L’isterectomia come violazione di un diritto umano


Uno degli argomenti emerso, ahimè, troppo spesso nelle mail che ho ricevuto da quando è online questo blog riguarda il linguaggio poco rispettoso con il quale spesso i ginecologi si rivolgono alle loro pazienti, parlando appunto del loro utero.

Questo organo, fondamentale per la procreazione ma importante anche per molte altre funzioni vitali, viene spesso definito come “ormai inutile“, “superfluo“, “problematico“, addirittura “da buttare“. E espressioni di questo tipo vengono di solito utilizzate per presentare l’isterectomia come unica scelta possibile, sopratuttto (ma non solo!) alle donne che hanno più di 40 anni o comunque  hanno già avuto figli.

Sperare di sentirsi pronunciare tale condanna con un po’ di delicatezza, con qualche attenzione ai termini utilizzati, al modo, ai toni, è pura utopia. Purtroppo la maggior parte delle volte questa triste sentenza arriva così, senza cura alcuna, come se fosse la cosa più ovvia e naturale del mondo. Mentre l’isterectomia di naturale non ha proprio nulla!

Il rapporto umano con la paziente, poi, è un surplus. E’ un “di più” destinato a poche fortunate che hanno incontrato un medico degno di tale ruolo. Non è per tutte. E sembra folle pretenderlo.

Nella maggior parte dei casi poi i medici che propongono l’asportazione completa dell’utero non illustrano le alternative possibil e tacciono gli eventuali rischi dell’intervento. E così il consenso non è solo disinformato, ma anzi male informato, ovvero ottenuto con l’inganno! (specifico di aver rubato l’espressione “consenso male informato” alla professoressa Dalla Costa). Infatti le potenziali altre soluzioni non vengono nemmenolontanamente  riferite. O peggio, se proposte dalla paziente vengono dichiarate come impossibili da praticare.

Questo significa sottrarre un diritto alla scelta! Secondo l”articolo 582 del Codice Penale “Chiunque cagiona ad alcuno una lesione personale, dalla quale deriva una malattia nel corpo o nella mente, è punito con la reclusione da tre mesi a tre anni“. L’articolo 583 indica come aggravanti di tale pratica “la perdita di una arto, o una mutilazione che renda l’arto inservibile, ovvero la perdita dell’uso di un organo o della capacità di procreare”.

Pertanto l’asportazione dell’utero non giustificata può essere considerata un reato per lesioni personali gravissime.

Il diritto a salvaguardare l’integrità del proprio corpo è un diritto umano fondamentale e indiscutibile” (Mariarosa Dalla Costa, Isterectomia, Il problema sociale di un abuso contro le donne, FrancoAngeli, Milano, p.38) e questo dovrebbe essere un caposaldo della medicina!

Pertanto, dal profondo del cuore, lancio un appello a tutte: informatevi! Leggete su internet (come già fate!), consultate diversi specialisti, chiedete anche un parere al vostro medico di base se ne avete uno di fiducia, parlate con le amiche ma anche con le conoscenti e con chiunque possa fornirvi informazioni utili. Non arrendetevi alla frettolosa sentenza di qualche ginecologo senza scrupoli.


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