Il mio intervento in laparotomia: parte 3


La mattina dopo stavo un po’ meglio credo.
E capitò il fatto dei due infermieri. Uno degli eventi che mi ha maggiormente scioccata.
Questi due, un uomo e una donna, giovani, sono entrati improvvisamente nella stanza, mi hanno scoperta e hanno iniziato a lavarmi (a farmi il bidet in pratica). Non mi hanno detto manco mezza parola! Non mi hanno spiegato cosa erano venuti a fare nè chiesto se ero d’accordo. L’hanno fatto e basta.
Per me è stata un’esperienza bruttissima. Umiliante anche.

Poco dopo hanno preteso che mi alzassI in piedi.
Io però avevo troppo troppo troppo male. La ferita mi bruciava, anzi andava a fuoco, e sentivo come una spada conficcata nella pancia.
Li ho scongiurati di lasciarmi stare, che avrei provato io da sola, dopo, ad alzarmi.
Ma loro dovevano farlo.
Mi avevano tolto il catetere e dovevano mettermi in piedi.
E così tra lacrime e dolore mi sono alzata, e loro hanno potuto cambiare stè benedette lenzuola.

Appena sono stata in piedi mi è scesa una secchiata di sangue tra le gambe

Loro hanno pulito il pavimento e poi mi hanno lasciata là, in piedi, tremante. Sporca e spaventata.

Per fortuna mia mamma era là fuori ed è subito accorsa.

È stato questo un episodio che mi ha profondamente ferita. Solo con il tempo ne ho presa piena coscienza.
Quei due deficienti (per non usare altri termini) mi hanno trattata senza rispetto, come se non valessi proprio nulla, e mi hanno umiliata.
Tanto è vero che una delle questioni che mi spaventavano di più quando ho saputo di dover partorire con il cesareo era proprio pensare a quando mi sarei dovuta rialzare ( la cosa è invece poi avvenuta senza che manco me ne accorgersi, visto che al primo rigurgitino di Giorgia sono corsa al nido a chiedere aiuto, senza pensare che non mi ero ancora alzata, avevo un taglio e forse avrei avuto male!).

Le mattine seguenti ho chiaramente detto loro che avrei provveduto da sola alla mia igiene personale.

L’altro aspetto che ho trovato particolarmente fastidioso è stato poi che ogni mattina gli infermieri entravano in stanza prestissimo, prima per le analisi del sangue, poi per l’iniezione antitrombo e poi per misurarmi la febbre, senza mai sprecarsi a dire almeno cosa facevano.
La prima volta che l’infermiere è venuto a farmi l’iniezione antitrombo l’ho fermato al volo, mentre stava per conficcarmi l’ago nella pancia, e gli ho chiesto di farmela nel braccio.
Un’altra volta, di notte, avevo molto male, la flebo era finita e l’infermiera che me l’ha sostituita non riusciva per non solo quale motivo a far scendere il liquido, poi ha schiacciato il tubo ed è sceso tutto di colpo in grossa quantità, provocandomi bruciore al polso (dove c’era la farfallina della flebo). Si era poi vagamente scusata dicendo che era molto stanca e che era appena tornata da fare un trasloco!

Avevo l’impressione di non essere mai lasciata tranquilla e ogni volta che un infermiere entrava in stanza temevo qualche nuova tortura.

Per quattro giorni non mi hanno dato da mangiare ma nutrita solo con flebo. Credo che questo fosse necessario per un corretto decorso post operatorio ma è stato sicuramente spiacevole, soprattutto l’ultimo giorno, in cui stavo meglio.

 

 


8 thoughts on “Il mio intervento in laparotomia: parte 3

  1. Non ho parole per definire gli incompetenti e disumani che hai incontrato! Spero che ne esistano pochi così in questo mondo e ti auguro che da ora in poi tu possa incontrare persone un po’ più umili e umane! Cavolo che lo fanno a fare un lavoro così se non ne sono capaci?? Mi dispiace per quello che hai passato!

  2. mi dispiace tanto…anche a me sembrava che la pancia andasse a fuoco…un dolore assurdo…per fortuna con me all’ospedale sono stati tutti dolci e premurosi. Forza cara, ti penso sempre.

  3. Ciao
    io dovrei x fine settembre fare l’intervento in laparatomia di miomectomia.
    Per un mioma di 12cm che non mi ha mai procurato sintomi e che solo ad aprile maggio di quest’anno mi ha procurato ciclo abbondante con forti dolori e febbre che sfiorava i 40°.
    Adesso nell’attesa seguo la terapia farmacologica con esmya come consigliatomi dal ginecologo primario (di cui non so se posso fare il nome).
    Leggere il tuo racconto mi ha traumatizzato e terrorizzato non poco.
    Sto malissimo. E ho tanta paura.
    Per ora esmya mi ha procurato tutti gli effetti indesiderati comuni e alcuni non comuni (come mal di schiena e torpore alle gambe) scritti nrl bugiardino. Adesso da pochi giorni ho iniziato la II conf.ne di esmya e alcune controindicazioni non le sento più (i sintomi spesso variano da un gg all’altro a dalla mattina alla sera).
    Speriamo bene, ho il terrore di tutto. Precisando non soni mai stata in un ospedale. Mai per nulla. Manco per tonsille o appendicite. Ci sono cose nuove che devo sapere? Aiutatemi vorrei un po di sostegno morale da donne che come me stanno lottando.
    Scrivetemi o agg anche su fb “Mafalda Battaglia” .
    Maffy
    Mafalda.

    1. Cara Mafalda,
      non devi assolutamente basarti su quello che ho vissuto io. Quella alla clinica San Luca è stata un’esperienza terrificante e per fortuna non va sempre così. Del mio racconto devi ricordare soltanto che tu hai diritto ad essere trattata con cura e con rispetto. Se fosse necessario pretendilo, con tutta te stessa! Leggi poi il racconto de Il mio intervento in mini laparotomia e l’Intervento in laparotomia di Maddalena.
      Dove sarai operata?
      Se ti va scrivimi in privato, così mi racconti meglio la tua storia!
      E non aver paura .. qui puoi trovare tutto il sostegno che ti occorre, siamo tutte con te!

      1. Grazie
        ho letto gli altri due racconti. Mi danno sollievo e sostegno morale e psicologico.
        A breve ti scriverò tramite mail.
        Maffy

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