L’intervento in laparotomia di Enrica


Enrica ha 23 anni, abita ad Oristano e si è accorta di avere qualcosa che non andava circa un anno fa, quando si è infatti svegliata con la pancia preoccupantemente gonfia.
Sebbene il fibroma fosse presente sicuramente da un sacco di tempo non aveva mia dato sintomi.

Enrica scopre di avere un fibroma

Il giorno stesso Enrica si reca da un ginecologo. Non si era mai sottoposta ad un visita ginecologica e il medico che le effettua l’ecografia subito le diagnostica il maledetto: “Hai un bel fibromone grosso come la testa di un feto!” (10×9 cm). Quindi la informa riguardo la necessità di sottoporsi ad intervento chirurgico. Senza fretta però e senza preoccupazioni: “E’ una sciocchezza, un intervento di routine“.
Così Enrica attende serenamente che l’ospedale oncologico di Cagliari la contatti per l’intervento. La chiamano qualche giorno dopo la visita per fare la preospedalizzazione. Passa tutta la mattina in ospedale a fare le analisi, quindi inizia ad aspettare che la chiamino per l’intervento. La telefonata dall’ospedale arriva però solo cinque mesi dopo, quando in realtà le sue analisi sono ben che scadute!
Enrica declina la proposta perchè stà scrivendo la tesi e deve laurearsi e chiede di riservare un posto magari per dicembre. Le dicono di sì ma in realtà non la chiamano più.
A gennaio si stufa di aspettare la telefonata dell’ospedale e si rivolge ad un altro ginecologo del suo paese. Questo secondo medico la visita e mi le sembra piuttosto preoccupato. La sgrida un po’ perchè si è trascurata e le fa capire che il suo problema potrebbe non essere esattamente una sciocchezza.
La povera Enrica entra nel panico più totale perchè a 23 anni non vuole di certo pensare di dover perdere l’utero. Anche questo ginecologo le prospetta l’intervento come soluzione al problema ma la invita anche a provare un ciclo di esmya per cercare di ridurre le dimensioni del fibroma e, di conseguenza,  i rischi in sala operatoria.

La terapia con Esmya

Enrica inizia quindi la terapia con esmya.
Il primo mese e ed il secondo mese passano, ma non senza problemi: Enrica è già abbastanza giù di morale per i fatti suoi ed esmya non aiuta di certo, intensificando gli sbalzi d’umore e causando ritenzione idrica, stitichezza e sudorazione eccessiva.
Finito il secondo mese di terapia Enrica va a fare la visita: il fibroma non ha cambiato dimensioni. Enrica è molto demoralizzata, ma il ginecologo le dice di tenere duro e di proseguire la terapia fino in fondo, perchè magari esmya puà fare effetto tutto in una volta. Enrica quindi stringe i denti e prosegue per un mese ancora: astenia (alle sette di sera era già a letto), dolori pelvici, dolori lombari, ovaie in fiamme.
Decide quindi di andare in ospedale per i dolori e per avvertire che non ha nessuna intenzione di proseguire la cura e chiede di essere operata. Purtroppo però esattamente il giorno prima il ginecologo che la stava seguendo e che avrebbe dovuto operarla era stato aggredito e brutalmente picchiato da un balordo e aveva riportato un trauma cranico con controno di screzio emorragico in sede frontale
I medici le rispondono per correttezza nei confronti del collega preferirebbero non operarla, a meno che lei non ce la faccia proprio più ad aspettare. Allora Enrica prova ad aspettare qualche giorno ma davvero non ce la fapiù: torna di ospedale e chiede  di essere operata da qualcun altro. Le fanno le analisi e dopo una settimana la ricoverano.

L’intervento chirurgico

Il medico che deve operarla la visita e serio le dice “Beh, speriamo di riuscire a salvare questo utero devastato“..
Il giorno seguente il ricovero la preparano e la fanno entrare in sala. Le effettuano l’anestesia totale e la operano in laparotomia perchè il suo fibroma risulta troppo grande per laparoscopia. Si tratta di un fibroma sottosieroso, quindi in un’oretta i medici riescono a rimuoverlo senza complicazioni. Il maledetto misura ben 12 cm.
Il giorno seguente l’intervento passa tranquillo e senza dolori perchè Enrica è imbottita di morfina. Il giorno ancora successivo le tolgono il catetere e Enrica può alzarsi .. la mattina con qualche difficoltà ma la sera già senza problemi.  Il giorno dopo ancora  il maggior disagio è causato dall’aria che Enrica non riusciva ad espellere dalla pancia e la ferita che tirava ad ogni movimento. Nel complesso comunque il tutto risulta abbastanza gestibile.
Enrica lotta strenuamente per farsi dimettere quanto prima e in effetti il giorno ancora successivo (in terza giornata postoperatoria) torna a casa.
Oggi, a una settimana dall’intervento, sta bene. Cammina tranquillamente e ha solo paura di starnutire e ridere perchè le fa male la ferita.
Auguroni di buona guarigione cara Enrica, e grazie di cuore per la tua testimonianza!

 


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