’operazione. La mia paura più grande erano l’anestesia totale e l’intubazione, oltre a eventuali complicanze.


In realtà è andato tutto bene: ho tolto quasi 4 etti di fibroma e mi hanno fatto una sutura “a triplice strato”, adatta a chi vuole poi avere una gravidanza. Ho perso molto sangue, per questo mi hanno prescritto le pastiglie di ferro per un mese. Per colpa del Covid, non è stato possibile avere accanto nessuno per tutta la durata del ricovero, ma a dire il vero ero così stanca che non avrei voluto molta gente attorno.

Devo fare una piccola nota di disorganizzazione all’ospedale: durante il prericovero, mi avevano assicurato che avrebbero telefonato, a fine intervento, a mio marito per informarlo dell’esito dell’operazione. Invece non ha ricevuto nessuna chiamata, i miei familiari si sono preoccupati molto, tanto che alla fine mio marito si è presentato di persona in ospedale, piuttosto arrabbiato, e le infermiere lo hanno fatto entrare per qualche minuto. Anche la mia compagna di stanza si è arrangiata nell’avvisare a casa del suo stato di salute, nonostante avesse ricevuto le stesse rassicurazioni.

I primi giorni post operatori sono stati i più difficili: nausea, pancia gonfia, dolori… un po’ di sconforto nei primi momenti è da mettere in conto. Poi però sono riuscita ad alzarmi, a camminare, ad avere quel minimo di autonomia che ti fa pensare che d’ora in avanti andrà sempre meglio. I miglioramenti si sentono soprattutto quando si torna a casa: hai i tuoi spazi, i tuoi tempi, ti prendi cura di te e soprattutto riposi! Per una settimana ho fatto anche fatica a leggere: il cervello era sconnesso, forse ancora per effetto di anestesia e antidolorifici, facevo fatica a capire le frasi che leggevo. Poi mi sono ripresa.

Ora sono passati quasi due mesi dall’intervento: riesco a fare praticamente tutto, anche le camminate a passo sostenuto, sento un po’ di fastidio quando mi chino, faccio ancora fatica a mettere pantaloni stretti (mi fa male a premere la pancia) e quando cambia il tempo sento delle fitte alla ferita. Ho fatto la visita di controllo, la dottoressa mi ha autorizzato a riprendere la vita normale, perché è tutto a posto e non rischio di danneggiare l’utero.

Ho ancora “un salsicciotto gonfio” appena sopra la ferita, non so se andrà via… aspettiamo. La pancia comunque è più sgonfia, omogenea, la guardo e dico “adesso sì che mi riconosco!”. Il ciclo è tornato subito regolare e non ho più le perdite abbondanti di una volta.Da quando ho fatto l’ultima visita, mi sento libera, sollevata, più serena, pronta a riprendere la vita di sempre. Con qualche accortezza, con un po’ di attenzione alla ferita, che è una cerniera tra il passato e il futuro.

Questa convalescenza così lunga che richiede la laparotomia è un esercizio di pazienza: sai che le cose si sistemeranno, ma non devi avere fretta, devi accettare il miglioramento giorno dopo giorno, accogliere anche lo sconforto di quando pensi di essere tornata indietro, perché poi ti riprendi e stai meglio. Un ottimo esercizio per chi ha fretta. E’ come vivere un viaggio tappa dopo tappa, come leggere un libro una pagina per volta. Io ho tenuto un diario dove segnavo, giorno dopo giorno, per 6 settimane, come mi sentivo. Ho smesso dopo la visita di controllo. Mi è stato utile, per restare in contatto con me stessa e tenere traccia dei progressi o dei peggioramenti.

E tra 6 mesi (me lo ha detto la dottoressa), posso pensare ad una gravidanza. 
Spero che la mia esperienza possa essere utile anche ad altre donne… grazie per avermi dato la possibilità di condividerla! A presto!!!

Che bella la testimonianza di Cristina! Mi sono ritrovata molto in ciò che racconta riguardo il post operatorio. La convalescenza dopo un intervento in laparotomia è davvero, come dice lei, un esercizio di pazienza. Io, che ho fretta sempre in tutto, non avevo mai considerato questo punto di vista!

Cara Cristina, un gigantesco augurio, con tutto il cuore, per il tuo progetto di diventare mamma! Facciamo il tifo per te e aspettiamo aggiornamenti!

Suiene chiede informazioni sull’embolizzazione a Napoli o a Roma

Ecco l’appello di Suiene, amica brasiliana che vorrebbe sottoporsi ad embolizzazione a Napoli o a Roma.

Ho 34 anni, sono brasiliana ma sono da 15 anni che vivo in Italia che oramai è diventata casa mia.
Nel 2017 ho scoperto di avere l’utero fibromatoso, sintomi erano sensazioni di gonfiore perdita di sangue tra un ciclo e l’altro e ciclo decisamente abbondante e doloroso, il mio mondo è crollato quando ho iniziato ad informarmi un po sul social e ho scoperto che potrebbe ostacolare una gravidanza (nn ho figli) i medici mi hanno sempre detto che nn era niente di che, e che dovevo solo stare sotto controllo. Il tutto è peggiorato quando quest’anno sono andata al solito controllo e si è scoperto che nn solo continuano a crescere ma aumentano anche di numero e come si non bastasse ho un nodulo anche nel seno.

Ho un fibroma sottosieroso di 4cm e altri tre di 3cm, e ci sono tantissimi altri ( nn sanno dirmi quanti di preciso) di 1cm e 2cm circa. Sono distrutta, perché sono andata da due medici con questi esami e mi hanno detto che nn posso fare nulla e che tra non molto dovrò togliere tutto l’utero, la idea mi terrorizza e distrugge il mio sogno di diventare mamma.

Guardando il blog vedo che molte di loro con la embolizzazione hanno avuto un po di speranza, spero di trovarla anch’io. Chiedo un consiglio, a indirizzarmi da chi mi potrei rivolgere a Napoli o anche nelle città vicine (anche a Roma se necessario), che mi possa seguire e magari effettuare la embolizzazione.

Grazie Eleonora…

Ho risposto a Suiene che potrebbe rivolgersi al dr Morucci, all’ospedale San Camillo di Roma. Qualcuna di voi può consigliare in bravo radiologo anche a Napoli?

Angela che vorrebbe parlare con chi ha scelto l’embolizzazione

Angela è molto giovane e combatte un fibroma sottosieroso ed alcuni fibromi intramurali. La sua ginecologa non è stata in grado di effettuare una diagnosi corretta e Angela adesso ha perso fiducia nei medici incontrati fino ad oggi.

Qui sul blog ha letto dell’embolizzazione e vorrebbe entrare in contatto con qualcuna di voi (ormai siete tantissime!) che ha scelto questa tecnica.

Ciao Eleonora, mi chiamo Angela, ho 28 anni.

Dopo alcune settimane di lettura del tuo blog, finalmente mi sono decisa a scriverti.

La mia storia è piuttosto recente, sebbene questi ultimi 4 mesi mi siano sembrati infiniti, esattamente come il mio ciclo! Per questo motivo, 2 mesi fa prenoto una visita ginecologica e la dottoressa (tra le più brave, a quanto dicono) mi diagnostica un fibroma sottosieroso di 4 cm; mi dice che l’emorragia non dipende da questo e mi prescrive la pillola Loette perché ho “le ovaie un po’ ingrossate”.

Inizio la terapia, il primo mese tutto ok, il secondo si presenta una forte emorragia, molti crampi e finisco in pronto soccorso. Qui ben 3 dottoresse mi dicono che “questa non è un’emergenza” e tra un rimprovero e l’altro scopro infine che non ho un solo fibroma, bensì più fibromi, di cui uno sottosieroso di 2 cm e altri intramurali.

Inutile dire che non nutro più stima per i medici che ho incontrato finora. Sono contenta invece di aver letto, grazie al tuo blog, che molte donne hanno potuto sconfiggere i loro fibromi grazie all’embolizzazione ed alle cure di Medici competenti. Ed è per questo che ti scrivo… avrei piacere di potermi confrontare con qualche donna che si è sottoposta a questo tipo di intervento…
Grazie della tua risposta
Angela

Visto che Angela è molto giovane, e per dovere di cronaca, vorrei farle presente di tenere in considerazione anche la diatriba “embolizzazione e gravidanza” perchè su questo tema ci sono molti pareri opposti.

Angela aspetta consigli da tutte le amiche del blog che si sono sottoposte ad embolizzazione, ed in particolar modo da quelle che poi hanno intrapreso una gravidanza. Scatenatevi!

Silvia alla ricerca di un ginecologo esperto in laparoscopia

Un po’ in ritardo pubblico la richiesta di Silvia, che è alla ricerca di un bravo ginecologo esperto un laparoscopia in zona Lombardia/Emilia Romagna.

Leggete la sua storia .. e se potete aiutarla scrivete nei commenti!

Ciao ragazze! È stato super interessante trovare questo blog e leggere le vostre esperienze..
Io mi porto dietro un simpatico fibroma da tantissimi anni, erano due piccole palline che nel tempo sono cresciute e unite ma essendo sottosieroso non mi ha mai dato fastidio… Vi tralascio il motivo per cui ancora sta con me, fatto sta che io ho avuto una gravidanza nel 2017, finita con cesareo a 33 settimane per problemi di pressione, ma finita bene… Poi avendo già 38 anni ne ho cercata un’altra, che è arrivata subito ma è finita molto male.. nonostante il cesareo programmato a 37 settimane, per un misterioso infarto della placenta la mattina stessa, la bimba è nata senza vita..
Ora, io mi trovo con 2 tagli da cesareo, un fibroma esterno di circa 10 cm e ovviamente il desiderio di cercare un’altra gravidanza..
Quello che vi chiedo è se qualcuno conosce un bravo ginecologo laparoscopico in zona Mantova, Cremona, Parma, Reggio Emilia.. io abito in mezzo tra queste città.. i ginecologi con cui ho parlato mi opererebbero in laparotomia, quindi terzo taglio..
Qualsiasi consiglio è ben accetto!! Grazie

Pancia gonfia dopo la laparotomia: è normale?

Lucie ha subito da poco un intervento in laparotomia per l’asportazione di un fibroma.

I sintomi che mi hanno portato alla scoperta sono stati la pancia gonfia e un dolore fortissimo al retto durante il ciclo. Il dottore che mi doveva operare ha aspettato 7 mesi prima di farlo e mi ha chiamato solo per mia insistenza e il mio fibroma è cresciuto di ben 5 cm in questi mesi arrivando a 15.

Quello che la preoccupa adesso è un eccessivo gonfiore addominale: la sua pancia è infatti ancora molto gonfia. Il ginecologo le ha detto che si tratta solo di espellere dell’aria.

Salve , mi sono operata due mesi fa in laparotomia per asportare un fibroma di 15 cm sottosieroso esterno, che mi ha causato una pancia gonfia da farmi sembrare incinta di 4 mesi. Pensavo che dopo l’intervento la mia pancia sarebbe diminuita e invece dopo più di due mesi mi ritrovo a svegliarmi ogni mattina con la pancia super gonfia… sono stufa di questa condizione sembra non uscirne più. Ho preso molto peso durante i mesi di attesa per l’operazione e la ripresa sembra sempre più difficile e dura . Sono propria stufa vorrei stare bene dopo tanta sofferenza e imbarazzo . Vorrei sapere se ci sono altre che hanno vissuto il post operatorio come me e hanno consigli a riguardo.

Mi ricordo che anche la mia pancia dopo la mini laparotomia ci aveva messo molto a sgonfiarsi, ma non saprei dire quanto. Penso comunque più o meno due o tre settimane.

Qualcuna con un’esperienza di laparotomia recente può dare un parere o un consiglio a Lucie?