testimonianza sull'embolizzazione

Per restituire un po’ di quello che è stato donato a me, la mia testimonianza sull’embolizzazione

Pubblichiamo con piacere la testimonianza sull’embolizzazione di Cristiana. Leggetela tutta, fino in fondo, perchè è davvero un’esplosione di luce e di speranza.

 

Ciao, sono Cristiana, ho 42 anni e anche io ho deciso di raccontare la mia storia perché, come è stato per me, attraverso di essa, tante donne possano trovare un conforto e una speranza nei momenti più neri.

Lo faccio con tutta la gratitudine che ho nel cuore perché se non avessi letto certe testimonianze e non mi fossi imbattuta in certi siti, pagine e blog, oggi forse la mia storia sarebbe molto diversa.

E’ il 5 ottobre 2022 quando, a seguito di un’emorragia, corro dalla prima ginecologa disponibile e mi viene sparata in faccia la sentenza: “Hai un utero pieno di fibromi, la tua è una pancia grande come al 4° mese di gravidanza, adesso faremo ulteriori controlli, ma per te non c’è niente da fare, per te esiste solo l’isterectomia”. Seduta su quella sedia davanti a lei stavo assaporando per la prima volta il gusto del “per te non c’è niente da fare”. Quel sapore così amaro non lo conosci finchè qualcuno non ti dice in faccia queste tristi parole e non te lo scordi più.

Mi crolla addosso un macigno e di colpo mi vedo trasportata nell’altra metà della vita, mi vedo senza utero forse addirittura senza ovaie perché a detta della ginecologa “quando sono lì e strappa, strappa viene via tutto, allora tolgono tutto”. Parole di una delicatezza disarmante che le attribuisci più ad un macellaio che deve eviscerare un pollo che ad una donna che di colpo vede trasformarsi la sua vita. Dentro di me ho un solo pensiero, se l’unica soluzione è questa io non sarò mai più intera e non sarò mai più felice.

Mi ricordo che la guardavo impassibile e in un certo senso ho pensato anche di meritarmi quelle parole e quella situazione perché per tanti anni non mi ero controllata e quasi sentivo che era giusto così.

Quella sera, alla fine della visita, quando sono salita in macchina, mi sono guardata nello specchietto e mi sono detta:

Questa volta non ce la faccio. E’ finita”.

Strano, perché io sono una persona dalle mille soluzioni e non sono abituata alla resa, ma quella sera mi sembrava tutto impossibile. Grazie a Dio non era vero, ma ancora non potevo saperlo.

Seguono giorni neri, giorni in cui confusa e poco lucida cerco un centro all’avanguardia, un luminare ginecologo, qualcuno che allontani da me l’ombra brutale dell’isterectomia. Navigando nel web comincio anche a trovare notizie sull’embolizzazione dei fibromi uterini, tecnica di radiologia interventistica che prevede l’occlusione dei vasi sanguigni che nutrono il fibroma per portarlo, diciamo, alla morte, ma sinceramente all’inizio non capivo nemmeno di cosa si trattasse, mi sembrava più una magia che una realtà perché ovviamente non ho le competenze mediche per capire cosa siano certe tecniche

e poi pensavo, perché la ginecologa non me l’ha proposta???

Intanto passano altri giorni e comincio a leggere storie di donne a cui i ginecologi anche in giovane età e anche per un solo fibroma hanno consigliato di togliere l’utero, inizio a capire come l’isterectomia venga “venduta” sempre più spesso e soprattutto dopo i 40 anni come l’unica soluzione e come pratica leggera e senza conseguenze.

Comincio a capire il perché la tecnica dell’embolizzazione non sia consigliata dai ginecologi, si dice perché non la fanno loro, si dice perché alcuni nemmeno la conoscono e anche che con l’intervento chirurgico ci siano maggiori guadagni…

Io ad oggi sono molto arrabbiata per questo e penso solo una cosa, mi sarebbe tanto piaciuto che un medico me ne avesse parlato e me l’avesse consigliata, mi sarei sentita più sicura, invece mi sono dovuta affidare alle mie sicurezze costruite sul web, con difficoltà e a suon di lacrime, ho dovuto studiare una materia che non è la mia ma che alla fine mi ha portato ad una soluzione alternativa. Non è giusto, perché quando una persona è malata avrebbe solo bisogno di sostegno e di essere indirizzata verso il meglio per la sua salute e non è giusto nemmeno che venga proposta l’isterectomia come unica scelta e come una refrigerante bibita fresca.

NO, NO carissimi ginecologi, leggendo storie di donne a cui è stata praticata, l’isterectomia non è come togliere un dente, ha ripercussioni fisiche e psicologiche a volte devastanti, dovete smetterla di farla passare come unica soluzione laddove non ci sono sospetti di malignità.

Non è vero che una speranza per i fibromi anche grandi e multipli non c’è, c’è e si chiama embolizzazione, ovviamente non è la soluzione a tutti i mali e va valutata con il radiologo interventista, ma dovete dirlo che c’è!

Durante le serate di infinite ricerche comincio ad approfondire questa tecnica, mi ci avvicino piano, piano… inizio a leggere storie di rinascita e di speranza e allora prendo coraggio, mi informo nei minimi dettagli sulla tecnica e sui medici che la praticano e mi convinco che può fare al caso mio, che forse c’è una speranza. Fra tutti i medici quello che mi colpisce più di tutti è il Dott. Maurizio Morucci che opera al San Camillo di Roma, in poco tempo decido che voglio andare da lui e, sperando in un esito positivo della visita, mi vorrei fare embolizzare da lui.

Nel frattempo arrivano i risultati della risonanza magnetica che sono abbastanza impietosi, numerosi fibromi di cui il più grande 12X12 cm , un altro poco più piccolo, altri ancora, ed altri ancora, le dimensioni del mio utero sono più di 3 volte sopra la normalità. Ecco, da lì ho la certezza che nessun chirurgo mi metterebbe mai le mani addosso con la garanzia di salvarmi l’utero, la situazione è troppo grave, senza considerare che 13 anni prima avevo già avuto un intervento chirurgico con il quale avevo tolto in laparoscopia 7 fibromi, il mio utero era già provato.

A questo punto non ci sono più dubbi, mi resta solo da sperare che il dott. Morucci mi dica che posso embolizzarmi. E’ il 22 ottobre quando lo incontro per la prima volta. Il dott. Morucci finalmente mi accoglie con l’ottica della speranza, con statistiche sulla tecnica e risultati in mano

mi dice che ha trattato casi anche più gravi del mio e che quindi si può fare.

Mi fa un quadro completo della tecnica e mi illustrata tutto nel dettaglio, anche se io mi ero documentata così tanto che praticamente sapevo già tutto! Quel giorno io sono un zombie, ascolto ma parlo poco e non esprimo emozioni, tanto che a fine visita, dopo responso positivo per l’embolizzazione, lui mi guarda e mi dice: “ non capisco se sei felice…”. Sì, ero felice, ma troppo provata dal periodo che stavo vivendo e soprattutto io volevo vedere la meta, volevo vedere la fine di questa brutta avventura. Se mai leggesse, scusi dottore se non le ho dato soddisfazione!

Dal giorno della visita alla data dell’intervento passa poco più di un mese, io faccio tutte le visite e le analisi richieste in tempi record e presto arriva la chiamata per l’intervento, si farà il 29 novembre. Inizio a vedere una luce in fondo al tunnel!

Così il pomeriggio del 28 novembre prendo, da sola, un treno per Roma. La mattina dopo quando varco l’ingresso dell’Ospedale San Camillo sono felice come il primo giorno di vacanza. Non ho nemmeno il tempo di appoggiare le mie cose che mi dicono di prepararmi e poco dopo sono pronta per andare verso la tanto cercata possibilità di salvare il mio utero.

Dopo poco essere scesa nel reparto di Radiologia Interventistica è arrivato il Dott. Morucci che mi è corso incontro, mi ha abbracciato e mi ha baciato, dicendomi: “Hai visto ce l’abbiamo fatta!”. In quell’abbraccio ho capito che i momenti più brutti me li stavo lasciando alle spalle.

Non entro nel merito dell’intervento perché non è necessario, dico solo che il Dott. Morucci e tutte le persone della sua equipe sono eccezionali, mi sono sentita accolta, capita, coccolata, ero a Roma da sola ma sapevo di essere in buone mani. Vorrei ringraziare anche il Dott. Paolo Agresti, sono alla fine ho saputo che era lui, ma è davvero un medico preparato, umano, gentile e disponibile che mi ha subito infuso fiducia e tranquillità parlandomi tanto nell’attesa del mio turno e anche dopo.

Il giorno dell’intervento è stata tosta, seppur non si abbiano punti e cicatrici, la pratica non è proprio una passeggiata, ma quando si va in ospedale sappiamo bene tutti che non andiamo al centro benessere e poi io ero disposta a tutto pur di evitare l’isterectomia, quindi lo rifarei mille volte.

Il giorno dopo cmq ero in piedi e già mi sentivo meglio, il giorno dopo ancora sono potuta rientrare a casa, anche se il viaggio in macchina è stato impegnativo per via delle sollecitazioni, ma ormai ero felice, ho stretto i denti e alla fine è andata!

Vorrei ringraziare tutte le donne che in modo gratuito fanno divulgazione per far conoscere l’embolizzazione attraverso pagine web, Facebook e gruppi whatsapp, lo straordinario dott. Morucci, competente e sempre presente, prima, durante e dopo l’intervento. Ditemi quale dottore passa in reparto la sera alle 22 per vedere come stai…Lui è l’unico uomo nella mia vita che mi ha fatto piangere di gioia e gli sarò per sempre grata!

Volevo poi ringraziare la mia famiglia senza la quale nulla sarebbe stato possibile, i miei amici, i miei colleghi e chiunque anche solo con un messaggio, un incoraggiamento, uno sguardo mi è stato vicino e mi ha dato la forza di non mollare, non faccio nomi, ma sappiate che so perfettamente quello che ognuno di voi ha fatto per me e non me ne dimenticherò.

Allo stesso tempo voglio ringraziare anche chi non c’è stato, chi ha cercato di ostacolarmi o scoraggiarmi, perché alla fine sono stati proprio loro che mi hanno dato la spinta a non mollare e ad andare avanti per dimostrare che un’altra possibilità c’era e che alla fine avevo ragione io; tranquilli, non mi dimenticherò nemmeno di voi!

Sorvolo su tutto ciò che mi è stato detto da varie persone sulla questione figli, senza che io MAI ne avessi fatto menzione, lo sorvolo perchè si aprirebbe un capitolo troppo lungo. Dico soltanto una cosa: già per una donna è difficile accettare che l’organo deputato ad ospitare la vita nel tuo caso invece contenga dei mostri, abbiate almeno la decenza di chiudere la bocca e se la maternità non vi ha donato una sensibilità più sopraffina, mi dispiace, secondo me l’avete sprecata!

E infine grazie un po’ anche a me che sono tosta, dura, ostinata, determinata, a me che non ho mollato e che ho trovato una strada laddove sembrava non esserci, a me che con grinta e coraggio ho affrontato questa sfida piuttosto dura, in alcuni momenti anche in totale solitudine. So che la strada è ancora lunga e che i miglioramenti più grossi si vedranno, speriamo, nel tempo, ma io già oggi mi sento veramente bene, un bene che avevo dimenticato.

Vi voglio lasciare con una frase che mi ha tenuto compagnia nei momenti di maggiore sconforto che ho salvato la sera del 5 ottobre, quando tutto sembrava senza speranza, navigando su internet: “Dove noi leggiamo fine tu, Signore, scrivi inizio”. E allora io questo inizio lo auguro a tutte voi che state lottando o lotterete con qualcosa che sembra più grande di voi. Non mollate, disperatevi ma poi recuperate la lucidità per fare qualcosa, perché spesso non è vero che una possibilità non esiste. Coraggio, vi abbraccio.

Cristiana

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