I risultati a lungo termine dell’embolizzazione del fibroma: gli esiti di uno studio americano


Teresa è una ricercatrice universitaria che lavora all’estero. Qualche tempo fa è intervenuta nei commenti dell’articolo in cui Alessandra si chiedeva se per evitare la recidiva fosse meglio scegliere una laparotomia o una laparoscopia.

Teresa ha accesso a migliaia di ricerche e statistiche mediche che, in sintesi, dicono (riporto le parole di Teresa): le recidive possono verificarsi per tutti i tipi di operazioni, dipende da quanto tu sia predisposta. In particolare, per l’embolizzazione e la miomectomia laparoscopica, le statistiche sono pressocchè uguali in termini di recidiva. La morcellazione (non applicata in America, per esempio) potrebbe causare “danni” maggiori in caso di cellule maligne.. il che e’ altamente improbabile.

Teresa mi ha inviato 2 tra le decine di articoli che ha letto e consultato. Sono interessanti ma , come scrive lei, sono una goccia nell’oceano delle pubblicazioni scientifiche.

L’idea che si è fatta Teresa è più il frutto di mesi di letture e ricerche che di un articolo (o due, o tre) in particolare. Inoltre, anche le ricerche scientifiche (come i medici e l’intera medicina) possono “pendere” in una direzione piuttosto che un’altra a seconda degli interessi che ci sono dietro (economici, di carriera, chi sponsorizza, ecc.).

Come suggeritomi da Teresa ho quindi pensato di pubblicare entrambi gli studi, ricordandovi però di non considerarli come risultati oggettivi e definitivi.

Il primo studio è stato pubblicato sull’European Journal of Obstetrics&Gynecology and Reproductive Biology con l’obiettivo di valutare la soddisfazione delle pazienti sottoposte ad embolizzazione e la progressione dei sintomi dopo embolizzazione dell’arteria fibrosa uterina (UAE).

Volevo allegare il documento in inglese ma Teresa mi ha inviato un file .htm che non riesco ad inserire nell’articolo, nè a trasformare in pdf (ma ci rirpoverò!). Di seguito trovate una traduzione/riepilogo.

Esiti intermedi e a lungo termine in seguito all’embolizzazione del fibroma dell’arteria uterina

Obiettivo

Valutare la soddisfazione dei pazienti e i modelli intermedi e di lungo termine della progressione dei sintomi dopo embolizzazione dell’arteria fibrosa uterina (UAE).

Metodologia

  • Questionario intermedio di follow-up intermedio (2 anni e 6 anni) e di lungo termine (9 anni) per le donne che hanno subito gli EAU nel periodo 1996 – 2000, presso un centro di riferimento terziario.
  • Questionario intermedio di follow-up intermedio (2 anni e 6 anni) e di lungo termine (9 anni) per le donne che hanno subito gli EAU nel periodo 1996 – 2000, presso un centro di riferimento terziario.

Risultati

L’età media delle donne al momento dell’embolizzazione era di 43 anni. Un totale di 142/197 (72,1%) donne ha subito l’embolizzazione in vista di periodi mestruali pesanti, mentre 87/197 (44%) ha indicato il desiderio di mantenere la fertilità. 160/197 (81,7%) donne che hanno completato il Q1 hanno riportato un miglioramento dei sintomi mestruali rispetto al 41/80 (51,2%) per il secondo trimestre.

La maggioranza ha indicato che raccomanderebbe la procedura ad un amico (Q1: 165 (83,8%), Q2: 62/80 (77,5%)).

Il 23/80 (28,8%) ha richiesto un ulteriore trattamento chirurgico in seguito agli EAU, e all’interno di quest’ultimo gruppo solo 7/23 (30,4%) erano soddisfatti dell’embolizzazione. 22/80 (27,5%) ha tentato una gravidanza dopo la procedura e di questi 3/22 (13,6%) l’ha portata a termine, partorendo un bambino vivo.

L’età media della menopausa per le donne che hanno restituito il Q2 è stata di 49,1 (4,91 anni).

 

 

*I grafici non fanno parte dello studio. Li ho aggiunti io perchè mi pareva dessere un’idea più chiara.

Conclusioni

La maggior parte delle donne era soddisfatta dell’embolizzazione e notava un miglioramento dei sintomi mestruali. Tuttavia, questo miglioramento è diminuito nel tempo a seguito dell’embolizzazione e oltre un quarto delle donne ha richiesto un ulteriore intervento chirurgico. I risultati di questo studio possono fornire informazioni utili nel counseling alle donne che si sottopongono agli EAU e aiutano a guidare i clinici nei loro criteri di selezione dei pazienti quando discutono della procedura.

Detto ciò, non sono riuscita a capire con esattezza chi è il committente dello studio (forse Teresa potrà aiutarmi). Non è specificato inoltre cosa è successo a quell’86,4% di donne che non sono riuscite a diventare mamme. Non sono rimaste incinta o non sono riuscite a portare a termine la gravidanza? Lo studio non lo specifica. E non specifica cosa ha fatto quel quarto di donne per le quali è stato necessario un nuovo intervneto chirurgico: di nuovo l’emebolizzazione? O qualcos’altro?

Appena possibile guarderò nel dettaglio l’altro documento che mi ha mandato Teresa e lo condividerò sul blog.


5 risposte a "I risultati a lungo termine dell’embolizzazione del fibroma: gli esiti di uno studio americano"

  1. Al Gemelli di Roma mi hanno detto che l’embolizzazione non esclude la possibilità di recidive, ma al contrario degli interventi chirurgici, puoi fare una seconda embolizzazione senza rischiare di perdere l’utero, cosa che con la laparatomia non ti possono assicurare. Naturalmente l’età è importante, sia il numero di fibromi comparsi, i sintomi, sono tutte cose che loro guardano al fine di consigliare un intervento chirurgico o l’embolizzazione. Il ginecologo che mi ha visitato, non un radiologo interventista, mi ha detto che l’embolizzazione attualmente è più trattata in donne vicine alla menopausa per cui non c’era più niente da fare, la maggior parte di loro non desidera una gravidanza, quindi per la medicina è difficile stabilire fino a che punto l’embolizzazione sia nociva per una futura gravidanza.

    1. Grazie Valentina per il tuo contributo. In effetti credo che il problema sia proprio la mancanza di studi su donne giovani, o comunque in età da gravidanza. Posso direi però, come ho raccontato più volte, che io ho purtroppo subito due laparotomie (la seconda per un fibroma di ben 10cm e su un utero piuttosto malandato) ma dopo ho affrontato due gravidanze, senza problematiche dovute agli interventi. Senz’altro la laparotomia non è una passeggiata, e non è un intervento che in generale mi sento di consigliare a tutte (parliamo in realtà di mini laparotomia, perchè la laparotomia dovrebbe essere proprio abolita), però nell’esprimere un parere non posso non tener conto della mia personale esperienza.

      1. Sei stata fortunata, mia zia alla seconda laparatomia ha dovuto togliere l’utero, mia mamma a 33 anni si è dovuta sottoporre ad un’isterectomia. Insomma non ho ereditato dei buoni geni purtroppo, l’intervento mi fa paura anche per questo!

      2. Per fortuna dai tempi delle nostre mamme e zie le tecniche si sono un po’ evolute, perciò teoricamente le isterectomie dovrebbero essere in calo .. (salvo interessi diversi dei medici..).

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