Il lungo e difficoltoso percorso di Valentina, fino all’embolizzazione

Eccolo qua, il bel lieto fine di Valentina. Anche se, diciamolo, il suo fibroma, il personale medico incontrato e qualche altra vicissitudine gliel’hanno proprio fatto sudare questo lieto fine..

Ciao Eleonora,
Finalmente ho trovato il tempo per scriverti, avrei voluto scriverti prima ma ho avuto da fare.

Ci tenevo a raccontare com’è andata con l’embolizzazione, mi sono sottoposta al trattamento il 21 maggio al Gemelli di Roma. Non è stata una scelta semplice, ma sapevo che era quella giusta per me.

Prima di sottopormi al trattamento ho dovuto fare delle analisi come quelle per la fertilità, per vedere se avevo infezioni del tratto urinario o vaginali. Ho dovuto prendere degli antibiotici perché sono risultata positiva al test dello streptococco e ho avuto anche un infezione del tratto urinario, dopo aver rifatto le analisi finalmente ho inviato tutto a Roma, ma prima di darmi una risposta ne è passato di tempo. Nel frattempo ho avuto un incidente stradale che fortunatamente non mi ha causato nessun danno fisico, ma i miei cicli mestruali erano diventati insostenibili, ero dipendente dalle flebo di ferro, facevo due cicli ogni 2 mesi circa, un vero inferno che non auguro a nessuno.

uando l’ospedale mi ha chiamata non ci credevo più, naturalmente per arrivare alla data dell’intervento di cose ne sono successe. Innanzitutto l’ospedale non era più sicuro di sottopormi al trattamento il 21, che era la data stabilita, perché era passato troppo tempo dall’ultima ecografia, essendo siciliana avevo già prenotato i biglietti aerei, non me la sentivo di aspettare perché chissà quanto mi sarebbero costati se avessi aspettato ancora un po’. Faccio presente la mia situazione alla dottoressa, le dico che non me la sento più di aspettare perché oltre ad avere emorragie tutti i mesi, ho anche problemi ad urinare e defecare. Mi dice che cerca di fare quel che può, quindi quando arrivo a Roma io penso soltanto di fare delle analisi di preospedalizzazione e l’ecografia che mi porterà direttamente a fare l’embolizzazione per giugno. La mattina del 20 durante le analisi di preospedalizzazione, scopro che si tratta di un fast-track, che nel gergo dell’ospedale significa ricovero immediato. Quindi sarei stata ricoverata la sera stessa almeno secondo gli infermieri e l’anestesista che mi hanno fatto le analisi, ma io sapevo che questa cosa mi sembrava troppo bella per essere vera.

Ho detto all’anestesista che alle 14 l’avrei scoperto durante l’ecografia se mi avrebbero ricoverato la sera o meno. Nell’ambulatorio per i fibromi aspetto un bel po’ prima di fare l’ecografia, avevo visto prima la dottoressa con cui avevo parlato a telefono: voleva vedere le mie analisi che secondo lei erano buone e avrei potuto ricoverarmi tranquillamente la sera stessa ma aspettavano la risposta del radiologo interventista.

Alle 18 faccio finalmente questa benedetta ecografia, stavolta a seguire il mio caso non c’era solo il dottor Romano ma una nuova dottoressa, che si è rivelata una vera spina nel fianco in tutto e per tutto. Innanzitutto mi aveva rimproverata per il fatto che avevo deciso di prenotare degli aerei senza che non c’era niente di sicuro e poi non comprendeva la mia scelta, avendo 27 anni secondo lei fare l’embolizzazione era un rischio, nonostante il Gemelli sia stato il primo ospedale a praticare tale tecnica. Ha iniziato a farmi questioni praticamente su tutto, le dico che non me la sentivo più di aspettare, che l’intervento chirurgico significava per me recidiva immediata, visto che il mio utero era praticamente fatto di soli fibromi, ma lei continua a dirmi che nessuna tecnica mi avrebbe salvato dalla mia malattia. Come sono riuscita ad arrivare a fine serata ancora oggi per me è un mistero. Ti dico soltanto che quel giorno ero completamente sola con una valigia, e non avevo idea di dove dormire la sera.

La dottoressa Ciccarone (così si chiama la dottoressa irritante) dopo avermi fatto un’ecografia transvaginale abbastanza fastidiosa stabilisce che la mia situazione è la stessa da ottobre dell’anno precedente e che quindi posso sottopormi ad embolizzazione, ma non mi avrebbero ricoverato quella sera. Ero disperata. La dottoressa Irritante che se n’era accorta ha deciso di volermi aiutare dandomi il numero di un albergo gestito da suore, quando le chiamo mi fanno sapere che c’è un posto libero ma che alle 20 l’albergo avrebbe chiuso. Considera che erano ormai circa le 19, e avrei dovuto raggiungere quel hotel, per quanto vicino, a piedi da sola con una valigia. La dottoressa Ciccarone mi fa presente che il mio ricovero poteva avvenire domani mattina ma che non erano sicuri perché la risposta l’avrei avuta soltanto all’indomani alle 8 del mattino.

Esco dall’ospedale stanca e amareggiata, ma quando mi infilo in ascensore una coppia si accorge della mia disperazione e capiscono che ho bisogno di aiuto, conoscono la via dell’albergo e decidono di darmi un passaggio. Credo che sia stata l’unica cosa bella di quella giornata.

Quando arrivo in albergo le suore mi fanno presente che non accettano carte di credito ma solo contanti, le ho detto che le avrei pagate in contanti soltanto il giorno dopo visto che non me la sentivo di raggiungere le poste di sera tutta da sola. La mattina mi alzo presto e vado alle poste, ma le poste più vicine sono chiuse (la solita fortuna) e finisco per farmi circa 20 minuti di camminata per raggiungere un altro sportello, quando arrivo lo sportello e prelevo, girando l’angolo arriva la chiamata dell’ospedale, mi dicono che verrò ricoverata quella mattina e che devo sbrigarmi perché il radiologo interventista non ha tutto questo tempo a disposizione, dico alla dottoressa che mi ci vorrà forse una mezz’ora per raggiungere l’ospedale, la dottoressa capisce che sono nella cacca e mi dice: Faccia al più presto! Corro e arrivo dalla suore, le pago e l’unica cosa che riesco a dire è: Mi chiami un taxi!

L’attesa del taxi per me era diventata insostenibile perché mi faceva pensare alla mia situazione: ero sola, in una città enorme per sottopormi ad un intervento. Roba da pazzi! Il taxi arriva e mi porta proprio all’entrata dell’ospedale, scena da film! Corro e nel frattempo la dottoressa mi chiama per capire dove sono, le dico che sono in ospedale alla ricerca del piano. Non ti nascondo che in quel momento non capivo più niente, non sapevo cosa fosse la destra o la sinistra, quando arrivo al piano mi tocca compilare i moduli, naturalmente tutta da sola, lascio i numeri delle persone più vicine a me.

Vicino Roma vive un mio cugino, in quel momento però trascorreva dei giorni lì mia cugina Patrizia, cioè la sorella di questo mio cugino. Sapendo del mio intervento si era preparata a raggiungermi, naturalmente niente di sicuro. E’ l’unica persona che riesco ad avvisare prima dell’intervento.

Arrivando in reparto, le infermiere mi dicono che mi aspettavano la sera prima ma che non mi ero fatta vedere (come se fosse dipeso da me e non dai miei medici). Arriva anche la specializzanda che il giorno prima era in ambulatorio ad assistere alla mia ecografia, lei sta con me tutto il tempo prima del ricovero, riusciamo a parlare un po’, le dico le mie preoccupazioni e cerca di rassicurarmi. Quando mi mettono i tubi in tutte le parti del corpo possibili e immaginabili, finalmente raggiungo la sala radiologica dove mi sottoporranno ad embolizzazione. Lì aspetto un’altra ora, facciamo due.

C’era stata un’urgenza: un uomo aveva avuto un ictus. Nel frattempo io conosco parte della mia équipe, fatta praticamente da anestesisti, tutti simpatici e soprattutto giovani. Quando arriva il radiologo interventista, io non c’ero più perché ero anestetizzata, però mi accorgo della fine della procedura e dico al radiologo: “Ha finito?” e lui mi risponde: “Quanto volevi che durasse?”.

In quel momento comincio a sentire che l’anestesia sta finendo, sento che ho una grandissima voglia di piangere, mi sento prudere dappertutto e mi agito, l’unico che mi considera è il dottore Caputo, cioè l’anestesista con cui avevo fatto stabilito diciamo un rapporto. Mi dice: “Valentina, che ti senti?” e io comincio a piangere e gli dico che mi viene da piangere e che sento prurito. Cercano di tranquillizzarmi e mi portano subito in camera risvegli, lì mi sento come in una specie di manicomio, mi sento come se fossi uno dei personaggi di Qualcuno volò sul nido del cuculo. La camera è tutta bianca, ci sono dappertutto separè, ho cominciato a pensare di essere in manicomio. I dolori nel frattempo ci facevano sentire dappertutto, non ho mai sentito dolori così forti in vita mia, ero stremata e sentivo che nessun farmaco poteva attenuare questi dolori atroci.

Ogni tanto passava un anestesista e io ho finito per pregare di darmi la morfina perché ero davvero stremata, ma l’anestesista mi diceva che non potevo prenderne troppa perché potevo avere la nausea. Quando arrivo nella mia stanza, ad aspettarmi c’era mia cugina Patrizia, l’unica faccia che conoscevo dopo aver visto soltanto facce nuove e non sempre rassicuranti. Purtroppo non poteva stare molto perché doveva prendere un treno per tornare a casa, ma ci sarebbe stata la mattina dopo per le dimissioni. Quella sera non ho toccato cibo, ho passato una notte in preda ai dolori, la flebo con gli antidolorifici ha cominciato a fare effetto molto tardi. Il giorno dopo quando vengo dimessa, i dolori erano sopportabili, riesco ad andare in bagno da sola e mi sento come se avessi vinto una battaglia contro il mio corpo. In un certo senso lo è stata, affrontare tutti quei dolori non è stato per niente semplice.

Se tornassi indietro rifarei l’embolizzazione? Io questo non lo so perché onestamente non pensavo che facesse così male, non pensavo nemmeno che avrei affrontato tutto ciò da sola. Ma ne sono uscita ed è questo il punto.

Dopo tre anni non sono più malata, non sto facendo flebo di ferro, ho comprato degli assorbenti normali e non quelli maxi e soprattutto ho ripreso a vivere. Ho ricominciato a studiare, mi mancano tre materie alla laurea e ho deciso di non sprecare più il mio tempo per niente e per nessuno. Nel frattempo ho avuto dei grossi problemi con delle amiche, ma da questa esperienza ho tratto questo: La solitudine non è poi così male. Ho capito chi mi è stato vicino e chi non lo è stato per niente. Ho capito chi ha compreso i miei dolori e le mie fatiche e chi invece non le ha capite completamente. Mi dispiace soltanto che queste persone un tempo le ritenevo delle care amiche, ma pazienza un ciclo è finito e per quanto mi riguarda va bene così.
Ti saluto Eleonora, scusa la lunghezza dell’email, ma ci tenevo particolarmente che leggessi la mia storia

Con affetto.

Povera Valentina, quante ne ha passate! Mi ha colpito molto anche l’ultimo pezzo della sua email, quando parla dell’amicizia e del fatto che si è trovata praticamente sola, proprio quando avrebbe avuto più bisogno di un po’ di supporto.

Le parole di Valentina mi hanno dato il coraggio (forse) di pubblicare un pezzo che ho scritto tempo fa, ma che non ho mai voluto mettere nel blog. Forse perchè non parla in senso stretto di fibromi, o forse perchè mi fa rivivere, con grande dolore, una situazione che non ho mai superato, e che credo mai supererò.

Nei prossimi giorni, magari, condividerò con voi queste emozioni, già raccontate a Valentina.

Intanto auguriamo a Vale una nuova bellissima vita senza fibromi!

Giovanna che per il suo fibroma valuta embolizzazione e hifu

Giovanna ha 43 anni, abita nelle Marche e combatte un fibroma di 7cm.

Salve, mi chiamo Giovanna e ho 43 anni. Da diverso tempo ho scoperto un fibroma nel mio utero ( ora misura circa 7 cm ). Ho sempre avuto una mestruazione abbondante, così come mia madre e mia nonna, ma negli ultimi anni, il mio ciclo ha assunto le sembianze di una vera e propria emorragia invalidante e debilitante.

L’anno scorso sono dovuta ricorrere ad infusioni di ferro, tanto i valori erano scesi a livelli preoccupanti, con conseguenze a scapito del sistema immunitario e dell’intestino, protrattesi per oltre 6 mesi… Durante l’ultima visita la mia ginecologa mi ha consigliato di intervenire chirurgicamente per l’asportazione del fibroma.

Da anni seguo terapie olistiche, energetiche, fitoterapiche, ed alternative ad un intervento chirurgico invasivo, ma devo dire che, nonostante tutto, il mio problema emorragico non è mai retrocesso, anzi.
Quasi con le spalle al muro, mi sono arresa all’idea di operarmi, immergendomi così nella raccolta di informazioni in merito. Ho conosciuto recentemente una donna sottoposta ad un intervento di embolizzazione ad un fibroma di 11 cm, presso il Policlinico Gemelli di Roma. Mi ha detto che quell’intervento le ha cambiato la vita poiché lei, come me, era arrivata a perdere così tanto sangue durante il ciclo, da doversi sottoporre a trasfusioni. Fidandomi della sua esperienza positiva con l’equipe che l’aveva seguita 7 anni prima, mi sono fatta lasciare i numeri telefonici per richiedere una visita preventiva di valutazione ed idoneità a quel tipo di intervento ma i vari numeri telefonici che gentilmente mi ha passato, non corrispondono più e, dopo un’estenuante ricerca, con attese telefoniche interminabili per circa 10 gg senza riuscire a farmi fissare un appuntamento, ho deciso di valutare altri centri specializzati.
Leggendo un articolo sul vostro sito “Sara, il suo fibroma di 15 cm e l’embolizzazione al San Camillo di Roma” finalmente il cielo mi si è aperto.
Per favore potrei essere messa in contatto con quel medico così umano di cui parla Sara nel suo racconto?
Spero vivamente che possa offrire anche delle visite convenzionate col Servizio Sanitario Nazionale.
Sono Marchigiana, e vi ringrazio molto per l’ascolto.
Giovanna

Ho risposto a Giovanna che il meidico di cui parla Sara è il dr Morucci e le ho finto i suoi contatti. Nel frattempo Giovanna ha letto sul blog altre esperienze e ha trovato la storia di Giulia di 53 anni, trattata con Hifu allo Ieo di Milano. Mi ha quindi chiesto di entrare in contatto con lei.

Purtroppo al momento gli hifu allo Ieo sono bloccati perchè il macchinario è in riparazione all’estero. Giovanna comunque ha avuto modo di parlare con Giulia e stà facendo le sue considerazioni. In bocca al lupo cara Giovanna, aspettiamo tue news!

L’intervento di embolizzazione del fibroma di Manola

Ho sentito Manola la prima volta su Facebook, a inizio settembre. Manola ha 34 anni, abita a Roma e combatteva un fibroma di 8cm. Era molto indecisa su come affrontare la situazione e stava valutando sia il classico intervento chirurgico che l’embolizzazione.

Alla fine Manola ha scelto di essere embolizzata dal dr Morucci all’ospedale San Camillo di Roma. Ecco com’è andata!

 

Ciao Eleonora, allora riassumendo. Ho fatto l’intervento di embolizzazione il 23 Ottobre. Avevo un fibroma di 8 cm più o meno!! L’intervento si è svolta in anestesia locale. Il medico mi ha iniettato anche la sedazione ma su dì me non ha avuto effetto; nel senso che nella maggior parte dei casi fa addormentare i pazienti, ma io avevo troppa adrenalina, per via dell’agitazione e quindi non mi sono sedata. Comunque dopo un po’ dall’inizio dell’intervento ho iniziato ad avere dolori da ciclo, che sono andati aumentano. Mi hanno fatto antidolorifici, ma comunque i dolori non mi hanno mai abbandonata!!

Diciamo che il post intervento, per me, è stato molto doloroso. Ho avuto delle contrazioni, come quelle di un parto. Considerando che si ha una piccola flebo sulla mano fissa, con morfina e mix di antidolorifici, comunque i dolori sono costanti. In più mi facevano flebo con un mix di antidolorifici. Insomma ho dovuto subire questo malessere per 3gg. Sono rimasta in ospedale 4 gg. Il quarto mi hanno dimessa. Mi è venuta un po’di febbre per qualche giorno. Comunque tutto nella norma, conferma il medico. C’è chi soffre di più e chi meno! Inoltre il giorno dopo l’intervento mi è venuto il ciclo, e già ho espulso un po’ di materia!!! Praticamente io ho partorito il fibroma, in piccola parte.

Dopo un mese mi è tornato dì nuovo il ciclo e con grande sorpresa, non ho avuto tutti i dolori lancinanti all’addome, che da un anno mi portavo dietro!! Quindi ho capito che il fibroma ha cessato di vivere!!! Ho avuto un ciclo normale finalmente!!!!! Che è durato tanto, una settimana. Ora non ho ancora fatto controlli e non so’ cosa ne sia del Mio fibroma. Vi aggiorno appena faccio la risonanza. Baci baci a tutteeee

Dimenticavo, mi sono rivolta al Dott Morucci nell’ospedale San Camillo di Roma. Ci tengo a sottolineare che è un medico speciale, in primis perchè è amichevole e molto alla mano. Simpatico e giocherellone!!! Con un gran cuore e dedito al suo lavoro che svolge con passione. Sono a disposizione per chi volesse un aiuto, un parere etc… Baci baci

Grazie per aver condiviso la tua esperienza cara Manola, e buona nuova vita senza fibroma!

I risultati a lungo termine dell’embolizzazione del fibroma: gli esiti di uno studio americano

Teresa è una ricercatrice universitaria che lavora all’estero. Qualche tempo fa è intervenuta nei commenti dell’articolo in cui Alessandra si chiedeva se per evitare la recidiva fosse meglio scegliere una laparotomia o una laparoscopia.

Teresa ha accesso a migliaia di ricerche e statistiche mediche che, in sintesi, dicono (riporto le parole di Teresa): le recidive possono verificarsi per tutti i tipi di operazioni, dipende da quanto tu sia predisposta. In particolare, per l’embolizzazione e la miomectomia laparoscopica, le statistiche sono pressocchè uguali in termini di recidiva. La morcellazione (non applicata in America, per esempio) potrebbe causare “danni” maggiori in caso di cellule maligne.. il che e’ altamente improbabile.

Teresa mi ha inviato 2 tra le decine di articoli che ha letto e consultato. Sono interessanti ma , come scrive lei, sono una goccia nell’oceano delle pubblicazioni scientifiche.

L’idea che si è fatta Teresa è più il frutto di mesi di letture e ricerche che di un articolo (o due, o tre) in particolare. Inoltre, anche le ricerche scientifiche (come i medici e l’intera medicina) possono “pendere” in una direzione piuttosto che un’altra a seconda degli interessi che ci sono dietro (economici, di carriera, chi sponsorizza, ecc.).

Come suggeritomi da Teresa ho quindi pensato di pubblicare entrambi gli studi, ricordandovi però di non considerarli come risultati oggettivi e definitivi.

Il primo studio è stato pubblicato sull’European Journal of Obstetrics&Gynecology and Reproductive Biology con l’obiettivo di valutare la soddisfazione delle pazienti sottoposte ad embolizzazione e la progressione dei sintomi dopo embolizzazione dell’arteria fibrosa uterina (UAE).

Volevo allegare il documento in inglese ma Teresa mi ha inviato un file .htm che non riesco ad inserire nell’articolo, nè a trasformare in pdf (ma ci rirpoverò!). Di seguito trovate una traduzione/riepilogo.

Esiti intermedi e a lungo termine in seguito all’embolizzazione del fibroma dell’arteria uterina

Obiettivo

Valutare la soddisfazione dei pazienti e i modelli intermedi e di lungo termine della progressione dei sintomi dopo embolizzazione dell’arteria fibrosa uterina (UAE).

Metodologia

  • Questionario intermedio di follow-up intermedio (2 anni e 6 anni) e di lungo termine (9 anni) per le donne che hanno subito gli EAU nel periodo 1996 – 2000, presso un centro di riferimento terziario.
  • Questionario intermedio di follow-up intermedio (2 anni e 6 anni) e di lungo termine (9 anni) per le donne che hanno subito gli EAU nel periodo 1996 – 2000, presso un centro di riferimento terziario.

Risultati

L’età media delle donne al momento dell’embolizzazione era di 43 anni. Un totale di 142/197 (72,1%) donne ha subito l’embolizzazione in vista di periodi mestruali pesanti, mentre 87/197 (44%) ha indicato il desiderio di mantenere la fertilità. 160/197 (81,7%) donne che hanno completato il Q1 hanno riportato un miglioramento dei sintomi mestruali rispetto al 41/80 (51,2%) per il secondo trimestre.

La maggioranza ha indicato che raccomanderebbe la procedura ad un amico (Q1: 165 (83,8%), Q2: 62/80 (77,5%)).

Il 23/80 (28,8%) ha richiesto un ulteriore trattamento chirurgico in seguito agli EAU, e all’interno di quest’ultimo gruppo solo 7/23 (30,4%) erano soddisfatti dell’embolizzazione. 22/80 (27,5%) ha tentato una gravidanza dopo la procedura e di questi 3/22 (13,6%) l’ha portata a termine, partorendo un bambino vivo.

L’età media della menopausa per le donne che hanno restituito il Q2 è stata di 49,1 (4,91 anni).

 

 

*I grafici non fanno parte dello studio. Li ho aggiunti io perchè mi pareva dessere un’idea più chiara.

Conclusioni

La maggior parte delle donne era soddisfatta dell’embolizzazione e notava un miglioramento dei sintomi mestruali. Tuttavia, questo miglioramento è diminuito nel tempo a seguito dell’embolizzazione e oltre un quarto delle donne ha richiesto un ulteriore intervento chirurgico. I risultati di questo studio possono fornire informazioni utili nel counseling alle donne che si sottopongono agli EAU e aiutano a guidare i clinici nei loro criteri di selezione dei pazienti quando discutono della procedura.

Detto ciò, non sono riuscita a capire con esattezza chi è il committente dello studio (forse Teresa potrà aiutarmi). Non è specificato inoltre cosa è successo a quell’86,4% di donne che non sono riuscite a diventare mamme. Non sono rimaste incinta o non sono riuscite a portare a termine la gravidanza? Lo studio non lo specifica. E non specifica cosa ha fatto quel quarto di donne per le quali è stato necessario un nuovo intervneto chirurgico: di nuovo l’emebolizzazione? O qualcos’altro?

Appena possibile guarderò nel dettaglio l’altro documento che mi ha mandato Teresa e lo condividerò sul blog.

Teresa che vorrebbe sottoporsi ad embolizzazione ma non sa decidere dove

Un po’ in ritardo pubblico la mail di Teresa, che cerca informazioni riguardo l’embolizzazione. Teresa vive all’estero e vorrebbe tornare in Italia per sottoporsi ad embolizzazione.

Visto che dovrà venire apposta io le ho consigliato il dr Rampoldi a Milano o il dr Morucci a Roma, che sono i medici di cui ho raccolto il maggior numero di testimonianze positive. Teresa aspetta consiglia e ben vengano altri nominativi di radiologi attenti e capaci!

 

Sono Teresa ed ho 40 anni. Mai avuto figli e, dopo un anno di incertezze dovute sia all’età che al mio primo intervento in resettoscopia, ho deciso di non volerne. In realtà, non ne ho mai voluti solo che questo “dramma” dei fibromi, mi ci ha fatto pensare per un bel po’.

Nel maggio 2017 sono stata operata per un fibroma intramurale di circa 3cm dal prof. Ardovino (Avellino) dopo un anno di cure (tranex, pillola anticoncezionale, ferro etc.), emorragie, svenimenti.. un incubo! Non tollero bene i medicinali, soprattutto gli ormoni. Sono una sportiva, vivo all’estero da 11 anni e la mia vita è sempre stata attiva e concentrata sul benessere fisico e mentale. Se avessi potuto evitare l’intervento, l’avrei fatto a tutti i costi. Credo nell’omeopatia, nelle energie positive, nel corpo in grado di prendersi cura di se stesso se ben “nutrito”. Ma i fibromi sembra mi stiano dando torto.. Sono scettica riguardo alla medicina tradizionale e tutti i fattori economici, i numeri, i primati che ci sono dietro. Vi leggo sin dall’inizio e avrei bisogno di un vostro consiglio.

A poco più di un anno di distanza dal primo intervento, il fibroma è tornato, fastidioso e più grande di prima! 5 cm, mi dicono.. va tolto in laparoscopia (secondo lo stesso medico che mi ha operato la prima volta). Volevo aspettare qualche altro mese, ma i dolori e le emorragie sono già riprese così come le cure di ferro, vitamine, giramenti di testa, etc. Prima che la situazione degeneri, vorrei agire.. con l’embolizzazione. Il rischio di recidive con la laparoscopia è alto, i miei ormoni sono ancora “giovani e forti”, ho deciso di non volere figli, e, soprattutto, non voglio essere operata ogni anno! L’embolizzazione mi sembra l’opzione migliore nel mio caso, a “lunga durata”, diciamo.

Dove mi consigliate di andare? In quale centro? Quale medico? Non vivendo più in Italia, non saprei a chi rivolgermi.. Ci sono tanti nomi sul sito ma ricordo anche di aver letto di una discussione poco professionale che l’editrice e fondatrice del gruppo ha avuto con uno dei medici – magari, eviterei lui! Non ho problemi a spostarmi, vorrei solo trovare qualcuno capace e di cui potermi fidare.

Grazie per tutto e saluti!

Teresa