Codice giallo

Oggi la giornata non è stata migliore di ieri .. Anzi!

Visto che il sole splendeva e non avevo voglia di passare altro tempo a casa a deprimermi mi sono imbottita di antidolorifici e abbiamo deciso di andare a fare un giretto in centro.
I dolori erano sopportabili e le contrazioni una ogni tanto, perciò mi sono avviata piena di fiducia.

Abbiamo percorso pochi metri di Via Garibaldi (giusto il tempo di ridere a crepapelle in un negozio di abiti per bambini in cui Giorgia ha scelto un vestitino arancione da un espositore posto alla sua altezza ed è andata davanti allo specchio a vedere come le stava prima di concludere “Io prendo questo!”) e i crampi si sono fatti più frequenti e dolorosi. Ho subito preso 10 gocce di Toradol e ci siamo seduti su una panchina, in attesa che facesse effetto.

Il bighi è andato a prendere della focaccia squisita, così intanto abbiamo pranzato (io un po’ contorcendomi ma vabbè).
Quando è sotto chiaro che non sarei mai stata meglio, anzi la situazione peggiorava di minuto in minuto, abbiamo provato a tornare alla macchina, ma io non stavo in piedi. I dolori erano lancinanti e mi sentivo molto debole, sembrava che il mio cuore battesse sempre più lentamente.

Abbiamo percorso un brevissimo tratto di strada e poi mi sono dovuta sdraiare su una panchina. Povero bighi! Con me spaventata e ormai nel delirio più totale e Giorgia che non capiva bene cosa succedeva e mi accarezzava dicendomi “Brava mammina”..

Non volevamo chiamare l’ambulanza perché avevo paura che Giorgia si spaventasse e che poi la scena le rimanesse impressa per sempre. E poi eravamo in pieno centro, con un sacco di gente che mi guardava.
Il bighi ha chiamato il numero delle urgenze del Gradenigo e gli hanno detto di darmi altre 20 gocce di Toradol.
Poi abbiamo chiamato mamma e papà, che sono accorsi con il solito tempismo.

Intanto piano piano mi sono ripresa e quando sono arrivati siamo andati al Pronto Soccorso dell’Ospedale Gradenigo. Papà è andato a casa con Giorgia, che intanto per fortuna si è addormentata, e almeno loro dopo hanno avuto un bel pomeriggio.
Mamma e il bighi sono rimasti con me al Pronto Soccorso, dentro il quale regnava il delirio .. Era strapieno di gente che stava male!

Solito iter: ossigeno, pressione, esami del sangue, flebo di antidolorifico (Efferalgan). Questa volta su una barella in corsia, con personale sempre cordiale ma un pochino più frettoloso e meno attento.
Nonostante tutto le contrazioni non cessavano, era solo aumentato il tempo di “respiro” tra l’una e l’altra.

Così mi hanno dato la morfina. Non in flebo però (spiegandomi che ero troppo debole per “sopportarla” in vena .. Questione questa che non Ho compreso molto bene) ma con una dolorosissima iniezione direttamente nel muscolo.
Accidenti come brucia! Tantissimissimo! Infatti poi mi hanno subito messo anche il ghiaccio..
Un’esperienza che non vorrei mai più ripetere, a costo di insistere per averla in flebo o con qualche altro mezzo (non fatevi mai fare la morfina in muscolo! Cercate di evitarla assolutamente!).

Dopo un po’, un bel po’ a dire il vero, la morfina ha fatto effetto e mi hanno dimessa.
Quando mi sono alzata ero completamente senza forze e con un nausea pazzesca, che è passata solo a casa quando mamma mi ha fatto il té.

Poi la mia incredibile mamma è tornata a casa sua, mi ha preparato la pasta al forno e me l’ha portata poco fa, riconducendo a casa anche la mia piccolina che mi ha dato tanti bacini.
Ora mi sento molto meglio, sono solo un po’ frastornata e tanto tanto demoralizzata.

È stata un’altra giornata da incubo e in ospedale mi hanno confermato che purtroppo anche grosse dosi di antidolorifico non mi fanno più nulla, aumentano solo gli effetti collaterali. Se starò di nuovo male non avrò altra scelta che tornare in ospedale per una flebo. Che bella prospettiva, eh?!

Certo che il mio maledetto è proprio un maledetto, all’ennesima potenza.
Oggi me la sono vista proprio brutta brutta e so che, purtroppo, non finisce qua ..

 

Non ce la faccio più. Davvero.

Altro che bel week-end! Mi pregustavo lunghe passeggiate attorno a laghetti montani, corse e giochi con Giorgia, abbondanti colazioni con burro e marmellata, paesaggi sereni e rilassanti e tanto tanto caldo sole.

E invece ieri sera mi è venuto il ciclo, con 4 giorni di anticipo. Non solo. Devo anche aver preso il virus intestinale di Giorgia (lei è appena guarita) perché ho avuto scariche per tutta la notte.

Il pomeriggio è stato in incubo ed è stato un lento ed infernale susseguirsi di medicinali: Imodium (n. 3 compresse), Sinflex (n.2 pastiglie), Tranex (n. 2 capsule), Toradol (n. 10 gocce).

I crampi sono stati terribili, insopportabili, indescrivibili. Da piangere, da urlare, da contorcermi. Com sempre.
Solo che questa volta non ho avuto neanche un paio di settimane per riprendere forze. Praticamente, dall’ultimo ciclo ad oggi, non sono mai stata veramente bene. Non un solo giorno di tregua.

E così ora non ho più la forza di reagire.
Non ce l’ho davvero. Anche se il bighi mi dice che posso faccela, Eugenie mi scrive “Devi tenere duro” e Sara mi ripete “Un passo alla volta“.
Io sono alla frutta. All’aceto.
Mentalmente e fisicamente.

Vorrei svenire. Scomparire. Svegliarmi in un corpo sano, non sofferente.

Cerco di pensare ai mali peggiori e a quello che ho appena scampato. Provo a concentrarmi sulle cose belle, sulle news in ufficio e sui progetti futuri, ma davvero non riesco a trovare l’energia che mi occorre, e nemmeno a gioire come dovrei. Nemmeno un pochino.

È come se qualcuno dentro di me avesse spostato un interruttore da ON a OFF. Qualcosa si è bloccato.

E intanto fuori la vita va avanti. Il sole splende.
Quanto immensamente vorrei stare bene! Come vorrei anche io godermi questo lungo week-end con una bella gita.
Infondo, credo di aver patito abbastanza … Perché devo stare ancora così tanto male??

Francesca e i suoi 3 maledetti fibromi

Francesca ha 35 anni e  una storia familiare di fibromi.

Tutte le donne della sua famiglia ne hanno sofferto: sua mamma, la nonna materna, le sorelle delle nonna .. insomma i fibromi uterini sono per la sua famiglia una vera patologia che ha colpito tutte, lei compresa purtroppo.

 

 

Francesca scopre i suoi fibromi

Francesca ha scoperto di avere 2 piccoli fibromi nel giugno 2008, durante una visita. I maledetti, però, non le causavano alcun fastidio.

Il suo ciclo non era particolarmente abbondante, aveva pochi dolori che riusciva comunque a controllare con una compressa di Buscofen e in alcuni casi le mestruazioni addirittura non erano dolorose. L’unica conseguenza nefasta della presenza dei fibromi era il fatto che il ciclo mestruale arrivava a Francesca un po’ prima dei canonici 28 giorni. In generale, comunque, la situazione non era problematica.
Il ginecologo di Francesca le aveva prescritto controlli frequenti e le aveva consigliato di iniziare a prendere in considerazione l’eventualità che i fibromi crescessero e che fosse poi necessario asportarli, anche in previsione di una gravidanza.

La gravidanza era però un’eventualità che Francesca sentiva lontana anni luce …
Era stata fidanzata per 11 anni con l’uomo che credeva sarebbe divenato suo marito e il padre dei suoi figli, poi nel 2012 lui l’ha lasciata senza alcuna spiegazione, dopo che avevano quasi acquistato la casa dove sarebbero dovuti andare a vivere. Peccato solo che in realtà la spiegazione ci fosse e avesse anche un nome ed un cognome .. la nuova “lei” venne infatti portata allo scoperto un paio di mesi dopo.

Povera Francesca!

Inizia il calvario di Francesca

A questo punto inizia il calvario di Francesca: un periodo di atroci sofferenze durante il quale lei non mangia e fuma come una turca. In 9 mesi circa Francesca perde ben 18 kili e di certo non stà a pensare ai suoi fibromi,  che però zitti zitti, pronti a ricordarle la loro angusta presenza, stanno già lavorando.. e crescendo,.

Il ciclo di Francesca è sballato, ha le mestruazioni ogni  ogni 20/23 giorni, ma non se ne preoccupa più di tanto e considera il forte stress di quel periodo la causa di tutto (stavo pensando, cara Francesca – ma prendi le mie considerazioni con le pinze – e se fosse stato proprio quel forte dolore, quello stress di cui mi racconti, a far crescere i tuoi maledetti fibromi??).
Arriviamo a giugno 2013 . Francesca trascorre una bella giornata al mare e poi, improvvisamente, inizia ad accusare dei dolori lancinanti alla pancia e alla schiena.  Niente di mai provato prima. Un dolore che non le permetteva di stare in nessuna posizione da lei conosciuta! (lo so bene!).
Francesca chiama così il suio medico che sospetta un attacco di appendicite e le consiglia di andare subito in ospedale.

In ospedale però Francesca scopre che non solo i suoi due fibromi erano cresciuti  (uno misura 4 cm e l’altro 5 cm) ma se ne era formato un altro di ben 8 centimetri! Un fibroma peduncolato che aveva subito una torsione, provocando la fortissima colica addominale. Le analisi del sangue di Francesca rivelano inoltre una fortissima anemia con emoglobina 6.8 (trasfusione obbligatoria) e ferro pressoché inesistente.

In quell’occasione Francsca scopre per la prima volta i (meravigliosi) effetti del Toradol. Per calmare il suo dolore infatti le somministrano anche altri medicinali, ma nessuno funziona. Solo il Toradol le  toglie quasi tutto il dolore in una mezz’ora.

 

 

La menopausa indotta

Quel giorno comincia un calvario medico.
Il ginecologo di Francesca, così come tutti gli altri medici che ha consultato, le consigliano di rimuovere i fibromi, ma con quei valori del sangue è per Francesca impossibile sottoporsi ad un intervento, se non accettando di imbottirsi di trasfusioni di sangue e ferro.
L’ematologo le consiglia cura con il ferro che Francesca segue per 5 mesi, fino a normalizzare i suoi valori. Poi Francesca prende la pillola per regolare il ciclo e diminuire perdite.

Quai pronta per l’intervento, Francesca deve sottoporsi alla terapia di preparazione a base di Enantone. Francesca si trova quindi a fare i conti con una menopausa indotta. E’ piuttosto sconvolta da questo fatto, ma il suo ginecologo le ha spiegato che la cura serve per cercare di ridurre le dimensione del fibroma grande in modo che sia più facile intervenire chirurgicamente e allo stesso tempo preservare integro l’utero, in vista di una gravidanza futura (“Ma quanto tempo ho ancora a disposizione?” si chiede Francesca).

Francesca è piena di dubbi. Non sa se ha scelto la soluzione migliore, non sa se la cura le provocherà tutti gli effetti collaterali prospettati e, soprattutto, si chiede quando finirà tutta questa storia che ormai va avanti da un anno (coraggio Francesca, pensa che il mio calvario dura dal 2010 ..).
Francesca prova un grandissimo senso di frustrazione ed ha anche paura per l’intervento che comunque dovrà affrontare. Mentre scrivo, lei si è già sottoposta alla prima iniezione di Enantone che non le ha, per ora, dato effetti collaterali (tranne un po’ di stanchezza in più del normale). Il suo ciclo mestruale è saltato. Francesca teme le prossime iniezioni perchè ha letto che potrebbero provocare vampate di calore, dolori ossei, perdita di capelli, sbalzi d’umore, aumento del peso, ecc.

E poi teme l’intervento, che dovrà avvenire in laparotomia perchè i suoi maledetti fibromi sono tutti diversi tra loro: il più grosso è peduncolato, uno è posteriore sottosieroso e l’altro è di un altro tipo ancora.

Coraggio Francesca!

Insomma Francesca è un po’ demoralizzata, ed è anche stufa (e questo lo scriverei anche in stampatello, perchè condivido pienamente il suo pensiero) di tutti quelli che le dicono “Cosa vuoi che siano i fibromi? Si tolgono e amen!“. Anche io mi sento spesso dire “E perchè non lo togli?” o “E toglilo, no??!” da persone che magari vanno in paranoia anche solo quando devono fare gli esami del sangue.

Colgo l’occasione per lanciare un appello a tutti questi saggi e inconsapevoli dispensatori di consigli: tacete!

Però ci tengo anche a far presente a tutte (me compresa) che, effettivamente, i maledetti in qualche modo possono essere rimossi. E questo l’ho capito solo ora, visto che mi trovo a pregare affinchè il mio fibroma sia “solo un fibroma” e niente di più.

Francesca effettuerà la visita di controllo a fine maggio per controllare se la cura ha fatto regredire almeno un po’ i maledetti. Nonostante sia molto in ansia, mi scrive che dopo un temporale viene sempre il sole e io voglio concludere questo parte della sua storia (in attesa del lieto fine) così: vedrai Francesca,  questo sole prima o poi deve per forza uscire!

 

 

La mia isteroscopia diagnostica

Purtroppo ieri la giornata non è iniziata nel migliore dei modi, però poi l’intervento è andato bene.

Mi sono svegliata alle 5 di mattina, con crampi fortissimi. Ho preso il Coefferalgan e poi anche il Nimesulide, perché il dolore non passava. Alle 6.20 ci siamo alzati per andare in ospedale e io stavo ancora male.
Mi sono resa conto che non stavo in piedi e vestirmi è stato faticosissimo.

 

Al Pronto Soccorso dell’Ospedale Gradenigo

Quando sono salita in macchina (e il brevissimo tragitto da dal divano di casa al sedile dell’auto mi è sembrato infinito) la situazione è peggiorata. Mi sentivo mancare, come se il cuore rallentasse i suoi battiti, le contrazioni erano sempre più violente e avevo anche la nausea. Ho avuto veramente paura.

Dentro di me pensavo “Forza forza forza, resisti, devi resistere, non svenire, non svenire“. Solo questo, fino all’arrivo in ospedale.

Siamo andati direttamente al Pronto Soccorso del Gradenigo, dove sono stata accolta e soccorsa da delle persone splendide. Veloci (non per niente si chiama “Pronto Soccorso” effettivamente), gentili e sorridenti.
È bastato esporre brevemente i fatti e subito il ragazzo all’accettazione (ripensandoci ora anche carino, tra l’altro) mi  ha messo una flebo di soluzione fisiologica che mi ha ridato vita. Di colpo il mondo intorno ha ripreso forma e ho sentito che le mie funzioni vitali tornavano al loro posto. Lui si stupiva del fatto che la mia pressione stentasse a risalire ma io mi sentivo molto meglio.
Mi hanno misurato la saturazione dell’ossigeno e la febbre, fatto l’elettrocardiogramma e le analisi del sangue e effettuato un’ecografia addominale. Tutto in un attimo, mentre io riprendevo i sensi.

E poi Chiara, anche lei gentile e carina, mi ha aiutata a spogliarmi e a mettere il pigiama e mi ha fatto una flebo di antidolorifico. Appena sono stata meglio mi hanno fatta spostare su un altra barella, in una saletta in cui c’erano altre due persone.
Chiara è poi tornata a portarmi il té e a farmi un’altra puntura di antidolorifico (mi ha detto Tachipirina ma poi ho letto sul foglio del Pronto Soccorso Toradol, perciò cosa fosse è rimasto un mistero, comunque è stato efficace).

immagine-cuore

Non avevo mai incontrato (e di ospedali purtroppo ne ho visti molti) medici e infermieri così tempestivi ed efficienti. Desidero ringraziare con tutto il cuore il team di Pronto Soccorso dell’ Ospedale Gradenigo di turno ieri mattina. Restate sempre così come siete, mi raccomando!

 

Dopo un paio di ore stavo decisamente meglio. Il medico che mi aveva visitata aveva finito il turno ma è tornato per dirmi che se me la sentivo potevo tornare a casa … Peccato dovessi invece effettuare l’intervento!!

 

Il ricovero in reparto

Così ci siamo trasferiti al quarto piano, dove mi hanno ricoverata.
Mentre le porte dell’ascensore si chiudevano ho intravisto Chiara che mi ha urlato:”In bocca al lupo Eleonora!“. Che carina!

Mi sono sistemata in una camera ampia, pulita e silenziosa, tutta per me. Mi hanno effettuato di nuovo le analisi del sangue per verificare i valori del potassio, che dai precedenti esami risultava troppo elevato.
Mi hanno detto che l’intervento era previsto per il tardo pomeriggio però non erano ancora certi che me l’avrebbero potuto fare perché il potassio alto poteva rivelarsi pericoloso.

L’infermiera che mi ha fatto il prelievo mi ha raccontato che quando si è laureata ha fatto una tesi proprio sui fibromi. Curiosa coincidenza!
Mi ha rassicurata molto, dicendomi che mi vedeva carina e non troppo sciupata e che di persone che avevano brutte malattie lei ne aveva viste e non le sembrava proprio il mio caso. “Hanno altra facce” mi ha detto.

Verso le 13.00 il bighi è andato a chiedere se c’erano novità e abbiamo scoperto che i miei valori del sangue si erano un po’ assestati a avrei potuto affrontare l’isteroscopia.

 

L’intervento in isteroscopia

Alle 14.00 circa stavo dormendo quando è entrata l’infermiera dicendo:”Buone notizie! Ti fanno l’intervento ora!“. Be’ .. Per me le buone notizie sono altra roba, comunque ho apprezzato il suo entusiasmo!
In realtà mi ha colto un po’ alla sprovvista perché stavo dormendo e perché non ero preparata psicologicamente.
Mi ha fatto l’iniezione con la pre anestesia e poi mi ha dato il tempo di indossare  la camicina verde di carta (trasparentissima!), di prepararmi all’idea e anche di ascoltare un paio di canzoni rilassanti (la mia Moonlight Shadow, suggerita al volo dal bighi).

Mi hanno portata in sala operatoria due simpatici infermieri che mi hanno chiesto a che tipo di intervento mi sarei sottoposta.
Arrivata sotto (le sale operatorie sono sempre “sotto”) mi hanno affidata ad un loquacissimo barelliere che sosteneva di avermi già vista da qualche parte e continuava a chiedermi dove.
Mi ha lasciata davanti all’entrata della sala operatoria, dove è venuto anche il Dr. Camanni a salutarmi e poi Gianluca, l’anestesista che avevo conosciuto la settimana scorsa, durante il colloquio pre ricovero.
Appena ho capito chi era l’anestesista le ho fatto notare che avevo già la cannula per la flebo e, anche se a loro occorreva che fosse nel braccio opposto, si sono organizzati per non dovermi fare un altro buco.
In sala operatoria erano tutti sorridenti. Scherzavano tra loro, ma senza essere fastidiosi, e parlavano con me.

Ero nuda a gambe divaricate e la posizione non era il massimo (infatti poi qualcuno mi ha coperta con un lenzuolo) ma mi hanno messa tutti a mio agio.
Massimo, Patrizia, Nico e Silvia, l’anestesista: un team fantastico!

Mi sono addormentata di colpo, in un attimo, senza accorgermene. Quando ho riaperto gli occhi ero già fuori dalla sala operatoria ed ero sveglissima. Non mi pareva vero fosse tutto già stato fatto. Non sembrava possibile.
Era passato un solo velocissimo istante, il tempo di un battito di ciglia..

Ho visto Gianluca, che è venuto a salutarmi e poi il Dr. Camanni, che mi ha detto che il mio maledetto fibroma sembrava, dall’aspetto, proprio un fibroma, e niente più..

Ero così felice!

Poi mi hanno portata sú ed anche mamma e il bighi non potevano credere fossi già tornata e stessi così bene. Più tardi, quando è svanito l’effetto dell’anestesia e sono arrivati i dolori (mai forti quanto i crampi cui sono tristemente abituata) l’infermiera mi ha fatto una flebo di Paracetamolo 1000 e dopo un po’ sono stata meglio.

Verso le 20.00 il Dr. Camanni è venuto a parlarci e mi ha detto che se me la sentivo potevo andare a casa.
Ci ha raccontato che il mioma è proprio, come era emerso dall’ecografia effettuata dal Dr. Tessarolo, sottomucoso ed è purtroppo bello grosso.
L’aspetto però è quello tipico dei fibromi molto vascolarizzati e quindi lui si sente ottimista anche nell’esito che avrà la biopsia.

Il prossimo passo, se l’esame confermerà che il maledetto è benigno, sarà l’intervento per rimuoverlo, in laparoscopia o mini laparotomia.
Peccato solo che questo non possa avvenire al Gradenigo, perché per il momento non supporta tali operazioni. Il Dr. Camanni opera a Milano, all’ospedale San Giuseppe, quindi eventualmente dovrei recarmi lì.
Vedremo.

Prima che me ne andassi, verso sera, è passata a salutarmi anche l’anestesista, la dott.ssa Silvia Destefanis. Fossero tutti come lei!

 

A casa!

casaSono tornata a casa esausta ma contenta del buon esisto dell’intervento. Ho mangiato un grosso piatto di pasta (avevo una fame!) sul divano e poi sono crollata in un sonno profondo.

Oggi sono molto stanca ed intontita, e continuo a perdere sangue.
Devo stare “a riposo” e sono veramente stufa di questa solfa.

Sono proprio contenta però del trattamento ricevuto all’ospedale Gradenigo. Il comportamento del personale che mi ha assistita dovrebbe essere preso d’esempio da molti molti molti infermieri e medici che ho incontrato durante il mio tortuoso cammino.
Bravi! E grazie, con tutto il cuore.

E intanto io scrivo, scrivo, scrivo, e sogno una vita “normale”.

Che nottataccia!

Questa notte il maledetto fibroma mi ha prepotentemente ricordato la sua presenza.

Già ieri sera avevo iniziato ad avere i soliti crampi, ma avevo stupidamente pensato che sarebbero passati con un po’ di riposo. Così sono andata a letto con il dolore, sperando cessasse. All’una mi sono però svegliata in preda alle contrazioni causate dal maledetto, e in un bagno di sangue.

Ho preso il Sinflex ma dopo un’ora i dolori non accennavano a diminuire, anzi mi sembravano aumentare sempre di più. Allora ho preso il Nimesulide (non trovavo il Toradol! Con tutto il trambusto dei lavori in bagno ho sparso le medicine un po’ qua e un po’ là) e dopo un’altra mezz’oretta, pian piano, i crampi sono passati. Oggi sono completamente stordita, e mi gira la testa.

Alla fine non ho dormito molto, e sono di pessimo umore. Sono un po’ confusa, persa nei miei pensieri. È stata una serata troppo brutta, seguita da una nottataccia, temo che mi ci vorrà un po’ per tornare sorridente.

Sembrava troppo bello aver passato questo ciclo mestruale così, con dolori contenuti! Maledetto maledetto maledetto, sei proprio un maledetto. Ma quand’è che mi lascerai un po’ un pace?