Passaggio in ambulanza a Pietra Ligure


Per un momento, un brevissimo istante, ho anche pensato si trattasse solo di un brutto sogno.

Del resto, come poteva essere possibile? Un attimo prima ridevo felice in spiaggia guardando la mia bella principessa giocare con il suo papà, e poco dopo mi trovavo distesa sul lettino di un’ambulanza che correva a sirene spiegate verso l’ospedale.

Questa però era, è, davvero la mia vita. La mia vita con il Maledetto Fibroma.

Il Maledetto non si fa mai scrupoli. Non gli interessa dove mi trovi e con chi e quale sia il mio stato d’animo. Al Maledetto non interessa se è domenica e sono a spasso con la mia famiglia, se è giovedì e sono in coda alla cassa di un supermercato, se è lunedì e sono in piedi accanto alla scrivania di un collega intenta a risolvere una questione urgente.

Per lui non fa alcune differenza. Lui colpisce e basta. Ogni mese, senza ritardo, senza scampo, inesorabile.

La mia vita con il Maledetto è iniziata molti anni fa, forse alla fine del 2009.

Il mio ciclo mestruale, sempre lieve, poco doloroso e assolutamente discreto, diventava di mese in mese più abbondante e mi procurava crampi al basso ventre talvolta difficili da sopportare.

La prima ad accorgersi della presenza del Maledetto fu una dottoressa dell’Asl che mi effettuò la prima ecografia transvaginale della mia vita (prima di una lunga serie), prescritta dal medico di famiglia.

Che succede?” ricordo di aver chiesto.

Pare ci sia un fibroma, ma non posso dirle altro in merito. Gliene parlerà poi il suo ginecologo”.

Il mio ginecologo? All’epoca io non avevo neanche un “mio ginecologo”. Non era mai stato necessario.

In ogni caso, come tipico mio, non diedi molto peso alla diagnosi effettuata.

Quella sera stessa era in programma la partenza per una breve vacanza in Toscana. Ricordo di aver velocemente detto a mia mamma, che mi chiedeva dell’ecografia mentre caricavamo le valigie in macchina: “Non ho nulla, pare si tratti solo di un fibroma”.

Come un fibroma??”. La mia lungimirante mammina si era subito preoccupata, ma siccome lei si preoccupa sempre ed eccessivamente di tutto neanche la sua reazione era per me stata motivo di inquetudine.

Del resto stavamo partendo per un lungo week-end al mare .. come potevo pensare ad un ipotetico fibroma?

Pochi giorni dopo mi trovavo a casa di mia nonna e mentre gustavo una squisita cenetta e le raccontavo dell’ecografia scoprivo che lei stessa era stata costretta a farsi togliere l’utero, all’età di 35 anni, a causa di alcuni fibromi. Per lei però non era stato un problema. A quel tempo aveva infatti già avuto 4 figli e la sua famiglia era meravigliosa e completa.

Solo in quel momento ricordo di aver sentito un campanellino di allarme risuonare nella mia testa ..

Io di bambini non ne avevo e ne volevo almeno 3!

Era l’estate del 2010, dovevo compiere 32 e l’idea di rinunciare al mio utero non mi sfiorava minimamente.


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