La Medicina Narrativa ci aiuta a guarire


Ho appena scoperto, con immenso piacere, con sopresa e anche con un pizzico di emozione, l’esistenza della “Medicina Narrativa“.

 

Raccontare la propria malattia

La Medicina Narrativa parte dal presupposto che ammalarsi, o comunque soffrire a causa di qualche patologia (come ad esempio i maledetti fibromi) non significa solo soffrire fisicamente e magari vedere il proprio corpo trasformarsi, ma anche dover trasformare le proprie abitudini, rivedere le priorità, rinunciare a impegni sociali, rischiare di perdere il lavoro o peggio doverlo cambiare.

Raccontare la propria malattia, la propria storia, la propria esperienza di dolore, diventa quindi, come ho già sperimentato e constatato in prima persona grazie a questo blog, un strumento efficace e prezioso per affrontare una realtà faticosa, superare un trauma e ricominciare a costruire quella nuova identità scaturita dalla patologia. Narrarsi offre un’occasione di sfogo e aiuta anche a “rimettere insieme i pezzi” che la malattia ha sgretolato.

Il mio blog è la viva dimostrazione che la Medicina Narrativa, in questo senso, funziona. Raccontare il mio vissuto ha significato per me condividere preoccupazioni, problemi e dolori con amiche meravigliose,  in grado di comprendere a fondo le mie parole. Quindi non posso che gioire nel leggere (nuovamente su una copia di Donna Moderna! Numero 46, 13 novembre 2013) che della campagna Viverla tutta, lanciata per permettere ai malati di raccontare le loro esperienze, mettendo appunto in pratica la medicina narrativa.

Il ruolo dei medici

L’aspetto che però genera in me emozioni contrastanti è quello che riguarda il ruolo dei medici, chiamati in questo contesto a mettere davvero al centro i loro pazienti.

Ecco infatti come dovrebbe comportarsi il medico per garantire una buona visita (traggo direttamente dal box “10 Regole per una buonsa visita” pubblicato a pag.146 su Donna Moderna e ringrazio ancora una volta, di cuore, la redazione):

  • Presentati e racconta al malato cosa puoi fare. Ascolta la sua storia senza fretta e pregiudizi. (Non ho mai conosciuto un medico che mi ascoltasse senza fretta. Mai).
  • Spiega diagnosi e cura con parole semplici. (Si, la mitica dott.ssa Cotardo lo faceva).
  • Osserva come reagisce a quello che dici. (Sempre solo lei, la dott.ssa Cotardo).
  • Lasciagli lo spazio per esprimere le sue perplessità. E aiutalo a far emergere i dubbi con domande specifiche. (Ma quando mai??).
  • Scegli la via della chiarezza: spiega più volte al paziente quello che dovrà fare, chiedigli di ripeterlo e illustragli le conseguenze della terapia sulla vita quotidiana. (Persino impossibile da immaginarsi una situazione simile!).

Mi è venuto, leggendo, da sorridere, perchè quasi nessun ginecologo (o almeno, quelli che ho incontrato io) si è comportato così.  Mi sono sentita irritata perchè quello descritto è veramente il comportamento che dovrebbe tenere ciascun medico, ma pensare che possa accadere è quasi una chimera. Non ho potuto fare a meno di immaginare quanto sarebbe bello essere trattata così, venire ascoltata senza fretta, essere rassicurata, sciogliere tutti i dubbi con tutte le  domande che voglio, capire a fondo le diagnosi descritte, ecc.
Mi sono, infine, infastidita per il fatto che l’elenco descrive perfettamente come dovrebbe essere … eppure quasi nessuno è disposto a comportarsi così!

Insomma questo discorso della Medicina Narrativa provoca in me molte emozioni costrastanti. L’immensa soddisfazione di aver, con il mio blog, creato qualcosa che è descritto proprio bene sulle pagine di Donna Moderna, qualcosa di così concreto che è già definito con un termine preciso (‘Medicina Narrativa’).  Quel briciolo di rabbia, però, derivante dalla consapevolezza che la strada da percorrere, sui canali ufficiale, è ancora molto lunga.

Laboratori di medicina narrativa

La buona, buonissima, notizia, è che esistono dei centri che hanno già lanciato laboratori di medicina narrativa:

  • L’Ospedale San Giovanni bosco di Torino, nel reparto di terapia intensiva;
  • L’Asl 10 di Firenze, che lavora con pazienti oncologici e cronici;
  • Il Centro Nazionale malattie rare di Roma, che coinvolge anche bambini;
  • L’Azienda ospedaliera regionale di San Carlo a Potenza, rivolta ai malati cronici.

Non solo! Sul sito www.viverlatutta.it è possibile raccontare la propria storia, allo scopo di trasformare le esperienze di tutti i malati in un patrimonio utile e costruttivo.


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